... e liberaci dal mobbing
L'Europa chiede all'Italia una legge contro gli abusi in fabbrica e in ufficio, ma il nuovo ministro della Funzione pubblica ha bloccato la risoluzione Ue
ge. co.
«Questa legge non s'ha da fare, né domani né mai». Assomiglia davvero al manzoniano Don Abbondio il nuovo ministro Luigi Mazzella, già Avvocato generale dello Stato, che ha sostituito Franco Frattini (passato agli Esteri) sulla poltrona di ministro della Funzione pubblica.
Mazzella, nonostante l'impressionante sequenza di incarichi nazionali e internazionali, se ne impipa della Risoluzione del 16 luglio 2001 del Parlamento europeo su "Il mobbing sul posto di lavoro" e del "Libro Verde" che ne è scaturito, elaborato nel marzo successivo dalla Commissione europea, da cui è partita la Raccomandazione ai paesi membri e in particolare all'Italia - che vanta un altro vergognoso ritardo - di varare entro il 31 ottobre 2002 un'apposita legge sulla violenza nella vita lavorativa.
Ci aveva provato, l'ineffabile Frattini, forse credendoci davero forse pressato dal bisogno di Berlusconi di accreditarsi a livello europeo in prossimità della presidenza di turno che da luglio toccherà all'Italia. Fatto sta che con un apposito decreto ministeriale era stata nominata una Commissione tecnico-scientifica, presieduta dal professor Michele Piccione, di cui sono stati chiamati a farne parte il direttore del servizio legislativo dell'Aran, il presidente della Federmanagement, la responsabile del laboratorio di Psicologia del lavoro dell'Ispsel, il presidente del Mima e, tra gli altri, il professor Renato Giglioli, del Centro del disadattamento lavorativo presso la Clinica del lavoro di Milano.
Mesi e mesi per raccogliere e confrontare le proposte di legge avanzate da vari parlamentari, compreso il disegno presentato dal gruppo di Rifondazione comunista al Senato, e alla fine per elaborare un progetto che compendiasse le varie linee di pensiero, per esser votato con ampio consenso dal Parlamento, onde porre fine a uno stato di mancanza di tutele sconfinante in pratiche manutengole verso aziende, imprenditori, manager e pubblici uffici che usano il mobbing per discriminare e vessare i lavoratori, e soprattuto le lavoratrici (quando si sposano, quando vanno in maternità, quando devono assentarsi per le malattie dei bambini, per l'assistenza famigliare, quando sono "poco disponibili", quando cominciano a invecchiare: un'intera vita di umiliazioni e ritorsioni), fino a trasformare il lavoro in una patologia grave, non in pochi casi fino al suicidio.
Lavoro notevole, che si è spinto fino a disegnare un protocollo medico attraverso cui individuare e diagnosticare patologie e danni, in modo che il giudice a cui si è costretti a rivolgersi (anche per il persistere di gravi carenze nelle stesse tutele contrattuali) possa poi stabilire pene per i "mobber" e risarcimenti per i "mobbizzati".
Frattini nel suo decreto aveva anche scritto: «Si rende necessario avviare, in tempi brevi, un'attività di studio e di analisi sulle politiche e gli strumenti per la gestione delle risorse umane e sulle condizioni di lavoro che favoriscono l'insorgere di comportamenti vessatori o di molestie, come il mobbing all'interno della Pubbliche Amministrazioni, il cui effetto è quello di ridurre la motivazione al lavoro e l'efficienza e l'efficacia delle (stesse) Pubbliche Amministrazioni».
Che sia per questo che l'ex Avvocato generale dello Stato (che difende lo Stato nelle cause mosse anche dai propri dipendenti), diventato ministro della Funzione pubblica, ha mandato a ramengo il lavoro fatto dal suo predecessore? Sta di fatto che la Commissione ha finito il suo lavoro; che una legge deve esser varata dal Parlamento; che l'Italia continua a essere fuori dall'Europa in tema di «strategie idonee di lotta contro la violenza sul luogo di lavoro».
La Risoluzione del Parlamento europeo parla di un sondaggio «da cui emerge che l'8% dei lavoratori dell'Unione, corrispondente a 12 milioni di persone, è stato vittima di mobbing sul posto di lavoro, e che si devono presupporre percentuali sommerse assai più elevate». Se questa percentuale si applica all'Italia siamo in presenza di un milione e mezzo di "mobizzati", di cui 250.000 nella pubblica amministrazione. E di quasi un milione di donne maltrattate sul posto di lavoro da capi, colleghi, superiori e inferiori. Non basta ancora?
Liberazione 18 febbraio 2003
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