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    Predefinito La Dea Madre, il Dio Padre...

    Traducendo il saggio di M.Lambouras sulle apparizioni mariane, ho riflettuto su ciò che l'autrice scrive riguardo al "ritorno della Dea", che (soprattutto in America) è un fenomeno di una certa rilevanza: Wicca, "Stregoneria Tradizionale" e Neopaganesimo in genere sono diventati veri e propri movimenti religiosi, poco strutturati ma importanti per l'influenza da essi esercitata non solo sugli aderenti, ma anche sulla mentalità generale delle società contemporanee.

    Non è facile dare un giudizio univoco su queste religioni, o pseudo-religioni se si vuole, piuttosto complesse e dalle tendenze spesso contrastanti (i saggi di Massimo Introvigne, per un primo orientamento al riguardo, sono molto chiari e obiettivi).

    Potrebbe essere interessante, tuttavia, riflettere sul concetto di "paternità" di Dio nella Tradizione Cristiana, che appare evidentemente legato ad una connotazione di genere "maschile". Mi chiedo se questa connotazione sia intrinseca al Cristianesimo stesso - e, in questo caso, sarebbe utile approfondire -, oppure legata alla mentalità ed alla società dell'epoca in cui il Cristianesimo è nato e si è sviluppato.

    Mi chiedo anche perchè l'introduzione del "femminile" nel Cristianesimo sia sempre stata "pericolosa", nel senso di una facilità a scivolare nell'eresia, o nel paganesimo (vedi Gnostici, Colliridiani e simili; ma anche la recente Sofiologia, etc.); e perché il "femminile" sia stato spesso associato al "demoniaco".
    Ci sono forse motivi più profondi di quelli che appaiono da un'analisi storica, sociologica e antropologica del problema (di cui si valgono anche, in senso polemico, i seguaci delle "religioni" di cui sopra)?

    Mi rendo conto che si va a toccare una questione molto complessa; e anche, in un certo senso, si va a "stuzzicare un vespaio". Ma credo che possa essere proficuo meditare su queste cose, che coinvolgono - in modo più o meno evidente - la nostra vita, e il nostro modo di pensare, al giorno d'oggi.

    Grazie per ogni eventuale riflessione, o chiarificazione in campo teologico e dottrinale.

    Gian Piero

  2. #2
    Qoelèt
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    Predefinito

    Caro amico Gian Piero, effettivamente quello da te smosso è un "gran polverone", non tanto perchè l'argomento sia tabù quanto perchè hai posto una questione delicata in cui è facile cadare in fraintendimenti e ambiguità . Mi voglio limitare pertanto a una breve riflessione-meditazione perchè forse è il modo migliore per affrontare un simile tema . Inviterò il padre Silvano, quando tornerà dalla visita pastorale in Sicilia, a intervenire in un tema così affascinante e a colmare le mie numerose lacune che mi rendono forse inadatto ad affrontare una tale questione.
    La tipica "mascolinità" attribuita a Dio è a mio avviso senza dubbio "eredità" di una cultura e società ebraico-patriarcale, ma nello stesso tempo un attributo analogico
    indispensabile per farci in qualche modo, come creature, parlare di Dio .Si sa, che parlare del Dio vivente, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è in realtà per noi solo un incerto balbettare,arduo tanto quanto camminare su una fune; la "sessualizzazione" di Dio (in senso maschile o femminile) e pertanto la sua categorizzazione è senza dubbio una grave eresia, è una forma di idolatrìa intellettuale perchè si tenta di contenere in un concetto creato colui che non solo è l'Essere ma l'Iper Essente , l' Yperousios ; con quale ardire contenere,dimenticando l'abisso infinito della trascendenza, l'Yperousia , la Sovraessenzialità? La natura di Dio, amico Gian Piero, in virtù appunto del saltus della trascendenza infinita, è inconoscibile per noi creature, che però possiamo partecipare,sperimentandole, alle Energie Increate di Dio che operano per la nostra theosis, divinizzazione, affinchè,come dice Pietro nella sua II Epistola, possiamo divenire "partecipi della natura divina" .
    La nostra mente umana decaduta in virtù della disobbedienza adamitica è incapace di esprimere e comprendere la teologia, il parlare del Mystero di Dio, nella razionalità (magari nella follia dell'analogia entis di tomistica memoria), ma solo nella negazione (kenosis ) e nel superamento della ragione stessa nella sovra-razionalità per cercare solo di cogliere le cose divine, la loro Sovraessenzialità.
    Da qui nasce la necessità per i Padri Santi di esprimersi apofaticamente, ossia tramite la negazione (per evitare anche la pur minima analogia con le cose create). Ora, il demoniaco, non consiste tanto nel "femminile",quanto nell'attribuire una categoria a Colui che non può essere contenuto in nulla perchè al di sopra di tutto : da questo tentativo nasce l'airesis, l'eresia,ossia la scelta di una porzione della Verità (antinomica per natura) per tentare di comprimerla in una categoria intellettuale creata. E' solo nella cosiddetta coincidentia oppositorum che si "risolve" la teologia, per cui se io affermo che Dio è Padre è necessario anche che io affermi che egli non è padre secondo la categoria di paternità che noi conosciamo.
    (Pseudo) Dionigi Areopagita nella sua Teologia Mistica afferma che la Causa per eccellenza di tutte le realtà intellegibili non è nessuna realtà intellegibile, vorrei riportare le sue stesse parole perchè essenziali per comprendere ciò che intendo :
    " Procedendo quindi nella nostra ascesa diciamo che < la causa universale > non è né anima, né intelligenza, e non possiede né immaginazione, né opinione, né parola, né pensiero; che essa stessa non è né parola, né pensiero; e che non è oggetto né di discorso, né di pen_siero. Non è né numero, né ordine, né grandezza, né piccolezza, né uguaglianza, né disuguaglianza, né somiglianza, né dissomiglianza; non sta ferma, né si muove, né rimane quieta, né possiede una forza, né è una forza; non è luce; non vive e non è vita; non è né essenza, né eternità, né tempo; non ammette neanche un contatto intellegibile; non è né scienza, né verità, né regno, né sapienza; non è né uno, né unità, né divinità, né bontà; non è neppure spirito, per quanto ne sappiamo; non è né figliolanza, né paternità, né qualcuna delle cose che possono essere conosciute da noi o da qualche altro essere; non è nessuno dei non-esseri e nessuno degli esseri, né gli esseri la conoscono in quanto esiste; e neppure essa conosce gli esseri in quanto esseri. A proposito di essa, non esistono né discorsi, né nomi, né conoscenza; non è né tenebra, né luce; né errore, né verità; non esistono affatto, a proposito di essa, né affermazioni, né negazioni: quando facciamo delle affermazioni o delle negazioni a proposito delle realtà che vengono dopo di essa, noi non l’affermiamo, né la neghiamo. In effetti, la causa perfetta ed unitaria di tutte le cose è al di sopra di ogni affermazione; e l’eccellenza di colui che è assolutamente staccato da tutto e al disopra di tutto è superiore ad ogni negazione." .
    Spesso si accusa il cristianesimo di "maschilismo religioso", non considerando che,anche sul piano creaturale, è proprio l'Ortodossia cristiana a esaltare il "femminile" nella figura della Tuttasanta Deipara, trasperente bellezza della "femminile divinità" , Arca Santa che irradia tutta la meraviglia sofianica . Che dire poi di splendide figure spirituali femminili come Santa Maria Egiziaca o moltissime altre sante Madri?
    Per quanto riguarda poi la nostra sessualità maschile o femminile, nella nostra ascesi in Cristo siamo chiamati a ripristinare in un certo senso ll'androginia dell'Adam primordio,la sua completa unità, chi,nella scelta nuziale, fondendosi "in una sola carne" con il proprio sposo ( e vorrei ricordare che in ebraico la parola basar ,il cui principale significato è carne, ha molto spesso il significato di adam , uomo ) , chi invece nella scelta verginale monastica anticipando la realtà escatologica del Regno in cui ,come ci riporta Mt 22, " nella risurrezione, infatti, né si sposano né sono dati in moglie, ma essi saranno in cielo come gli angeli di Dio" (vorrei far notare la bellezza della risposta di Cristo ai Sadducei, di dura cervice, che con fallaci ragionamenti cercavano di negare il Mystero della Resurrezione).
    Personalmente mi sento di concordare con Origene quando, nella sua splendida Omelia sulla Genesi , dice che Dio "sessualizzò" l'uomo creando la donna e la complementarietà maschile-femminile in previsione del peccato e della caduta, riporto di seguito un suo passo :

    14. Maschio e femmina li fece, e li benedì Dio, dicendo: Crescete e moltiplicatevi, e riempite la terra, e dominate su di essa (Gen 1,27-28). Sembra conveniente, in questo punto, ricercare, secondo la lettera, come, non essendo ancora stata fatta la donna, la Scrittura dica: Li fece maschio e femmina. Forse, penso io, a motivo della benedizione, con cui li ha benedetti, dicendo: Crescete e moltiplicatevi, e riempite la terra, prevenendo quel che sarebbe accaduto, dice: Maschio e femmina li fece, giacché in verità l'uomo non poteva crescere e moltiplicarsi, se non con la donna. Dunque, affinché si credesse che la sua benedizione senza dubbio si sarebbe attuata, dice: Maschio e femmina li fece.

    In questo modo l'uomo, vedendo che il crescere e moltiplicarsi conseguiva dal fatto che gli veniva unita la donna, poteva avere una speranza più sicura nella benedizione divina. Infatti, se la Scrittura avesse detto: Crescete e moltiplicatevi, e riempite la terra, e dominate su di essa, non aggiungendo: Maschio e femmina li fece, [l'uomo] sarebbe stato per lo meno incredulo alla benedizione divina, come anche Maria, alla benedizione con cui veniva benedetta dall'angelo dice: Come lo saprò? poiché non conosco uomo (Lc 1,34)

    O forse: poiché di tutte le cose fatte da Dio si dice che sono congiunte e unite, come cielo e terra, sole e luna; così dunque, per mostrare come anche l'uomo sia opera di Dio, e sia stato creato con armonia e unione adeguata, dice, prevenendo: Maschio e femmina li fece.

    Abbiamo detto ciò riguardo al problema che può essere suscitato dalla lettera.

    15. Ma vediamo anche secondo l'allegoria come l'uomo sia stato fatto maschio e femmina, a immagine di Dio.

    Il nostro uomo interiore consta di spirito e anima: si dice maschio lo spirito, l'anima si può denominare femmina; se essi hanno mutua concordia e consenso, unendosi scambievolmente, crescono e si moltiplicano, e generano figli: i buoni sentimenti, le idee e i pensieri utili, mediante i quali riempiono la terra e la dominano; cioè, assoggettato a sé il sentimento della carne, lo volgono a migliori disposizioni, e lo dominano, s'intende quando in nulla la carne insolentisce contro il volere dello spirito.

    Invero, se l'anima, congiunta allo spirito, e, per cosi' dire, a lui coniugalmente unita, ora si volge ai piaceri del corpo e piega il suo sentire ai godimenti carnali, e ora sembra obbedire ai salutari ammonimenti dello spirito, ora cede ai vizi della carne: un'anima siffatta, come contaminata dall'adulterio col corpo, non si può dire che cresca e si moltiplichi legittimamente, poiché la Scrittura designa come imperfetti i figli degli adulteri (cfr Sap 3,16). Infatti un'anima simile, la quale, lasciata da parte l'unione con lo spirito, si prostra tutta al sentire della carne e ai desideri del corpo, come distoltasi da Dio spudoratamente, si sentirà dire che: La faccia ti è diventata faccia di meretrice, senza pudore ti sei resa per tutti (Ger 3,3). Dunque sarà punita come meretrice, e si comanda che i suoi figli siano preparati per il massacro (Is 14,21).


    Spero, caro Gian Piero, che la mia risposta possa essere un pò soddisfacente .
    Ti saluto ringraziandoti sempre per le ottime tematiche da te proposte
    +Luca

  3. #3
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    Predefinito paternità di Dio

    Un breve intervento dalla Sicilia.

    Riservandomi di tornare più estesamente sull'argomento vorrei solo accennare alla cosa.
    Nle Pastore di Erma c'è la visione della Vecchia. E la domanda: "chi è, la Sibilla?" e la altra domanda "perchè è vecchia?" e la risposta "perchè è stata creata prima della creazione del mondo".
    In San Paolo si afferma che da Dio il Padre "ogni paternità prende nome, in cielo e sulla terra".
    Quindi non si può propriamente di parlare di analogia. E' semmai all'inverso: per analogia con la paternità di Dio il Padre non chiamiamo "padre" l'uomo padre. Prima del Cristo Storico esiste il Figlio eterno di un Padre eterno, e lo stesso Verbo incarnato nel Dio-Uomo preesiste, in un certo senso, nel progetto eterno. Voglio dire che la Theologia precede l'Oikonomia. Così la Chiesa eterna precede nel Proceddo, la sua manifestazione terrena, oikonomica. E la Chiesa è il Corpo di Cristo e la sua Sposa, essa non è dall'uomo ma - Gerusalemme nuova dell'Apocalisse "scende dal cielo, dappresso Dio, adorna come una sposa per l'uomo suo".
    Soltanto se diveniamo capaci di ragionare su categorie che precedono il mondo sensibile, nel senso non tanto temporale ma in riferimento al fondamento onto-theologico, certi problemi si possono collocare nel loro esatto senso.

  4. #4
    Qoelèt
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    Predefinito

    Concordo pienamente padre, probabilmente mi sono malamente espresso ma la mia intenzione era quella di dire che il concetto di Dio PADRE va ben oltre alla semplice categoria razionale di paternità così come noi la possiamo intendere hic et nunc .
    Mi saluti la Madre Lina e le ricordi di inviarmi un ò di ricette quaresimali
    Un abbraccio
    Luca

  5. #5
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    Molto interessante la citazione di Origene da parte di Luca, ricca di implicazioni, sia sul piano della praxis che su quello dell'ontologia. Degna di una prolungata meditazione.

    E, come sempre, "rivelatrice" la parola di Padre Silvano, che spinge costantemente alla rottura ed al superamento delle nostre logiche mondane.
    Aspetto con ansia il seguito promesso, come anche le note su S.Giovanni di Kronstadt...

    Da parte mia, non mi sento in grado di aggiungere nulla da una prospettiva specificamente Cristiana Ortodossa, che - onestamente - sono ancora ben lungi dall'aver acquisito, pur desiderandola e cercandola con tutto il cuore.
    Ascolto i vostri interventi, e ne faccio tesoro.

    Ma forse può essere interessante, o almeno curiosa, una piccola nota di tipo antropologico.
    Nelle mie avventurose peregrinazioni sono venuto a contatto con personaggi abbastanza estranei al moderno Neopaganesimo "New Age", e probabilmente eredi - sia pure in modo frammentario e incompleto - di vecchie tradizioni pre-cristiane (sì, ce ne sono ancora, in gran segreto qui in Italia e nei paesi "latini", e un pochino piu' visibili in quelli anglosassoni, dove si chiamano Cunning Men, Whist-men, Pellars, etc.).
    Ebbene, uno studio delle credenze e delle pratiche di questa gente, per quanto è possibile visto il "segreto iniziatico" cui essi devono obbedire, conferma in linea di massima ciò che è scritto nel saggio sulle apparizioni mariane: sembrerebbe indicare una visione del divino basata sulla figura di una Dea Madre che si identifica con la potenzialità creativa dell'universo, con le infinite "possibilità" delle cose e degli esseri tutti, che sono come covati nel suo grembo dall'eternità.
    Il Dio Padre è il consorte della Dea, ma ne è anche il figlio, perché muore e risorge ogni anno nel grembo della sua sposa e madre. Egli si identifica col "fuoco/luce sotterraneo", e in molte tradizioni - non si sa se per contatti con la dottrina cristiana, o col pantheon romano-italico, dove esisteva un dio con quel nome - viene associato con la figura di Lucifero (o curiosamente con quella biblica di Tubal Cain, o di Caino). Ci sono anche molti riferimenti, più o meno oscuri, ai "Veglianti", ovvero agli "angeli invaghitisi delle figlie degli uomini", di natura e valenza ambigua, di cui parla la Genesi e il libro di Enoch. Da essi, e dal dio "Lucifero-Caino", verrebbe la "scienza" degli "uomini saggi", il "lume della conoscenza", e tutte le arti, le "cunning arts" degli esseri umani, utili in questa vita e nell'altra.
    Come tutti coloro che sono estranei alla Tradizione Cristiana, questi pagani (che sono con ogni probabilità identificabili coi partecipanti al "Gioco di Diana" di cui parla Ginzburg nel suo splendido saggio sulla stregoneria) non riconoscono la "personalità" dell'uomo, la sua irripetibile unicità: credono infatti nella metempsicosi, e/o in una specie di Ade (identificato col "paese delle fate") dove non ci sono confini netti fra un cosa e l'altra, fra un essere e l'altro.
    E' infatti il grembo della Dea, la "Bianca Signora", bianca come la Morte...
    (In questo, e in innumerevoli altri particolari, ci sono somiglianze molto forti fra le tradizioni pagane occidentali, basate sulle figure di una dea e di un dio sposo/figlio, e altre tradizioni come quella Taoista o Tantrica.)

    Nelle tradizioni stregonesche italiane della "Romagna toscana", riportate dal Leland alla fine del XIX secolo, si ritrova questa figura della Dea ("Diana"), sposa di Lucifero, "colui che cadde", di cui è innamorata, ma che sempre la sfugge.

    Non so che cosa pensare di questi relitti di una antica religiosità, che ci giungono in forme spesso degenerate ed incomplete.
    Sarebbe facile decretarne la "diabolicità", identificandole senza ripensamenti con un culto di demoni (vedi la testimonianza di S.Cipriano di Cartagine). E forse - anzi, sicuramente - è proprio così. Ma non potrebbe essere che questi vecchi miti nascondano qualche verità, qualche dramma archetipico, forse il dramma stesso della "caduta", e della vedovanza della Natura, sia pure in modo parziale e incompleto; e che siano stati facilmente "usati", in passato e a maggior ragione oggi, da spiriti tenebrosi, proprio in virtù della loro parzialità e incompletezza?

    Mi limito a proporre queste cose bizzarre alla vostra riflessione, non sapendo, in verità, quali conclusioni trarne (se non, ovviamente, quella di starne alla larga...).
    Il fatto è che al giorno d'oggi siamo influenzati, anche a nostra insaputa, da queste cose, che ci giungono per vie spesso impensabili.

    Gian Piero

  6. #6
    Qoelèt
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    Caro Gian Piero, più che di Natura (termine più propriamente paganeggiante) io parlerei proprio di un Creato che ha subito il tragico evento cosmico della caduta, vedovo della Bellezza e della Bontà della Creazione Originaria e pertanto sfigurato, indebolito, soggetto alla tenebra della caducità,del dolore, della morte...E' in virtù di questa fragilità, caduta cosmica nella "tenebra" che l'uomo e tutto il creato si trovano soggetti alle potenti intelligenze della tenebra , da qui il monito paolino agli Efesini (6;12) : " il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questo secolo, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti ".
    I Padri sono sempre molto chiari , in un modo quasi sconcertante, nei loro moniti : "Tutto ciò che non viene da Dio, viene dal Maligno" : è l'aut aut che esiste nel piano spirituale. Tutta la tradizione patristica ortodossa e recenti illuminatori del nostro secolo buio come il Beato Padre Seraphim Rose hanno speso una vita per avvertire gli ortodossi dei pericoli che si celano nel cosiddetto lato invisibile del nostro mondo; e i prelest nascono dal fatto che , nel nostro mondo di tenebra, l'uomo anela a rivedere la Luce che sappiamo essere solo Cristo : «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8;12), ma la vera Luce è stata rifiutata e, come ci ammonisce Paolo, "non c'è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce ". Se il nostro essere rivestiti di grossolane "tuniche di pelle" come ci dice la Genesi è un evento tragico, nella condizione decaduta in cui ci troviamo a esistere ora è nello stesso tempo un atto di misericordia, affinchè siano limitate le capacità di entrare in contatto con le ingannevoli potenze della tenebra che ci porterebbero ancora di più alla nostra perdizione .
    ”Carissimi,non vogliate credere a ogni spirito,ma provate gli spiriti per accertarvi se son da Dio…” ci ripete ancora Giovanni nella sua prima Epistola : se anche i miti pagani nascondono in sè archetipi interessanti da prendere in considerazione, è tragicamente vero che essi si trovano sia frammistati ad errori e inganni sia nelle mani dell'attuale "principe del mondo" che come ben sappiamo non è certo Cristo.
    Qual'è dunque la soluzione? Anch'essa sconcertantemente semplice eppure difficilissima : " Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi dell'intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo ".
    Ti saluto
    In Cristo
    Luca

  7. #7
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    Le "tuniche di pelle" non come condanna, ma come premura paterna di Dio nei nostri confronti...Questa è una grande verità, che al giorno d'oggi - purtroppo - molti ignorano, cercando "viaggi astrali" e ogni genere di contatti col mondo "sottile".

    Queste, in realtà, sono le pratiche degli odierni "adoratori della Dea". Sono stato, in qualche caso, testimone dei loro effetti: inflazione mostruosa dell' "ego", allucinazioni, fenomeni ossessivi, etc.

    Grazie per avermi ripetuto questa lode alla sobria, e gioiosa, accettazione dei nostri limiti umani.

    Gian Piero

  8. #8
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    Una piccola precisazione per chiarire meglio ciò che intendevo sulla "Paternità di Dio" e che ho malamente espresso nel mio primo intervento : nel nostro stato attuale decaduto e di non illuminazione, a mio avviso, è impossibile per l'uomo cogliere il Vero significato di categorie che precedono il mondo sensibile; il nostro tentativo di comprimere la Paternità preeterna di Dio negli angusti limiti di una categoria razionale di paternità, così come ci proviene dall'esperienza sensoriale attuale (decaduta), è già di per sè un traviamento dall'Autenticità dell'Origine .
    La Paternità di Dio (parlo sempre per fallibilissima opinione personale) esce infatti dal ristretto senso di paternità da noi comunemente inteso per sconfinare in un certo qual modo anche nella categoria della maternità ; così come il senso di Generazione preeterna del Figlio è stato nel nostro attuale intendere degradato, forse malamente intuibile nel concetto di partenogenesi , o il concetto di Processione...
    E anche l'essere Corpo, in virtù dell'esperienza empirica della grossolana "tunica di pelle",essere solo un corpo animale (v.Paolo ai Corinti) di cui siamo rivestiti attualmente, è un concetto falsato, ben lungi da quell'essere Corpo (spirituale) della Originaria Creazione e di cui saremo rivestiti nella Gloriosa Risurrezione .
    Spero di avere meglio chiarito il mio pensiero e prego p.Silvano di correggere eventualmente le mie lacune o i miei errori.
    Luca

  9. #9
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    Originally posted by rasnal
    Le "tuniche di pelle" non come condanna, ma come premura paterna di Dio nei nostri confronti...Questa è una grande verità, che al giorno d'oggi - purtroppo - molti ignorano, cercando "viaggi astrali" e ogni genere di contatti col mondo "sottile".

    Queste, in realtà, sono le pratiche degli odierni "adoratori della Dea". Sono stato, in qualche caso, testimone dei loro effetti: inflazione mostruosa dell' "ego", allucinazioni, fenomeni ossessivi, etc.

    Grazie per avermi ripetuto questa lode alla sobria, e gioiosa, accettazione dei nostri limiti umani.

    Gian Piero
    E' l'Amore di un Dio che sa ricamare pur nella tenebra della caduta il Suo Eterno piano di Salvezza : la tragica tunica di pelle, come possibilità per non entrare in diretto contatto con le forze spirituali della perdizione , la Morte perchè non continuassimo a peccare per sempre .

  10. #10
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    Arrow sui culti non cristiani

    Ancora un intervento rapido (tornerò al monastero domani).
    Riferendomi agli ultimi interventi volevo fare una precisazionme generale sui culti non cristiani:
    essi posso essere solo due cose, ambedue riferentesi a Cristo ed al suo essere preeterno, come incarnato:
    1 - sono "propaideia Christou" per usare l'espressione di san Giustino filosofo e tanto bene analizzata dalla profonda opera di dom Odo Casel e riassunti nel titolo che si dà comunemente alla sua opera di "Teologia dei Mysteri". In questo caso Cristo li compie e la Sua Chiesa li realizza.
    2 - Sono la "scimmia di Dio" e imitano stravolgendo il Mystero, non per preparare pedagogicamente a Cristo ma per allontanare da Cristo, e Dio ce ne preservi.

    In nessun caso una religione può esere vista come qualcosa di neutro. Perchè niente è neutro di fronte a Cristo che è l'Alpha e l'Omega della Creazione: "Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie vcon me disperde", dice il Signore.

 

 

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