Il sindaco di Roma Walter Veltroni, che si è sempre vantato della sua vocazione al dialogo, si è rifiutato di incontrare un uomo di pace come Tarik Aziz.
La motivazione è da ricercarsi nella conferenza stampa data dal vice premier iracheno qualche giorno fa a Roma.
In quell' occasione Aziz non rispose alle domande di un giornalista israeliano. Apriti cielo: Veltroni ha subito lanciato il suo anatema, accusandolo di razzismo e antisemitismo ed ovviamente ha stabilito la rappresaglia: niente incontro con Aziz. E, naturalmente, sono arrivati i complimenti della comunità ebraica locale, sempre in prima linea per propagandare le imprese sioniste.
Il gesto di Tarik Aziz invece era legittimo, conoscendo gli arabi bene quale sia la condizione dei giornalisti palestinesi nella regione invasa dai sionisti. L' Es (Entità sionista), infatti, calpestando ogni elemntare norma del diritto all' informazione nega qualsiasi forma di accredito per i giornalisti palestinesi, non riconoscendone nemmeno l' esistenza.
Il gesto di Aziz dunque era legittimo. Non altrettanto la scomposta reazione di Veltroni.
Quanto poi alle accuse di antisemitismo, queste dimostrano soltanto una pochezza culturale. Gli arabi possono essere antisionisti (una posizione politica legittima per chiunque, non assolutamente motivata dal razzismo), ma non antisemiti, in quanto... semiti loro stessi.
Palestinesi ed ebrei indigeni della Palestina non sono certo "razze" diverse. Il discorso cambia osservando gli invasori giunti spesso dall' est europeo, come Sharon, ma questo semmai dimostra come il sionismo propugni un' invasione e non un "ritorno".




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