In Origine Postato da locke
«Supponiamo - scrive - che l’Irak del dopoguerra produca 3 milioni di barili di greggio al giorno (b/g) ad un prezzo medio di 25 dollari.
Tanto per cominciare l'Iraq ha risorse che coprono il 13,5% della PRODUZIONE NETTA MONDIALE di lungo periodo. Siccome la produzione attuale e' di 68 milioni di barili al giorno, la quota di LUNGO PERIODO dell'IRAQ NON e' di 3 milioni di barili al giorno ma di 9,18 milioni di barili al giorno. Questa e' una stima CONSERVARTIVA considerando che l'Iraq e' ancora parzialmente inesplorato (a differenza di quasi tutti gli altri paesi) e perche' il consumo di greggio e' in continuo aumento.
NOVE MILIONI. Il triplo di quanto "supposto" nell'articolo.
Ciò genererebbe 27 miliardi di dollari di ricavi all’anno.
82 miliardi di dollari l'anno per i prossimi 50 anni e rotti...
Supponiamo che i costi di produzione siano, come minimo, 5 miliardi di dollari.
Anche assumendo che non esistano economie di scala, sono 66 miliardi. Siccome le economie di scala in questo settore ci sono e sono anche notevoli, 70 miliardi sembra una cifra MOLTO piu' ragionevole se non addirittura inferiore alle potenzialita' effettive.
Inoltre i 12 miliardi da spendersi per i "costi" di estrazione andrebbero a pagare la manodopera e le industrie locali con un ovvio beneficio per tutta l'economia irachena... L'autore invece li considera come "costi" inutili e li butta via... Non considerare gli effetti di quei "costi" rappresenta un'analisi semplicistica e totalmente scorretta economicamente.
Restano a disposizione 22 miliardi di dollari di rendita.
70 MINIMO ogni anno. Il triplo del deficit italiano. Tutti soldi regalati.
Per quanto sfruttatrici fossero le potenze occupanti, non potrebbero portarli tutti via da un Irak impoverito.
E' perche' no? Cosa lo impedisce?
Supponiamo che gli occupanti decidano di accaparrarsi la metà della cifra, 11 miliardi: è una cifra pari allo 0,1% della somma dei Pil di Usa e Regno Unito.
Posto che tale cifra potrebbe FACILMENTE essere CINQUE volte superiore per quanto detto sopra, stiamo parlando dello 0,5% del PIL, OGNI ANNO, PER MEZZO SECOLO E PASSA. Un bel regaletto non c'e' che dire! Chiunque conosce un minimo di economia, sa che si tratta di una cifra ENORME. Inoltre non c'e' solo l'Iraq, nulla impedirebbe agli USA ed alle loro compagnie di estendere il controllo anche su stati limitrofi al momento parzialmente o totalmente ostili, in primis l'Arabia Saudita, con riserve DOPPIE rispetto all'Iraq, portando la cifra a quasi l'1% IN PIU'...
Dal momento che la guerra e la successiva occupazione costeranno, secono le stime più plausibili, 100 miliardi di dollari,
Cazzata! A chi vanno questi 100 miliardi di dollari (tra l'altro ammortizzabili in 2 anni....)? Li buttano nel cesso e tirano la catenella o li danno a societa' americane impegnate nella difesa?
Si veda la prima pagina di questo thread con la lista delle lobbies che hanno appoggiato Bush. Si veda come si collocano le industrie militari.
Secondo William Nordhaus della Yale University i costi che gli Usa dovranno sostenere per un intervento in Irak oscillano fra i 100 ed i 600 miliardi di dollari, a seconda della durata dell’occupazione post-bellica, con le sue spese per peacekeeping, assistenza umanitaria e ricostruzione.
Le spese di "peace keeping" pagano la difesa USA. La ricostruzione verrebbe effettuata da societa' USA che riceverebbe buona parte dei soldi sopra.
Vedere nella lista delle donazioni per la campagna elettorale come si colloca la lobby delle costruzioni...
Se la guerra dovesse protrarsi
La probabilita' che l'Iraq possa presentare un ostacolo all'invasione USA, date le sue armi RIDICOLE, e' prossima allo zero assoluto.
John Tatom della DePaul University di Chicago sostiene però che, portate sul mercato, queste riserve in realtà realizzerebbero profitti per appena 140 miliardi di dollari, a causa del fatto che per ragioni tecniche l’Irak può espandere la sua produzione al massimo dai 2,6 milioni di b/g di oggi a 3 milioni.
Cazzate, non c'e' nessun impedimento ad espandere la produzione di greggio (visto che e' l'industria con il ROI - return on investment - piu' alto al mondo). Non c'e' nessuna ragione geologica o strutturale per cui tali impianti possano essere difficoltosi: la superficie e' piatta come un biliardo, e le risorse non sono neanche particolarmente profonde. L'unica limitazione e' la quota Opec (dove Iraq e Saudi Arabia, i due paesi con le maggiori riserve possono fare quello che vogliono)...
Al che va aggiunto che l’Irak è schiacciato da un debito estero non ufficialmente quantificato, ma che potrebbe essere superiore ai 100 miliardi di dollari: parte della rendita del petrolio se ne andrebbe nel servizio del debito.
Invece le cose migliorerebbero se l'Irak non avesse a disposizione NEANCHE la rendita petrolifera per pagare il debito....
Invece con il petrolio che hanno possono pagare questo (eventuale e non confermato) debito in meno 2 anni e godersi il 100% dei profitti per un altro mezzo secolo...
Tagliare le gambe all’Opec? Un’idiozia
Infatti controllando in maniera piu' o meno diretta la produzione del 50% del petrolio Opec non cambierebbe nulla (per gli USA)...
Ma la guerra, sostengono alcuni, potrebbe comunque essere lo strumento di altre malevole strategie: potrebbe essere un modo per affrancare gli Usa dalle forniture di petrolio e dal ruolo strategico dell’Arabia Saudita, oppure per mandare in frantumi l’Opec con una politica post-bellica di grande aumento della produzione irachena (che, come si è detto, in realtà è molto difficile da ottenere). Ma perché gli Stati Uniti dovrebbero darsi l’obiettivo di destabilizzare l’Arabia Saudita, paese detentore del 25% delle riserve planetarie di petrolio e ottavo paese del mondo per spesa militare?
Forse perche' e' il paese detentore del 25% delle riserve planetarie e ottavo paese al mondo per spesa militare?
Non sembra il modo migliore per sradicare i terroristi islamici e i loro fiancheggiatori, attivi nelle basse e nelle alte sfere saudite. E anche un assalto frontale all’Opec per arrivare ad un prezzo del greggio stabilmente molto basso appare poco saggio.
E dove c'e' scritto che il controllo dell'Opec da parte USA e loro societa' porterebbe ad un prezzo estremamente basso del greggio? Ovvio che vorranno massimizzare i propri profitti...
Insomma, come scrive John Tatom, «Di solito è più economico comprare il petrolio da un altro paese, piuttosto che cercare di portarglielo via con la forza. è vero oggi per quanto riguarda gli Usa di fronte all’Irak come lo era ieri per quanto riguardava l’Irak di fronte al Kuwait».
Economicissimo. Gli usa consumano 23,5 milioni di barili al giorno. 23,5*25*365=214 MILIARDI DI DOLLARI L'ANNO, OGNI ANNO PER 50+ ANNI. Anche considerando l'autoproduzione di lungo periodo (un misero 8% del consumo interno) comunque siamo a 196 MILIARDI DI DOLLARI L'ANNO. Secondo l'autore meglio darli ai paesi arabi ed evitare di pagare 100 miliardi per UN SOLO anno (100 miliardi da dare tra l'altro ad uno dei gruppi che piu' ha sostenuto la candidatura di Bush), invece di conquistare il controllo di tali risorse e dare i soldi alle societa' petrolifere USA (che guarda caso, hanno sostenuto la candidatura di Bush)... Il discorso non fa una piega...




Rispondi Citando
sul petrolio..... ma ti diverti tanto a renderti cosi' ridicolo ?

