Non ci metteremo di certo a fare i dietrologi perché è un riflesso un po' qualunquista.
Non accuseremo pertanto nessuno di tirare così sapientemente le fila del gioco. Diciamo, allora, che dobbiamo dare onore al caso che rende armonici tra loro, legandoli con fattori di causa ed effetto, degli atti indipendenti, dei veri e propri incidenti di percorso.
E' di certo un caso se quando ha bisogno di distrarre l'opinione pubblica da scelte antisociali il governo si mette a parlare di BR in libertà; è sempre un caso se il "superlatitante" del momento, viene arrestato in 48 ore (salvo poi scoprire che non si ha nulla da rimproverargli). E' un caso ancora se, subito dopo, si rinchiude di nuovo in galera, uno storico capo dei Nar, Gilberto Cavallini.
Così com'è un caso il fatto che subito prima l'undici di settembre duemilauno la Cia abbia ordito un colpo di stato in Arabia Saudita e gli angloamericani abbiano avuto la pelle del Comandante Massud in Afghanistan. Come potrebbe non essere un caso? Potevano mai immaginare quel che sarebbe avvenuto alle Torri di lì a poche ore?
E' sempre per puro caso che nei tre giorni che precedettero il flagello aereo su New York le televisioni spagnola, francese e italiana si sono messe a trasmettere in prima serata un documentario sui kamikaze giapponesi.
Sempre per caso vengono arrestati sul treno Roma-Arezzo due BR all'indomani di un servizio televisivo sul rapimento-Moro.
Un arresto le cui modalità sono a dir poco sorprendenti.
Quante volte vi è capitato che vi chiedessero i documenti mentre viaggiate in treno ad un'ora normale?
E' sempre un caso.
Il quale, va detto, fa assai bene le cose.
Gabriele Adinolfi




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