------------------------Originally posted by yurj
Certo che essere contrario a qualcuno solo perche' avrebbe leso a sua Maesta', e' da cretini.
brunik farebbe meglio a scegliersi un nuovo "difensore d'ufficio".


------------------------Originally posted by yurj
Certo che essere contrario a qualcuno solo perche' avrebbe leso a sua Maesta', e' da cretini.
brunik farebbe meglio a scegliersi un nuovo "difensore d'ufficio".


...famose di brunik:"Vabbeh, dai, vi rimane sempre la segretaria di Berlusconi addetta ai palinsesti Rai.
Che non ci provi a toccarla, il Mieli, che ne va del futuro della democrazia".
attenti...che ora interviene yurj!


…e poi si vede.
La scelta di Lucia Annunziata come presidente Rai nasce così. Lo schema è lo stesso applicato per la nomina di Paolo Mieli. E’ in famoso 4 a 1: quattro consiglieri di buon livelli e di area moderata e un presidente con un curriculum di sinistra a garanzia di una conduzione equilibrata dell’azienda. Ma l’opposizione non concorre stavolta, in modo chiaro ed esplicito, alla designazione del numero uno di Viale Mazzini. L’idea dei presidenti delle Camere è di salvare un certo equilibrio bipartisan nonostante il mugugnante “no” della minoranza parlamentare, già sulle barricate in nome del conflitto d’interessi dopo la rinuncia di Mieli.
Non è una idea peregrina. Nasce dalla legge di riforma del sistema radiotelevisivo presentata dal governo alle Camere: lì si prevede che il presidente sia proposto dall’azionista pubblico, cioè dal ministro dell’Economia, e che sia ratificato dalla Commissione di vigilanza parlamentare. Insomma, la maggioranza e i presidenti delle Camere insistono: facciamo della Rai un luogo in cui si attui una soluzione “terza”, diversamente da quanto è avvenuto in passato, con i Cda retti dalle maggioranze vincitrici delle elezioni e da uomini con uno stretto mandato di partito. Se fosse sinceramente preoccupata del pluralismo nell’informazione e della gestione sana dell’azienda pubblica che lacera da sempre il cuore della politica, fra una lottizzazione e l’altra, l’opposizione accetterebbe questa nuova proposta senza strepiti, cercando di aiutare la ricerca dell’equilibrio. Dubitiamo che succeda, ma lo speriamo.
La palla passa dunque ad una donna (ottima idea, per la seconda volta, e dal centrodestra) e a una giornalista simpatica, prepotente, capace, piena di vanità e di difetti come tutti noi, allevata nel vivaio del Manifesto, ricca di diverse esperienze professionali, esperta in tv fin dai tempi di Linea diretta e della direzione del Tg3, per niente paludata e incline nella vita a fare piuttosto che a non fare.
Tocca a lei, e abbiamo un solo consiglio da darle. Uno ci dà dentro, e poi si vede.
E’ il momento di sperimentarla, questa soluzione terza. Cercando di sfruttare un buon Cda, i margini che la politica e la logica dell’azienda e della sua storia lasciano a un presidente (non sono molti, come ha imparato Mieli, ma nemmeno così risibili). Se ne infischi delle accuse di tradimento e di tante altre losche e rissose malignità che la inseguiranno da stamane per ogni dove con tetra insistenza. La Annunziata ha il cinquanta per cento di probabilità di riuscire nel compito di rilanciare la Rai, è una a cui piace scommettere e in questo ordine di probabilità statistica si troverà bene. Fino alla prossima crisi.
Editoriale di Ferrara su Il Foglio di venerdì 14 marzo 2003-03-14
saluti


Intervengo se capisco i tuoi post. Recentemente questa condizione manca. Non capisco il senso dei tuoi post, dove vuoi andare a parare...