A tre anni e mezzo dal suo inizio, qualcuno dice che quella dell'intervento internazionale in Kosovo è una missione riuscita. Lei cosa ne pensa?
ARTEMIJE: Chi sostiene questo dice solo una mezza verità. Fino ad ora, questa affermazione è corretta solo se si riferisce alla situazione degli albanesi del Kosovo, visto che con l'inizio della missione Onu loro hanno ottenuto tutto: il ritorno alle proprie case , la totale sicurezza e libertà di movimento, l'opportunità di assunzione e di impiego, il sostegno economico per la ricostruzione e il restauro delle case e delle moschee distrutte o danneggiate durante la guerra, la costruzione ex novo di migliaia di case, moschee, complessi industriali e uffici. Inoltre, gli albanesi hanno ottenuto organismi di governo che affrontano e risolvono solo le urgenze che interessano loro. Ma non basta. Dopo che le operazioni di guerra erano finite, ossia una volta che era stata stabilita la "pace" dalla missione Onu, è stato loro consentito di espellere dal Kosovo Metohija più di 250mila serbi, ossia due terzi di quanti ce ne erano prima della guerra, e 30 mila altri kosovari di nazionalità non albanese. Hanno potuto anche saccheggiare, occupare o distruggere circa 80mila case di proprietà dei cittadini serbi, e distruggere completamente centinaia di villaggi serbi. Hanno abbattuto o danneggiato gravemente più di 110 chiese e monasteri serbo-ortodossi, di cui molti costruiti tra il XIII e il XV secolo. Hanno dissacrato molti cimiteri serbi e distrutto monumenti di importanza storica. Tutto ciò è accaduto sotto gli occhi della comunità internazionale, in una terra sottoposta al governo dell'Onu e senza che alcuno dei responsabili di questi atti terribili fosse mai identificato e arrestato. In aggiunta, bisogna tener presente che i 130mila serbi rimasti continuano a vivere chiusi in piccole e grandi enclave, privati di tutti i diritti umani, coma la libertà di movimento, il diritto a lavorare e a godere i frutti del proprio lavoro, il diritto a disporre di condizioni normali di educazione e di assistenza sanitaria. Anche i programmi per consentire il ritorno dei serbi espulsi non sono mai andati oltre la fase preliminare, e finora dei 250mila profughi ne sono tornati solo un paio di centinaia.
Tratto da un'intervista di Gianni Valente




Rispondi Citando