Personalmente non vedo le cose in questi termini. Il rispetto per le differenze e la astensione dalle vicende su cui altri è sovrano non implica l'impossibilità di "critica". Fermo restando questo, nel merito ammiro e sono attratto dalla cultura islamica in generale. Certo gli attuali regimi islamici subiscono alcune perversioni, in parte interne e in parte frutto della "furia di proselitismo" occidentale, ma nondimeno su questioni specifiche avrebbero qualcosa da insegnarci; non tanto per gli aspetti etici e giuridici (non si tratta in questo caso di assumere o rigettare alcunchè, poichè la morale e il diritto sono scienze derivate, che nulla avrebbero da dire fuori dal loro contesto), quanto per la scelta, nella sariy'a, di lasciar libero il campo politico, nulla dicendo sulla forma migliore di governo.
Sono questioni davvero rilevanti di questi tempi. Ciascuno spera di tener fermo a certi principi, ma poi trova che questi sono oramai irrealizzabili e allora china il capo rassegnato, e, ancora in quella situazione, viene riassorbito nella vita ordinaria. L'Islam d'altra parte mostra come la fede e la conoscenza incrollabili di talune verità, o di deduzioni dalle stesse, possano non sfociare in un modello prescrittivo del goveno e del potere politico.
Come a dire: in una fase problematica e- sia pur detto- degenerata come l'attuale è possibile identificarsi con i propri principi, cioè con il proprio essere, e formulare ipotesi utilitarie e falsificabili circa l'ordine sociale e il governo, senza che ciò implichi un'ombra di compromesso e di inautenticità.




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