Marcello Veneziani, neoconsigliere Rai:
le scritte milanesi, roba da imbecilli
"Resisteremo ai nazisti padani
il presidente è un vero garante"
Le condizioni di Mieli non vanno interpretate come un diktat
Non credo che ci siano ostacoli per l'insediamento del nuovo cda
di GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA - "Roba da patriottismo padano, ma è un gesto isolato, un'imbecillità". Marcello Veneziani è alla sua prima uscita da consigliere di amministrazione della Rai. Rispetta l'impegno preso con il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri e partecipa ad un dibattito sull'identità italiana. Adesso toccherà a lui, gli fanno capire i partecipanti, difendere l'orgoglio nazionale nella tv pubblica, promuovere iniziative per raccontare la storia del nostro Paese "senza riscriverla - dice Gasparri - ma rivisitandola". Due minuti di applausi alla fine dell'intervento del neo consigliere vicino ad An il quale stona sul coro in memoria di Alberto Sordi e lo indica come modello negativo dell'italiano.
Ma per lui è già cominciata la bufera Rai: le polemiche sul rientro di Biagi e Santoro chiesto da Paolo Mieli, le scritte antisemite comparse a Milano contro il neopresidente della Rai.
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Anche lei condanna i graffiti contro "Mieli ebreo"?
"Io concordo in pieno con le parole del rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni che ha parlato di caso del tutto marginale. Considero quello un episodio isolato, non credo ci si possa costruire sopra la paura di un ritorno dell'antisemitismo. Anzi, sono sicuro che quel gesto non segna una svolta per il Paese. È solo il gesto di un'idiota, di un imbecille isolato che nasce in ambienti settentrionali".
Che cosa intende dire?
"Ci sono dei deficienti che ritengono che qualcuno stia attendando al patriottismo padano, che il cambio del consiglio di amministrazione della Rai sia dovuto alla decisione di spostare Raidue a Milano".
Lei ci vede dunque lo zampino leghista. Però sono stati i dirigenti del Carroccio a dire che è tutta una montatura, che sono stati i 'nazisti rossi' a scrivere quelle frasi.
"Diciamo allora che sono stati nazisti rossi padani. Ma la sostanza non cambia: io penso che non sia il segno di una campagna antisemita, ma, ripeto, l'idea di un imbecille e basta. In questo episodio non vedo una connotazione ideologica che possa affondare le sue radici nel fascismo, nel comunismo o persino nel leghismo. Gli daremmo troppa importanza così".
Nella destra italiana è stato cancellato qualsiasi sentimento antisemita?
"Se c'è, è marginale. E non è questo il caso di un rigurgito antiebraico".
Lei minimizza, Mieli non è d'accordo. Ha parlato di "pessimo segnale".
"Mieli è rimasto personalmente impressionato e questa è una reazione comprensibile. Ma non ne farei un caso".
Scusi l'insistenza, ma anche altri hanno visto il "caso".
Fini ha detto che l'unica risposta per gli autori di quelle scritte è il disprezzo.
"La reazione di Fini e quelle degli altri sono prevedibili, comprensibili, diciamo pure che sfondano la porta dell'ovvio. Mi rifiuto di fare un discorso politico su una scritta. Strumentalizzare quell'episodio è del tutto fuori luogo. Che se ne occupi la Questura, la magistratura, si individuino i responsabili. E finiamola qui".
Qualcuno ha preso spunto dall'episodio di Milano per sottolineare che ai vertici della Rai ci sono pochi cattolici. Lei che ne pensa?
"Il consiglio di amministrazione deve ancora riunirsi, di questo e di altro parleremo nella sede giusta. Ma non partendo dalle scritte milanesi".
Il primo scoglio è il ritorno di Biagi e Santoro che è diventata una precondizione di Mielie per sciogliere la riserva. Per lei i due giornalisti devono tornare in video?
"Dobbiamo ancora riunirci, il primo incontro è fissato per giovedì. Ma le condizioni di Mieli non sono da considerare un diktat. Il presidente esercita una funzione di garanzia anche nei confronti delle opposizioni, quindi, in questo senso vanno interpretate le sue condizioni. Non credo però ci siano ostacoli per l'insediamento del nuovo consiglio. Io sono ottimista, è l'ottimismo della volontà come lo chiamava Gramsci".
La Rai pubblicizza il suo programma Oblò. Può ancora condurlo?
"Oblò per quello che mi riguarda diventa oblio. No, non lo farò. Mi auguro che ci siano altre strisce e altri conduttori. Come consigliere mi preoccuperò di conservare la scenografia che era già pronta. È una questione di economia aziendale".
(11 marzo 2003)
Ma che cosa dobbiamo pensare di quest'uomo?![]()


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