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    Predefinito La rabbia... e il servaggio

    Leggete questo vomitevole articolo della serva Fallaci e rendetevi conto del personaggio squallido che è.




    La Rabbia, L'Orgoglio e il Dubbio
    Oriana Fallaci, 13 marzo 2003


    NEW YORK - Per evitare il dilemma se questa guerra debba esserci o meno, per superare le riserve e la riluttanza e i dubbi che ancora mi lacerano, mi sono spesso detta: "Come sarebbe bello se gli iracheni si liberassero da soli di Saddam Hussein. Come sarebbe bello se essi lo ammazzassero e appendessero il suo corpo per i piedi come abbiamo fatto noi italiani nel 1945 con Mussolini."

    Ma questo non aiuta. O aiuta in un solo modo. Gli italiani, infatti, poterono liberarsi di Mussolini perchè nel 1945 gli Alleati avevano conquistato quasi i quattro-quinti dell'Italia. In altre parole, solo perchè la Seconda Guerra Mondiale aveva preso posto. Una guerra senza la quale ci saremmo tenuti Mussolini (ed Hitler) per sempre. Una guerra durante la quale gli Alleati ci hanno bombardati senza pietà e noi siamo morti come mosche. Anche gli Alleati però. A Salerno, ad Anzio, a Cassino. Lungo la strada da Roma a Firenze, quindi sulla terribile Linea Gotica. In meno di due anni, 45.806 morti tra gli americani e 17.500 tra gli inglesi, i canadesi, gli australiani, i neozelandesi, i sudafricani, gli indiani, i brasiliani. Ed anche i francesi che avevano scelto De Gaulle, anche gli italiani che avevo scelto di schierarsi con la Quinta o l'Ottava Armata. (Può qualcuno calcolare quanti cimiteri di soldati alleati ci sono in Italia ? Più di 60. Ed i più larghi, quelli con più gente, sono i cimiteri americani. A Nettuno, 10.950 tombe. A Falciani, vicino Firenze, 5.811. Ogni volta che passo lì di fronte e guardo quel lago di croci, mi vengono i brividi per il dolore ed il ringraziamento). C'era pure un Fronte di Liberazione Nazionale, in Italia. Una Resistenza che gli Alleati supportavano con armi e munizioni. Nei limiti della mia età di allora (14 anni), io stessa partecipavo attivamente. Mi ricordo bene l'aereoplano americano che, ostacolato dal fuoco della contraerea, paracadutava questi aiuti in Toscana. Per essere più precisi, sul monte Giovi essi paracadutarono una notte anche un commando di persone con l'obiettivo di attivare un network radio ad onde medie chiamato Radio Cora. Dieci sorridenti americani che parlavano perfettamente italiano e che meno di tre mesi dopo furono catturati dalle SS, torturati e poi ammazzati con una ragazza partigiana di Firenze: Anna Maria Enquirez-Agnoletti.

    Così, il dilemma mi permane.

    Mi permane per le ragioni di cui adesso tenterò di parlare. E la prima è che, contrariamente ai pacifisti che non urlano nulla contro Saddam Hussein o Osama Bin Laden ed urlano solo contro George W. Bush e Tony Blair, (ma che nella loro marcia di Roma urlavano anche contro di me e alzano cartelloni in cui mi auguravano di saltare in aria con il prossimo shuttle, mi è stato detto), io conosco la guerra molto bene. So cosa significa vivere nel terrore, correre sotto bombardamenti e cannonate, vedere persone uccise e case distrutte, pregare e sognare per un pezzo di pane, vivere persino senza un bicchiere di acqua potabile. E (forse è la cosa peggiore) cosa significa essere o sentirsi essere responsabili per la morte di qualcuno.

    Lo so perchè sono della generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e perchè, come membro della Resistenza, anche io sono stata un soldato. Lo so anche perchè per buona parte della mia vita sono stata una corrispondente di guerra. Iniziando con il Vietnam, ho avuto esperienza di orrori che quelli che hanno visto la guerra solo attraverso la TV e i video dove il sangue sembra il ketchup, non possono neppure immaginare. Di conseguenza, io odio tutto questo molto più di quello che i pacifisti potranno o vorranno mai fare. Lo detesto con tutto il cuore. Ogni libro che ho scritto trabocca di questo odio, ed io non posso sopportare la vista dei fucili.

    Allo stesso tempo, comunque, io non accetto il principio di quelli che dicono lo slogan "Tutte le guerre sono ingiuste, illegittime". La guerra contro Hitler, Mussolini ed Hirohito era giusta e legittima. Le guerre del Risorgimento che i miei antenati avevano combattuto contro gli invasori dell'Italia erano altresì giuste. E così è stata la Guerra di Indipendenza che gli americani hanno combattuto contro gli inglesi. E così anche le guerre (o le rivoluzioni) che hanno permesso di riguadagnare la dignità e la libertà. Io non credo nei vili compromessi, negli accordi vergognosi e nei perdoni precipitosi. E tutto questo persino nel nome o sotto l'ala della parola Pace. Quando la pace sta per la resa, la paura, la perdita della dignità e della libertà, non è più pace. E' suicidio.

    * * * * * *

    La seconda ragione è che questa guerra non dovrebbe scoppiare ora. Se però dovesse scoppiare, e la mia legittima speranza è che non accada, sarebbe dovuta scoppiare un anno fa. Cioè, quando le rovine delle Torri erano ancora fumanti e l'intero mondo civilizzato seguiva gli americani. Se fosse successo allora, i pacifisti che non urlano mai contro Saddam o bin Laden, non avrebbero oggi riempito le piazze per urlare i loro anatemi contro gli Stati Uniti. Le star di Hollywood non avrebbero giocato il ruolo di Messia e l'ambigua Turchia non avrebbe cinicamente negato il passaggio ai marines che devono raggiungere il fronte nord. Nonostante che adesso gli europei hanno aggiunto la loro voce all'urlo dei palestinesi "è colpa degli americani se è successo questo", nessuno un anno fa faceva questioni sul fatto che un'altra Pearl Harbour era stata inflitta agli Stati Uniti e che che gli Stati Uniti avevano tutto il diritto di rispondere.

    E' un dato di fatto, era già accaduto prima. Intendo dire quando Bill Clinton era presidente e piccole Pearl Harbour erano accadute all'estero. In Somalia, in Kenia, nello Yemen. Non mi stancherò mai di ripeterlo, ma non c'era bisogno di avere l'11 settembre per vedere che il cancro del terrorismo era tra noi. L'11 settembre è stata solo la scottante conferma di una realtà che è stata nascosta per decenni, la diagnosi indiscutibile di un dottore che ha usato i raggi X e brutalmente ci dice: "Mio caro signore, hai un cancro".

    Se Clinton avesse speso meno tempo con voluttuose fanciulle, avesse fatto un minor uso dello Studio Ovale per questi scopi, probabilmente l'11 settembre non sarebbe successo. E, nulla da dire su questo, non sarebbe successo neppure se il primo Goerge Bush avesse rimosso Saddam con la Guerra del Golfo. Per il corpo di Cristo, nel 1991 l'esercito iracheno si era afflosciato come un pallone sgonfio dopo essere stato bucato. Si è disintegrato così velocemente, così facilmente che persino io catturai quattro loro soldati. Ero dietro una duna nel deserto saudita, tutta sola. Quattro creature scheletriche in uniformi bisunte vennero verso di me con le mani alzate, e urlavano: "Bush, Bush". Significa: "Prendimi prigioniero, io sono così distrutto, così affamato". Così li presi prigionieri. Li consegnai nelle mani dei marines, i quali invece di congratularsi con me mi dissero: "Dannazione, ancora altri ?!?"

    Ma gli americani non arrivarono a Baghdad e non rimossero Saddam. E, come ringraziamento, Saddam tentò di ammazzare il loro presidente. Lo stesso presidente che lo aveva lasciato al potere. Infatti, adesso mi chiedo se questa guerra non è anche una vendetta da lungo attesa, una vendetta finale, una promessa fatta dal figlio al padre. Come in una tragedia di Shakespeare. Anzi meglio, una tragedia greca.

    * * * * * *

    La terza ragione è il modo errato con cui la promessa si è materializzata. Lasciatemelo ammettere: dall'11 settembre fino alla scorsa estate, tutto l'impegno era messo su bin Laden, su Al Quaeda, sull'Afghanistan. Saddam e l'Iraq erano praticamente ignorati. Solo quando è diventato chiaro che bin Laden era in buona salute, che il solenne impegno di prenderlo vivo o morto era fallite, ci siamo ricordati che esisteva anche Saddam. Che non era un'anima gentile, che tagliava le lingue e le orecchie dei suoi avversari politici, che ammazzava bambini di fronte ai loro genitori, che decapitava le donne e poi esponeva le loro teste sulle strade, che teneva i suoi prigionieri in celle grosse quanto una bara, che aveva persino fatto esperiementi chimici e biologici su di loro. Che aveva connessioni con Al Quaeda e che supportava il terrorismo, che ringraziava le famiglie dei kamikaze palestinesi con donazioni di 25.000 $ ciascuna. Infine che non aveva mai disarmato, che non aveva mai dato via il suo arsenale di armi mortali.

    Così le Nazioni Unite avrebbero dovuto mandare indietro gli ispettori e stavolta essere serie: se 70 anni fa l'ineffettiva Lega delle Nazioni avesse mandato i suoi ispettori nella Germania di Hitler, pensate che lui avrebbe mostrato a loro Peenemünde, dove Von Braun costruiva i V2? Pensate che Hitler avesse mostrato loro i campi di concentramento di Auschwitz, Mauthausen, Buchenwald e Dachau? Così la commedia delle ispezioni è ripresa. Con una tale intensità che il ruolo di prima donna è passato da bin Laden a Saddam e che persino l'arresto dell'artefice dell'11 settembre, Khaled Mohammed Shaick, è passato in secondo piano. Una commedia marcata dal doppio gioco degli ispettori e dalla tentennante strategia di Bush, che da una parte chiedeva al Consiglio di Sicurezza il permesso per l'uso della forza e dall'altra mandava comunque i suoi uomini sul fronte. In meno di due mesi, duecentomila truppe. Con gli inglesi e gli australiani, 310.000. E tutto questo senza realizzare che i suoi nemici (ma dovrei meglio dire i nemici dell'Occidente) non erano solo a Baghdad.

    Essi sono anche in Europa. Sono a Parigi dove al mellilfuo Jacques Chirac non importa nulla della pace, ma deve solo soddisfare la sua vanità con un premio Nobel. Dove non c'è nessuna volontà di rimuovere Saddam Hussein perchè la sua presenza significa il petrolio che le compagnie petrolifere francesi pompano dai pozzi iracheni. E dove (dimenticando un piccolo difetto storico di nome Petain) la Francia insegue ancora il desiderio napoleonico di dominare l'Unione Europea, di stabilire la sua egemonia. Ci sono anche a Berlino, dove il partito del mediocre cancelliere Gerhard Shroeder ha vinto le elezioni comparando Bush ad Hitler. E dove le bandiere americane sono disegnate con la svastica. Ci sono anche a Roma, dove i comunisti sono usciti dalla porta e rientrati dalla finestra come gli uccelli dei film di Hitchcock. E dove, impestando il mondo con il suo ecumenismo, il suo pietismo, ed il suo terzomondismo, il Papa Wojtyla riceve Tareq Aziz come una colomba o come un martire che sta per essere mangiato dai leoni. Quindi lo manda ad Assisi dove i frati lo scortano sulla tomba di San Francesco. In altri Paesi europei accade più o meno lo stesso.

    In Europa i tuoi nemici sono ovunque, signor Bush. Quella che tu chiami "differenza di opinione" è in realtà puro odio. Poichè in Europa il pacifismo è sinonimo di anti-americanismo, signore, ed accompagnato dalla più sinistra ripresa di antisemitismo, qui l'anti-americanismo trionfa come nel mondo arabo. Ti hanno informato i tuoi ambasciatori ? L'Europa non è più Europa. E' una provincia dell'Islam, come la Spagna ed il Portogallo erano ai tempi dei Mori. Ospita circa 16 milioni di immigrati musulmani e gruppi di mullah, imam, numerose moschee, e donne vestite di burqa e chador. Ospita pure migliaia di terroristi islamici che i governi non sanno come identificare e controllare. Le persone hanno paura, e nello sventolare la bandiera del pacifismo - sinonimo, come ho detto, di anti-americanismo - si sentono protette.

    Allo stesso tempo, l'Europa non si preoccupa per i 221.484 americani che sono morti per lei e la sua libertà, durante la Seconda Guerra Mondiale, signore. Piuttosto che gratitudine, i loro cimiteri danno luogo a risentimenti. Come conseguenza, in Europa nessuno appoggerà questa guerra. Neppure le nazioni che sono ufficialmente alleate con gli Stati Uniti, neppure i primi ministri che (come Silvio Berlusconi) ti chiamano "il mio amico George". In Europa puoi contare su sun solo amico, un solo alleato: Tony Blair. Ma Blair governa un Paese che è invaso dai mori e teme per il loro risentimento. Anche il suo partito si oppone, e proprio per questo, ne approfitto per scusarmi con te, signor Blair. Nel mio libro, "La Rabbia e l'Orgoglio", sono stata ingiusta con te. Poichè ho scritto che non avresti perseverato con il tuo coraggio, che lo avresti messo da parte appena non sarebbe più servito ai tuoi interessi politici. Con impeccabile coerenza, invece, stai sacrificando questi interessi alle tue convinzioni. Ed è per questo che mi scuso. E ritiro anche la frase che ho usato per commentare il tuo eccesso di cortesia verso la cultura islamica: "Se la tua cultura ha gli stessi valori di quella che impone il burqa, per quale motivo spendi le tue vacanze in Toscana e non in Arabia Saudita ?" Ora io dico invece: "La mia Toscana è la tua Toscana, la mia casa è la tua casa".

    * * * * * *

    La ragione finale per il mio dilemma è la definizione che i signori Bush e Blair e i loro consiglieri danno di questa guerra: "Una guerra di Liberazione. Una guerra umanitaria per portare libertà e democrazia in Iraq". Oh, no. L'umanitarismo non ha nulla da fare con le guerre. Tutte le guerre, anche quelle giuste, significano morte, distruzione, atrocità e lacrime. E questa non è una guerra di liberazione, una guerra come la Seconda Guerra Mondiale. (Tra parentesi: questa non è neppure una "guerra per il petrolio", come i pacifisti che nulla urlano contro Saddam e bin Laden, vogliono far credere nei loro cortei. Gli americani non hanno bisogno del petrolio iracheno.) E' una guerra politica. Una guerra fatta a sangue freddo per rispondere alla Guerra Santa che i nemici dell'Occidente hanno dichiarato con l'11 settembre. E' anche una guerra preventiva. Un vaccino, una operazione chirurgica che colpisce Saddam perchè (come credono Bush e Blair), tra i vari focolai del cancro, Saddam è il più ovvio e quello più pericoloso.

    Inoltre Saddam è un ostacolo che una volta rimosso permetterebbe a loro di ridisegnare la mappa del Medio Oriente come i francesi e gli inglesi hanno fatto dopo la caduta dell'Impero Ottomano. Per ridisegnarla e portare una Pax Romana, pardon, una Pax Americana, nella quale qualunque Paese prosperirà attraverso la democrazia e la libertà. Di nuovo, no. La libertà non può essere un regalo. E la democrazia non può essere imposta con le bombe, con armate di occupazione. Come diceva mio padre quando chiedeva agli anti-fascisti di partecipare alla Resistenza, così oggi dico a quelli che onostamente si fidano della Pax Americana, che i popoli devono conquistare la libertà da soli. La democrazia deve venire dalla loro volontà, ed in entrambi i casi un Paese deve sapere cosa significa ed in cosa consiste.

    In Europa la Seconda Guerra Mondiale fu una guerra di liberazione non perchè portò novità chiamate libertà e democrazia, ma perchè le ristabilì. Poichè gli europei sapevano in cosa consistevano. I giapponesi no: è vero. In Giappone, questi due tesori furono come un regalo, una riparazione per Hiroshima e Nagasaki. Ma il Giappone aveva già iniziato da prima il suo processo di modernizzazione e non può essere paragonato al mondo islamico di oggi. Come ho scritto nel mio libro quando ho definito bin Laden il picco di un iceberg e ho definito l'iceberg come una montagna che non si è mossa per 1.400 anni, che non cambia, che non emerge dalla sua chiusura, allora libertà e democrazia sono concetti che sono totalmente non correlati con l'ideologia dei testi sacri dell'Islam. Con la tirannia degli Stati teocratici. Così il loro popolo non solo la rifiuta per se, ma vuole cancellare la nostra.

    * * * * * *

    Tenuti su dal loro testardo ottimismo, lo stesso per i quali essi combatterono così bene a Fort Alamo e morirono tutti macellati da Santa Ana, gli americani pensano che a Baghdad essi saranno accolti come furono a Roma, Firenze e Parigi. "Loro ci festeggerenno, ci porteranno i fiori". Può darsi. A Baghdad tutto può accadere. Ma dopo questo? Più che due terzi degli iracheni sono sciiti che hanno sempre sognato di stabilire una repubblica islamica dell'Iraq, e anche i sovietici furono festeggiati al loro ingresso a Kabul. Essi anche imposero la loro pace. Essi anche ebbero successo nel convincere le donne a levarsi da dosso i burqa, ricordate? Dopo un po', però, essi dovettero andarsene. E vennero i talebani. Così io mi chiedo: cosa succederebbe se invece di imparare la libertà l'Iraq diventasse un secondo Afghanistan dei talebani? Se invece di democratizzarsi con la Pax Americana, l'intero Medio Oriente scoppiasse e il cancro si moltiplicasse ovunque? Come prode difensore della civilizzazione occidentale io dovrei unirmi a Bush e Blair nella difesa del nuovo Fort Alamo. Senza rilluttanza io combatterei e morirei con loro. E questa è l'unica cosa su cui adesso non ho per niente dubbi.



    Copyright Wall Street Journal

  2. #2
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    Un articolo di Oriana ha più contenuto ed effetto di quanto voi siate riusciti ad ammassare in 60 anni di storia.....

  3. #3
    Affus
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    Predefinito Re: La rabbia... e il servaggio

    Originally posted by Lupo Mannaro
    Leggete questo vomitevole articolo della serva Fallaci e rendetevi conto del personaggio squallido che è.




    La Rabbia, L'Orgoglio e il Dubbio
    Oriana Fallaci, 13 marzo 2003


    NEW YORK - Per evitare il dilemma se questa guerra debba esserci o meno, per superare le riserve e la riluttanza e i dubbi che ancora mi lacerano, mi sono spesso detta: "Come sarebbe bello se gli iracheni si liberassero da soli di Saddam Hussein. Come sarebbe bello se essi lo ammazzassero e appendessero il suo corpo per i piedi come abbiamo fatto noi italiani nel 1945 con Mussolini."

    Ma questo non aiuta. O aiuta in un solo modo. Gli italiani, infatti, poterono liberarsi di Mussolini perchè nel 1945 gli Alleati avevano conquistato quasi i quattro-quinti dell'Italia. In altre parole, solo perchè la Seconda Guerra Mondiale aveva preso posto. Una guerra senza la quale ci saremmo tenuti Mussolini (ed Hitler) per sempre. Una guerra durante la quale gli Alleati ci hanno bombardati senza pietà e noi siamo morti come mosche. Anche gli Alleati però. A Salerno, ad Anzio, a Cassino. Lungo la strada da Roma a Firenze, quindi sulla terribile Linea Gotica. In meno di due anni, 45.806 morti tra gli americani e 17.500 tra gli inglesi, i canadesi, gli australiani, i neozelandesi, i sudafricani, gli indiani, i brasiliani. Ed anche i francesi che avevano scelto De Gaulle, anche gli italiani che avevo scelto di schierarsi con la Quinta o l'Ottava Armata. (Può qualcuno calcolare quanti cimiteri di soldati alleati ci sono in Italia ? Più di 60. Ed i più larghi, quelli con più gente, sono i cimiteri americani. A Nettuno, 10.950 tombe. A Falciani, vicino Firenze, 5.811. Ogni volta che passo lì di fronte e guardo quel lago di croci, mi vengono i brividi per il dolore ed il ringraziamento). C'era pure un Fronte di Liberazione Nazionale, in Italia. Una Resistenza che gli Alleati supportavano con armi e munizioni. Nei limiti della mia età di allora (14 anni), io stessa partecipavo attivamente. Mi ricordo bene l'aereoplano americano che, ostacolato dal fuoco della contraerea, paracadutava questi aiuti in Toscana. Per essere più precisi, sul monte Giovi essi paracadutarono una notte anche un commando di persone con l'obiettivo di attivare un network radio ad onde medie chiamato Radio Cora. Dieci sorridenti americani che parlavano perfettamente italiano e che meno di tre mesi dopo furono catturati dalle SS, torturati e poi ammazzati con una ragazza partigiana di Firenze: Anna Maria Enquirez-Agnoletti.

    Così, il dilemma mi permane.

    Mi permane per le ragioni di cui adesso tenterò di parlare. E la prima è che, contrariamente ai pacifisti che non urlano nulla contro Saddam Hussein o Osama Bin Laden ed urlano solo contro George W. Bush e Tony Blair, (ma che nella loro marcia di Roma urlavano anche contro di me e alzano cartelloni in cui mi auguravano di saltare in aria con il prossimo shuttle, mi è stato detto), io conosco la guerra molto bene. So cosa significa vivere nel terrore, correre sotto bombardamenti e cannonate, vedere persone uccise e case distrutte, pregare e sognare per un pezzo di pane, vivere persino senza un bicchiere di acqua potabile. E (forse è la cosa peggiore) cosa significa essere o sentirsi essere responsabili per la morte di qualcuno.

    Lo so perchè sono della generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e perchè, come membro della Resistenza, anche io sono stata un soldato. Lo so anche perchè per buona parte della mia vita sono stata una corrispondente di guerra. Iniziando con il Vietnam, ho avuto esperienza di orrori che quelli che hanno visto la guerra solo attraverso la TV e i video dove il sangue sembra il ketchup, non possono neppure immaginare. Di conseguenza, io odio tutto questo molto più di quello che i pacifisti potranno o vorranno mai fare. Lo detesto con tutto il cuore. Ogni libro che ho scritto trabocca di questo odio, ed io non posso sopportare la vista dei fucili.

    Allo stesso tempo, comunque, io non accetto il principio di quelli che dicono lo slogan "Tutte le guerre sono ingiuste, illegittime". La guerra contro Hitler, Mussolini ed Hirohito era giusta e legittima. Le guerre del Risorgimento che i miei antenati avevano combattuto contro gli invasori dell'Italia erano altresì giuste. E così è stata la Guerra di Indipendenza che gli americani hanno combattuto contro gli inglesi. E così anche le guerre (o le rivoluzioni) che hanno permesso di riguadagnare la dignità e la libertà. Io non credo nei vili compromessi, negli accordi vergognosi e nei perdoni precipitosi. E tutto questo persino nel nome o sotto l'ala della parola Pace. Quando la pace sta per la resa, la paura, la perdita della dignità e della libertà, non è più pace. E' suicidio.

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    La seconda ragione è che questa guerra non dovrebbe scoppiare ora. Se però dovesse scoppiare, e la mia legittima speranza è che non accada, sarebbe dovuta scoppiare un anno fa. Cioè, quando le rovine delle Torri erano ancora fumanti e l'intero mondo civilizzato seguiva gli americani. Se fosse successo allora, i pacifisti che non urlano mai contro Saddam o bin Laden, non avrebbero oggi riempito le piazze per urlare i loro anatemi contro gli Stati Uniti. Le star di Hollywood non avrebbero giocato il ruolo di Messia e l'ambigua Turchia non avrebbe cinicamente negato il passaggio ai marines che devono raggiungere il fronte nord. Nonostante che adesso gli europei hanno aggiunto la loro voce all'urlo dei palestinesi "è colpa degli americani se è successo questo", nessuno un anno fa faceva questioni sul fatto che un'altra Pearl Harbour era stata inflitta agli Stati Uniti e che che gli Stati Uniti avevano tutto il diritto di rispondere.

    E' un dato di fatto, era già accaduto prima. Intendo dire quando Bill Clinton era presidente e piccole Pearl Harbour erano accadute all'estero. In Somalia, in Kenia, nello Yemen. Non mi stancherò mai di ripeterlo, ma non c'era bisogno di avere l'11 settembre per vedere che il cancro del terrorismo era tra noi. L'11 settembre è stata solo la scottante conferma di una realtà che è stata nascosta per decenni, la diagnosi indiscutibile di un dottore che ha usato i raggi X e brutalmente ci dice: "Mio caro signore, hai un cancro".

    Se Clinton avesse speso meno tempo con voluttuose fanciulle, avesse fatto un minor uso dello Studio Ovale per questi scopi, probabilmente l'11 settembre non sarebbe successo. E, nulla da dire su questo, non sarebbe successo neppure se il primo Goerge Bush avesse rimosso Saddam con la Guerra del Golfo. Per il corpo di Cristo, nel 1991 l'esercito iracheno si era afflosciato come un pallone sgonfio dopo essere stato bucato. Si è disintegrato così velocemente, così facilmente che persino io catturai quattro loro soldati. Ero dietro una duna nel deserto saudita, tutta sola. Quattro creature scheletriche in uniformi bisunte vennero verso di me con le mani alzate, e urlavano: "Bush, Bush". Significa: "Prendimi prigioniero, io sono così distrutto, così affamato". Così li presi prigionieri. Li consegnai nelle mani dei marines, i quali invece di congratularsi con me mi dissero: "Dannazione, ancora altri ?!?"

    Ma gli americani non arrivarono a Baghdad e non rimossero Saddam. E, come ringraziamento, Saddam tentò di ammazzare il loro presidente. Lo stesso presidente che lo aveva lasciato al potere. Infatti, adesso mi chiedo se questa guerra non è anche una vendetta da lungo attesa, una vendetta finale, una promessa fatta dal figlio al padre. Come in una tragedia di Shakespeare. Anzi meglio, una tragedia greca.

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    La terza ragione è il modo errato con cui la promessa si è materializzata. Lasciatemelo ammettere: dall'11 settembre fino alla scorsa estate, tutto l'impegno era messo su bin Laden, su Al Quaeda, sull'Afghanistan. Saddam e l'Iraq erano praticamente ignorati. Solo quando è diventato chiaro che bin Laden era in buona salute, che il solenne impegno di prenderlo vivo o morto era fallite, ci siamo ricordati che esisteva anche Saddam. Che non era un'anima gentile, che tagliava le lingue e le orecchie dei suoi avversari politici, che ammazzava bambini di fronte ai loro genitori, che decapitava le donne e poi esponeva le loro teste sulle strade, che teneva i suoi prigionieri in celle grosse quanto una bara, che aveva persino fatto esperiementi chimici e biologici su di loro. Che aveva connessioni con Al Quaeda e che supportava il terrorismo, che ringraziava le famiglie dei kamikaze palestinesi con donazioni di 25.000 $ ciascuna. Infine che non aveva mai disarmato, che non aveva mai dato via il suo arsenale di armi mortali.

    Così le Nazioni Unite avrebbero dovuto mandare indietro gli ispettori e stavolta essere serie: se 70 anni fa l'ineffettiva Lega delle Nazioni avesse mandato i suoi ispettori nella Germania di Hitler, pensate che lui avrebbe mostrato a loro Peenemünde, dove Von Braun costruiva i V2? Pensate che Hitler avesse mostrato loro i campi di concentramento di Auschwitz, Mauthausen, Buchenwald e Dachau? Così la commedia delle ispezioni è ripresa. Con una tale intensità che il ruolo di prima donna è passato da bin Laden a Saddam e che persino l'arresto dell'artefice dell'11 settembre, Khaled Mohammed Shaick, è passato in secondo piano. Una commedia marcata dal doppio gioco degli ispettori e dalla tentennante strategia di Bush, che da una parte chiedeva al Consiglio di Sicurezza il permesso per l'uso della forza e dall'altra mandava comunque i suoi uomini sul fronte. In meno di due mesi, duecentomila truppe. Con gli inglesi e gli australiani, 310.000. E tutto questo senza realizzare che i suoi nemici (ma dovrei meglio dire i nemici dell'Occidente) non erano solo a Baghdad.

    Essi sono anche in Europa. Sono a Parigi dove al mellilfuo Jacques Chirac non importa nulla della pace, ma deve solo soddisfare la sua vanità con un premio Nobel. Dove non c'è nessuna volontà di rimuovere Saddam Hussein perchè la sua presenza significa il petrolio che le compagnie petrolifere francesi pompano dai pozzi iracheni. E dove (dimenticando un piccolo difetto storico di nome Petain) la Francia insegue ancora il desiderio napoleonico di dominare l'Unione Europea, di stabilire la sua egemonia. Ci sono anche a Berlino, dove il partito del mediocre cancelliere Gerhard Shroeder ha vinto le elezioni comparando Bush ad Hitler. E dove le bandiere americane sono disegnate con la svastica. Ci sono anche a Roma, dove i comunisti sono usciti dalla porta e rientrati dalla finestra come gli uccelli dei film di Hitchcock. E dove, impestando il mondo con il suo ecumenismo, il suo pietismo, ed il suo terzomondismo, il Papa Wojtyla riceve Tareq Aziz come una colomba o come un martire che sta per essere mangiato dai leoni. Quindi lo manda ad Assisi dove i frati lo scortano sulla tomba di San Francesco. In altri Paesi europei accade più o meno lo stesso.

    In Europa i tuoi nemici sono ovunque, signor Bush. Quella che tu chiami "differenza di opinione" è in realtà puro odio. Poichè in Europa il pacifismo è sinonimo di anti-americanismo, signore, ed accompagnato dalla più sinistra ripresa di antisemitismo, qui l'anti-americanismo trionfa come nel mondo arabo. Ti hanno informato i tuoi ambasciatori ? L'Europa non è più Europa. E' una provincia dell'Islam, come la Spagna ed il Portogallo erano ai tempi dei Mori. Ospita circa 16 milioni di immigrati musulmani e gruppi di mullah, imam, numerose moschee, e donne vestite di burqa e chador. Ospita pure migliaia di terroristi islamici che i governi non sanno come identificare e controllare. Le persone hanno paura, e nello sventolare la bandiera del pacifismo - sinonimo, come ho detto, di anti-americanismo - si sentono protette.

    Allo stesso tempo, l'Europa non si preoccupa per i 221.484 americani che sono morti per lei e la sua libertà, durante la Seconda Guerra Mondiale, signore. Piuttosto che gratitudine, i loro cimiteri danno luogo a risentimenti. Come conseguenza, in Europa nessuno appoggerà questa guerra. Neppure le nazioni che sono ufficialmente alleate con gli Stati Uniti, neppure i primi ministri che (come Silvio Berlusconi) ti chiamano "il mio amico George". In Europa puoi contare su sun solo amico, un solo alleato: Tony Blair. Ma Blair governa un Paese che è invaso dai mori e teme per il loro risentimento. Anche il suo partito si oppone, e proprio per questo, ne approfitto per scusarmi con te, signor Blair. Nel mio libro, "La Rabbia e l'Orgoglio", sono stata ingiusta con te. Poichè ho scritto che non avresti perseverato con il tuo coraggio, che lo avresti messo da parte appena non sarebbe più servito ai tuoi interessi politici. Con impeccabile coerenza, invece, stai sacrificando questi interessi alle tue convinzioni. Ed è per questo che mi scuso. E ritiro anche la frase che ho usato per commentare il tuo eccesso di cortesia verso la cultura islamica: "Se la tua cultura ha gli stessi valori di quella che impone il burqa, per quale motivo spendi le tue vacanze in Toscana e non in Arabia Saudita ?" Ora io dico invece: "La mia Toscana è la tua Toscana, la mia casa è la tua casa".

    * * * * * *

    La ragione finale per il mio dilemma è la definizione che i signori Bush e Blair e i loro consiglieri danno di questa guerra: "Una guerra di Liberazione. Una guerra umanitaria per portare libertà e democrazia in Iraq". Oh, no. L'umanitarismo non ha nulla da fare con le guerre. Tutte le guerre, anche quelle giuste, significano morte, distruzione, atrocità e lacrime. E questa non è una guerra di liberazione, una guerra come la Seconda Guerra Mondiale. (Tra parentesi: questa non è neppure una "guerra per il petrolio", come i pacifisti che nulla urlano contro Saddam e bin Laden, vogliono far credere nei loro cortei. Gli americani non hanno bisogno del petrolio iracheno.) E' una guerra politica. Una guerra fatta a sangue freddo per rispondere alla Guerra Santa che i nemici dell'Occidente hanno dichiarato con l'11 settembre. E' anche una guerra preventiva. Un vaccino, una operazione chirurgica che colpisce Saddam perchè (come credono Bush e Blair), tra i vari focolai del cancro, Saddam è il più ovvio e quello più pericoloso.

    Inoltre Saddam è un ostacolo che una volta rimosso permetterebbe a loro di ridisegnare la mappa del Medio Oriente come i francesi e gli inglesi hanno fatto dopo la caduta dell'Impero Ottomano. Per ridisegnarla e portare una Pax Romana, pardon, una Pax Americana, nella quale qualunque Paese prosperirà attraverso la democrazia e la libertà. Di nuovo, no. La libertà non può essere un regalo. E la democrazia non può essere imposta con le bombe, con armate di occupazione. Come diceva mio padre quando chiedeva agli anti-fascisti di partecipare alla Resistenza, così oggi dico a quelli che onostamente si fidano della Pax Americana, che i popoli devono conquistare la libertà da soli. La democrazia deve venire dalla loro volontà, ed in entrambi i casi un Paese deve sapere cosa significa ed in cosa consiste.

    In Europa la Seconda Guerra Mondiale fu una guerra di liberazione non perchè portò novità chiamate libertà e democrazia, ma perchè le ristabilì. Poichè gli europei sapevano in cosa consistevano. I giapponesi no: è vero. In Giappone, questi due tesori furono come un regalo, una riparazione per Hiroshima e Nagasaki. Ma il Giappone aveva già iniziato da prima il suo processo di modernizzazione e non può essere paragonato al mondo islamico di oggi. Come ho scritto nel mio libro quando ho definito bin Laden il picco di un iceberg e ho definito l'iceberg come una montagna che non si è mossa per 1.400 anni, che non cambia, che non emerge dalla sua chiusura, allora libertà e democrazia sono concetti che sono totalmente non correlati con l'ideologia dei testi sacri dell'Islam. Con la tirannia degli Stati teocratici. Così il loro popolo non solo la rifiuta per se, ma vuole cancellare la nostra.

    * * * * * *

    Tenuti su dal loro testardo ottimismo, lo stesso per i quali essi combatterono così bene a Fort Alamo e morirono tutti macellati da Santa Ana, gli americani pensano che a Baghdad essi saranno accolti come furono a Roma, Firenze e Parigi. "Loro ci festeggerenno, ci porteranno i fiori". Può darsi. A Baghdad tutto può accadere. Ma dopo questo? Più che due terzi degli iracheni sono sciiti che hanno sempre sognato di stabilire una repubblica islamica dell'Iraq, e anche i sovietici furono festeggiati al loro ingresso a Kabul. Essi anche imposero la loro pace. Essi anche ebbero successo nel convincere le donne a levarsi da dosso i burqa, ricordate? Dopo un po', però, essi dovettero andarsene. E vennero i talebani. Così io mi chiedo: cosa succederebbe se invece di imparare la libertà l'Iraq diventasse un secondo Afghanistan dei talebani? Se invece di democratizzarsi con la Pax Americana, l'intero Medio Oriente scoppiasse e il cancro si moltiplicasse ovunque? Come prode difensore della civilizzazione occidentale io dovrei unirmi a Bush e Blair nella difesa del nuovo Fort Alamo. Senza rilluttanza io combatterei e morirei con loro. E questa è l'unica cosa su cui adesso non ho per niente dubbi.



    Copyright Wall Street Journal


    questo e' un vero articolo di destra !!!
    Qui vanno postati questi articoli .
    E lo dico io che nutro antipatia per la Fallaci,ma bisogna essere oggetivi e distaccati nelle cose . Ancora un bravo a Lupo !

  4. #4
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    Oramai e' patetica...
    mi annoio persino a leggerla
    RAUS

  5. #5
    Orazio Coclite
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    Oriana chi?


  6. #6
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    che muoia Oriana con tutti i Filistei!

  7. #7
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    Predefinito Re: La rabbia... e il servaggio

    Originally posted by Lupo Mannaro
    "Come sarebbe bello se gli iracheni si liberassero da soli di Saddam Hussein. Come sarebbe bello se essi lo ammazzassero e appendessero il suo corpo per i piedi come abbiamo fatto noi italiani nel 1945 con Mussolini."
    Che schifo...

    Saluti.

  8. #8
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    Oriana scrive col fegato, non con il cervello (oltretutto ormai bacato dall'età).
    Testo infarcito di errori, menzogne e grossolanità.
    Un paio di esempi: dice che mussolini, se non fosse stato ucciso nel 1945, sarebbe stato "per sempre" dittatore d'Italia (!). Ma mussolini mica era immortale, sarebbe comunque morto verso gli anni '60, in un contesto di possibile "normalizzazione" del regime.
    Hitler non avrebbe potuto nascondere le V1 e V2 agli ispettori nel 1939 semplicemente perchè non ce le aveva ancora.

    povera oriana...

  9. #9
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    Cosa vi aspettavate da una "intellettuale" di nazionalità italiana, che vuole vendere il maggior numero di opere possibile? Scrive di argomenti che offrono spunto di discussione nei salotti bene della borghesia italiana e che risultano essere sempre gli stessi: filoamericanismo, liberismo, antifascismo, aniterrorismo, anticomunismo e farciti dal solito elogio ai martiri della resistenza che hanno partecipato a “salvarci” con l’appoggio degli americani dalle dittature del ‘900.
    Del resto se a leggere in Italia sono soprattutto i doppiopetto della buona borghesia e le loro dame, perché dovrebbe cambiare. Per lei che crede nel modello americano e nella società del mercato, è il profitto il principale obiettivo e pertanto i suoi scritti scontati sono dettati dalle esigenze di argomentazione dettati proprio dalla “domanda” stessa del mercato.
    A me fa c…re !
    Saluti.

  10. #10
    Affus
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    Predefinito

    Originally posted by Otto Rahn
    che muoia Oriana con tutti i Filistei!


    L'imam della moschea della mecca stasera ha detto in una predica :" che il grande Allah , possa affondare le navi degli infedeli che vogliono attacacre l' Iraq."
    Si compia, dunque , la volonta di Allah !

 

 
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