le tue obiezioni meritano senz'altro più di una riflessione. Ti rammento comunque che il mio tono provocatorio ed estremista è voluto, anche per stimolare il dibattito.
Orbene, la situazione attuale di sfacelo e decadenza è penosa per noi e non ci consente di fare del differenzialismo egalitario che porti a mettere sullo stesso piano la NOSTRA stirpe europea con le altre. Perchè è la nostra stirpe quella aggredita, umiliata, invasa, stuprata. Situazione che richiede urgentemente una presa di coscienza ed una reazione, pena cedere del tutto il terreno e franare.
Allora mi meraviglio che si piagnucoli sulla sorte degli indiani americani, quando è della NOSTRA sorte che dobbiamo preoccuparci.
Il darwinismo che ho espresso, depennati i toni polemici, è da intendersi non come un qualcosa di esterno, di neutrale, ma come un'arma ideologica della NOSTRA stirpe. Siamo noi che l'abbiamo inventato, no?! Lo stesso discorso vale per il differenzialismo. Se conviene in un momento di tale debolezza fare del differenzialismo, ok, è una strategia rispettabile. Ma non dimentichiamo che l'atteggiamento normale deve tendere al suprematismo. Gli africani oggi non sono certo differenzialisti, ma istintivamente suprematisti, nel loro affanno di riprodursi come locuste e colonizzarci. Non vorrei che noi si restasse differenzialisti-buonisti, quando altri popoli esprimono un vitalismo suprematista aggressivo proprio nei nostri confronti. Del resto io mi sono definito "suprematista moderato", non differenzialista.
Vedi, è impossibile porsi su un piano visuale neutro, perchè io e te apparteniamo ad una certa stirpe, quella europea, ed è a questa e non ad altre che dobbiamo lealtà e venerazione. Come si sostiene dunque il differenzialismo se non forzando la condizione necessariamente caratterizzata etnicamente che tutti noi abbiamo?
Per il resto è vero che la "civiltà" dell'homo americanus è degenerata, decadente. Ma gli yankees restano pur sempre nostri figli, nel bene o nel male. E dobbiamo guardare loro in questi termini, come figli degeneri da redimere, non come estranei da combattere. Dobbiamo sforzarci di salvarli da loro stessi, anche se ciò può apparire utopico.
In quanto agli indios... condivido un sentimento di malinconia per le tante civiltà e culture distrutte, ma non posso spendere tanta emotività quando vedo oggi che sono i NOSTRI popoli a soffrire ed essere minacciati. Sino agli anni '70, quando ancora non si profilava la spaventosa decadenza attuale, anch'io tifavo per gli indiani. Adesso non più.
saluti




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