Venticinque anni fa venivano uccisi Fausto e Iaio, due giovani del Leoncavallo
Morire di marzo
Vittorio Bonanni
E'il 18 marzo del 1978, a soli due giorni dal clamoroso rapimento del leader della Democrazia Cristiana Aldo Moro da parte di un commando delle Brigate Rosse. A Milano due giovani del centro sociale Leoncavallo, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio, dopo aver passato il pomeriggio rispettivamente con gli amici al Parco Lambro e con la propria ragazza, si ritrovano alla Crota Piemunteisa, dove normalmente si vedono i giovani del centro. Decidono poi di andare a cena insieme a casa di Fausto dove la madre era in procinto di preparare la cena. Non fanno la solita strada e durante il percorso, nei pressi di Via Mancinelli, sono attratti da un gruppo di persone, con i quali i due attivisti del Leoncavallo scambiano animatamente alcune battute. Forse qualcuno li conosce o conosce almeno uno dei due. A quel punto succede il peggio e i fatti hanno il conforto di una testimone oculare, la signora Marisa Biffi, che abita da quelle parti. Si sentono dei rumori, sembrano dei petardi ma purtroppo sono degli spari. Iaio muore subito sotto gli otto colpi dei killer sparati con determinazione e professionalità assassina. Fausto spira invece mentre si trova in ambulanza. I killer fuggono e secondo alcune testimonianze si sarebbero rifugiati in un garage considerato allora un deposito di cocaina ad uso e consumo degli spacciatori della zona.
E sembra proprio questo il motivo per il quale due giovani neanche ventenni hanno smesso di vivere. Il Leoncavallo in quegli anni si batte con forza contro la diffusione dell'eroina a Milano. Lo scontro a volte è durissimo, e proprio nella zona del duplice omicidio, la Lambiate-Casoretto, si verifica una escalation degli avvenimenti. ll mondo dello spaccio è limitrofo, quando non coincide del tutto, con quello dell'estrema destra. Non sono pochi i locali dati alle fiamme perché considerati luoghi di spaccio e proprio nell'area della sinistra più estrema nasce l'idea di pubblicare un libro bianco di denuncia, con nomi e cognomi di chi spaccia e l'elenco dei luoghi predisposti a questa attività criminosa.
Giovani contro l'eroina
Tra i giovani più attivi su questo fronte ci sono appunto Fausto e Iaio. Il primo in particolare viene ricordato da tutti nella zona, commercianti e farmacisti, per essere molto attivo nel seguire le piste più svariate che potessero portare ad individuare qualcuno legato allo spaccio. E per poter realizzare il libro bianco i due, come molti altri, sono costretti a frequentare ambienti a dir poco pericolosi. Un impegno sociale pagato a caro prezzo ma qualcuno non condivide questa versione e pensa che i due ragazzi siano stati uccisi perché sono venuti a conoscenza di qualcosa di grosso. Non dimentichiamo che sono i giorni del rapimento Moro.
Malgrado tutti pensassero al leader democristiano sequestrato, il 22 marzo di venticinque anni fa Milano risponde senza esitazione all'ennesimo crimine di quegli anni che aveva stroncato ancora una volta due giovani vite. Almeno 100mila persone partecipano in massa ai funerali in piazza S. Marteno. Sul luogo del duplice omicidio vengono lasciati centinaia di messaggi, poesie, pensieri vari dedicati ai due compagni uccisi. Furono poi recapitati al Leoncavallo e a Radio Popolare. Successivamente un gruppo di amici e amiche di Fausto e Iaio utilizzano questo materiale per realizzare un libro ... che idea morire di marzo. Le poesie, le lettere, i ricordi per Fausto e Iaio, divenuto famoso negli ambienti della sinistra extraparlamentare. Nei giorni che intercorsero tra la morte dei due attivisti e i funerali, la sinistra storica e i sindacati discutono e litigano sulla eventuale partecipazione o meno alle esequie. Lo stesso avviene anche nell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia). Ma il fossato che divide appunto la sinistra ufficiale da quella del "movimento del '77" non impedisce ai lavoratori di tutte le fabbriche di Milano di incrociare le braccia, ai consigli di fabbrica, tra questi quello di Mirafiori, di prendere parte al corteo funebre, e a tanti militanti del Partito comunista di partecipare ed esigere, al pari di tutti gli altri, verità e giustizia.
Misteri d'Italia
Malgrado le indagini svolte negli anni '80 e '90 abbiamo dimostrato che la matrice del duplice assassinio era indiscutibilmente di destra, anche l'omicidio di Fausto e Iaio è destinato a restare uno dei tanti fatti di sangue senza colpevoli e dunque impunito. Nel 1992, dopo quattordici anni di silenzio ostinato da parte della magistratura, l'inchiesta portata avanti dal giudice Salvini arriva alla conclusione che l'omicidio è politico e che la matrice dello stesso è riconducibile all'estrema destra romana e in particolare ai Nar, un gruppo terroristico neofascista operante negli anni '70 e '80. Un ritardo impressionante, quello dei giudici, che porta inevitabilmente e inesorabilmente all'archiviazione dell'inchiesta il 6 dicembre del 2000. Chi documenta con perizia tutto l'iter giudiziario della vicenda relativa alla morte di Fausto e Iaio è il giornalista Daniele Biacchessi. Nel 1996 pubblica il libro Fausto e Iaio con la Baldini e Castoldi. Dopo l'archiviazione della vicenda da parte del Giudice delle Udienze Preliminari del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, esce una nuova e aggiornata versione del libro in edizione "on line". Biacchessi, attualmente caporedattore di Radio 24, è proprio uno di quelli che non pensano alla tesi della lotta contro gli spacciatori, per la quale i due sarebbero stati uccisi. Innanzitutto il giornalista punta l'indice contro la Forleo, la quale sostiene che ci sono solo indizi a carico dei tre indagati (Massimo Carminati, Mario Corsi e Claudio Bracci) legati all'estrema destra. Ma il Gip non segue le tracce segnalate dall'avvocato di parte civile Luigi Mariani che riguardano, per esempio, il fatto che Carminati aveva forti legami con il Sismi e nel 1999 è stato arrestato mentre frugava nel caveau del Tribunale di Roma. Non si è inoltre indagato sulla vicinanza dell'abitazione di Fausto al famoso covo di via Montenevoso delle Brigate Rosse, dove viene ritrovato il memoriale di Moro e dove i carabinieri arrivano troppo tardi perché con tutta probabilità devono coprire degli infiltrati. Insomma un mistero che potrebbe restare tale. L'unica speranza è la riapertura dell'inchiesta dopo l'arresto di Pasquale Belsito in Spagna, un individuo che sostiene di sapere qualcosa sull'omicidio di Fausto e Iaio. Ma l'uomo, nei confronti del quale è stata chiesta l'estradizione, è ancora in Spagna e nessuno si sta preoccupando di andare ad interrogarlo. Forse, come sostiene Biacchessi, «il movente dell'omicidio di Fausto e Iaio nasconde un segreto che nessuno vuole raccontare.»
www.liberazione.it




Rispondi Citando