…che batte i piedi in terra come una “zitella” isterica.
Come sente la parola Kosovo gli vengono i nervi. Qualche compagno pacifista, in piazza, lo apostrofa come “bombardiere”, ricordando i 78 giorni di attacco aereo alla Serbia, da lui ordinati in compagnia della Nato che no ha nel suo Statuto il cambio dei regimi a mezzo guerra preventiva, e senza l’avvallo Onu, anzi, contro il veto russo annunciato. Gli avversari “pollisti”, allora all’opposizione, lo sostennero pensando che la “belligeranza” in quel caso fosse giusta, visto che l’allora inquilino del Quirinale, il pacifista senza se e senza ma Scalfaro, che ancora non aveva letto la Costituzione italiana come biascica in queste ore nei suoi noiosi e volgari comizi; adesso ricordano al pacifista “bombardiere”, a parti rovesciate, la “sua” guerra di sinistra e umanitaria, bella e legittimante. Gliela ricordano per sottolineare quanto oggi sia in contraddizione con se stesso mentre recita la parte del pacifista e onusiano ad honorem.
Il “bombardiere” urla buffone a Giovanardi che lo incastra sul “carattere amministrativo” della sua decisione di guerra, sulla quale il Parlamento fu”esaustivamente” informato piuttosto tardi e votò a bombardamenti abbondantemente iniziati (leggetevi la dichiarazione di voto di Bertinotti, per conoscere i fatti come sono realmente accaduti).
Baffetto D’Alema se la prende a cuore, sbatte il cucchiaio sul seggiolone urlando che questa è la prova dell’impossibilità di una politica bipartisan. Si allinea così a Cofferati e alla sua linea di “scontro senza se e senza ma”. Però l’ex Cgil almeno si è pubblicamente pentito dell’avvallo dato alla guerra del Kosovo, preparandosi ad una stagione politica nuova. D’Alema è al contrario il solito bamboccetto viziato, arrogante, voglioso di tutto; l’applauso del Pentagono quando siede al governo, le carezze della piazza quando è all’opposizione.
Si conferma “perdente”.
saluti




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...il Kosovo... 