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Discussione: Baffetto D'Alema...

  1. #1
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    Predefinito Baffetto D'Alema...

    …che batte i piedi in terra come una “zitella” isterica.

    Come sente la parola Kosovo gli vengono i nervi. Qualche compagno pacifista, in piazza, lo apostrofa come “bombardiere”, ricordando i 78 giorni di attacco aereo alla Serbia, da lui ordinati in compagnia della Nato che no ha nel suo Statuto il cambio dei regimi a mezzo guerra preventiva, e senza l’avvallo Onu, anzi, contro il veto russo annunciato. Gli avversari “pollisti”, allora all’opposizione, lo sostennero pensando che la “belligeranza” in quel caso fosse giusta, visto che l’allora inquilino del Quirinale, il pacifista senza se e senza ma Scalfaro, che ancora non aveva letto la Costituzione italiana come biascica in queste ore nei suoi noiosi e volgari comizi; adesso ricordano al pacifista “bombardiere”, a parti rovesciate, la “sua” guerra di sinistra e umanitaria, bella e legittimante. Gliela ricordano per sottolineare quanto oggi sia in contraddizione con se stesso mentre recita la parte del pacifista e onusiano ad honorem.
    Il “bombardiere” urla buffone a Giovanardi che lo incastra sul “carattere amministrativo” della sua decisione di guerra, sulla quale il Parlamento fu”esaustivamente” informato piuttosto tardi e votò a bombardamenti abbondantemente iniziati (leggetevi la dichiarazione di voto di Bertinotti, per conoscere i fatti come sono realmente accaduti).
    Baffetto D’Alema se la prende a cuore, sbatte il cucchiaio sul seggiolone urlando che questa è la prova dell’impossibilità di una politica bipartisan. Si allinea così a Cofferati e alla sua linea di “scontro senza se e senza ma”. Però l’ex Cgil almeno si è pubblicamente pentito dell’avvallo dato alla guerra del Kosovo, preparandosi ad una stagione politica nuova. D’Alema è al contrario il solito bamboccetto viziato, arrogante, voglioso di tutto; l’applauso del Pentagono quando siede al governo, le carezze della piazza quando è all’opposizione.

    Si conferma “perdente”.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Baffino è nervoso per tanti motivi, e su alcuni di questi (la deriva massimalista della sinistretta che lo spiazza sempre di più, e lo costringe all'inseguimento) noi liberal-democratici e liberal-conservatori non possiamo ....esultare troppo.

    Shalom!

  3. #3
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    Predefinito Solo baffetto ?

    Poteva capitargli anche a lui quello che ho gustato un'oretta fa su LA7 in un servizio sulla manifestazione odierna a Roma.

    Coi sui discorsi ripetitivi Rutelli elogiava tutto e tutti per la manifazione della pace a Roma, ma ad un certo punto le domande e una di queste fa crollare il concetto di illeggitimità della guerra.
    Un giornalista ha chiesto: "Come spiega lei l'assenza alla vostra manifestazione di rappresentati dei Curdi, Sciiti e Iracheni ?".

    Il Laconico risponde che pochi minuti prima c'erano stati dei Curdi e all'incalzare del giornalista che chiedeva che cosa avessero detto e perché su tutti i giornali gli stessi dichiaravano d'essere d'accordo con la guerra, Rutelli si ripete e ripete che questa è una manifestazione per la pace aperta a tutti ...

    Insomma il povernino non è riuscito a spiegare perché Curdi, Sciiti e Iracheni non approvano la loro manifestazione, anzi di cuore approvano l'intervento di Bush.

    Diamine, e se loro la negano dove sta l'illeggitimità ?
    Allora è illeggittima la manifestazione, perché va contro gli interessi dei medesimi che vorrebbero difendere, anzi non solo illeggittima, ma persino bugiarda.

    D:
    Cosa pensereste voi se durante la II Guerra d'Indipendenza vi fosse stata la stessa manifestazione per la pace contro Napoleone III schierato in Lombardia contro Radeskij ?
    R:
    Abbiamo 9/10 di storia italiana illeggitittima !

    Giorgio
    Saluti Liberali
    Giorgio

  4. #4
    cittadino
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    Predefinito Ulivo, deputati ispezioneranno basi Usa e Nato

    Ulivo, deputati ispezioneranno basi Usa e Nato

    «Da lunedì prossimo i parlamentari dell'Ulivo e di Rifondazione comunista torneranno nelle basi Usa e Nato per compiere nuove ispezioni e verificare
    il loro utilizzo nella guerra contro l'Iraq». Lo ha annunciato
    il deputato Verde
    Paolo Cento.


    Corriere delle Sera 22/03/2003
    Saluti Liberali
    Giorgio

  5. #5
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    Predefinito Re: Ulivo, deputati ispezioneranno basi Usa e Nato

    Originally posted by GiorgioB
    Ulivo, deputati ispezioneranno basi Usa e Nato

    «Da lunedì prossimo i parlamentari dell'Ulivo e di Rifondazione comunista torneranno nelle basi Usa e Nato per compiere nuove ispezioni e verificare
    il loro utilizzo nella guerra contro l'Iraq». Lo ha annunciato
    il deputato Verde
    Paolo Cento.


    Corriere delle Sera 22/03/2003
    ________________________________________

    Già:e quando - appena 4 anni fa:in piena era ulivista - i cacciabombardieri della NATO decollati dalle basi sul nostro territorio "scaricavano" le bombe inesplose o in sovrappiù,a missione ultimata,nell' Alto Adriatico,dov' era Baffino,oggi zelante ed energico difensore della nostra sovranità (e sicurezza) nazionale?

    Che formidabile "campione" di trasformismo e pusillanimità!

    Saluti


    T.

  6. #6
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    Predefinito Come esportare la democrazia....

    …secondo D’Alema.

    Il Riformista pubblica una serie di dichiarazioni di D’Alema, rilasciate in occasione di una manifestazione pacifista, di quelli per la pace senza se e senza ma, tenutasi l’altro ieri intorno al Colosseo con la candela in mano.
    Prima riga:”Per D’Alema non si esporta la democrazia”; vedremo che non è vero.
    Seconda riga:”George Bush vuol fare Napoleone”. Magari, dico io, scrive Giordano Bruno Guerri che firma l’articolo che liberamente riporto, apparso su Il Giornale di sabato 22 marzo 2003.
    Magari, ma si sa che Bush conosce Napoleone poco poco, più o meno come lo conosce D’Alema. E poi, perché ricorrere all’esempio di Napoleone come esportatore di democrazia con la guerra? C’è un esempio molto più vicino a noi e che il presidente diessino D’Alema conosce benissimo: quante guerre ha fatto, ha promosso, sostenute la gloriosa Unione Sovietica per esportare la “democrazia socialista”?
    Sul “maledetto Kosovo” D’Alema ripete noiosamente che quello era diverso dall’Iraq. Lì si trattava della Nato, dice, era legittimo anche senza consenso dell’Onu: come se Nato fosse meno unilaterale di una alleanza Usa-G.B.-Spagna con l’appoggio di molti Paesi occidentali.

    Ma è quando dice che la democrazia non si esporta con le guerre che D’Alema dimostra la sua ignoranza in Storia e la sua disonestà intellettuale, tanto grave e fisiologica da farne un perdente.
    Basterebbe dire che se gli americani non avessero fatto la guerra ad Hitler, oggi D’Alema avrebbe i baffi molto più corti, diciamo una striscia verticale sotto il naso, in onore del grande fondatore del Terzo Reich. La Seconda Guerra Mondiale portò la democrazia non solo in Germania e in Italia e in Giappone, ma in gran parte dell’Europa allineata all’Asse, in Asia e in Africa.
    Andando un po’ indietro, la Prima Guerra Mondiale portò democrazia e libertà a molti paesi sottomessi all’Austria-Ungheria; la Turchia ex ottomana non ebbe subito la democrazia, ma grazie alla guerra e al dittatore Kemal (Ataturk) conquistò la modernizzazione e si deislamizzò. Non è un caso che in nessun paese islamico ce ne sia una decente, e credo che una democrazia decente sia più importante di quello che D’Alema chiama “occidentalizzazione forzata” e “legalità internazionale”: una legalità che alla fine si risolve nel diritto di veto che hanno all’Onu i Paesi vincitori della Seconda Guerra Mondiale.
    E’ l’Onu con le sue regole vecchie e inattuali che ha lasciato libero Saddam di gasare interi villaggi curdi, e ad altri a tagliare le mani e lapidare le adultere.
    Il “modello Usa” non sarà il migliore ma certamente è preferibile alla brutalità primitiva delle leggi coraniche
    E la guerra in Corea? Senza l’intervento Usa oggi non avremmo una Corea del Sud democratica e benestante e una del Nord che muore di fame e minaccia di buttare le bombe atomiche sulla testa dei vicini. E una guerra americana persa, quella del Vietnam, guarda caso non portò alla democrazia ma ad una dittatura violenta.
    E pure una guerricciola piccola piccola, quella della Falkland tra Gran Bretagna e Argentina, determinò la caduta della dittatura sudamericana.
    D’Alema lo sa bene che democrazia non è solo “potere del popolo e libertà”. E’ anche benessere del popolo.

    Ma D’Alema è un perdente.

    saluti

  7. #7
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    da www.carlopelanda.com

    " Basta con il fogliafichismo


    Di Carlo Pelanda ( IL GIORNALE 4-3-2003)

    Mal di pancia. Qualcuno di voi sente disagio per le prospettive di guerra. Ma io ne provo uno maggiore nel vedere quanto sia difficile costruire il consenso per abbattere un dittatore provatamente pericoloso per la stabilità internazionale oltre che repressivo nei confronti della sua gente. Mi sale alla gola il vomito nel vedere l’America ostacolata e ricattata e uno Chirac ambiguo erto a campione della pace, osannato da un milione di algerini per il suo antiamericanismo. Soffro fisicamente nel notare come Saddam Hussein riesca a prenderci in giro. Mi vengono i crampi nel vedere che tanti invocano l’Onu come foglia di fico legittimante senza valutarne l’efficacia come luogo ove si pongono le regole internazionali per la sicurezza globale. Mi chiedo quanti di voi abbiano le viscere sconquassate per gli stessi motivi. La sensazione è che siate in tanti. Ma che non vi esprimiate a causa di un conformismo fogliafichista che di fronte a qualsiasi problema recita pace e Onu come un mantra senza il coraggio di valutare quale pace e a quali condizioni e quale Onu e cosa dovrebbe fare. Se fosse così, allora ritengo utile dare l’esempio di una posizione netta: di Saddam non possiamo fidarci, il disarmo corrisponde alla sua rimozione dal potere, se non se ne va con le buone lo manderemo via con le cattive, nessun dubbio nel fare la guerra quando è necessaria. Se ci saranno problemi di conseguenze li affronteremo, ma mai ci faremo intimidire da tale complessità. Come cittadino di un Paese che non ha le risorse per dare un aiuto militare diretto alla bonifica dell’Irak sento ancor più intensamente il dovere civile di invocare almeno un forte supporto politico all’azione. Adesso mi sento meglio. Chi prova le stesse cose cominci a dirlo, a testimoniarlo apertamente, a contrastare sia la vigliaccheria del pensiero debole sia le truppe dell’antiamericanismo travestito da pacifismo. Mi sentirei ancora meglio se non fossimo in una situazione di spettatori, ma di protagonisti: noi ad invocare la rimozione di regimi pericolosi e non solo a fare da tifosi per chi lo propone o chi lo ostacola. Ma facciamo almeno quello che possiamo. Corro il rischio di essere chiamato guerrafondaio? Pazienza, sarebbe peggio sentirsi un vigliacco.

    Mal di testa. Le budella mi si sono rivoltate perché la mente razionale, se me ne riconoscete una, ha registrato un grave pericolo. L’aver paura più della guerra che di una dittatore mostra un Occidente prigioniero dell’illusione di mantenere la propria ricchezza non facendo più che facendo. Le civiltà cominciano a morire così. Vedere una Onu che blocca le azioni di ordinamento invece di favorirle mi fa temere la fine nel ridicolo della più preziosa istituzione globale che abbiamo. L’osservare che il gioco strumentale di Francia, Russia - meno la Germania nella realtà a porte chiuse - e Cina riesce a mettere in seria difficoltà l’America mi fa temere che la leadership mondiale passi a potenze di minor profilo morale oppure si apra un periodo di disordine tra blocchi contrapposti. In particolare, gli Usa si sono messi in difficoltà per eccesso di trasparenza. Nel loro sistema interno non sono ammesse mosse segrete, quali, per esempio, buttar giù un regime di nascosto (come fecero in Cile nel 1973 e appresero la lezione). E il tentativo di onestamente esplicitare i motivi ed una teoria per dare sicurezza al mondo li hanno messi nella trappola di una Onu non riformata dove le altre potenze hanno colto l’opportunità di regole non adeguate ai nuovi requisiti di sicurezza globale o per ricattare o per limitare l’influenza statunitense. Per cui ora l’America si trova, a causa della sua moralità e saggezza nel voler rispettare l’Onu (emersa, tra l’altro, dopo duri contrasti all’interno dell’Amministrazione Bush nell’estate del 2002), costretta a cedere ai ricatti per ricevere la legittimità oppure a farsi dichiarare illeggittima se conduce l’azione che ritiene giusta con buone e credibili motivazioni. Tale situazione mi sembra un evidente sintomo di cortocircuito con rischio di fusione dell’intero impianto dell’ordine mondiale. C’è una soluzione? Certo, far evolvere la carta dell’Onu, cioè la responsabilità delle nazioni, affinché diventino più stringenti i requisiti esterni ed interni di cittadinanza nella comunità internazionale: non aggressività, divieto di proliferazione nucleare e biochimica, standard di convergenza tra nazioni, di ordine economico interno e, il più importante, di democrazia o per lo meno di tendenza verso di questa. Ciò non darebbe spazio preventivamente a dittatori e politiche di potenza ed eviterebbe agli Usa di dover formulare una dottrina di guerra preventiva che è sintomo di impotenza degli altri più che di volontà di potenza propria. L’unilateralismo americano è una risposta disperata ad un mondo che non persegue la stabilità, ma sempre di più ricade nei vecchi nazionalismi o cinismi di imbecillità morale: la fatica di Atlante che già vi descrissi. E’ proprio questa analisi realistica che muove le viscere e impone scelte nette ed immediate: o di qua o di là. Per me Occidente, chi lo sente si mobiliti perché è ora.

    "

    Saluti liberali

  8. #8
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    dal quotidiano IL GIORNALE

    " il Giornale del 27/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    Inserzione sui giornali Usa

    Gli italoamericani contro D'alema & C
    Giorgio C. Morelli
    --------------------------------------------------------------------------------

    Vergogna Bertinotti - vergogna D Alema - vergogna Rutelli". E il titolo a caratteri cubitali di una inserzione pubblicata quasi a tutta pagina, per ben tre volte in questi ultimi giorni, su America Oggi: il popolare e storico quotidiano degli italiani è italoamericani, diffuso in tutto il Nord America insieme a La Repubblica. L'autore di questo grande spazio pubblicitario è uno stimato e famoso businessman di origine siciliana, Tony Di Piazza, che da 30 anni vive a New York; dove è titolare di un'avviata agenzia immobiliare nel Queens. Di Piazza ha sborsato di tasca propria alcune migliaia di dollari per esprimere la sua rabbia e indignazione contro "tutti gli ipocriti politici della sinistra italiana per il loro atteggiamento antiamericano", come si legge nel sottotitolo della sua inserzione.
    Tre anni fai maggiori quotidiani e settimanali italiani, oltre ai telegiornali Rai, dedicarono degli ampi servizi a questo cinquantenne nato a San Giuseppe Jato, nel Palermitano, che a sue spese creò un web-site in italiano e inglese dedicato al condannato a morte Rocco Derek Barnabei, dove prometteva una ricompensa di 50 mila dollari a chi avrebbe fornito informazioni utili che avrebbero potuto salvare questo italo americano dal boia della Virginia. Oltre a finanziare di tasca propria gli investigatori privati, tra la riluttante comunità italiana di New York, Di Piazza riuscì a raccogliere oltre 50mila dollari che servirono per pagare ulteriori investigazioni e test che avrebbero potuto aiutare Rocco. "Di Barnabei non voglio parlare, perché sapete tutti come è andato a finire; quando c'è da aiutare un italiano, un italo americano o la nostra comunità sono il primo a farmi avanti", mi spiega al telefono mister Di Piazza, dopo ore e ore che provo a chiamarlo in ufficio, sul cellulare, a casa. "Sto ricevendo telefonate a non finire da amici, conoscenti, vicini e gente che non conosco che mi ringraziano per questa mia inserzione contro Bertinotti, D'Alema e Rutelli. La stragrande maggioranza degli italoamericani e italiani che vivono in America la pensano come me, sono inorriditi e increduli di fronte all'atteggiamento antiamericano dei politici della sinistra che sono più dalla parte di Saddam che con l'America: il Paese simbolo di libertà, democrazia e tolleranza nel mondo", aggiunge Di Piazza che non è affatto un ultraconservatore né ha idee di centrodestra. "Tutt'altro, sono un liberai che vota con la propria testa, sia repubblicano che democratico, dipende da problema a problema, da candidato a candidato", replica il businessman del Queens, amico di diversi senatori e deputati della sinistra italiana (tra i quali il diesse senese Maurizio Vigni), ai quali faceva da punto di riferimento negli Usa nella vicenda Barnabei. Perché spendere tanti dollari per questa inserzione contro la sinistra italiana? "Ho assistito sul Tg3 a un'intervista di Bertinotti esilarante, dove usava parole durissime e vergognose contro l'America, parlava di boicottare i prodotti americani. Roba da non crederci! Ma come si permette Bertinotti a non considerare una cosa del genere: milioni di italiani vivono grazie al made in Italy che viene esportato negli Usa. Con Bertinotti la vergogna non ha limiti, si è dimenticato che migliaia di americani sono morti per liberare l'Italia?", si scalda subito il businessman di origine siciliana, che la scorsa settimana con altri italo americani di New York ha raccolto in una sola serata ben 90mila dollari a favore dei terremotati del Molise. "Bertinotti, D'Alema e Rutelli dovrebbero visitare i cimiteri di Anzio, Nettuno e Cassino dove sono sepolti migliaia di soldati americani e riflettere un po' prima di parlare", aggiunge con rabbia Di Piazza, che sta considerando l'eventualità di venire in Italia con altri italo americani per partecipare alla manifestazione a favore degli Stati Uniti: l'Usa-Day. "L'idea di pubblicare una grande inserzione su America Oggi mi è venuta dopo, quando ho ascoltato D'Alema nel suo intervento a "Porta a porta", la scorsa settimana. Ha dimenticato improvvisamente che quando era presidente del Consiglio ha fatto partecipare gli aerei italiani nei bombardamenti sul Kosovo senza l'autorizzazione dell'Onu? D'Alema e Rutelli si dovrebbero vergognare a strumentalizzare la guerra in Irak per obiettivi politici", dice mister Di Piazza che lancia una minaccia elettorale alla sinistra italiana. "Ripeto: non sono un ultrà di destra, tutt'altro. Mi sono sentito con centinaia di italiani che vivono negli Usa, di destra e di sinistra, e siamo pronti ad assicurare alla sinistra italiana che nelle prossime elezioni politiche non dimenticheremo l'atteggiamento antiamericano di Bertinotti, D'Alema e Rutelli quando dovremo eleggere nel Nord America i nostri deputati e senatori al Parlamento italiano. Vedrete". Infine mister Di Piazza mi fa notare che quando era in prima fila ad aiutare Barnabei, era su tutti i maggiori giornali italiani: "Una pubblicità che non volevo, anche Fabrizio Del Noce del Tgl dedicò due servizi alle mie iniziative. Volevo soltanto aiutare Rocco. Ora invece il buio totale su questa mia iniziativa su America Oggi. Il Giornale è stato l'unico a chiamarmi". Anche 1'italo americano Di Piazza ha capito come vanno le cose in Italia, altro che bipartisan come dicono gli americani.
    "

    Shalom!!!!

  9. #9
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    dal CorSera

    " Corriere della Sera del 01/04/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Fassino a Cofferati: basta con i sospetti morali
    Il leader Ds: da stalinisti cercare il traditore nel proprio campo. Se c'è chi lavora per la scissione sappia che sarà sconfitto
    Antonio Macaluso
    --------------------------------------------------------------------------------

    La guerra. Ma anche l'Ulivo, i Ds, le divisioni. Un Fassino a tratti ruvido ma determinato a incalzare il governo, tenere unito l'Ulivo, ricordare a Sergio Cofferati che il segretario del partito è lui. La guerra, dunque. «L'andamento dei primi dodici giorni indica come le preoccupazioni di chi questa guerra non la voleva fossero fondate. Era prevedibile che avrebbe aperto un solco di ulteriore incomunicabilità con le opinioni pubbliche dei Paesi arabi. Siamo di fronte alla prospettiva di una guerra lunga e nessuno può augurarsi che duri. E' inconcepibile che la sinistra si divida in un dibattito francamente salottiero su quanto debba durare la guerra. Tutti dobbiamo volere che duri il meno possibile. Semmai dobbiamo chiederci quale possa essere l'iniziativa che consenta questo obiettivo. Intanto penso che subito occorra attivare un programma straordinario di aiuti umanitari. Ma, al di là di questo, occorre un'iniziativa del nostro governo, con i partner europei, per la convocazione immediata del consiglio di sicurezza Onu perché si verifichi la praticabilità di una iniziativa che tenga insieme sospensione delle ostilità, ripresa del disarmo dell'Iraq, avvio di un processo di transizione democratica in Iraq e, parallelamente, la ripresa del processo di pace in Medio Oriente. La richiesta di cessazione unilaterale delle ostilità solo agli Usa, senza porre le altre questioni, sarebbe irrealistica e assolverebbe Saddam Hussein dalle sue gravi responsabilità ».
    - In questo piano non c'è, come dice Cofferati, del cinismo?
    «Credo che la cosa più cinica sia non porsi il problema di far terminare la guerra rapidamente per evitare sofferenze a degli inermi. La mia posizione cerca di individuare uno spazio politicamente praticabile e perseguibile per degli obiettivi che consentano la soluzione della crisi».
    - Però è al governo che spetta l'iniziativa in sede europea
    «E infatti io penso che su questo si debba incalzare il governo, che finora ha avuto atteggiamenti opportunistici e contradditori. L'opposizione deve essere unita. Giudicherei un gravissimo errore usare parole d'ordine massimalistiche solo per piantare la propria bandierina: parliamo di pace e di guerra. Occorre senso di responsabilità».
    - E qui arriviamo al modo di essere opposizione che, più o meno come prima, sembra divisa e litigiosa
    «Credo che un'opposizione debba sempre porsi l'obiettivo di allargare i suoi consensi. Vedo invece con preoccupazione emergere spesso in parte dell'opposizione la tentazione di una politica che riduce il consenso. Non mi hanno mai convinto le logiche dei puri e duri, dei pochi ma buoni, così come non mi convincono i "senza se e senza ma" . Quegli elettori che alle elezioni presidenziali americane hanno ritenuto che fosse più puro e duro votare per Ralph Nader, in nome del "senza se e senza ma", hanno consegnato a Bush la presidenza quando, se avessero votato per Gore, anche con qualche se e con qualche ma, oggi non ci sarebbe la guerra. Già stiamo scontando i danni della divisione sindacale, non credo si possa guardare a cuor leggero a comportamenti e atti che possano compromettere anche l'unità dell'Ulivo e dividere i Ds. Mi colpisce, come un elemento di regressione culturale, che si sia smarrito un Abc della politica, che è la capacità di costruire alleanze e di realizzare intorno ai propri obiettivi un consenso maggioritario nella società per tornare a governare. Io ho lavorato per l'unità del centrosinistra e dei Ds. L'ho fatto con grande determinazione e anche generosità. Scontando qualche incomprensione. Oggi ci sarebbero le condizioni per rilanciare l'Ulivo».
    - Un anno fa ci fu il gesto clamoroso di Nanni Moretti dal palco di piazza Navona
    «Quello schiaffo chiedeva: l'opposizione c'è? Un anno dopo c'è. E si è costruita per tanti percorsi: la mobilitazione del movimento sindacale, i girotondi e la società civile, i partiti - a cominciare dal nostro, che ha messo in campo un rilancio larghissimo di iniziative -, l'Ulivo e la sua opposizione in Parlamento. Insomma, il fiume dell'opposizione si è rimesso in moto e ci sono le condizioni per un salto che faccia percepire il centrosinistra come una credibile alternativa di governo. E questo ancor più in una fase in cui il centrodestra è in difficoltà. Con la guerra si vedono meno gli errori, le difficoltà, le contraddizioni in politica interna del centrodestra: ma ci sono».
    - Questo può valere anche per voi
    «Proprio per questo dobbiamo cogliere gli spazi che abbiamo aperti di fronte. Soprattutto il fatto che, nel momento in cui chi governa dimostra di non farcela, è dovere dell'opposizione accelerare la elaborazione di una proposta che dimostri al Paese che c'è chi ce la può fare».
    - Ma il problema non è solo dell'Ulivo, è soprattutto vostro
    «Ci sarebbero le condizioni per un maggiore unità anche dei Ds. La convenzione programmatica che terremo a fine settimana punta a una proposta di programma largamente unitaria. Per questo guardo con preoccupazione a chi ha la tentazione a far emergere la distinzione a tutti i costi».
    - Cofferati dice che le diversità sono un valore, non un limite
    «Io non contesto i diritti della minoranza: siamo un partito pluralista, che ha abbandonato centralismo democratico e riconosce la legittimità di una pluralità di posizioni e le considera una ricchezza. A patto che la diversità di posizioni non sia rifiuto al confronto, ricerca pregiudiziale di una distinzione. Un partito democratico ha un momento in cui si confrontano le posizioni e si definisce la strategia che è il congresso: lì si discute, ci si misura e ci si conta. Poi si lavora con assunzione comune di responsabilità che, senza annullare le differenze, faccia però vivere il partito come un organismo unitario. Se invece si persegue un doppio binario per cui la minoranza sta dentro il partito con una linea che si distingue su tutto e al tempo stesso si struttura con un'associazione che fa concorrenza al partito, l'esito di tutto questo è solo la paralisi e una logica dissolutiva. Questa è una logica autoreferenziale, che nessuno capisce, a cominciare dal nostro elettorato. Quindi non chiedo affatto alla minoranza del partito di celare le sue posizioni, ma di non cristallizzarle, di non farne oggetto di divisione del partito oltre il lecito. Mi chiedo ad esempio se sia giusto che ogni diversità di posizione debba tradursi in una distinzione di voto in Parlamento, regola che non è applicata in nessun partito di sinistra in Europa».
    - Però, dice Cofferati, tra un congresso e l'altro la situazione non può e non deve restare cristallizzata
    «Non contesto alla minoranza di cercare di allargare i propri consensi, ma in tutto ci vuole misura e la misura è data dal riconoscimento di chi dirige il partito. E invece, lo dico con amarezza, troppo spesso si è alimentato un sospetto morale: si è fatto credere che chi dirigeva il partito non volesse fare opposizione, non avesse la schiena dritta, avesse perso i suoi valori. Io non posso accettare questo terreno perché c'è solo disconoscimento. E' un vecchio retaggio dello stalinismo quello, anziché di misurarsi con i problemi, di cercare il traditore nel proprio campo e io lo rifiuto. Per questo mi ha amareggiato molto l'episodio di Catilina, perché mi chiedo se è solo un infortunio o se è un infortunio rivelatore. Per esempio mi sarei atteso che Cofferati non si limitasse a dire che era un'opinione personale di chi l'ha scritto, ma si dissociasse nettamente dai contenuti di quello scritto. Si può immaginare quale putiferio sarebbe successo se sul sito dei Ds fosse comparso un articolo anonimo che attaccava la Fondazione Di Vittorio e il suo presidente. Il fondamento del pluralismo è il riconoscimento reciproco. Da me e dal gruppo dirigente Ds Cofferati è stato sempre riconosciuto».
    - Alcuni dirigenti del suo partito parlano di una scissione di fatto
    « Continuo a pensare che nessuno voglia la scissione, che non corrisponda allo spirito della nostra gente, dei nostri iscritti, dei nostri elettori, e che chiunque si presenti come chi divide sia condannato alla sconfitta. Voglio sperare che nessuno punti su questo. Occorre lavorare per stare insieme ma, ripeto, bisogna riconoscersi reciprocamente. E resto fedele al mandato di Pesaro: una sinistra riformista e di governo, che rifiuti derive radicali e massimaliste. Mi batto per un Ulivo più largo e unito che sia in grado di costruire un'interlocuzione tra partiti, movimenti e società, per essere un'alternativa a Berlusconi. Ma tenere uniti i Ds e l'Ulivo non è solo compito mio. Chi volesse dividere, si assumerebbe una gravissima responsabilità ».
    - Unità dei Ds, dell'Ulivo e, guardando oltre, dei socialisti europei. Ma su Blair parte della sinistra è durissima
    «E' una lettura misera guardare a questa guerra solo come una guerra per il controllo del petrolio. C'è anche questo, ma ci mette di fronte al grande tema degli equilibri del post Muro di Berlino. Quale assetto del mondo ci sarà: una multilateralità incardinata sulla centralità delle istituzioni sopranazionali, a partire dall'Onu, o la centralità degli Stati Uniti e del sistema di alleanze che di volta in volta questi creano in funzione dei loro obiettivi? Perciò occorre un forte rilancio di iniziativa europea e, al suo interno, della sinistra. E non si può banalizzare la posizione di Blair. Diffido di chi guarda con soddisfazione a un Atlantico più largo. Perché quando questo è accaduto, l'Europa è stata più insicura. Certo il rapporto con gli Usa va rimotivato, rivisto, ma per l'Europa è indispensabile. E comunque un conto è essere contro la guerra di Bush, altro dimenticare che sotto la Casa Bianca non ci sono le camere di tortura che ci sono sotto i palazzi di Saddam Hussein ».
    "

    Cordiali saluti

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    ...il Kosovo... ...D'alema.... .... Cofferati... ...Stalin... .... caz*zo ma qui si scivola. Non abbiamo altri argomenti più NUOVI e più VALIDI per distrarre l'avversario???

 

 
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