…costui?
Molti iracheni combattono per Saddam e gli sciiti non insorgono: questa è una delle novità emerse nei primi giorni di guerra, con conseguenze sulla strategia militare americana che puntava sulle ribellioni popolari a Bassora, Mosul e poi a Baghdad.
Sotto vi è un inquietante aspetto politico. Il collante tra regime iracheno, Fedayn e Guardia repubblicana non è il forte nazionalismo, ma qualcosa di più e di peggio: la piena e fanatica adesione dei baathisti a una ideologia totalitaria nata nel ceppo nazional-socialista, nazista, come dimostrano fatti, idee, programmi, statuti, discorsi pubblici prodotti in settant’anni di baathismo.
Non è facile per gli americani (non parliamo degli europei à la Chirac) capire appieno che la capacità esplosiva del consenso al regime di Saddam è motivata non solo da banali interessi e privilegi materiali, ma soprattutto da una ideologia condivisa entusiasticamente. I Fedayn che usurano i fianchi del settimo cavalleggeri sono intimamente, assolutamente convinti della “superiorità della civiltà araba sulla civiltà occidentale”, i baathisti che tirano colpi di mortaio sui civili di Bassora applicano il programma del Baath che così suona: “Chiunque si sottrae al compimento dei suoi doveri nei confronti della Nazione Araba è un membro cancrenoso del nostro corpo: noi lo taglieremo e lo getteremo via”. Il principio razziale baathista ( la discriminazione dell’appartenenza all’etnia araba è solo temperato dall’elemento culturale –è arabo chi parla arabo-) ma è feroce nel negare diritti civili a chi “non sia lontano da ogni raggruppamento razzista” (gli ebrei, ad esempio). Ma su tutto domina una visione della partecipazione politica e dello Stato basata sul Fuhrerprinzip, sull’antisemitismo (corroborato da un culto per i Protocolli dei Savi di Sion e il Mein Kampf, copiosamente offerti da tutte le librerie).
Poi il fondamentalismo islamico.
Son passati più di 50 anni da quando gli Alleati si scontrarono con un esercito, le SS, che aveva un nerbo, motivato non solo dal nazionalismo ma anche da una forte e condivisa ideologia che vedeva nei principi fondanti delle democrazie “un corpo canceroso”. Da allora è aumentata l’illusione che la strategia militare non dovesse più tener conto della volontà ideologica di sterminio dell’esercito avversario. Oggi i Fedayn dimostrano che ci sbagliavamo, e sui loro giornali scrivono del loro rimpianto “che Hitler non abbia terminato il lavoro”, e vantano che i loro padri, come lo zio di Saddam, abbiano combattuto negli anni 40 a fianco di Berlino.
Per decenni si è ignorata questa realtà e si è dipinto Saddam come un feroce dittatore, ma senza mai evidenziare i mille fili perversi che lo legano ad alcune migliaia di suoi pretoriani, uniti non solo dai privilegi ma anche dal sogno di “ripercorrere il cammino dell’arabo (sic) Nabucodonosor che sconfisse Israele, distrusse il Tempio e portò gli ebrei schiavi a Babilonia”.
Per decenni non si è vista la stratificazione, sull’originale corpus dottrinario nazista del Baath, del contagio comunista, con l’introduzione, nel 1963 – quando l’Urss promosse a “progressisti” gli ex nazisti arabi alla Nasser e Saddam – del principio della dittatura del proletariato, della subordinazione dell’esercito al partito, della priorità della battaglia anti imperialista.
Dal 1991 in poi, quell’ibrido ceppo ideologico si è arricchito da una nuova stratificazione, quella del fondamentalismo islamico di cui Saddam si riappropria, con successo dopo la guerra con l’Iran, per chiamare le più larghe masse islamiche a contrastare Desert Storm.
In questo impasto, confuso ma micidiale, trova forza oggi l’ufficiale baathista che si fa esplodere al posto di blocco americano di Najaf. Impantanata in un procedurale su ispettori e verifiche, quasi si trattasse di una mega verifica fiscale di routine; abbagliata dai problemi della “net war”, anche l’Amministrazione americana forse non ha saputo valutare fino in fondo lo spessore, la qualità dei suoi antagonisti sul terreno, sottovalutando non la loro tattica militare, ma la profondità delle viziose motivazioni e della determinazione dei baathisti.
C’è infine una spiegazione per la mancata insurrezione nelle città sciite: gli iracheni conoscono sulla loro pelle la follia sterminatrice di Saddam e dei suoi Fedajn.
Insorgeranno soltanto quando li vedranno prepararsi la fuga nella sconfitta.
saluti




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