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Discussione: Saddam, chi è...

  1. #1
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    Predefinito Saddam, chi è...

    …costui?

    Molti iracheni combattono per Saddam e gli sciiti non insorgono: questa è una delle novità emerse nei primi giorni di guerra, con conseguenze sulla strategia militare americana che puntava sulle ribellioni popolari a Bassora, Mosul e poi a Baghdad.
    Sotto vi è un inquietante aspetto politico. Il collante tra regime iracheno, Fedayn e Guardia repubblicana non è il forte nazionalismo, ma qualcosa di più e di peggio: la piena e fanatica adesione dei baathisti a una ideologia totalitaria nata nel ceppo nazional-socialista, nazista, come dimostrano fatti, idee, programmi, statuti, discorsi pubblici prodotti in settant’anni di baathismo.
    Non è facile per gli americani (non parliamo degli europei à la Chirac) capire appieno che la capacità esplosiva del consenso al regime di Saddam è motivata non solo da banali interessi e privilegi materiali, ma soprattutto da una ideologia condivisa entusiasticamente. I Fedayn che usurano i fianchi del settimo cavalleggeri sono intimamente, assolutamente convinti della “superiorità della civiltà araba sulla civiltà occidentale”, i baathisti che tirano colpi di mortaio sui civili di Bassora applicano il programma del Baath che così suona: “Chiunque si sottrae al compimento dei suoi doveri nei confronti della Nazione Araba è un membro cancrenoso del nostro corpo: noi lo taglieremo e lo getteremo via”. Il principio razziale baathista ( la discriminazione dell’appartenenza all’etnia araba è solo temperato dall’elemento culturale –è arabo chi parla arabo-) ma è feroce nel negare diritti civili a chi “non sia lontano da ogni raggruppamento razzista” (gli ebrei, ad esempio). Ma su tutto domina una visione della partecipazione politica e dello Stato basata sul Fuhrerprinzip, sull’antisemitismo (corroborato da un culto per i Protocolli dei Savi di Sion e il Mein Kampf, copiosamente offerti da tutte le librerie).

    Poi il fondamentalismo islamico.
    Son passati più di 50 anni da quando gli Alleati si scontrarono con un esercito, le SS, che aveva un nerbo, motivato non solo dal nazionalismo ma anche da una forte e condivisa ideologia che vedeva nei principi fondanti delle democrazie “un corpo canceroso”. Da allora è aumentata l’illusione che la strategia militare non dovesse più tener conto della volontà ideologica di sterminio dell’esercito avversario. Oggi i Fedayn dimostrano che ci sbagliavamo, e sui loro giornali scrivono del loro rimpianto “che Hitler non abbia terminato il lavoro”, e vantano che i loro padri, come lo zio di Saddam, abbiano combattuto negli anni 40 a fianco di Berlino.
    Per decenni si è ignorata questa realtà e si è dipinto Saddam come un feroce dittatore, ma senza mai evidenziare i mille fili perversi che lo legano ad alcune migliaia di suoi pretoriani, uniti non solo dai privilegi ma anche dal sogno di “ripercorrere il cammino dell’arabo (sic) Nabucodonosor che sconfisse Israele, distrusse il Tempio e portò gli ebrei schiavi a Babilonia”.
    Per decenni non si è vista la stratificazione, sull’originale corpus dottrinario nazista del Baath, del contagio comunista, con l’introduzione, nel 1963 – quando l’Urss promosse a “progressisti” gli ex nazisti arabi alla Nasser e Saddam – del principio della dittatura del proletariato, della subordinazione dell’esercito al partito, della priorità della battaglia anti imperialista.

    Dal 1991 in poi, quell’ibrido ceppo ideologico si è arricchito da una nuova stratificazione, quella del fondamentalismo islamico di cui Saddam si riappropria, con successo dopo la guerra con l’Iran, per chiamare le più larghe masse islamiche a contrastare Desert Storm.
    In questo impasto, confuso ma micidiale, trova forza oggi l’ufficiale baathista che si fa esplodere al posto di blocco americano di Najaf. Impantanata in un procedurale su ispettori e verifiche, quasi si trattasse di una mega verifica fiscale di routine; abbagliata dai problemi della “net war”, anche l’Amministrazione americana forse non ha saputo valutare fino in fondo lo spessore, la qualità dei suoi antagonisti sul terreno, sottovalutando non la loro tattica militare, ma la profondità delle viziose motivazioni e della determinazione dei baathisti.

    C’è infine una spiegazione per la mancata insurrezione nelle città sciite: gli iracheni conoscono sulla loro pelle la follia sterminatrice di Saddam e dei suoi Fedajn.
    Insorgeranno soltanto quando li vedranno prepararsi la fuga nella sconfitta.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Blix, chi è....

    ...costui?

    A leggere una intervista apparsa su il Guardian, a firma Gary Younge, pare viva solo, a N.Y., e per di più come un monaco. Studia biografie di uomini politici e i dossier dell'Onu.
    E' la vita di Hans Blix, il capo ispettore, diplomatico in pensione, che avrebbe potuto, con una sola parola, fermare la guerra di liberazione dell'Iraq.
    "Blix crede che nessuna sua possibile parola avrebbe convinto gli americani a non fare la guerra". E alcuni giornali italiani hanno girato la cosa nel senso politicamente corretto: gli americani avevano deciso "comunque" di entrare in guerra...per il petrolio.
    Ma l'affermazione virgolettata dall'intervistatore è seguita dalla dichiarazione virgolettata dell'intervistato, Blix:" Volevano una garanzia netta che gli iracheni non fossero in possesso di armi di distruzione di massa. Io non potevo dargli la garanzia che, se avessero aspettato ancora alcuni mesi, ci sarebbero stati risultati".

    Capito il concetto? Ancora qualche mese di gentile attesa, e senza nemmeno la garanzia che il disarmo ci sarebbe stato effettivamente. Dicono che gli americani siano impazienti, dicono che siano aggressivi e brutali come i loro alleati inglesi.
    Qualche ex presidente che ci onora spesso della sua augusta presenza dice che sono idioti.
    Perchè, insistono, il sistema delle ispezioni poteva funzionare, come sostiene il Quai d'Orsay, e che sarebbe bastata qualche ulteriore spintarella ( forse altri cinquecento mila soldati angloamericani con relativi tanks e portaerei schierati ai confini dell'Iraq).
    Ma evidentemente hanno fatto i conti senza l'Ispettore Generale dell'Onu, o almeno senza la sua memoria di come sono andate effettivamente le cose.

    Quegli idioti degli americani dubitavano di Blix.
    Perchè, negli anni Ottanta, aveva concluso, come capo dell' Agenzia sul nucleare di Vienna, che Saddam non stava affatto cercando di farsi l'arma atomica.
    Mentre, al contrario, gli ispettori entrati nel paese dopo la prima guerra del Golfo, avevano trovato un programma nucleare destinato al successo nel giro di sei mesi (sei mesi sono come pochi mesi o come alcuni mesi).

    ( "Fatti i fatti tuoi, svedese" è una conosciuta battuta di Hemingway)
    Chissà, forse gli americani avevano ragione a non fidarsi troppo di Blix. Chissà, forse noi dovremmo fidarci di più degli americani.
    Forse, questi e gli inglesi, sono meno idioti di certi nostri ospiti.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Re: Saddam, chi è...

    Originally posted by mustang
    …costui?

    Molti iracheni combattono per Saddam e gli sciiti non insorgono: questa è una delle novità emerse nei primi giorni di guerra, con conseguenze sulla strategia militare americana che puntava sulle ribellioni popolari a Bassora, Mosul e poi a Baghdad.
    Sotto vi è un inquietante aspetto politico. Il collante tra regime iracheno, Fedayn e Guardia repubblicana non è il forte nazionalismo, ma qualcosa di più e di peggio: la piena e fanatica adesione dei baathisti a una ideologia totalitaria nata nel ceppo nazional-socialista, nazista, come dimostrano fatti, idee, programmi, statuti, discorsi pubblici prodotti in settant’anni di baathismo.
    Non è facile per gli americani (non parliamo degli europei à la Chirac) capire appieno che la capacità esplosiva del consenso al regime di Saddam è motivata non solo da banali interessi e privilegi materiali, ma soprattutto da una ideologia condivisa entusiasticamente. I Fedayn che usurano i fianchi del settimo cavalleggeri sono intimamente, assolutamente convinti della “superiorità della civiltà araba sulla civiltà occidentale”, i baathisti che tirano colpi di mortaio sui civili di Bassora applicano il programma del Baath che così suona: “Chiunque si sottrae al compimento dei suoi doveri nei confronti della Nazione Araba è un membro cancrenoso del nostro corpo: noi lo taglieremo e lo getteremo via”. Il principio razziale baathista ( la discriminazione dell’appartenenza all’etnia araba è solo temperato dall’elemento culturale –è arabo chi parla arabo-) ma è feroce nel negare diritti civili a chi “non sia lontano da ogni raggruppamento razzista” (gli ebrei, ad esempio). Ma su tutto domina una visione della partecipazione politica e dello Stato basata sul Fuhrerprinzip, sull’antisemitismo (corroborato da un culto per i Protocolli dei Savi di Sion e il Mein Kampf, copiosamente offerti da tutte le librerie).

    Poi il fondamentalismo islamico.
    Son passati più di 50 anni da quando gli Alleati si scontrarono con un esercito, le SS, che aveva un nerbo, motivato non solo dal nazionalismo ma anche da una forte e condivisa ideologia che vedeva nei principi fondanti delle democrazie “un corpo canceroso”. Da allora è aumentata l’illusione che la strategia militare non dovesse più tener conto della volontà ideologica di sterminio dell’esercito avversario. Oggi i Fedayn dimostrano che ci sbagliavamo, e sui loro giornali scrivono del loro rimpianto “che Hitler non abbia terminato il lavoro”, e vantano che i loro padri, come lo zio di Saddam, abbiano combattuto negli anni 40 a fianco di Berlino.
    Per decenni si è ignorata questa realtà e si è dipinto Saddam come un feroce dittatore, ma senza mai evidenziare i mille fili perversi che lo legano ad alcune migliaia di suoi pretoriani, uniti non solo dai privilegi ma anche dal sogno di “ripercorrere il cammino dell’arabo (sic) Nabucodonosor che sconfisse Israele, distrusse il Tempio e portò gli ebrei schiavi a Babilonia”.
    Per decenni non si è vista la stratificazione, sull’originale corpus dottrinario nazista del Baath, del contagio comunista, con l’introduzione, nel 1963 – quando l’Urss promosse a “progressisti” gli ex nazisti arabi alla Nasser e Saddam – del principio della dittatura del proletariato, della subordinazione dell’esercito al partito, della priorità della battaglia anti imperialista.

    Dal 1991 in poi, quell’ibrido ceppo ideologico si è arricchito da una nuova stratificazione, quella del fondamentalismo islamico di cui Saddam si riappropria, con successo dopo la guerra con l’Iran, per chiamare le più larghe masse islamiche a contrastare Desert Storm.
    In questo impasto, confuso ma micidiale, trova forza oggi l’ufficiale baathista che si fa esplodere al posto di blocco americano di Najaf. Impantanata in un procedurale su ispettori e verifiche, quasi si trattasse di una mega verifica fiscale di routine; abbagliata dai problemi della “net war”, anche l’Amministrazione americana forse non ha saputo valutare fino in fondo lo spessore, la qualità dei suoi antagonisti sul terreno, sottovalutando non la loro tattica militare, ma la profondità delle viziose motivazioni e della determinazione dei baathisti.

    C’è infine una spiegazione per la mancata insurrezione nelle città sciite: gli iracheni conoscono sulla loro pelle la follia sterminatrice di Saddam e dei suoi Fedajn.
    Insorgeranno soltanto quando li vedranno prepararsi la fuga nella sconfitta.

    saluti
    Su SaDDam sono a loro modo interessanti i "deliri" di certi estremisti..... come questa...Nazistoide .....associazione "Italia-Iraq"....
    il documento che segue è indicativo... comunque anche sotto il profilo storico-politico, in quanto conferma la stretta parentela "ideologica" e "psicologica" fra "nazionalismo arabo" e nazionalsocialismo...

    " Cari camerati e lettori della nostra associazone, vi comunichiamo
    quanto segue:
    Da alcuni mesi è operativo il sodalizio-comunità denominato "Associazione
    Italia - Iraq".



    Esso rappresenta l'ideale (e, auspichiamo, non solo ideale ...) punto di
    convergenza di quanti, fra i soldati politici nazional-europei in marcia
    contro il neocolonialismo americano-sionista, si schierano con l'Iraq
    nazionalista, socialista e rivoluzionario del presidente Saddam Hussein.
    Abbiamo individuato nell'Iraq un alleato esemplare e imprescindibile, al
    quale ci sentiamo legati non solo per il fatto di combattere contro lo
    stesso nemico, ma soprattutto per il fatto di essere al servizio della
    medesima «visione del mondo».
    Il Baath, come viene comunemente chiamato, è stato fondato nel secondo
    dopoguerra, da alcuni militanti nazionalisti arabi che avevano combattuto la
    «guerra del sangue contro l'oro» al fianco dell'Asse.
    Il principale teorico del Baath, Michel Aflak, un cristiano di origine
    siriana, si ispirò ai postulati dei movimenti nazionalrivoluzionari europei
    nell'elaborare la dottrina che tuttora permea di sè il partito. È da notare
    la perfetta corrispondenza fra la dottrina baathista e, per esempio, il
    "Manifesto di Verona" del Partito Fascista Repubblicano: socializzazione
    delle imprese, nazionalizzazione delle risorse naturali, della grande
    industria, degli istituti di credito, dei trasporti, ecc.
    D'altra parte, lo storico James Gregor ha definito il Baath un «partito
    fascista».
    L'Iraq è sottoposto, da oltre un decennio, a uno degli embarghi più
    criminali che la storia ricordi (esso ha finora provocato la morte di oltre
    un milione e mezzo di iracheni).
    La Guerra del Golfo (più che guerra si è trattato di un devastante
    bombardamento terroristico) è un capitolo della «guerra del sangue contro
    l'oro»: gli americano-sionisti mirano a ridimensionare l'Iraq («il vero
    nemico di Israele», secondo il criminale Ariel Sharon) dal punto di vista
    politico, economico e militare (James Baker disse a Tareq Aziz: "... vi
    riporteremo all'età della pietra", alludendo alla distruzione -quasi una
    vendetta- delle grandi opere pubbliche, delle infrastrutture realizzate dal
    regime grazie alla nazionalizzazione del petrolio).
    È stato Edward Luttwak a spiegare le vere motivazioni che mossero gli USA a
    scatenare l'operazione "Desert Storm": «Quello, disse riferendosi al
    presidente Saddam Hussein, non è come i principi sauditi, che si spendono
    gli introiti del petrolio in champagne e donnacce a Parigi. Quello usa i
    petrodollari per costruire ferrovie! Linee elettriche! Sta formando una
    classe di tecnici istruiti. Ancora pochi decenni, e l'Iraq rischia di
    diventare la prima potenza dell'area».
    Il Presidente Saddam Hussein è il degno erede dei grandi condottieri degli
    Anni Trenta (Lèon Degrelle lo ha definito «capo incontestabilmente
    popolare»).
    Egli è, oggi, il simbolo della battaglia degli oppressi, dei diseredati,
    degli sfruttati, contro «gli affamatori che detengono ferocemente tutto
    l'oro e tutte le ricchezze della terra»(Mussolini); è il vessillo della
    battaglia antisionista, antimondialista, antimperialista e anticolonialista.
    Il regime nazionalista e socialista iracheno è il punto di riferimento degli
    Stati nazionalisti di tutto il mondo, dal Venezuela di Hugo Chavez, alla
    Bielorussia di Lukashenko.
    L'Iraq è altresì un modello di convivenza fra cristiani e mussulmani,
    favorito dalla politica laica, ma non laicista, del regime, rispettoso e
    garante di tutte le fedi religiose del popolo iracheno.
    Associazione Italia - Iraq
    Tel 347 8430489
    Brescia.

    IRAQI NATIONAL AGENCY
    "

    Shalom!!!!

  4. #4
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    Predefinito D'Alema, chi è...

    ...costui?

    Gli amici dell'America e del mondo erano preoccupati assai. Non per la resistenza di Saddam, per le forniture russe di armi sofisticate al nemico o le invettive di Chirac.
    Quello che veramente si temeva era di aver perso irrimediabilmente il sostegno di Massimo D'Alema.
    Ora però tutti tirano un sospiro di sollievo, visto che il presidente dei Ds ha deciso di impegnarsi "per aiutare gli americani a uscire dall'angolo in cui si sono cacciati".

    La ricetta specifica, che condensa in "tre punti decisivi", per la verità sembra una copia della conferenza stampa congiunta del presidente americano e del premier britannico: interventi umanitari a Bassora, spazio per l'Onu nella gestione dell'Iraq dopo il conflitto, sforzi per la pacificazione in Medioriente quando Abu Mazen potrà trattare per i palestinesi.
    D'Alema presenta questi come obiettivi che appartengono solo a Blair, ma non è il caso di sottilizzare.

    Il fatto è però che il D'Alema filo-Blair che si esprime in una intervista al Corsera, dimentica il D'Alema parlamentare che chiede perentoriamente l'immediata cessazione delle ostilità in Iraq, e pensa che i parà americani che hanno la disgrazia di avere base in Italia debbano essere sequestrati.
    Questa idea, effettivamente, farebbe uscire l'America dall'angolo, ma gettando la spugna e decretando il trionfo di Saddam.

    Forse però questa geniale ipotesi non nasce dalla ostilità per l'America. Semplicemente D'Alema pensa che George W. Bush dovrebbe comportarsi con i nemici internazionali come fa lui con i suoi avversari interni nella sinistra: insultarli e cedere.
    Gli estremisti volevano che la sinistra negasse basi e sorvolo all'America, chiedono che gli angloamericani si ritirino, vogliono l'appoggio per il referendum sull'art. 18, non vogliono invece che l'Ulivo si dia una struttura.
    Su tutte queste pretese D'Alema prima ha protestato, poi le ha accettate o le accetterà.

    Lui, D'Alema, pensa così di "uscire dall'angolo", ma è azzardato supporre che Bush e Blair siano disposti a imitarlo.

    saluti

  5. #5
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    Predefinito La Democrazia, che...

    …roba è?

    A sinistra si dividono sul cessate il fuoco (meglio chiederlo o no?) e sulla lunghezza della guerra ( meglio breve con il trionfo degli alleati o lunga con perdite militari e politiche per i falchi della Casa Bianca e quel traditore di Blair?).
    Sono solo modi “obliqui” e ipocriti per esprimere un’opinione diretta, chiara, che in democrazia è perfettamente legittima: consideriamo la guerra un’aggressione imperialista, dunque illegittima, e pensiamo che la resistenza degli iracheni debba essere premiata e aiutata. Che il regime di Saddam sia riprovevole è da questo punto di vista questione del tutto secondaria. Quando la guerra si trasformò da battaglia di opinioni più o meno insulse in un fatto, sondammo gli italiani che per mesi avevano voltato le spalle alle nostre analisi e ai nostri commenti. E ponemmo questa domanda, poi girata da altri ai sondaggisti, con il solito anticipo tipico dei rompicoglioni: state con Saddam o con gli angloamericani? Il 63 per cento dei sondati, che in grande maggioranza erano per la pace, una volta scoppiata la guerra disse ( e continua a dire) che stava con gli angloamericani, un buon 18 per cento dall’altra parte. E’ normale, fisiologico, non c’è da scandalizzarsi.

    Molti di sinistra vedono le vittime civili dei bombardamenti in una qualunque periferia del terzo mondo, vedono la protesta delle donne in nero, i sorrisi e i giochi dei bambini tra le macerie alla caccia di un po’ d’acqua, vedono il piede scalzo del militare iracheno vittima del fuoco alleato.
    Dall’altra parte vedono quella specie di astronauti alleati, forti nelle loro divise e nei loro tanks e delle loro navi e dei loro missili, osservano i riti della democrazia imperialista-coloniale di Washington e di Londra, i loro leader che parlano la lingua della globalizzazione, quel mostro di Rumsfeld, e in sovrappiù pensano all’influenza di Sharon e del militarismo israeliano già reo dei massacri dei palestinesi. Il loro cuore ha già deciso: stanno con gli iracheni fedeli a Saddam, che combattono valorosamente e resistono all’imperialismo angloamericani.
    Lo dicono le corrispondenze di tanti giornalisti, lo dicono i titoli dei loro giornali, lo dice la retorica dei loro slogan in tutte le manifestazioni. Tra la carne troppo grassa di un modo di vita che molti considerano insopportabile, immorale, fondato sulla ineguaglianza e sul sacrificio del terzo mondo, e il profilo essenziale, eroico e miserabile, eroico perché miserabile, dei dannati della terra, molti fanno la loro scelta.
    Hanno dalla loro parte tutti coloro, e non sono pochi e non sono stupidi e non sono necessariamente immorali e neppure poveri, che hanno considerato coraggiosi i terroristi suicidi delle Torri gemelle, che hanno addossato all’Occidente la colpa del terrorismo islamico, che chiedono di combattere il terrorismo con la nostra conversione a un altro modello di vita: sono intellettuali radicalchic, grandi vescovi, impegnati combattenti per la causa antiglobalizzatrice e terzomondista.

    Sappiano che la democrazia non li esclude, che la democrazia francese sopportò perfino i porteurs
    de valises, coloro che collaboravano con la resistenza algerina contro l’esercito nazionale.
    Si facciano avanti, parlino chiaro, non abbiano paura.
    Qui si può.

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Re: Saddam, chi è...

    Originally posted by mustang
    .... Molti iracheni combattono per Saddam e gli sciiti non insorgono: questa è una delle novità emerse nei primi giorni di guerra, con conseguenze sulla strategia militare americana che puntava sulle ribellioni popolari a Bassora, Mosul e poi a Baghdad.....
    E la CIA dove stava? Anzi, e la CIA che cosa faceva invece di studiare la situazione locale del paese che l'America aveva deciso di attaccare fin dal 1998?

    Spero poi che il materiale di tutti questi append tu lo abbia copiato da qualche parte, ergo, che non sia veleno del tuo sacco, altrimenti magari potresti motivarmi affermazioni come queste, che definire idiote e demagogiche è far loro dei complimenti:

    I Fedayn che usurano i fianchi del settimo cavalleggeri sono intimamente, assolutamente convinti della "superiorità della civiltà araba sulla civiltà occidentale"
    Che anche i Fedayn abbiano il loro Berlusconi?

    il programma del Baath che così suona: “Chiunque si sottrae al compimento dei suoi doveri nei confronti della Nazione Araba è un membro cancrenoso del nostro corpo: noi lo taglieremo e lo getteremo via”.
    Suona più o meno così anche il codice penale di guerra (legge marziale) nei confrontoi dei traditori di tutti gli eserciti.

    Per decenni non si è vista la stratificazione, sull’originale corpus dottrinario nazista del Baath, del contagio comunista, con l’introduzione, nel 1963 – quando l’Urss promosse a “progressisti” gli ex nazisti arabi alla Nasser e Saddam – del principio della dittatura del proletariato, della subordinazione dell’esercito al partito, della priorità della battaglia anti imperialista.
    Ma se i comunisti furono fra i primi ad essere sterminati e a dover scappare dall'Iraq? L'autore si dimentica che nel 1963 Saddam Hussein non era ancora nessuno, e che l'atteggiamento della Russia nei confronti "degli ex nazisti arabi" fu uguale a quello americano, cioè un atteggiamento di comodo.

    abbagliata dai problemi della “net war”, anche l’Amministrazione americana...
    Alla faccia della "net war"!!

    C’è infine una spiegazione per la mancata insurrezione nelle città sciite: gli iracheni conoscono sulla loro pelle la follia sterminatrice di Saddam e dei suoi Fedajn. Insorgeranno soltanto quando li vedranno prepararsi la fuga nella sconfitta.
    Non c'è dubbio. Già una volta sono insorti, e gli americani sono tornati a casa loro lasciandoli in balia di Saddam. Sciiti si, ma mica scemi.

    Sulla criminalizzazione di Blix stendo un velo pietoso, è impossibile controbattere. Le ultime due righe però spiegano lo spirito che anima tutta la piece:
    Chissà, forse gli americani avevano ragione a non fidarsi troppo di Blix. Chissà, forse noi dovremmo fidarci di più degli americani.
    Forse, questi e gli inglesi, sono meno idioti di certi nostri ospiti.

    Semplicemente superbo.

    Lasciamo perdere anche il discorso su D'Alema, abbiamo deciso o no di lasciare da parte la demagogia e il qualunquismo? Allora, pussa, via brutta scimmia!!!!

    A sinistra si dividono sul cessate il fuoco (meglio chiederlo o no?) e sulla lunghezza della guerra ( meglio breve con il trionfo degli alleati o lunga con perdite militari e politiche per i falchi della Casa Bianca e quel traditore di Blair?).
    Mi dici CHI, del centro sinistra, dove e quando ha detto una stro*zata del genere? Altrimenti, ti dispiacerebbe smentirla? Perchè non puoi pensare di dire cose del genere e mantenere rapporti corretti con i tuoi avversari.

    Sono solo modi “obliqui” e ipocriti per esprimere un’opinione diretta, chiara, che in democrazia è perfettamente legittima: consideriamo la guerra un’aggressione imperialista, dunque illegittima....
    E' stato detto e ripetuto mille volte, in tutte le salse, in TV e sui giornali. I primi a sostenerlo furono Kofi Annan e il Papa (una volta lo disse anche il Berluska, ma deve essersene poi dimenticato).
    .... e pensiamo che la resistenza degli iracheni debba essere premiata e aiutata.
    Allora, ripeto: mi dici CHI, del centro sinistra, dove e quando ha detto una stro*zata del genere? Altrimenti, ti dispiacerebbe smentirla? Perchè non puoi pensare di dire cose del genere e mantenere rapporti corretti con i tuoi avversari.

    .... E ponemmo questa domanda, poi girata da altri ai sondaggisti, con il solito anticipo tipico dei rompicoglioni: state con Saddam o con gli angloamericani?
    Questo tipo di domande, da sole, spiegano e giustificano tutto il cumulo di caz*ate che le precedono. Bravi, intelligenti!!

    Molti di sinistra.... Il loro cuore ha già deciso: stanno con gli iracheni fedeli a Saddam, che combattono valorosamente e resistono all’imperialismo angloamericani.
    Stessa domanda già ripetuta. Chi, dove quando. Oppure smentisci?

    Hanno dalla loro parte tutti coloro, e non sono pochi e non sono stupidi e non sono necessariamente immorali e neppure poveri, che hanno considerato coraggiosi i terroristi suicidi delle Torri gemelle, che hanno addossato all’Occidente la colpa del terrorismo islamico, che chiedono di combattere il terrorismo con la nostra conversione a un altro modello di vita: sono intellettuali radicalchic, grandi vescovi, impegnati combattenti per la causa antiglobalizzatrice e terzomondista.
    Qui oltre a raggiungere l'apice dell'idiozia e della stupidaggine, si dimostra chiaramente quanto non si sia capito niente della attuale situazione mondiale.

    Che Dio abbia pietà di voi e dei poveri in spirito!!

  7. #7
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    Predefinito Dario: ho chiesto a Dio...

    ...informazioni sulla mia posizione nei suoi riguardi; mi ha risposto con le parole del Figlio diletto: Perdona loro perchè non sanno ciò che si fanno".

    Poi mi ha ricordato una frase di Churchill: "Il modo più veloce di finire una guerra è perderla".
    Ed è quello che gran parte della sinistra italiana chiede a gran voce agli "amici americani".

    Dario, datti una lustratina alle corna, stanno perdendo "efficacia di ricezione".

  8. #8
    email non funzionante
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    Predefinito Razzismo, che...

    ...roba è?

    Fino ad ora il razzismo, che ha causato la più tremenda tragedia del secolo scorso, era un fenomeno specifico che nasceva dalla predicazione della superiorità di una razza su un'altra.
    Non era un generico sinonimo di intolleranza o di avversione pregiudiziale. Era così anche per la sinistra, che pescò un mare di sottigliezze filologiche per negare il carattere razzista delle invettive di Alberto Asor Rosa contro gli ebrei.

    Per questo, quando il Manifesto sostiene che "ogni aspetto di questa guerra....è condizionato da un presupposto razzista", parla di "razzismo radicale", si ha il diritto di pensare che appunto
    di razzismo si tratti.
    Invece, come spiega A. Dal Lago, "il razzismo contemporaneo non si basa sulla premessa che esistano razze superiori o inferiori".
    Ci sarebbe invece una "inferiorizzazione assoluta degli altri, giustificata in qualunque modo". Quindi chi dice che la tecnologia moderna è più efficace (e nel caso della guerra più distruttiva) è razzista. Chi pensa che un sistema basato sulla libertà sia superiore a uno che non riconosce i diritti umani è razzista. Chi pensa che sia meglio la cultura dell'analfabetismo, la protezione sanitaria alla diffusione delle epidemie, è altrettanto razzista.

    In realtà l'armata americana è quanto di più multirazziale si sia mai visto. Non sono stati discriminati, giustamente, neppure gli islamici, anche se ciò poteva comportare qualche rischio (come si è poi visto concretamente).
    Se l'America si sente più forte e più libera dell'Iraq non è certo in base a pregiudizi razziali.
    Se poi si continua a scorrere il Manifesto fino a pagina 4 si viene a sapere che i neo-conservatori americani sono "praticamente" tutti ebrei (l'avverbio è più agghiacciante del qualificativo).

    La notizia viene dal Financial Times, ma i coerenti antirazzisti di prima pagina l'hanno pubblicata. Sull'Unità il premio al film di Roman Polanski è stato attribuito "senza paura di essere presi per razzisti, all'alta percentuale di ebrei nella comunità hollywoodiana".

    Senza paura o senza pudore?

    saluti

 

 

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