….detto.
Risponde ad una lettera del lettore Giuliano Ferrara su il Foglio di domenica 6 aprile 2003, che copio appena appena modificata. Eccola.
“Non so se dopo l’imminente liberazione di Baghdad resisteremo al varo di una interminabile rubrica intitolata ‘avevamo detto’. Forse sì. In altri tempi e circostanze sarebbe stato un esercizio pubblicistico senza dubbio utile rinfacciare agli autori di sciocche esagerazioni, i soliti e banali sospetti, qualche piccolo o piccolissimo opportunismo, numerose cialtronate di questi mesi eccetera. Se non lo faremo non è per amore di pace e quieto vivere né per bonarietà. E’ per un’altra ragione. La stessa per la quale abbiamo tenuto le nostre posizioni ( abbastanza chiare e abbastanza decisioniste) con sempre maggiore freddezza analitica man mano che le operazioni sul campo procedevano.
La guerra è un momento grave per la politica e per un – forum politico- bisogna dunque cercare di rovesciare la legge di Flaiano (“la situazione è grave ma non è seria”) con tutti i mezzi disponibili. Bisogna essere seri, mai seriosi, ma seri.
Certe frivolezze, certi astuti posizionamenti che sono il pane della piccola politica nei piccoli giorni normali, in una crisi come quella in corso non contano, sono una inutile perdita di tempo e di spazio.
Quando uomini e donne si sbranano a cannonate, il narcisismo delle piccole vendette, delle ritorsioni, dei risentimenti domestici diventa un esercizio di egolatria ( specialmente se fatta da spettatori passivi ).
Tony Blair è stato all’altezza del suo ruolo di capo del suo paese e di riformatore della sinistra inglese, le ha prese, le ha date, si è sciupato, e il premio per lui sta nella lezione delle cose e nella sovrana libertà con cui ha scelto di osare l’impossibile politico.
Lo stesso vale per George W. Bush, il cowboy ex alcolizzato invasato dalla fede che ci è stato descritto.
Lo spagnolo Aznar, uomo di destra, ha coraggiosamente “scelto di stare o di qua, o di là”.
Ma costoro non hanno, in casa, il Vaticano, intendendo per casa quella geografica e quella politica.
Il “nostro” Berlusconi governa l’Italia con parte del partito del Papa, con i “nipoti” di coloro che sessant’anni or sono beccarono sberle salutari dagli angloamericani, e ha nella opposizione gli interpreti e i loro figli del più grande ex partito comunista del mondo libero. E governa un paese che da sempre, in Europa, è andato al rimorchio dell’asse franco-tedesco. Con l’approvazione esplicita del Capo dello Stato.
E, ciò nonostante, il “nostro presidente ha scelto.
Il resto non conta. Il resto è deserto.
ps: potrebbe l’amico e moderatore pieffebi valutare se accoglier l’invito di applicare quanto sopra nel “suo e nostro “foro”?
saluti




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