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  1. #1
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    Predefinito Pacifismo di maniera e guerre dimenticate

    Pacifismo di maniera e guerre dimenticate

    Comprendo che molti, soprattuto quelli di sinistra, troveranno poco accattivante questo titolo, ma creado che sia arrivato il momento di fare una seria riflessione sull'argomento.

    Che i pacifisti abbiano costretto tanti governi alla riflessione questo è un bene, ci mancherebbe altro, la democrazia è fatta essenzialmente di libertà di parola e di stampa, e si regge in quanto è contrapposizione produttiva delle parti.

    Ma è anche arrivato il momento di far fare una riflessione a loro, soprattutto alla luce degli avvenimenti odierni, poi ciascuno dirà la sua, aggiungendo o sottraendo punti da ragionare e da discutere.

    Proprio in Italia s'è scatenata una guerra, soprattutto d'opinione, poiché viene contrapposto, a mio parere in maniera indebita, valori tra loro non compatibili, quali:

    * la pace o la guerra
    * Bush o la pace
    * Bush o Saddam

    tutti tendenti a minimizzare il valore reale che essi hanno proprio alla luce della contrapposione che essi offrono, dato che sembra ovvio a chiunque che la pace sia sempre la cosa da preferire e da desiderare.

    Ma esiste tra queste proposizioni - le possiamo chiamare anche così - un nesso logico che le lega in maniera da ottenere un ragionamanto di tipo sillogistico, tale che ha fatto scatenare le più aspre battaglie in seno all'opinione pubblica italiana, poiché il problema si è spostato dall'avvenimento in sè ad argomenti di carattere generale, senza che vi fosse tra loro un reale legame, ma a produrre solo ed un unico ragionamento:
    tutto ciò che in questa guerra è contro di essa va bene ed è da condannare indipendentemente dalle conseguenze e dalle rivendicazione delle parti in causa.

    Difficile dunque tentare di rintracciare le direttrici che dovrebbero stare alla base di qualsiasi ragionamento su tali problemi:
    l'assunto genreale, e a questo punto anche gnerico, s'impone senza che vi sia una reale correlazione, impedendo la scambio di di idee fra gli italiani e quindi la correttezza delle decisione che si dovrebbero prendere al riguardo.

    Quindi qui si tratta di rifondare tutto quanto deve essere discusso partendo da ciò che è da assumere come valido, e ciò che da escludere, poiché qui si parla di azioni umane, non di azioni consacrate di santi.

    Un problema importante è questo:
    perché non adottare la stessa strategia per tutti i paesi in guerra, ogni qualvolta si presenta il medesimo contrasto ?


    Giorgio


    Saluti Liberali
    Giorgio

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Un breve e molto lucido articolo del prof. Carlo Pelanda pubblicato sul quotidiano "Il Foglio" del 8 marzo u.s. e ripreso nella versione tratta dal sito internet del medesimo intellettuale liberale :

    " Cresce il rischio di confusione tra i ruoli di Impero e Chiesa


    Di Carlo Pelanda (8-3-2003)

    Nei think tank c’è da sempre un grande rispetto tecnico per le scelte geopolitiche della Chiesa cattolica. Rinnovato quando il cardinale Sodano, pur nell’ondata irenolirica, ha ribadito la distinzione tra dottrina "pacificatrice" del Vaticano e "pacifismo". La Chiesa è un attore razionale che non rinuncia a priori né alla guerra né al realismo, ma li modula a seconda dei propri interessi. Per esempio, nei primi anni ’90 il Vaticano stimolò l’indipendenza delle cattoliche Slovenia e Croazia, pur eventi destabilizzanti. Così come non si oppose oltre misura, pur contro la guerra, all’azione Nato finalizzata a cambiare il regime di Milosevic. In relazione al caso dell’Iraq la Chiesa ha interesse a non irritare gli islamici perché teme che poi questi Le scatenino addosso una guerra santa globale, con il rischio di massacri delle minoranze cristiane in Africa ed Asia e di vedere San Pietro bersagliata. Quindi è ovvio che la Chiesa non solo eviti di concedere la bandiera crociata all’Impero, ma anche che faccia di tutto per dimostrare che diverge dal secondo . Appunto, per sfilarsi dalla trappola di una guerra di religione. Perché potrebbe perderla in una fase storica dove l’Islam è molto aggressivo. E’ una tipica "strategia di contenimento" che minimizza i rischi nel presente e rimanda al futuro la ricerca di vantaggi. Utile, per altro, anche all’Impero. Che non vuole crociate in quanto persegue la cooptazione dell’Islam buono per sradicare meglio quello cattivo. In sintesi, finora la divergenza tra Chiesa ed Impero è sembrata piuttosto normale, perfino utile. La prima dice le cose che deve dire, il secondo fa le cose che deve fare, nessuno dei due ostacola sul serio l’altro. Ma gli osservatori stanno registrando una crescente asprezza nelle relazioni tra Chiesa ed Impero e ne cercano i motivi. Due sono i più gettonati. Primo, la Chiesa pensa di non riuscire ad evitare la guerra di religione se non fermando sul serio Bush. Secondo, L’Impero presenta la propria missione di riordinamento globale con un forte carico teologico , quasi una "seconda Israele" dotata di un patto proprio con Dio. Di fronte a tale sfida teologica la Chiesa solleciterebbe la formazione di una Ecumene eurasiatica che sia strumento geopolitico per contrastare un’America che vuole essere allo stesso tempo Chiesa ed Impero. Questa rubrica ritiene che il secondo motivo sia troppo fantasioso e non vede alcun Papa disposto ad incoronare Chirac novello Carlo Magno. Ma anche registra un preoccupante ritorno della teologia nella geopolitica e raccomanda un rientro nella razionalità: l’Impero non tenti di essere Chiesa e viceversa .
    "

    Saluti liberali

  3. #3
    cittadino
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    Predefinito

    A questo punto dobbiamo aggiungere altri elementi utili alla discussione, affinché possa essere meglio definito il nostro oggetto.

    La cartina proposta su ci fa notare che vi sono almeno una trentina di focolai di guerra e ciò implica che il problema deve essere disposto in modo tale che si possa agiare egualmente verso tutti, poiché non si tratta semplicemente di fenomeni locali, ma mondiali.

    Quindi se provassimo a sostituire l'azione del 'pacifismo' ~ il cui -ismo sta ad indicare chiaramente che si tratta di una posizione, pur condivisibile, ma ideologica ~ con 'pacificazione', potremmo discutere su qualcosa di nuovo.

    In tal senso non ci si deve preoccupare di una azione rivolta 'contro', ma rivolta 'per',
    non di una azione di semplice contrasto, ma rivolta all'eliminazione delle cause che impediscono il raggiungimento della pace.

    Per quanto possa sembrare strano, in genere le cause sono all'interno ci ciascun focolaio, per cui il nostro compito è quello analizzarle per rimuoverle, o meglio rimuovere ciò che impedisce il raggiungimento della pace.

    Detto questo sembra chiaro che bisogna fondare un nuovo modello di 'pacificazione' ~ qui è stato già sostituito il termine ~, poiché se è vero che la violenza genera violenza, anche il contrasto genera il contrasto, ed essendo elementi incompatibili con quanto è stato posto come fondamento basilare per il raggiungimento della pace, non possono essere presi in considerazione.

    Si può dunque iniziare a cercare i problemi partendo da ciascuno di essi oppure trovarne uno che funga da denominatore comune.
    ...

    La discussione è aperta.


    Giorgio
    Saluti Liberali
    Giorgio

  4. #4
    SENATORE di POL
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    L'Europa non deve "sposare" nessun "modello", semplicemente deve evitare contrapposizioni velleitarie in mancanza di progetti alternativi credibili che implicano necessariamente non chiacchiere alla francese, ma assunzioni di responsabilità crescenti, anche di impegno "militare", proporzionali alla forza economica dell'Unione, ai suoi interessi globali, all'interesse strategico ad un'alleanza "dialettica" con gli Stati Uniti (le due gambe dell'Occidente). Non ci si fa rispettare gridando forte da dietro le linee di difesa americane, chiamando in aiuto mamma america ogni volta che non sappiamo cavarcela da soli. Al multilateralismo gli USA li si convincono con politiche efficaci di collaborazione competitiva credibile, non con gli sciovinismi impotenti da sub-imperialismo sub-culturale con velleità non supportate da adeguati mezzi economici, politici, istituzionali e militari.

    L'Europa franco-tedesca, gollista-giacobina-ex sessantottina non è un progetto a cui l'Italia possa guardare con simpatia, soprattutto in ragione degli interessi complessivi del Continente e di quelli propri di paese europeo, "atlantico", meditarraneo.

    Saluti liberali

  5. #5
    SENATORE di POL
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    I migliori analisti americani quando parlano dell'Europa dicono semplicemente che .....come potenza globale ha meno peso della Corea del Sud. Dunque non hanno da fare alcun sforzo (la mania di persecuzione si accompagna spesso al delirio di grandezza, soprattutto quando la grandezza, come nel caso franco-tedesco....è appunto immaginaria) .... ci pensano gli europei a rendere più forti gli USA , soprattutto quelli che vorrebbero portare l'Italia in servizio permanente attivo agli interessi meschini degli sciovinisti francesi .....e in modo che definire supino.....

    L'incomprensione del ruolo dell'Italia, assolutamente dignitoso e corrispondente agli interessi nazionali ed europei, rimarca l'immaturità democratica, culturale o occidentale di un centrosinistra figlio di sub-culture che costituiscono delle scorie che nel processo di unificazione europea andranno gradualmente....smaltite, come gli sciovinismi revanscisti d'oltralpe.

    Shalom!!!


  6. #6
    cittadino
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    Predefinito

    Si può parlare indifferentemente d'Europa e dell'Italia, giacché non si tratta affatto di definire un ruolo che tuteli semplicemente l'interesse dell'una o dell'altra entità geopolitica, ma di delineare un obbiettivo che valido per la sua identità di nazioni ( o di sovranazioni) valido.

    Il modello qui proposto fa sì che si creino le condizioni per la maturazione dell'Europa o dell'Italia, incidendo direttamante sui luoghi in cui si verificano tensioni con un proprio progetto credibile e realizzabile, anzi, oseri dire, realizzato.

    Il più grosso problema sta proprio nel fatto che "fino ad adesso non è stato realizzato nulla", ed in questo constiste l'insistenza sulla frase "ma rivolta all'eliminazione delle cause che impediscono il raggiungimento della pace". Ma c'è ancora di più, i paesi (parlo dei popoli) che vivono tragedie belliche non guardano a noi con la speranza di un possibile cambiamento.

    Purtroppo l'atteggiamento "contro" del pacifismo nostrano, indica la sua posizione di evidente "dominato", che non avrà alcuna soluzione reale, se non nel creare nuove tensioni.
    Poiché chi si oppone, se non realizza, soccombe, crea successive dispute, si rende percebilmente subalterno alla cultura, presso la quale pensa di dover dire la sua.

    Giorgio
    Saluti Liberali
    Giorgio

  7. #7
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    Originally posted by antonio
    Domanda: il PNAC e' un modello di "pacificazione" accettabile? L'Europa deve sposare questo modello? e che ruolo avrebbe poi?...gli USA non sono notoriamente favorevoli alla costituzione di una superpotenza europea..perche', legittimamente dal loro punto di vista, perseguono i propri interessi...ma, stante che non e' verosimile che l'Europa possa costituirsi in breve periodo come potenza in grado di competere alla pari sulla scena mondiale con gli USA, e' questo un buon motivo per accodarsi sempre e comunque alle strategie elaborate oltroceano che vedono i Paesi Europei come ciliegine da cogliere alla bisogna?
    -------------------------
    Al contrario: è dal dopoguerra che gli Usa chiedono agli europei di stanziare più fondi per la loro difesa, richiesta accettata dalla G.B. e dalla Francia di De Gaulle (Chirac parla per merito del Generale).
    E' dal dopoguerra che l'Europa imbelle si è accucciata sotto l'ombrello americano....e probabilmente i colpevoli sono i partiti democristiani europei che hanno governato quell'Europa d'accordo o alternativamente con le sinistre dominate dai comunisti filo URRS.
    Gli stessi, nota bene, che oggi si vantano di essere pacifisti senza se e senza ma.

    saluti

  8. #8
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    Effettivamante Mustang mette in rilievo una cosa estremamente interessante, anzi c'è di più.
    Dopo la caduta del muro di Berlino gli USA avevano pensato una strategia (vi sono altri post in cui l'ho già scritto) che avrebbe diminuito gli investimenti nella protezione del proprio Stato (questo spiega le lacune informative dell'attacco di Osama Bin Laden) e corrisponde al periodo dell'amminstrazione Clinton, caratterizzata da massicci postamenti di capitali dall'area militare a quella sociale.
    L'11 settembre ha cambiato parecchie cose, poiché una parte dell'Islam, minuta, ma con parecchi proseiliti, ha tentato un attacco all'Occidente e gli USA, che sono un paese nato con un sistema privo di un passato di dittatture o monarchie, sta reagendo.

    Giorgio
    Saluti Liberali
    Giorgio

  9. #9
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    Predefinito Hai ragione, Mustang

    Questo è il punto focale: se l'Europa (e non solo l'Italia, mi spiace) vuole continuare a restare sotto l'ombrello americano oppure se vogliamo costruirci il nostro ombrello, in modo da parlare con l'America dandoci del tu.

    Bisogna però essere tuti coscienti che l'America, per il suo apparato militare, spende circa il 15% del PIL, mentre l'Italia, se ricordo bene, quest'anno ha destinato circa l'1,3% del PIL per spese militari. E l'Europa poco di più.

    Allora ragazzi, mani in tasca e fuori i soldi. A quel punto potremo difenderci da soli, salvaguardare da soli i nostri interessi in giro per il mondo, dare un addio definitivo alla basi americane e ai "signorsì" che ancora dobbiamo pronunciare sovente.

    Ma sarà una strada dolorosa e lunga, che pure dovremo percorrere.

  10. #10
    cittadino
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    Predefinito

    Il punto è proprio questo:
    costruire una identità tutta europea, concentrando l'attenzione e gli sforzi verso i diversi problemi che attraversano il mondo.

    Purtroppo (anche se non è qui il thread giusto per parlarne, dato che è propositivo, non querulo) l'Europa ha perso una grande occasione per dimostrare una valida forza d'impatto proprio nei confronti di Saddam per evitare la guerra del Golfo.
    Gli interessi locali l'hanno impedito.
    Saluti Liberali
    Giorgio

 

 
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