A pezzi le vecchie idee sul Medio Oriente
Da un'analisi di Barry Rubin, direttore della Middle East Review of International Affairs
11 aprile 2003
Non tutto, ma gran parte del vecchio Medio Oriente giace oggi sotto le rovine delle statue di Saddm Hussein. Ancora una volta le principali asserzioni e convinzioni con cui viene normalmente interpretata e governata questa regione si sono infrante con sorprendente rapidita'. Le forze americane sono a Bagdad, applaudite dalla popolazione irachena nello stesso momento in cui vengono biasimate da tanti che non hanno mai sofferto sotto la frusta di Saddam. Bisognera' non dimenticare troppo in fretta questa giornata.
Certo, e' il Medio Oriente: molte cose andranno storte, le vittorie saranno infamate, presto faranno la loro comparsa nuove menzogne e nuove giustificazioni. Ma intanto diciamolo chiaro: cio' che avevano previsto coloro che sostenevano la necessita' di questa campagna militare si e' rivelato corretto; cio' che dicevano gli oppositori si e' rivelato errato. Si e' rivelato corretto cio' che sostenevano coloro che propugnano una lettura diversa del Medio Oriente, mentre si e' rivelato errato cio' che sostenevano i paladini del Vecchio Medio Oriente, delle vecchie idee morte e sepolte insieme a quelle centinaia di migliaia di vittime del dittatore iracheno che non comparivano mai nelle teorie, nelle recriminazioni, neanche nei resoconti di coloro che hanno poi il fegato di definirsi "amici" dei popoli arabi.
Sul breve periodo, il mondo arabo non si e' sollevato in difesa di Saddam. Non ci sono stati catastrofici attentati terroristici. La mitica piazza araba e' rimasta ragionevolmente quieta. Le forze armate irachene sono effettivamente crollate in poco tempo. La gente non amava il dittatore e non ha combattuto fino all'ultimo per difendere le proprie catene. I campi d'addestramento dei terroristi e le camere di tortura del regime sono ora sotto agli occhi del mondo, come probabilmente saranno presto anche le armi non convenzionali. Le folle hanno accolto festanti le forze anglo-americane. E tutte quelle storie sui piani sbagliati, sulla dura resistenza, sulla sconfitta americana, su deliberate atrocita' da parte occidentale, su una presunta devozione nazionalistica al tiranno e tante altre ancora? Sbagliate. Sbagliavano i governi e i dimostranti europei che volevano permettere a Saddam di continua a malgovernare e tiranneggiare ancora per anni e anni. Riconosceranno l'errore? Un amico francese mi ha detto che, dopo che e' stata svelata in Iraq quella prigione del regime piena di bambini in condizioni terribili, la popolazione francese avrebbe chiesto al proprio governo come aveva fatto a prendere le difese di una tale dittatura. Accadra' davvero?
Non meno importanti i miti di lungo periodo che sono stati smascherati per quello che sono. Alla fin fine il mondo arabo si schiera unito, sempre e dovunque, contro l'occidente? Falso. La retorica dei giornali e delle televisioni arabe riflette una qualche forza potente destinata a scatenarsi nel mondo reale della politica? Falso. I sentimenti anti-occidentali, il nazionalismo pan-arabo e l'odio verso Israele sono destinati e determinare sempre e comunque il comportamento degli arabi su ogni questione importante? Falso. Il conflitto arabo-israeliano e' l'unica questione che conta ed e' destinata a plasmare ogni altra opinione e considerazione in Medio Oriente? Falso (E' significativo che sia finito come e' finito proprio quel regime ba'athista ircheno che non faceva che propugnare una infinita lotta per "liberare" la Palestina, nello sforzo incessante di distogliere la propria gente dalla tentazione di liberare se stessa.) L'unico modo per l'occidente di trattare con i dittatori mediorientali e' la condiscendenza e l'arrendevolezza? Falso. Non si puo' fare nulla per combattere i grandi sponsor del terrorismo, dell'aggressione e delle dittature perche' questa e' la natura stessa del mondo arabo? Falso.
Cio' non significa, naturalmente, che ora tutto andra' via liscio. Gli iracheni vogliono una vita migliore e vogliono governare se stessi. Si opporrebbero a un eventuale governo prolungato da parte dell'occidente. Dunque deve aver luogo un trasferimento di poteri in tempi ragionevoli. E anche questo problema potra' essere trattato, se la politica degli Stati Uniti sara' guidata con il buon senso usato finora.
Ma per quanto importante sia la questione in se' dell'Iraq, c'e' anche un'altra questione altrettanto importante: se e fino a che punto tutto cio' segnera' l'avvio di una nuova era. La fragorosa caduta delle statue di Saddam avra' un effetto in qualche misura simile a quello che ebbe la caduta delle statue del comunismo in Urss ed Europa dell'est un decennio fa? Da qui potrebbe venire una ennesima, parziale delusione, come e' stato per tante altre grandiose giornate nella storia moderna del Medio Oriente. Dalla guerra arabo-israeliana del 1967 a quella per il Kuwait del 1991, molte volte in questa regione le forze della reazione sono state sconfitte. Ma nessuna singola dimostrazione ne' l'effetto cumulativo nei decenni di tante dimostrazioni della necessita' di un profondo e completo cambiamento nelle istituzioni e nella mentalita' del Medio Oriente e' riuscita finora ad abbattere la cortina di ferro psicologica e politica che avvolge la regione. Eppure le dure lezioni della realta' si sono regolarmente presentate alla porta piu' e piu' volte. Sara' questa la volta buona? Si puo' dubitarne, ma si deve sperare.
(Jerusalem Post, 10.04.03)


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