Un bancomat della filiale della Banca Commerciale Italiana incendiato, alcune vetrine di negozi danneggiate in via Barberini, barattoli di vernice lanciati contro sportelli di banche e negozi. E’ questo il bilancio della manifestazione contro la “guerra infinita” che si è tenuta a Roma. Casarini lo aveva preannunciato, “dobbiamo ricordare che noi rappresentiamo il popolo di Seattle, antagonista”; “occorrono azioni di disobbedienza contro la guerra” e così il gruppo dei no global e dei rappresentanti dei centri sociali si staccano dal corteo dei “pacifisti” per assaltare il primo Blockbuster o incendiare i simboli del male e del capitale. Con metodi violenti, ovviamente.
Questi sono i pacifisti che una certa parte della sinistra si è scelto come compagni di percorso per gridare il proprio no alla guerra, senza se e senza ma. Sono così pacifisti che si sentono in dovere di usare la violenza per far sentire la propria voce. Immagino il grosso sforzo che costoro hanno dovuto compiere, una violenza nella violenza che li ha costretti a violare il proprio motto di pacifisti per il bene della pace interplanetaria. Del resto sono stati attaccati i simboli di quel capitalismo e imperialismo di matrice americana. Tecnicamente si potrebbe anche eccepire che non si tratti di atti vandalici, ma di azioni di liberazione. Questa non è guerra...
Ecco che i movimenti tornano a calare quella maschera che voleva proporre questi quattro delinquenti e teppisti, rappresentanti dei centri sociali, come voci serie e rispettabili del Paese. Cofferati, leader del movimento dei movimenti, e tutte le forze della sinistra che ottusamente hanno foraggiato questi esaltati, sono responsabili morali dei fatti di oggi. Non chiederanno scusa, ci saranno i soliti tanti se e ma sulle ragioni degli scontri e sulla composizione dei partecipanti dei cortei. Film già visti in tante occasioni, che ormai non meravigliano più. Al limite producono disgusto. Il rifiuto a partecipare alla manifestazione di Roma da parte di una larga schiera di rappresentanti dell’Ulivo è una buona notizia, denota una sensibilità per le istituzioni ed il democratico modo di agire ancora vivo in loro.
Ma è con grande tristezza che accogliamo le immagini di Fassino, che fa anche tenerezza tanto è incapace di assumere una posizione politica coerente e precisa, immerso in uno stato confusionale permanente dal quale difficilmente ne uscirà ancora da segretario dei Ds....
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