Il leader del Carroccio rivede la posizione sul procuratore Papalia: non ce l’ho con lui, è il simbolo di un’altra epoca
Bossi: o la devolution o la crisi
Il senatur alza i toni mettendo in guardia la Cdl. «Però su Roma capitale si può trattare» «Dedicheremo le riforme ai Serenissimi, il governo non sarà parte civile»


Sulla devolution Umberto Bossi alza i toni: per gli alleati della Cdl fa balenare la minaccia che se oggi, alla Camera, qualcosa andasse storto «salta anche il governo». E per dare ancor più peso simbolico a questo passaggio si rivolge ai militanti del Carroccio annunciando che la devolution, una volta approvata, sarà dedicata ai Serenissimi («sempliciotti, ma brava gente») e ai patrioti del Nord condannati per essersi battuti «per la libertà della Padania».
Sceglie non a caso Verona Umberto Bossi per lanciare la campagna di primavera della Lega, la città che ha nel suo Procuratore della Repubblica, Guido Papalia, il magistrato che ha istruito le inchieste sui 23 componenti del Serenissimo Governo, accusati di associazione sovversiva, banda armata e interruzione di pubblico servizio (il Tg1). E proprio da piazza Bra, il senatur fa partire l’annuncio che le frange più intrasingenti della Lega e forse legate ancora al sogno secessionista aspettavano: il governo - proclama Bossi dal palco - ha deciso di revocare la costituzione di parte civile dello Stato nel processo ai Serenissimi. Un atto, questo, che era stato deciso dopo l’assalto al campanile di San Marco dall’allora governo dell’Ulivo, e che ieri Bossi non ha esitato a definire «un’ignominia gravissima per la sinistra». «Mai un voto deve andare a sinistra - ha detto Bossi -, a chi innescò con leggi del fascismo processi a cittadini che chiedevano più libertà a casa loro».
Il leader del Carroccio tenta addirittura una conversione a «U» sul procuratore Papalia, che il mondo leghista ha sempre visto come il fumo negli occhi. «Ho sentito parlare male di Papalia - ha affermato Bossi -, ma io non ce l’ho con lui. Anzi, sono convinto che se il processo si fosse tenuto a Verona - il Gip del capoluogo scaligero ha riconosciuto la competenza territoriale di Padova, ndr - Papalia li avrebbe assolti i Serenissimi». Ma il procuratore di Verona, ha incalzato Bossi, «è il simbolo di un’altra epoca, in cui i reati di opinione venivano confermati e perseguiti». Osservazione alla quale Papalia, sollecitato dai giornalisti, ha prontamente risposto, affermando che la sua Procura «ha sempre perseguito fatti delittuosi concreti, mai opinioni».
Ma nella manifestazione leghista di Verona, cui hanno partecipato circa mille persone, Bossi ha affrontato temi politici a 360 gradi. In vista delle prossime amministrative, ha confermato che negli enti locali la Lega «deve sempre andare da sola al primo turno, perchè questo garantisce una certa identità» e permette al Carroccio - ha ammesso - di smarcarsi dal peso e dal carisma politico di Berlusconi «che riesce a pigliare molti voti». Infine, dopo aver fatto la voce grossa con gli alleati sulla vicenda di Roma capitale, cioè le forme di particolare autonomia che la riforma del titolo V assegna alla città laziale, Bossi ha cercato di placare la polemica, affermando che su questa partita «si può trattare». «Se dipendesse da me - ha spiegato Bossi - parlerei di Roma capitale e basta, non parlerei di soldi», sostenendo che agli elettori del Nord non andrebbe giù il fatto che Roma, trasformata in sorta di Regione autonoma, possa fare le sue leggi per autofinanziarsi. E sulla provocazione delle quattro “vicecapitali” - Milano, Firenze, Napoli e Palermo - Bossi ha chiarito di ritenere che «tutti i capoluoghi di regione possano essere “vicecapitali”». Ma anche qui, ha premesso, «si può trattare».