da un vecchio editoriale di "Indipendenza", delle righe significative sulla pregnanza e sul ruolo liberatorio del progetto nazionalitario
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Il Verbo in voga prescrive di ristrutturare e di modernizzare il paese perché le imprese possano meglio competere, perché il benessere e la competizione delle imprese porterebbero -nemmeno è certo- occupazione, e quindi il benessere del paese. Così impazza a sproposito un presunto interesse nazionale tirato indebitamente in causa ancora una volta per produrre assenso. In nome del -presunto- interesse nazionale legato all’euro, si chiede, ad esempio, deregulation, per dirla in termini politically correct, cioè flessibilità normativa e salariale di chi lavora, per avere un novello schiavo che sia duttile alle esigenze del loro profitto, che non crei problemi per le modalità del lavoro, per l’orario di lavoro, per il salario del lavoro, per la mobilità del lavoro, per la precarietà del lavoro, per il tipo di lavoro, ecc. Dov’è l’interesse nazionale? Se si sfruttano i figli della nazione, non c’è interesse nazionale. Se si rende difficile o impossibile la vita dei figli della nazione, non c’è interesse nazionale. Se si rovina l’ambiente della nazione, non c’è interesse nazionale. Se la salute di chiunque vive nella nazione -autoctono o immigrato che sia- diventa un business, non c’è interesse nazionale. Se esiste una scuola che non forma individui ma è espressione degli interessi aziendali, non stimola capacità critica, non alimenta dignità, libertà, pienezza di sé di ogni essere, ma si preoccupa di selezionare chi inserire domani nei meccanismi produttivi, non c’è interesse nazionale. Se chi è fuori dal processo produttivo per ragioni di età, viene visto come un peso, un costo inutile, una voce da tagliare e da lasciare ai limiti della sussistenza, non c’è interesse nazionale. Se per qualsiasi ragione si pratica "colonialismo interno", non c’è interesse nazionale. Se per qualsiasi ragione si affama un altro popolo, lo si embarga, lo si bombarda, non c’è interesse nazionale. Se tutto questo avviene, e potremmo continuare, non c’è interesse nazionale, ma solo interessi di parte, personali e/o aziendali essi siano. Oggi questa lira, domani l’euro sono strumenti di un meccanismo capitalista che per sua natura non è nazionale, che per sua natura, a seconda della circostanze, o sfrutta o nega la nazione.
Ecco perché incastonare su basi nazionalitarie una teoria ed un progetto di società radicalmente anticapitalistiche. Perché complessivamente la nazione muore, se tutti coloro che la abitano non sono liberi, se sono divisi in classi, se c’è disuguaglianza. Perché la nazione muore se non ha la sua indipendenza e se non c’è liberazione sul suo territorio. Perché la nazione può diventare un grande boomerang per gli appetiti capitalistici del terzo millennio.
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Alla manifestazione del 12 aprile a Roma, i compagni del Campo Antimperialista hanno giustamente definito AN come "Alleanza Anti-Nazionale".
Sottoscrivo pienamente.




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