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Discussione: Pacifisti

  1. #21
    Hanno assassinato Calipari
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    Propongo un fondo di solidarietà per Libero, per fare avere anche a lui una possibilità nella vita...

  2. #22
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    Ma dai poveraccio, e' solo uno che l'ha presa bellamente in culo ma non e' in grado di ammetterlo nemmeno a se' stesso.

    Saluti

    Luca Loi
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  3. #23
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    Angry Sconfitti I Pacifisti

    PACIFISTI, SIETE STATI SCONFITTI DALLA POLITICA DI BUSH E ADESSO VI ARRAMPICATE SUGLI SPECCHI!!

    IN QUESTO CASO PARLO DI JURI, CIAPPAS, A SINISTRA E TUTTI GLI ALTRI ANTIAMERICANI E PROSADDAM IN CIRCOLAZIONE!!!!!

    ILOVEUSA

  4. #24
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    ciccio guardati le immagini dall'alto e non solo di particolari (come hanno fatto i media occidentali) del bagno di folla fantasma che avrebbe accolto, nella fiction creata ad arte dai nostri stimatissimi media, gli americani.


  5. #25
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    Predefinito Re: Sconfitti I Pacifisti

    In Origine Postato da ILOVEUSA
    PACIFISTI, SIETE STATI SCONFITTI DALLA POLITICA DI BUSH E ADESSO VI ARRAMPICATE SUGLI SPECCHI!!

    IN QUESTO CASO PARLO DI JURI, CIAPPAS, A SINISTRA E TUTTI GLI ALTRI ANTIAMERICANI E PROSADDAM IN CIRCOLAZIONE!!!!!

    bravo. magari tu citassi pure quelli di estrema destra...

  6. #26
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    io non sono pro saddam(disgrazia in arabo vuol dire) non sono neanchè pacifista in termini assoluti ma sono stato(è finita praticamente) moderatamente contro questa guerra(non ho nessuna bandiera esposta) perchè pensavo che valutando i pro e i contro potessero essere più i contro e soprattutto perchè ero condizionato dalla antipatia per bush e soprattutto per il vice segretario alla difesa(quello di origine polacca) anche per quello che hanno fatto a clinton.
    anche i miei amici inglesi avevano ragione
    sicuramente quella è una nazione più democratica del mondo non gli stati uniti(c'è la pena di morte) e anche per i vincoli di amicizia che mi lega a quel paese.
    adesso speriamo che l'iraq rinasca libero e democratica e francamente sono ottimista parla uno che di natura è pessimista.
    io odio quelli che come voi destrorsi pensate di avere la verità in tasca.

    io penso che appena potrò migrerò in gran bretagna dove abita gente più civile di voi.

  7. #27
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    In Origine Postato da benfy
    francamente sono ottimista parla uno che di natura è pessimista.
    io odio quelli che come voi destrorsi pensate di avere la verità in tasca.
    io penso che appena potrò migrerò in gran bretagna dove abita gente più civile di voi.
    Guarda che la verità in tasca la trovi sui sinistrosi che hanno fatto mille teorie senza azzeccarne una.
    B.

  8. #28
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    In Origine Postato da Fuori_schema
    Ma dai poveraccio, e' solo uno che l'ha presa bellamente in culo ma non e' in grado di ammetterlo nemmeno a se' stesso.

    Saluti

    Luca Loi
    che p@@lle cò sta discriminazione sessista!

  9. #29
    Hanno assassinato Calipari
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    In Origine Postato da Barbanera
    Guarda che la verità in tasca la trovi sui sinistrosi che hanno fatto mille teorie senza azzeccarne una.
    B.
    Fate scappare la gente dall'Italia, fascisti.

  10. #30
    Hanno assassinato Calipari
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    Perchè si rende necessario cambiare i regimi iracheno e siriano?Di Hooman Peimani (consulente indipendente per organizzazioni internazionali a Ginevra e ricercatore nel campo delle relazioni internazionali).

    Un giornale israeliano, Ha'aretz, ha riportato che il governo israeliano sta considerando la possibilità di ripristinare un vecchio oleodotto che trasferiva petrolio dalla città irachena di Mosul al porto di Haifa, in Israele. Dato che gli israeliani affermano che gli Sati Uniti sarebbero d’accordo, questo piano israeliano fornisce una prova a chi sostiene che l’attuale guerra sia un progetto degli USA e di Israele di ridisegnare il Medio Oriente con il fine di servire i loro interessi, compreso quello petrolifero.

    Secondo il giornale, il Ministro Israeliano delle Infrastrutture, Yosef Paritzky, giudica il progetto dell’oleodotto giutificabile dal punto di vista economico in quanto recherebbe una riduzione dei costi di importazione del greggio, costi attualmente alti in quanto Israele importa petrolio dalla Russia. Ci sarebbe inoltre una giustificazione strategica, in quanto importare petrolio da un paese vicino ad Israele aumenterebbe la sicurezza dell’arrivo del greggio, mentre adesso Israele dipende completamente dal petrolio importato da lontani fornitori. Nonostante sia situato nel Medio Oriente, ricco di petrolio, Israele non può contare sugli esportatori locali a causa dell’esistente conflitto arabo-israeliano. Prima della rivoluzione iraniana del 1979, l’Iran, paese all’epoca amico, riforniva Israele di petrolio. Tale situazione finì nel 1979 quando il nuovo regime rivoluzionario iraniano tagliò le forniture ad Israele.
    Paritzky ha richiesto di valutare l’attuale situazione dell’oleodotto Mosul-Haifa, che aveva cessato di operare nel 1948. Probabilmente il condotto richiederà riparazioni e ammodernamenti, se non addirittura una ricostruzione non essendo più in uso da più di mezzo secolo. Comunque l’intera operazione richiede il consenso dell’Iraq (il fornitore del petrolio) e della Siria, il paese posto tra Iraq e Israele, attraverso cui deve passare l’oleodotto.
    Il consenso dell’Iraq è fuori discussione finchè al governo del paese vi è Saddam Hussein. Per questo, dice il ministro, un prerequisito indispensabile al progetto è che in Iraq governi un nuovo regime con rapporti amichevoli verso Isarele. Ma richiede anche il consenso della Siria. Data l’attuale situazione mediorientale e l’occupazione israeliana delle colline del Golan (appartenenti alla Siria), il consenso al passaggio del petrolio appare impossibile allo status quo. Come dichiarato dal governo israeliano, durante la guerra Iran-Iraq (1980-88) quando l’Iraq aveva stretti e cordiali rapporti con l’alleato di Israele, gli Stati Uniti, Israele cercò senza riuscirci di ripristinare il flusso di petrolio attraverso l’oleodotto. Tale possibilià fu bloccarta dalla Siria, all’epoca amica dell’Iran e nemica dell’Iraq.
    Così, a meno che non si ricostruisca parte dell’oleoditto, facendolo passare attraverso la Giordania (un altro paese confinante con Israele e Iraq ma con normali relazioni verso Israele), il progetto dell’oleodotto richiederebbe anche un diverso regime in Siria.
    In altre parole, il prerequisito del progetto è un cambio di regime in Iraq e Siria contemporaneamente. Poiché Paritzky non ha fatto menzione alcuna di un passaggio dell’oleodotto in Giordania, è ovvio pensare che gli israeliani sono ottimisti riguardo ad un cambio di regime in Siria nel prossimo futuro.
    Gli oleodotti sono sistemi altamente vulnerabili per l’esportazione di petrolio, che richiedono una affidabilità a lungo termine dei paesi attraverso cui passano. Sapendo questo, gli Israeliani possono dare il via ai loro studi tecnici dell’oleodotto quando saranno convinti che le attuali barrire politiche saranno superate. E questo richiede un cambio di regime a Baghdad e Damasco.
    Secondo il ministro israeliano, gli Stati uniti appoggerebbero il progetto in quanto l’oleodotto porterebbe il petrolio dall’Iraq al Mediterraneo. In tal caso gli Americani potrtebbero by-passare il Golfo Persico per la loro importazione di petrolio iracheno. In particolare, dagli anni 90, essi hanno ripetutamente espresso
    la loro preoccupazione circa la troppa importanza del Golfo Persico per l’importazione di petrolio. Data la concentrazione dei principali esportatori di petrolio in quell’area (60% del petrolio miondiale), la sua instabilità potrebbe interrompere o ridurre drasticamente il flusso di petrolio tramite le petroliere, con un grosso impatto per l’economia americana, molto dipendente dal petrolio.
    Per diminuire la loro vulnerabilità gli americani hanno cercato di diversificare le loro forniture di petrolio ricorrendo ai paesi del Mar Caspio e al non-OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries), costituito dal Ciad e dall’Angola. In ogni caso, queste forniture alternative possono alleggerire la paura degli americani, ma momentaneamente, data la piccola grandezza di tali riserve petrolifere. Così, nel futuro, gli Stati Uniti dovranno importare molto petrolio dalla regione del Golfo Persico, dove le riserve petrolifere superano abbonadnetmente quelle degli altri paesi e dove, in Iran, vengono tuttora trovati nuovi giacimenti petroliferi. Data questa situazione, risulta molto importante per gli Stati Uniti trovare vie alternative di approvvigionamento del petrolio rispetto a quelle delle petroliere. Così l’utilizzo di oleodotti terrestri capaci di trasportare il greggio in un mare aperto e caldo quale il Mediterraneo è un ottima opzione. Un oleodotto pienamente operativo come sarebbe l’oleodotto Mosul-Haifa potrebbe risolvere quindi sia i problemi americani che quelli israeliani.
    Il piano dell’oleodotto israeliano appare contrario agli obiettivi di guerra stabiliti dagli USA in Iraq. I due membri chiave della "coalizione della volontà", Stati Uniti e Regno Unito, hanno infatti respinto l’accusa che il motivo della guerra sia il petrolio (un punto questo che non è stato preso seriamente in quasi tutto il mondo). E d’altra parte, il piano israeliano, l’obiettivo americano di salvaguardare i pozzi petroliferi iracheni e l’obiettivo dichiarato di cambiare il regime a Baghdad, ci forniscono le prove del contrario.
    Inoltre, la retorica crescente anti-Siriana del governo americano, che comprnede le accuse alla Siria di fornire armi all’Iraq, può rappresentare il primo stadio di un’espansione del conflitto alla Siria. Se questo accadrà, si potrebbe arrivare a quel cambiamento di regime in Siria, che serve vari scopi, compreso la cooperazione della Siria nel futuro oleodotto Mosul-Haifa.

 

 
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