Caro Shardana,
prendo due spunti dal tuo intervento:
1. Hai pienamente ragione, a mio avviso, quando affermi che una lotta comunitaria/nazionalitaria ha senso ed è emancipatrice solo se si coniuga alla lotta (di classe) per la liberazione sociale, e in quanto tale assume valore universale. Questo, mi pare, è sempre stato chiaro nei nostri scritti.
2. Sui termini che usi, cioè "democrazia borghese" e "compradora", ho molti dubbi. Siamo sicuri che esista un qualcosa chiamato "borghesia" oggi? In termini ampi, culturali e non solo politici, direi che la borghesia europea, vera origine storica del capitalismo come lo conosciamo, e dell'imperialismo, non esiste più. Oggi esistono altre classi dominanti, e altri dominati.
In sintesi, oggi i dominanti mi sembrano le oligarchie imprenditorial/finanziarie e militar/industriali, specie nei loro ruoli di "agenti strategici" d'impresa (magari senza pacchetto azionario ma in grado di "azionare le leve di comando" per dirigere il conflitto verso l'esterno). Il loro dominio è tale da fungere da "calamita" per le classi medie "manageriali" e per i vari "ripetitori" mediatici della loro esaltazione di "democrazia", "mercato", "cultura" americana etc.
I dominati sono altresì diversi dai proletari dell'8-900. Si va dai "ceti medi" (sempre a rischio pauperizzazione) ai salariati veri e propri e alla "classe esclusa" dei cronicamente disoccupati.
Per concludere, parlerei di "democrazia oligarchica", più che "borghese", e di alternativa nazionalitaria/libertaria fondata sull'autogoverno e l'autogestione (cioè sulla democrazia diretta in campo politico ed economico). Il tutto -sia chiaro- in prima approssimazione.
Politikon




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