Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13

Discussione: parole

  1. #1
    agitatore elettronico
    Data Registrazione
    20 Jan 2003
    Messaggi
    828
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito parole

    Dato che al giorno d'oggi tutti, ma proprio tutti, oppressori, oppressi, oppressori potenziali, si richiamano al concetto di "democrazia", proporrei (a parte l'ovvietà per cui esistono varie concezioni della democrazia - alcune delle quali pienamente condivisibili) di rilanciare la parola/concetto di autogoverno (politico) insieme a quella di autogestione economica.

    In fondo la "democrazia diretta" (o "partecipativa"), fondata sul controllo diretto delle decisioni politiche ed economiche e sulla proprietà condivisa dei mezzi di produzione, non è proprio l'autogoverno?

    La democrazia parlamentare "liberale", facciata pubblica della formazione sociale capitalistica, è invece una oligarchia plebiscitaria, nel cui nome vengono massacrati e oppressi milioni di esseri umani da secoli.

  2. #2
    agitatore elettronico
    Data Registrazione
    20 Jan 2003
    Messaggi
    828
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sulla "portabilità" delle parole: sono anche io convinto che sia un fatto da non sottovalutare, soprattutto in un "mercato politico" (dio che orrore 'sto termine) attento al messaggio immediato e di facile memorizzazione.
    En passant, è da notare che "democratico" ha 5 sillabe, quindi è più corto, ma è anche per la nostra "assuefazione" che ci suona così bene...

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    15 Jun 2009
    Messaggi
    13,051
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    10 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Scusate , ma piu' che di dispute lessicali, mi piacerebbe sntir parlare di contenuti e di proposte politiche.....quando si parla di autogoverno di cosa parliamo? E non ci mettiamo anche qui a discettare di semiti , ebrei e quant'altro perche' non c'azzecca un beneamato oppure in ogni thread no si puo' fare a meno di menzionare gli ebrei , i tedeschi gli esquimesi ????

  4. #4
    agitatore elettronico
    Data Registrazione
    20 Jan 2003
    Messaggi
    828
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    il thread non era nato per parlare di popoli/culture etc. e quindi concordo con la proposta di "venire alla politica".

    Autogoverno: una piattaforma politica possibile, sulla quale lavorare con le forze migliori del "movimento", in vista di un programma minimo che sviluppi i seguenti punti (esposti in modo certamente troppo succinto e parziale in questa sede):

    1) una coerente difesa delle classi "dominate", cioè subordinate alla politica e al dominio delle élites imprenditorial-finanziarie nazionali e transnazionali, al di fuori delle logiche stataliste "neokeynesiane" o lassalliane, ma in vista invece di un maggiore controllo diretto dei produttori e dei cittadini sull'economia e sulla politica del nostro paese. Ciò comporta anche una ripresa del controllo, da parte dei lavoratori, sulla previdenza sociale e sulla sanità;

    2) una politica culturale di salvaguardia delle specificità, patrimonio del nostro paese e cuore della nostra -complessa- identità, attraverso una (vera) riforma della scuola in senso radicalmente anti-mercantile e anti-aziendalista, un impulso alla ricerca scientifica e nelle scienze umane (università e istituti di ricerca); e un'iniziativa di riappropriazione delle categorie culturali prese in "ostaggio" dalle logiche di accumulazione e consumo funzionali, oggi, alla riproduzione del capitalismo (in questo senso il discorso sulle parole è legittimo);

    3) una politica estera fondata realisticamente sulla proiezione "euro-mediterranea" di istanze nazionalitarie basate sulle politiche sociali sopra esposte e sulla collaborazione con forze popolari/socialiste disposte a sostenerle; una politica di sicurezza basata sulla sicurezza e gli interessi delle masse di cittadini e non su quelli delle classi dominanti capitalistiche;

    4) la formazione di un sistema di informazione libero e gestito sul modello dell'accesso e della partecipazione, come nei migliori esempi "alternativi" attuali

  5. #5
    vicepres Destra cricetale
    Data Registrazione
    29 Jun 2002
    Messaggi
    4,646
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: parole

    Originally posted by Politikon
    Dato che al giorno d'oggi tutti, ma proprio tutti, oppressori, oppressi, oppressori potenziali, si richiamano al concetto di "democrazia", proporrei (a parte l'ovvietà per cui esistono varie concezioni della democrazia - alcune delle quali pienamente condivisibili) di rilanciare la parola/concetto di autogoverno (politico) insieme a quella di autogestione economica.

    In fondo la "democrazia diretta" (o "partecipativa"), fondata sul controllo diretto delle decisioni politiche ed economiche e sulla proprietà condivisa dei mezzi di produzione, non è proprio l'autogoverno?

    La democrazia parlamentare "liberale", facciata pubblica della formazione sociale capitalistica, è invece una oligarchia plebiscitaria, nel cui nome vengono massacrati e oppressi milioni di esseri umani da secoli.

    sì, ma come fai a chiamare a consultarsi milioni di persone su qualsiasi argomento, dalla disposizione degli alberi alla Finanziaria?

    secondo me la democrazia diretta applicata alle società statuali è impossibile. O torniamo a piccolissime comunità, dove è appunto possibile vivere in "comune", oppure la democrazia diretta è inapplicabile.

    E poi c'è anche un altro problema: per partecipare attivamente alla vita politica in una democrazia diretta si deve essere altamente motivati e/o informati, altrimenti si affida la gestione della collettività ad un branco di incapaci. Che decideranno, liberamente, il loro collasso

  6. #6
    agitatore elettronico
    Data Registrazione
    20 Jan 2003
    Messaggi
    828
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ormai siamo talmente condizionati e rassegnati che non osiamo pensare di essere capaci a gestire più direttamente la nostra vita.
    Un punto decisivo in questo senso è l'educazione, l'istruzione, che come modello ha l'aziendalismo: obbedienza e ricerca del profitto.

    Io credo che un autogoverno realistico sia basato su comunità storicamente sensate, federate tra loro, e nelle quali non si abolisca il principio di rappresentanza, MA lo si estenda al mondo dell'economia (imprese etc.) e lo si sottoponga a controllo diretto.
    Mica dico che è facile. Ma non è impossibile avvicinarsi gradualmente a tale maggiore autogoverno.
    Quel che è assolutamente ovvio è che un "governo mondiale" è invece possibile solo da parte di una ristretta oligarchia di capitalisti e tecnici.
    Anche per questo la proposta nazionalitaria e comunitaria è -contrariamente a quanto si pensa conformisticamente- più libertaria della democrazia liberale.

  7. #7
    agitatore elettronico
    Data Registrazione
    20 Jan 2003
    Messaggi
    828
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ormai siamo talmente condizionati e rassegnati che non osiamo pensare di essere capaci a gestire più direttamente la nostra vita.
    Un punto decisivo in questo senso è l'educazione, l'istruzione, che come modello ha l'aziendalismo: obbedienza e ricerca del profitto.

    Io credo che un autogoverno realistico sia basato su comunità storicamente sensate, federate tra loro, e nelle quali non si abolisca il principio di rappresentanza, MA lo si estenda al mondo dell'economia (imprese etc.) e lo si sottoponga a controllo diretto.
    Mica dico che è facile. Ma non è impossibile avvicinarsi gradualmente a tale maggiore autogoverno.
    Quel che è assolutamente ovvio è che un "governo mondiale" è invece possibile solo da parte di una ristretta oligarchia di capitalisti e tecnici.
    Anche per questo la proposta nazionalitaria e comunitaria è -contrariamente a quanto si pensa conformisticamente- più libertaria della democrazia liberale.

  8. #8
    vicepres Destra cricetale
    Data Registrazione
    29 Jun 2002
    Messaggi
    4,646
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Politikon
    Ormai siamo talmente condizionati e rassegnati che non osiamo pensare di essere capaci a gestire più direttamente la nostra vita.
    Un punto decisivo in questo senso è l'educazione, l'istruzione, che come modello ha l'aziendalismo: obbedienza e ricerca del profitto.

    Io credo che un autogoverno realistico sia basato su comunità storicamente sensate, federate tra loro, e nelle quali non si abolisca il principio di rappresentanza, MA lo si estenda al mondo dell'economia (imprese etc.) e lo si sottoponga a controllo diretto.
    Mica dico che è facile. Ma non è impossibile avvicinarsi gradualmente a tale maggiore autogoverno.
    Quel che è assolutamente ovvio è che un "governo mondiale" è invece possibile solo da parte di una ristretta oligarchia di capitalisti e tecnici.
    Anche per questo la proposta nazionalitaria e comunitaria è -contrariamente a quanto si pensa conformisticamente- più libertaria della democrazia liberale.
    L'idea è attraente, però secondo me è impossibile nella pratica l'autogoverno di società complesse e numerose. Gli unici esempi di democrazia diretta che funzionano sono generalmente le comuni giovanili (che oltretutto hanno ben poco di proletario ma sono soprattutto espressione della borghesia 'illuminata') che sono composte da poche decine o centinaia di persone.
    Come si fa a esportarla in una collettività di milioni di persone o, ancora peggio, in un'ipotetica società universale senza più Stati?

  9. #9
    agitatore elettronico
    Data Registrazione
    20 Jan 2003
    Messaggi
    828
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by enrique lister

    Come si fa a esportarla in una collettività di milioni di persone o, ancora peggio, in un'ipotetica società universale senza più Stati?
    In una società "universale" senza più Stati (ma io direi meglio : senza più nazioni) ciò sarebbe in effetti impossibile.

    E' proprio per questo, caro Enrique, che le speranze di maggiore libertà e giustizia risiedono in un progetto "inter-nazionalitario", cioè basato sulla convivenza e cooperazione di nazioni liberate. Una nazione ridefinita in senso libertario e partecipativo, con diritto alla propria indipendenza, è -mi sembra- l'unico quadro geografico/politico possibile per l'autogoverno.

  10. #10
    ghost dog
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa, la vittoria e il ritorno, tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio, darai,la vittoria concedi sola! »
    Messaggi
    2,415
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Francamente trovo estremamente pericolosa e fuorviante una critica non costruttiva sul concetto di "Democrazia".

    La Democrazia in se è concetto troppe volte abusato nel suo "significato".
    E' appunto un "significante" passparteut.
    La Democrazia in quanto concetto non può essere oggetto di alcuna critica.
    Deve esserlo la democrazia come paravento per un sistema che in realtà è basato sul potere di una classe che opprime le altre.
    In quanto capitalistica la "democrazia" occidentale è sempre di più "borghese"; non in un senso valoriale, ma nel senso che essa esprime l'orientamento dominante delle borghesie comprador.
    In quanto ciò è legittimo affermare che la democrazia borghese estromette dai gangli decisionali del potere economico, e quindi politico, la variegata e maggioritaria classe oppressa e sfruttata (o operaia in senso ampio e traslato).
    Ergo: la "democrazia borghese" non è "democratica" nel senso valoriale del termine: è semplicemente lo strumento mediante il quale si esrpime una netta minoranza potente all'interno della società; il paradigma assoluto ( e apice) di questa macchina tecnica è dato dagli USA, ove alla rituale votazione dei vari livelli istituzionali e rappresentativi partecipa solo una minoranza infima della popolazione: la minoranza legata ad interessi dominanti, la borghesia comprador.
    La democrazia effettiva (anche dal punto di vista valoriale) potrà aversi solo allorquando sarà effettivo anche il principio dell'eguaglianza delle possibilità.
    Ovvero solo quando tutti, in una data società potranno esprimere liberamente una volontà partecipativa nella "res publica": nell'economia, nel lavoro, quindi nella politica.
    Ergo: la democrazia borghese non essendo democratica, ma essendo basata sullo sfruttamento di classe, deve essere semplicemente ritenuta e chiamata per ciò che è: dittatura della borghesia.

    L'unica democrazia plausibile è quella "popolare", ovvero quella sgorgante dall'abbattimento della compartimentazione in classi che solo la lotta di classe e la dittatura del proletariato(in un senso giuridico e morfologico rinnovato e traslato) potranno produrre come esito ultimo.
    Solo quando non esisteranno vincoli che di fatto impediscono la partecipazione del popolo alla vita collettiva e alle scelte che la determinano, solo allora vi potrà essere un "potere del popolo".

    In questo ritengo necessario ribadire che "stato" e "nazione" NON sono la stessa cosa.
    La resistenza comunitaria popolare è sicuramente un tassello nella variegata e tutt'ora endemica resistenza globale all'ordine imperialistico. Ma essa è destinata ad essere fenomeno localistico e controproducente se non si accompagna ad autentiche visioni sociali di liberazione internazionale e di classe.
    La guerra alla Yugoslavia e all'Iraq hanno dimostrato che , o il piano dello scontro è internazionale e contempla due campi a confronto (ovvero un campo ostile a quello imperialistico americano), o lo scontro non sussiste.
    Per dirla con Mao(pur non essendo io un "maoista"), "la lotta di liberazione nazionale è in'ultima analisi lotta di classe".
    Più che prospettare improbabili società oggi come oggi, il compito dei comunisti rivoluzionari deve essere quello di fare cuneo tra le lacerazioni inter-imperialiste: vedendo per esempio come un fatto molto positivo la recente posizione unitaria di Francia, Germania e Russia.
    Poichè nel futuribile scenario di un polo euro-russo, pure sub-imperialistico e quindi ostile, potrebbero comunque attuarsi i presupposti per un "impantanamento" della schiacciante strategia di dominio nazista attuata dagli USA oggi con le armi: il nostro primo e più importante nemico.
    In questo contesto potrebbero trovare espressione anche molte istanze tese all'autodeterminazione di diverse "nazioni senza stato". Istanze che avrebbero un effetto dirompente anche sulle politiche coloniali degli obsoleti stati-nazione: ma in un quandro costruttivo, in una prospettiva di ridefinizione di un vasto campo antimperialista; non nel quadro di una strategia americana per la disintegrazione dei propri possibili antagonisti sul piano capitalistico: come il regionalismo-federalistico liberista, tanto per capirci.
    Valenze "euro-mediterranee"?
    Interessante, certo.
    Pensiamo che per esempio la Sardigna(oggi portaerei americana/italiana), nel cuore del mediterraneo è il ponte naturale(anche culturale) fra nord e sud del mondo.
    I paesi della nazione araba sono per noi molto più vicini e simili di un'europa sempre più lontana o coloniale....
    La scelta è quella di porsi in una duplice veste: quella di antimperialisti conseguenti, capaci di ragionare freddamente di geo-politica; quella di rivoluzionari comunisti, capaci di ragionare freddamente di strategie di classe per il raggiungimento del potere popolare.
    A mio avviso, oggi, nella fase del "blitzkrieg" naziamericano, la prima condizione, la prima analisi è preliminare e conditio sine qua non per la seconda.
    E' una situazione di emergenza.
    O si creano lacerazioni sub-imperiali nette (come sembra stia avvenendo), o tutto resterà sul piano dell'acrobazia letteraria.
    Viviamo un tempo troppo lontano dal 1917....
    E la storia non concede mai il bis....
    La classe oppressa non ha coscienza di sé; mentre , al contrario, la borghesia comprador, anche in seguito a questa guerra-spartiacque, ha le idee sempre più chiare sul proprio monopolio del potere.
    Ecco perché il pericolo dell’estremismo infantile è sempre il peggiore.
    Il primo passo deve essere quello di fuoriuscire da ogni logica movimentistica ed extra-parlamentare, e concentrarsi sulla costruzione di Partiti marxisti-leninisti decostruttori e rifondatori della propria analisi e prassi.
    Ma tesi al confronto elettorale diretto, al rientro nell’agone della politica.
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Parole, parole, soltanto parole.
    Di Zdenek nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 06-09-13, 20:50
  2. Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 15-03-12, 20:56
  3. Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 19-06-09, 05:26
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 13-12-07, 19:20
  5. BOSSI, parole parole parole
    Di Shrek nel forum Padania!
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 17-06-02, 21:26

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito