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“Dopo il fallimento degli interventi in Somalia e nella ex Jugoslavia, la missione Onu in Cambogia viene citata come ‘straordinario successo’, indicata come modello da seguire e usata per riscattare la reputazione di un organismo le cui strutture andrebbero rimesse in discussione.In realtà l’operazione si è rivelata carissima (due miliardi e mezzo di dollari, ventiduemila uomini) ed è stata segnata da sprechi, inefficienze ed episodi di corruzione senza precedenti: quattrocento milioni di dollari finiti nelle tasche di alcuni funzionari – alcuni di altissimo livello – (…). Ancora poche settimane fa gli alberghi di Phnom Penh erano pieni, le ville affittate a quelli dell’Onu ai prezzi di Tokyo e di N.W. e non c’era quasi famiglia nella quale almeno un membro lavorasse direttamente o indirettamente per l’Onu. Ora tutto questo è drammaticamente svanito: gli alberghi sono vuoti, le ville sfitte, la gente disoccupata, i ristoranti deserti. Dopo il grande amore per tutto ciò che è Onu, visto come Dio venuto da fuori a salvare la Cambogia, il fallimento e dell’Onu e il suo stesso partire sono visti come un tradimento e si esprime ora in crescente ostilità verso tutto ciò che è occidentale”.
Questo è il bilancio imbarazzante che Tiziano Terzani tracciava anni fa dell’intervento Onu in Cambogia. Oggi, ciò nonostante, “Nazioni unite” sembra essere la parolina magica e l’ultima trincea per i pacifisti sconfitti assieme a Saddam dalle tre settimane di guerra di Donald Rumsfeld.
Cosa sono, oggi, le Nazioni unite? Un mostro burocratico con 65mila dipendenti fissi, con decine di migliaia di collaboratori e consulenti superpagati, che costano 2,6 miliardi di dollari. Vanno calcolati a parte i costosi programmi di “peace keeping” pagati direttamente dai paesi che inviano contingenti, e i sei miliardi annui di dollari in aiuti al terzo mondo.
Si tende a identificare l’Onu con la sede centrale di New York, il grattacielo costruito nel 1952 da Le Corbusier su un terreno regalato dai Rockefeller, dove c’è la sede del Segretario generale, il Consiglio di sicurezza e l’Esococ, organismo di consulenza economica e sociale. Ma la maggioranza del personale lavora in giro per il mondo: a Ginevra, nei palazzi stile anni venti della “defunta” Società delle Nazioni; a Vienna, ufficio antidroga, quello gestito per anni dal comunista italiano Arlacchi; a Roma, nella Fao; a Parigi nell’Unesco; all’Aia, Corte internazionale di giustizia; a Nairobi, all’Unep(United nation environmental program); a Gaza nell’Agenzia profughi palestinesi. Poi a Santo Domingo c’è l’Istraw (Institute for training and advancement of women), a Berna l’Imo (International marittime organization), a Montreal l’Icao (International civil aviation organization).
Gli stati membri sono 191, gli ultimi la Svizzera e Timor Est. Dopo il crollo dell’Urss la maggioranza degli Stati non appartiene più alle dittature, che sono però tante da rallentare o paralizzare il funzionamento di organismi delicatissimi che si dedicano in genere al sociale e ai diritti umani. In questi giorni si sta svolgendo a Ginevra, in avenue de la Paix, la sessione annuale dell’inutile Commissione sui Diritti umani, alla cui presidenza è stato eletta per quest’anno la Libia.
Prima, per cinque anni, l’Alto commissario per i Diritti umani era la combattiva irlandese Mary Robinson, che ha ripetutamente denunciato l’opera ostruzionistica messa in atto da Cina, Siria, Sudan, Cuba e Vietnam. Quando se n’è andata, Kofi Annan l’ha sostituita con il malleabile brasiliano Vieira de Mello, burocrate internoall’Onu e proveniente da Timor Est. L’avvocato londinese Geoffrey Robertson, tra i massimi esperti mondiali di Diritti umani ha commentato:”Per decenza, l’Onu farebbe meglio ad abolire l’Alto commissariato”.
……continua
saluti




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