Roma, 17 aprile 2003
Questo articolo è apparso sull'Unità del 17 aprile
Era da tempo che non leggevo qualche scritto dell'amico Manconi, sicuramente per mia negligenza, ma quello di ieri sull'Unità circa Cuba è davvero straordinariamente puntuale.
Puntuale perché siamo nell'era della democratizzazione armata americana e chi si oppone ad essa (un elenco interminabile di paesi, tra cui molti sicuramente dittatoriali, ma anche la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica internazionale) va prima messo sotto accusa dai media, poi ammonito dai politici, ed, infine - vedi l'Iraq - distrutto dai militari.
Ora parrebbe esser venuto il turno della Siria, ma in cima ai pensieri dell'interessato gruppo dei conservatori rivoluzionari dell'amministrazione Bush, sta sempre Cuba, l'odierna e piccola erede dell'impero del male sovietico.
E' altamente probabile che per Rumsfield e compagni sia venuto oggi il turno dell'isola di Fidel e Che Guevara e, ben sapendo essi valutare l'importanza strategica dell'opinione pubblica internazionale, hanno iniziato a battere la grancassa della "democratizzazione di Cuba" (basta leggere i giornali europei e statunitensi del dopo Iraq).
Conosco Cuba, conosco anche abbastanza bene gli stati del centro America, e non credo sia utile perdere tempo a ricordare la Baia dei Porci e gli innumerevoli attacchi subiti, l'istruzione e la sanità pubblica, la differenza e la dignità di un popolo sottoposto ad embargo dalla più grande potenza del mondo, perché gli appunti esposti da Manconi non riguardano una valutazione di questo genere.
Manconi, da sempre serio difensore delle libertà e del garantismo, mi imputa la colpa d'aver definito "errori veniali" le condanne ai dissidenti cubani.
La frase, estrapolata durante un colloquio telefonico con un giornalista del Corriere della Sera, viene da me francamente ribadita. Certo non auspicando un giro di vite dei diritti umani nell'isola, e per quanto ci riguarda siamo contrari alla pena di morte in ogni caso e in ogni luogo.
Ma, caro Manconi, non vedi i "due pesi e le due misure" che imperano oggi nel mondo? Non ti poni la domanda per cui i prigionieri americani visti alla tv irachena erano uno scandalo in violazione della convenzione di Ginevra, e quelli iracheni fucilati mentre si arrendevano ai soldati a stelle e strisce non suscitano alcun commento? E ancora: ciò che accade nel lager di Guantanamo (ironia della sorte, proprio a Cuba) sollecita solo domande socio-antropologiche sulla resistenza alla prigionia e alla tortura degli esseri umani?
Credo che mai come oggi occorra essere partigiani, stare da una parte. Pur con il rischio di essere grossolani. So che in linea di rigoroso principio hai certamente ragione tu: la tutela della comunità non può essere scissa dalla tutela dell'individuo. Ma il mondo oggi è questo: da una parte il governo della superpotenza americana, dall'altra un mondo che, a volte contraddittoriamente, si batte per i diritti sociali ed anche per quelli individuali.
Sto dalla parte di Cuba auspicando che possano avere ancora tempo per provare a coniugare le libertà collettive con quelle individuali, pur stando a cento chilometri dagli States.
Credo anche di conoscere davvero la realtà operaia, non fosse altro per essere figlio di un operaio della Mirafiori e per essermi specializzato, da studente-lavoratore, all'Università, proprio sulla Fiat. Credo inoltre di poter affermare, come ho fatto, che la condizione dei lavoratori a Cuba è migliore di qualunque altro paese nell'unico contesto di paragone che si può fare, e cioè quello dell'America Latina. Manconi si chiede poi come fa a stare in coalizione con chi, come me, fornisce, una "sottovalutazione leninista" delle libertà civili.
Credo che l'obiettivo di battere Berlusconi e di ridare un governo progressista a questo paese ci farà stare ancora assieme. Magari - dopo questi articoli - lui in qualità di nuovo parlamentare, ed io di semplice elettore.
Continuerò comunque a stare con Cuba, per quello che è e per quello che rappresenta. Manconi stia tranquillo, nonostante la sua originale puntualità nell'attacco a Cuba, pur di battere il cavaliere il mio voto lo avrebbe lo stesso.
Marco Rizzo




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