Ancora una volta Unabomber, il terrorista delle feste comandate, avrebbe voluto colpire a ridosso di una festività, in un luogo pubblico, ma stavolta ha fatto cilecca. Analogie nella tecnica di costruzione del meccanismo e nel suo posizionamento nell'inginocchiatoio della chiesa hanno convinto gli inquirenti che si tratti proprio di Unabomber, alla ricerca di una nuova vittima. Stavolta, però, non l'ha trovata. Allo scorno del terrorista corrisponde adesso il vantaggio degli investigatori. E' la prima volta, infatti, che Unabomber commette un errore: gli investigatori hanno in mano un suo "giocattolino" tutto intero.



Da www.tg5.it

Se qualcuno si fosse inginocchiato sul banco, nel punto esatto dov'era stato collocato l'ordigno, nell'esplosione avrebbe potuto perdere le gambe. Chi si è ostinato a credere al gesto inoffensivo di un emulatore, o addirittura allo scherzo di un burlone, oggi si è dovuto ricredere. Il tubo trovato giovedì sera dalla perpetua, nella chiesa di Sant'agnese, a Portogruaro, era una trappola micidiale, una specie di piccola mina antiuomo, pronta a scoppiare, alla minima pressione. Ma c'è dell'altro. Secondo i primi accertamenti del Ris, il reparto di investigazioni scientifiche dei carabinieri, il cilindro, lungo una decina di centimetri, conteneva una fialetta di nitroglicerina, mischiata ad un composto chimico. Insieme al meccanismo d'innesco, mai usato prima ed altamente sofisticato, la firma di Unabomber, il micidiale terrorista del nord est. Per la prima volta, la trappola non è scattata. E ora gli investigatori hanno finalmente a disposizione un ordigno intatto, così com'era stato preparato. Per questo, ha ammesso oggi il Procuratore di Trieste, Nicola Maria Pace, c'è la speranza di trovare, oltre all'esplosivo, tracce della persona che lo ha confezionato. Ancora una volta non per uccidere, ma per ferire, mutilare, deturpare, come tante volte è accaduto, negli ultimi 10 anni. A correre seri rischi sono state le 3, 4 persone che si sono passate il cilindro di mano in mano e, tra loro, il parroco di Sant'Agnese.

Chi sa parli, chi ha visto qualcosa lo dica, senza timore: l'appello di don Oscar Redrezza, ai fedeli, durante la messa. Gli investigatori aspettano, come sempre, che qualcuno si faccia avanti, segnali strani movimenti o persone sospette. L'indagine, per non fermarsi, ha bisogno di nuove tracce da seguire, mentre, com'era inevitabile, tra Veneto e Friuli è scoppiata una specie di psicosi, con ripetuti allarmi per la presenza di oggetti - dagli accendini ai pennarelli - scambiati per ordigni esplosivi. Chissà cosa si inventerà, Unabomber, la prossima volta.