Il liberal Morando: è ora di pensarci. Bertinotti conferma l’amicizia per l’Avana ma dice: le fucilazioni non sono un peccato veniale
Che fare con Cuba? Tra i Ds la «tentazione» di scendere in piazza
MILANO - «Importante. Sarà bene che anche noi si pensi a qualcosa di simile». Enrico Morando, anima liberal dei Ds, definisce così la manifestazione di Madrid, dove ieri insieme a tremila esuli si è presentato in piazza anche il portavoce del partito socialista spagnolo Jesus Caldera, pronto a marciare per la libertà dei detenuti politici cubani. Per ora la sinistra italiana - che deve fare i conti con il gemellaggio dei Comunisti italiani con il Pc cubano - si deve accontentare della nuova presa di distanza di Bertinotti, che appare oggi su Liberazione , e dei molti segnali che arrivano dai Ds. Primo tra tutti il seminario nazionale che si terrà il 28 maggio a Torino, incentrato proprio sui dissidenti anticastristi. Fausto Bertinotti prosegue nella sua strada stretta: la presa di distanza dalla «svolta autoritaria» e le ripetute dichiarazioni di amicizia per un Paese al quale «l’intero continente latino-americano guarda con ammirazione». Il segretario di Rifondazione chiede una moratoria delle condanne a morte, uno stop a quelle «odiose» fucilazioni di un Paese di cui comunque «intende rimanere amico». «Non si può - scrive Bertinotti - derubricare quanto accaduto con le pesantissime condanne e le fucilazioni a un peccato veniale». Chiaro riferimento ai «compagni» del Pdci, che così avevano definito la repressione e che invece, per Bertinotti, non è giustificata neanche dalla «stretta internazionale e dalle esigenze di sicurezza».
Parole ambigue per Pietro Marcenaro, segretario regionale dei Ds: «E comunque tardive, visto che le condanne a morte ormai sono state eseguite. Bertinotti poteva invece chiedere la liberazione dei dissidenti, come Oscar Espinoza, in coma epatico, ormai ridotto a uno scheletro di 40 chili». Marcenaro ce l’ha anche con i troppi silenzi degli italiani all’Avana: «Vorrei sapere perché non si leva una voce di protesta dalle persone impegnate sull’isola, dalle Ong alla Lega delle cooperative, all’Arci». I Ds stanno pensando di chiedere al nostro ambasciatore all’Avana di emulare il collega britannico: convocare, cioè, gli oppositori cubani in occasione di una cerimonia pubblica, magari il prossimo 2 giugno.
Per Morando si potrebbe fare anche qualcosa di più: «Madrid è un buon esempio, dovremmo farci promotori di una manifestazione contro il regime. Anche perché dobbiamo ammettere autocriticamente che non siamo sempre stati all’altezza dei nostri giudizi. Quando due anni fa Le ragioni del socialismo , la rivista di Emanuele Macaluso, pubblicò un dossier contro Castro, pensammo di organizzare una manifestazione. Poi non se ne fece più nulla. Una disattenzione colpevole». O indulgenza? «In quel caso no, in altri è successo» ammette Morando. Nel partito hanno convissuto a lungo la suggestione anche estetica del guevarismo e la consapevolezza della dittatura. E per un Burlando che raccontava fiero di avere brindato a Tignanello con il lidér máximo e di averne ricevuto in dono un sigaro, c’era un Donato Di Santo, responsabile dell’America latina per il partito, che a Cuba ci andava per incontrare Oswaldo Payá e Vladimiro Roca: «Ci tornerei di corsa all’Avana, se non fosse che sono stato espulso: avevo parlato troppo con i dissidenti e così mi hanno dichiarato persona non gradita».
MA QUANDO MAI.
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