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    Il Neo-Paganesimo Inglese dalXVII secolo alla fine del XVIII
    da: Régis Blanchet, La Résurgence des Rites Forestiers, Les Éditions du Prieuré 1997
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    La prima espressione realizzata di un neo-paganesimo è certamente quel DRUID ORDER fondato nel 1717 nella taverna "The Apple Tree" ( una delle quattro taverne eponime delle quattro Logge fondatrici della Gran Loggia di Londra n.d.t.).

    Tuttavia, è ad Oxford, verso il 1650, sotto l'impulso dell'antiquario John Aubrey, che possiamo trovarne il germe nel misteriosissimo "boschetto" del Monte Haemus.

    Tutto sembra girare intorno a questo simpatico archeologo il quale, verso la fine della sua vita, affermava volentieri che i suoi lavori avevano fatto di lui in qualche modo un druido moderno. Egli aveva la stima di tutti i membri della Royal Society e partecipava molto umilmente ai loro lavori. I suoi amici erano Ashmole, Plot, Wilkins, Llwydd, i fratelli Gale, Desmaiseaux.

    Negli anni 1690, benché i lavori filologici sulle lingue celtiche di Wilkins fossero stati continuati da Llwydd, benché i fratelli Gale avessero riunito i frutti di tutte le ricerche nella Harleyan Library, benché i lavori di Aubrey avessero avuto un'ampia diffusione, l'"Antiquarism" tenuto sotto controllo dal 1660 aveva perduto un bel po' del suo spirito combattivo e contestatario. Sempre ad Oxford, un avvenimento si incaricò di modificare un tal dato di fatto.

    Ne 1694 uno studente irlandese sta per completare i suoi studi e stringe un legame di amicizia col vecchio John Aubrey: il suo nome è John Toland, e da allora in poi costui potrà essere considerato l'erede spirituale del vecchio professore. John Aubrey si spengerà tranquillamente nel 1697.

    Toland non è uno storico né un archeologo: è un filosofo molto impegnato e un polemista. Vicino al partito whig e alle sue tesi pre-repubblicane, cattolico, poi anglicano, poi panteista alla maniera di Giordano Bruno e di Spinoza, Toland va a soffiare nuovamente il vento della battaglia progressista riprendendo a sua volta il vecchio boschetto del Monte Haemus e diventandone il primo Grand Druido per il Druid Order per tutto il periodo dal 1717 al 1722, data della sua morte. Teniamo in mente che il boschetto del Monte Haemus si trova ancor oggi al cuore del Druid Order inglese, legando "tradizionalmente" quest'ultimo alla grande epoca dell'Invisible College degli anni 1650.

    Nel suo testamento filosofico del 1720, il Pantheisticon, Toland propone un ritorno alla saggezza antica dei platonici su un fondamento di panteismo spinoziano, ed utilizza questa nuovissima e rivoluzionaria materia celtica come trave pedagogica. Il primo nemico è l'imperialismo religioso del Vaticano, causa di tanti massacri e di tante guerre. IL secondo nemico sono i cattivi re che utilizzano il dogma oppressivo per mantenere un potere ingiustificato. Il suo braccio destro, Pierre Desmaiseaux, secondo fondatore del Druid Order, ex segretario della Royal Society, agente letterario dell'editore Prévost di Londra, pubblica le opere di Pierre Bayle e collaziona quelle di Saint-Évremond. Il giovane William Stukeley, antiquario rinomato e terzo fondatore del Druid Order, rilancia tutte le ricerche sui mondi celtici. La squadra è al completo e si getta nelle molteplici e complesse contese culturali che oppongono il nord e il sude dell'Europa.

    Il Neo-Druidismo cresce e si diversifica. Oggi, esso fa parte delle istituzioni inglesi alle quali partecipano i membri della famiglia reale. La regina Elisabetta e suo figlio Carlo, principe di Galles, ne fanno parte. Anche Winston Churchill ne fu membro.

    Facciamo ora un accenno alle diversificazioni e scissioni druidiche inglesi e alle loro peculiarità significative

    Nel 1792, a Primerose Hill, Edward Williams - il suo nome di Druido era Iolo Morganwg - crea per scissione la prima Gorsedd di Galles riprendendo i lavori molto paganizzanti dell'oxoniense John Wilkins (Invisible College del 1650) , e pubblica il Mabinogion. Thomas Payne fu suo amico e ne diffuse le tesi negli Stati Uniti; fece sottoscrivere a George Washington la prima edizione del Mabinogion. Payne partecipò a tutti i movimenti rivoluzionari di Francia e degli Stati Uniti.

    Se noi ponessimo in prospettiva storica, al fine di trarne dei valori comuni, le personalità di Sir Cotton, John Selden, John Wilkins, John Aubrey, John Toland, Iolo Morganwg, Thomas Payne, Henry Hurle, cosa potremmo scorgere?

    Essi tutti lavoranono sui valori del mondo celtico e forestale; propugnarono tutti i valori più progressisti e anti-imperialisti dei loro tempi; furono tutti rivoluzionari, di qualunque rivoluzione si trattasse, purché fosse prossima ai valori della democrazia; furono tutti adepti dei diritti dell'individuo; combatterono con il massimo fervoreogni forma ancora in attività di oscurantismo post-medievale.

    Non sono forse questi i temi di fondo che ritroviamo fra i Carbonari del XIX secolo?

    I Carbonari hanno tutte le caratteristiche della conservazione delle eredità celtiche ben fissate nell'inconscio collettivo europeo. Essi ripresero il simbolo del carbone come base federatrice della loro immagine. Si riunirono in seno al mondo rurale. Si opposero fermamente, quasi dogmaticamente, agli imperialismi religiosi (la Roma imperiale) e politici (i re di diritto divino); detto in altri termini, la FORESTA servì ancora una volta da luogo di resistenza e d'azione contro l'imperialismo urbano.

    Essi conservarono i medesimi difetti delle loro sorgenti, peccando di mancanza di organizzazione, e di comunicazione, mentre non furono capaci di presentare delle alternative politiche percorribili.

    Le loro azioni furono progressiste ed emancipatrici, spesso molto utopistiche, ciò che non impedì loro di vincere molte battaglie, anche se in generale fallirono nelle loro finalità ultime.

    Il Carbonarismo è geneticamente a ridosso delle idee repubblicane e costituzionali e a tutte le espressioni liberali del XIX secolo.

    (ALC 2001)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #12
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    Il Rito Forestale del Cavaliere di Beauchesne
    da: Régis Blanchet, La Résurgence des Rites Forestiers, Les Éditions du Prieuré 1997
    traduzione di A...L...C...
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    Non dispiaccia a qualche storico di grido, noi crediamo che le tendenze neo-druidiche Oltre Manica - l'eredità panteista di Toland in particolare - parteciparono al deismo inglese così peculiare della prima metà del XVIII secolo, e che questo movimento si trasferì in Francia nel corso dell'impiantarsi più tardivo (1725) della Massoneria continentale.

    Evochiamo come prova di tale realtà un'operetta scritta in francese, La Relation apologique de l'histoire des Francs-Maçons, stampata a Londra e a Dublino nel 1738, che non è altro che un plagio in extenso Pantheisticon di Toland. Senza alcun dubbio, la sua vocazione fu quella di toccare i lettori Massoni francesi dell'epoca, e il fatto che sia stata stampata a Londra e a Dublino da Prévost e Desmaiseaux appoggia questa tesi.

    La conferma di questa penetrazione feconda ci è data dalla creazione in Francia, verso il 1747, di un Rito Forestale misto - anche il Druid Order lo fu fin dalla nascita: una particolarità notevole per l'epoca - : quello dei Fendeurs e delle Fendeuses (i Taglialegna, in italiano, dove il termine non è connotabile sessualmente n.d.t.). I Rituali sono estremamente paganizzanti e non contengono alcuna connotazione giudaico-cristiana. L'invocazione si fa al Profeta delle Foreste; le riunioni avevano luogo "al centro della foresta del re". Senza alcun dubbio, possiamo assimilare questo Rito a un alter ego francese del Druid Order inglese, nel quale troviamo le tracce del Pantheisticon di Toland: "Il Cielo è mio padre, la Terra è mia madre" eccetera.

    Tuttavia, il signor di Beauchesne non è l'esempio migliore di Massone filosofo e idealista. Egli è ricordato per il suo mercantilismo; vendette al miglior offerente patenti e gradi inventati da lui stesso, e nessuna delle sue invenzioni ebbe la possibilità di sopravvivergli dopo il 1773 (nascita del Grande Oriente di Francia) come invece accadde al Rito Forestale.

    Quest'ultimo del resto non fu inventato da Beauchesne, ma solamente da lui "captato" in virtù di una trasmissione effettuata dal responsabile delle Acque e Foreste della contea di Eu. I Rituali di questo Rito vengono da tradizioni ancestrali delle foreste situate fra Caen e Rouen, nella zona di Eu., Là si trovava la vetreria Courval, che impiegava un gran numero di forestali per alimentare i forni, ma anche per procurarsi la felce da bruciare, indispensabile per la fabbricazione del vetro. Nella regione di Fougères (le Felci, in italiano n.d.t.) un'analoga attività durò per secoli.

    Anche se questo Rito "rurale" ebbe un qualche successo, e si diffuse rapidamente in diverse regioni di Francia, non sappiamo gran che sui suoi membri, i lavori, gli orientamenti filosofici e magari politici. In ogni caso, esso può essere assimilato ad una delle forme di libertinaggio del tempo, dato che infrangeva d'impeto i tabù sulle associazioni miste... anche se ciò non vuol dire che fosse un club d'appuntamenti assimilabile all'estremamente "hot" Hell Fire Club inglese del duca di Wharton (che fu anche Gran Maestro della Gran Loggia di Londra).

    Sottolineiamo infine che questa ripresa etica paganeggiante non poteva che far fremere d'orrore tutti i Cattolici, fossero Gallicani o Romani non importa. Questo Rito Forestale fu certamente incluso nelle motivazioni segrete della seconda scomunica, Providas 1751. In effetti, esso lasciava sottintendere un rifiuto totale della teologia del "peccato originale" sulla quale si fondava tutta la dogmatica cristiana. In questo senso, il piccolo Rito Forestale si riuniva al vasto movimento di contestazione libertaria emerso dalla generazione dei Moderni inglesi, e la strizzatina d'occhio a John Toland è abbastanza evidente.

    Notiamo tuttavia che questa "Massoneria del Legno" , così particolare, porta tutti i segni di una trasmissione dal "mestiere" avvenuta molto avanti nel tempo, e perciò più limpida di altre. Essa si metteva sotto la protezione dell'eredità di Francesco I, sul quale si racconta le leggenda seguente:

    "Il Re di Francia, Francesco I, cacciando nella foresta di Val de Loire, si ritrova inopinatamente nel mezzo di una riunione rituale dei Carbonari. Domanda di subire le prove, ciò che gli è immediatamente accordato."
    "Il Re, essendosi inavvertitamente seduto su ceppo che serviva da trono al Padre-Maestro, ne fu allontanato da quest'ultimo che gli indirizzò la frase passata a proverbio: - Il Carbonaro a casa sua è padrone! - "
    "Si dice spesso che, a partire da quell'occasione, Francesco I prese l'abitudine di chiamare i suoi intimi "Mio Buon Cugino" o "Mia Buona Cugina"."

    (ALC 2001)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #13
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    Il Rito Forestale della "Grand Alexandre la Confiance (1760-1790)
    da: Régis Blanchet, La Résurgence des Rites Forestiers, Les Éditions du Prieuré 1997
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    Il piccolo rito forestale "pagano" del 1747 lasciò rapidamente il posto a un omologo cristianizzato degli anni 1760 in una espressione che prese il nome di "Grande Alessandro alla Confidenza".

    Non c'è più il Profeta delle Foreste, non c'è più la corona di quercia: sostituiti dal Buon Cugino Gesù e dalla corona di alloro, più romana. E tuttavia, non possiamo negare che questo rito incarni, senza alcun dubbio possibile, la continuità della Massoneria speculativa, rurale e forestale sulle basi del rito del 1747.

    Noi pensiamo che questa cristianizzazione del Rito non sia un fenomeno isolato nella Massoneria di quest'epoca, che a partire dal 1751 (fondazione della Gran Loggia degli Antichi n.d.t.) subì una vera e propria evangelizzazione al fine di canalizzarne le stravaganze. Molti Massoni pensavano fosse meglio conformarsi ai poteri religiosi e politici ( il regno di Francia era "realista" e cattolico gallicano ) al fine di promuovere serenamente e senza ingerenze poliziesche la crescita dell'Ordine Massonico. La costituzione del Grande Oriente di Francia nel 1773 e la codificazione dei nuovi Riti di tradizione nazionale, come il Rito Francese (1783-86), il Rito Scozzese Rettificato (1782) e i primi bocci del Rito di Misraïm (1785) ratificarono non soltanto un ritorno più saggio al tradizionale sostrato giudaico-cristiano (anche se non si può dire davvero che le tesi di Martinez de Pasqually siano sagge ...), ma anche l'affermarsi di una tradizione massonica specificamente francese e più distaccata dall'influenza inglese. Questa autonomia non poteva che piacere allo Stato, e il sostrato tradizionale risultava accettabile alla Chiesa nel quadro di un fragile "meno peggio". Di fatto, da questo periodo Roma cessò di scagliare anatemi, ed occorrerà attendere il secolo XIX, e le azioni dei Carbonari italiani e degli Charbonniers francesi perché Pio VII (1821), Leone XII (1825), Pio VIII (1829) e Gregorio XVI (1832) reagiscano religiosamente per interposta condanna alle preoccupazioni politiche provocate dai movimenti massonici. Lo stesso sarà per Pio IX nel 1846 all'approssimarsi della rivoluzione del '48, così come nel 1865 e nel 1869. Leone XIII agirà nel 1884 contro il positivismo, e nel 1902 al primo manifestarsi degli effetti della separazione fra Chiesa e Stato. Tutte le forme del liberalismo furono così condannate in successione dal Vaticano.

    Tuttavia, guardiamoci dal cadere nell'eccesso inverso di apprezzare questo rito di "Alessandro - la - Confidenza" come un ritorno all'ortodossia cattolica. Fare del Cristo un Buon Cugino Gesù frequentatore di gentaglia in fondo a un bosco, in un rito massonico ancora misto, manifestava una forma d'eresia caratterizzata e impenitente che, un secolo e mezzo prima, avrebbe condotto i suoi membri al più bello dei roghi.

    Il Rito di "Alessandro - la - Confidenza" ebbe anch'esso un certo successo, s'impiantò rapidamente nei luoghi del vecchio Rito del 1747 e conquistò nuovi territori specialmente nell'Est della Francia, paese eminentemente forestale.

    Pur mantenendosi sotto l'antico patronato di Francesco I, questa variante della "tradizione massonica forestale" cristianizzata si mette sotto la protezione dell'eremita San Teobaldo. Lo stesso faranno i Carbonari italiani.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #14
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    Fra Fenderia e Scozzesismo: L'Ascia Reale
    di A...L...C...
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    Se fra i gradi del Rito Scozzese Antico e Accettato ce ne è uno anomalo, questo è il XXII, denominato il Cavaliere dell'Ascia Reale, Gran Patriarca, Principe del Libano.
    Tutto in esso è fuori norma: non ha cerimonia di iniziazione né giuramento, e le stesse formalità della apertura e della chiusura dei lavori sono ridottissime; la sua leggenda è misera e presenta diverse incongruenze, enumera una serie di personaggi che sembra abbiano poco a che fare con la leggenda stessa...

    (Per leggerne il ritulale in extenso, così come lo riporta un quaderno americano dei princìpi dell' '800, si può clickare sul seguente link : ASCIA REALE)

    L'unico motivo di interesse di questo grado nel nostro contesto parrebbe dunque essere il fatto che esso si occupa del solo legno, se non fosse che...

    ... se non fosse che esso è anche l'unico (a parte un fugacissimo accenno in istruzioni del IV oggi in disuso) a conservare in Massoneria la memoria storica di un personaggio al quale fanno indirettamente riferimento molti catechismi del primo grado.

    Nel Manoscritto Wilkinson (1730 circa) infatti leggiamo:
    Q. - What is a Mason
    A. - A man born of a Woman, Brother to a King, Companion to a prince & fellow to a Lord

    Questo scambio dialogico - che è assente nel Prichard (1730), coevo e fonte fra le principali dei Rituali continentali - rimane nei catechismi settecenteschi sia di matrice "Modern" che "Antient", modificandosi però rapidamente di senso (e perdendone: nessuno capisce più bene il gioco dei significati nei termini Brother, Companion e Fellow) fino ad acquisirne uno esclusivamente morale nel "Régulateur 1783" del Rito Francese (D. - Che cos'è un Massone? R. - È un uomo libero, amico ugualmente del ricco e del povero, se sono virtuosi) e a perderlo del tutto nei rituali Ancient ("Jakin & Boaz" 1762 D.- Che cos'è un Massone? R. - È il figlio di una donna libera), dai quali del resto sparirà.

    In realtà la comprensione del dialogo in oggetto guadagna di molto se ci rifacciamo ad un altro antico catechismo, il manoscritto "GRAHAM 1726 ", che riflette uno stadio dell'evoluzione massonica anteriore al "Wilkinson": uno stadio nel quale la leggenda Hiramitica non era ancora diventata l'elemento costituente del grado di Maestro.

    Il manoscritto Graham (una sua traduzione integrale si può leggere all'indirizzo http://www.zen-it.com/Graham.htm ), racconta l'origine dei CINQUE PUNTI DELLA FRATELLANZA in una versione diversa da quella insegnata oggi in Loggia di Maestro: in essa il ruolo chiave è svolto da Noè e dai suoi figli. Probabilmente questa versione contese con discreto vigore il successo a quella che poi risultò vincente, e forse risolutiva fu l'esposizione del Prichard - Masonry Dissected (1730) - , che ebbe vastissima diffusione e determinò una certa stabilizzazione del Rituale. Ancora nel 1738 tuttavia il Pastore Anderson, nel compilare la seconda edizione delle sue Costituzioni, lasciava in esse la traccia di un dibattito non del tutto estinto.

    Immediatamente dopo, il "Graham" introduce la figura di Betsaleel:
    Durante il regno del re Alboino nacque Betsaleel (Ombra di Dio n.d.t.), che fu chiamato così da Dio prima ancora di essere concepito nella matrice. E questo sant'uomo seppe per ispirazione che i titoli segreti e gli attributi principali di Dio erano di protezione, e costruì appoggiandovisi sopra, di modo che nessuno spirito infernale scialacquatore osò pretendere di rovesciare l'opera delle sue mani. Così le sue opere divennero tanto famose che i due fratelli più giovani del re Alboino, già nominato, vollero essere istruiti da lui nella sua nobile arte del costruire. Egli acconsentì, alla condizione che non l'avrebbero mai rivelata se non ci fosse stato qualcuno con loro per comporre una triplice voce. Essi perciò si impegnarono con giuramento ed egli insegnò loro le parti teorica e pratica della massoneria; ed essi lavorarono. Allora i salari dei massoni aumentarono in questo regno, e ci furono dei massoni contati frai re e i principi. Eppure Bestsaleel, all'approssimarsi della morte, espresse la volontà di avere sepoltura nella valle di Giosafatte, e che vi fosse scolpito un epitaffio secondo il suo merito. Ciò fu fatto dai due principi, e sulla tomba fu scolpito ciò che segue: "Qui giace il fiore della massoneria, superiore a molti altri, compagno di un re e fratello a due principi. Qui giace il cuore che seppe guardare tutti i segreti, la lingua che non li ha mai disvelati".

    Ora, secondo le fonti bibliche Betsaleel fu tutto fuorché Muratore!

    (Per leggere i riferimenti biblici sulle abilità di Betsaleel e del Maestro Hiram clicka su: ABILITA' )

    Sembra proprio che in questa fase i Massoni abbiano cercato i propri eroi non nel loro mondo, ma in quello dai lavoratori del legno, del metallo, della stoffa: dei carpentieri e dei maestri d'ascia, dei mobilieri e degli orafi, dei sarti e dei tessitori...
    Forse si intravide la possibilità di unire alle Logge dei Muratori (accettati) le società fraterne nate nell'ambito di altri mestieri (come poi fecero gli Odd Fellows). Se così fu, chissà perché non si venne a capo di nulla...
    E chissà perché alla fine si scelse quale Architetto per eccellenza il Maestro Hiram, che benché abbia svolto un ruolo fondamentale nella costruzione del Tempio di Salomone NEPPURE LUI fu muratore, ma fonditore...

    Anche l'altra domanda resta senza risposta: come mai finisce in un grado "Forestale" - e SOLO IN QUELLO - un artefice che in alcune Logge di Muratori doveva essere tenuto in grande considerazione, ma che "storicamente" aveva lavorato in un ambiente di NOMADI vaganti nel DESERTO?

    (ALC 2001)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #15
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    A Gloria del Gran Maestro dell’Universo e del Nostro Protettore San Teobaldo



    Régis Blanchet
    IL CARBONARISMO ITALIANO
    (Dalla prefazione al volume: M. Saint-Edme,"Constitutions et Organisation des Carbonari, ou Documents exacts sur tout ce qui concerne l'existence, l'origine et le but de cette Société Secrète", 1821.Ristampa in fac-simile di Les Editions du Prieuré 1997)
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    Ci è sembrato impossibile presentare il carbonarismo senza aver preliminarmente evocato le sue sorgenti e i movimenti che gli hanno permesso di far nascere questo ramo così specifico e politicizzato dalle tradizioni forestali dell'Occidente. Adesso, rischiando di maltrattare qualche idea preconcetta dei nostri amici italiani, bisogna dire che il Carbonarismo è proprio uscito dai riti forestali francesi della seconda metà del XVIII secolo. Non parliamo qui del contenuto dell'impegno politico - sebbene...- ma della struttura rituale di questa società segreta.

    I PRESUPPOSTI
    Il Carbonarismo si forma sotto l'influsso di diverse filosofie "impegnate" della fine del XVIII secolo, e la Massoneria di Besançon e della Franca Contea nel periodo pre-rivoluzionario degli anni 1780 fu uno dei centri più attivi di questa "preparazione". Numerosi furono i Massoni di questa regione che incarnarono una massoneria progressista impregnata dei valori del Secolo dei Lumi. Relativamente delusi dal poco discernimento ed impegno delle Logge, essi crearono molto spesso durante questo decennio dei gruppi annessi e segretissimi deputati a mettere in pratica in una maniera più operativa quei valori progressisti. Queste "logge" politicizzate prenderanno diversi nomi: Il Palladio, gli Adelfi, i Filadelfi oppure ancora la Società della Rigenerazione Europea. Joseph Briot, il generale Oudet (Philopoemen), il generale Moreau (Fabius), dei quali parleremo ulteriormente, saranno i membri attivi di questi gruppi molto occulti che assumeranno come linea politica un repubblicanesimo rivoluzionario contrario a tutti gli imperialismi francesi di diritto divino, ma anche ai loro alter ego europei. Sul piano tradizionale, esse sono largamente impregnate da diverse forme di illuminismo, alla maniera di quelle di Avignone o di Baviera. Numerosi furono i loro membri che presero una parte attiva nella Rivoluzione Francese. Quando Bonaparte fece il suo colpo di stato del 18 Brumaio, questi gruppi entrarono nell'opposizione repubblicana, senza tuttavia cessare di far parte dell'amministrazione dello Stato francese, allora in piena espansione. Le armate di Bonaparte erano già avanzate in Italia, fondando successivamente delle repubbliche indipendenti ma soggette agli interessi della Francia (1797, Repubblica Cisalpina; 1798, Repubblica Romana; 1799, le fondamenta repubblicane a Napoli). Nelle emanazioni amministrative e militari sottoprodotto di queste vittorie, si veicolarono allo stesso tempo sia le tesi favorevoli a Bonaparte, sia quelle della sua opposizione repubblicana e liberale. La diffusione del progetto carbonaro si farà tanto nel seno dei reggimenti d'occupazione che nel seno della pletora di funzionari civili, e si svilupperà in maniera fulminea in tutti gli ambienti nazionalisti italiani, per i quali l'opzione repubblicana forniva l'alternativa politica ideale. Si può dire perciò che, al di fuori degli aspetti massonici del movimento, la sua diffusione sarà ampiamente facilitata dall'espansionismo militare francese, così come da quello della sua potente logistica e amministrazione. Le tre "repubbliche" italiane sopra citate furono di conseguenza dei focolai carbonari estremamente attivi. Se, è evidente, la massoneria del tipo Grande Oriente di Francia si diffuse anch'essa in Italia, giocoforza è constatare che Napoleone l'aveva fortemente vassallizzata per farne un vettore dei valori bonapartisti. E' dunque logico che la sua opposizione politica abbia scelto un vettore analogo, ma differente, per veicolare i valori repubblicani. E' così che i pacifici "Buoni Cugini" del XVIII secolo francese videro la loro tradizione rurale trasformarsi in un attivismo politico pre-repubblicano in seno ad una "internazionale rivoluzionaria", utilizzante occultamente la logistica dell'Impero al fine di ristabilire gli ideali della Rivoluzione francese apparentemente traditi dal Consolato e poi dall'Impero. La prevedibile fine di detto Impero dopo la catastrofica campagna di Russia del 1812, il possibile ritorno dei Borboni sui troni di Francia e di Napoli, le pressioni austriache e l'instaurazione della Santa Alleanza (1815) furono certamente i dati politici europei che provocarono l'internazionalizzazione dei movimenti repubblicani, fra i quali i Carbonari. Diventa qui necessario citare l'altro movimento massonico che fu il rito di Misraim, impregnato anch'esso di illuminismo e di repubblicanesimo, che si vede apparire a Venezia dal 1788. Un rapporto di polizia dell'ufficiale Simon Duplay del 1822 sulle iniziative politiche delle Logge Misraimitiche, citato da Pierre Mariel e da Gérard Galtier, fa luce su questo punto:"Tutte le carte che formano gli archivi dell'associazione sono stati sequestrati negli ultimi mesi del 1822, tanto a Parigi che nelle Logge stabilite in Provincia [...]. Si devono attribuire i suoi progressi alla dottrina anti-monarchica e antireligiosa che professa [...]. Salendo di grado in grado l'adepto impara che lo scopo di questi settari è di stabilire l'ateismo e una repubblica universale [...]. Delle numerose Logge formate in Provincia, non ce n'è una che non risultasse composta da uomini più o meno conosciuti per le loro disposizioni ostili. Infine, si sono trovati negli archivi della Loggia di Montpellier parecchi quaderni consacrati allo studio della dottrina di questa cospirazione. Gli apostoli più violenti dell'ateismo e della demagogia non hanno scritto mai niente di più audace". La fondazione ufficiale di questo Rito in Francia risale al 19 Maggio 1815 (caduta dell'Impero), quando fu creata a Parigi la Loggia Arc-en-Ciel della quale facevano parte dei bonapartisti e dei membri della Carboneria, tutti in disaccordo con gli orientamenti realisti della Massoneria ufficiale. Bisogna ricondursi alla storia dei fratelli Bédarride (grandi responsabili del rito di Mirsaim fino alla scissione del rito di Memphis nel 1838), e all'eccellente opera di Gérard Galtier, Maçonnerie égiptienne, Rese-Croix er Néo-Chevalerie, (éditions du Rocher,1989), per ottenere una seria immagine della storia di questa sensibilità massonica, così vicina al Carbonarismo italiano da sembrarne a volte una copertura.

    PIERRE-JOSEPH BRIOT
    Questo avvocato della Franca-Contea, nato nel 1771, fu un personaggio politico importante. Fu Massone nelle Logge di Bésançon, ma anche Buon Cugino Carbonaro del rito di Alexandre-la Confiance, molto strutturato nell'est della Francia, dal Giura alla Foresta Nera. Impregnato dei valori della Rivoluzione Francese, cominciò la sua carriera da volontario del 1792. Diventò in seguito membro del Consiglio dei Cinquecento nel 1798, quando era già conosciuto per le sue prese di posizione in favore di una Repubblica in Italia. Profondamente colpito dal colpo di stato del 18 Brumaio (9 Novembre 1799), entrò nei ranghi dell'opposizione repubblicana che mirava a frenare la formazione di un potere personale fondato su Napoleone Bonaparte. Dal 1800 al 1801, profittando di certe alte protezioni, fu nominato segretario generale della prefettura del Doubs a Bésançon, la sua città natale, nella quale il suo attivismo politico si amplificò. Divenuto fastidioso, fu "diplomaticamente esiliato" conferendogli la nomina di "commissario generale del governo" all'isola d'Elba fra il 1802 e il 1803. A Portoferraio fondò la Loggia degli "Amici dell'Onore Francese". Dal 1804 al 1806 si perdono le sue tracce, in una maniera tale che diversi autori suggeriscono che Briot proprio in questo periodo abbia cominciato certe attività clandestine. Altri avanzano l'ipotesi, per la verità molto fondata, che egli abbia avuto allora dei contatti serrati con Filippo Buonarroti, allora esiliato a Sospello, a nord di Nizza, che preparava molto discretamente la formazione di una società segreta italiana con finalità rivoluzionarie. Quest'ultimo disse d'altronde: "Per quanto fossi sorvegliato dalla polizia, non persi mai di vista lo scopo sacro che mi ero posto abbandonando Firenze. Profittando dunque della vicinanza del Piemonte, lavoravo più che mai a stabilire delle comunicazioni sicure ed attive fra i repubblicani delle differenti province di Francia e di quelle d'Italia. I miei sforzi furono coronati da successo; la nostra società segreta si estese, si propagò in tutte le classi della nazione e perfino nell'Esercito, dove noi contavamo ancora un gran numero di partigiani della Costituzione del '93, delusi dell'usurpazione di Bonaparte" . (A.Andriane, Souvenirs de Genève, vol.II, p.206) Il progetto del Carbonarismo sembra proprio esser stato messo in piedi in quei momenti, ed è probabile che una sinergia "Buonarroti - Briot" ne sia stata uno dei fattori determinanti fra il 1804 e il 1806: col Buonarroti teorico in esilio che lo adattava alle specificità del problema italiano, e col Briot operatore sul campo grazie alle larghe protezioni di cui godeva. Non è che nel 1806 che il Briot compare di nuovo in Italia, e precisamente a Chieti, in qualità di intendente della provincia degli Abruzzi, sotto la brevissima autorità di Giuseppe Bonaparte. Un Carbonarismo rivoluzionario ed a priori repubblicano si sviluppò in una maniera a tal punto fulminea che Briot ne perse il controllo, malgrado la simpatia che la sua persona suscitava fra le popolazioni rurali, delle quali si occupava con bontà e competenza. Nel 1807 è destinato a Cosenza, in Calabria, ed immediatamente un nuovo focolaio Carbonaro si forma, con lo stesso successo. La coincidenza fra i movimenti di Briot e la nascita di focolai Carbonari nell'Italia del Sud sembra poter dimostrare la sua incondizionata partecipazione alla diffusione internazionale di un Carbonarismo repubblicano. Nel 1809, è nominato Consigliere di Stato di Gioacchino Murat a Napoli. Questa alleanza "Briot-Murat" pone un problema. In effetti Murat, verosimilmente informato su Briot, non poteva ignorarne le tendenze repubblicane poco favorevoli ai Buonaparte. Ma conosceva pure il suo ruolo di fondatore della Carboneria italiana, che il re avrebbe perseguitato severamente? D'altra parte Briot, da quel buon Carbonaro occulto che era, accettò questo incarico che gli permetteva l'accesso a numerose informazioni sensibili, e sembra aver giocato un ruolo importante nella diffusione del Carbonarismo fra le armate napoletane nel 1812, durante l'assenza di Murat impegnato nella campagna di Russia. Comunque Briot, quando il re ritornò a Napoli nel 1813, gli rassegnò le sue dimissioni, a motivo della politica opportunista di Murat che lasciava insoddisfatte le legittime aspirazioni popolari. Briot gettò dunque le fondamenta del Carbonarismo italiano, e fu aiutato dal fatto che questo tipo di Massoneria non ricadeva sotto i colpi precisi delle scomuniche romane del 1738 e del 1751, le quali non si riferivano che alle "conventicole" urbane. Questo movimento prese immediatamente una colorazione politica molto netta, battendosi apertamente contro ogni tentativo di restaurazione dei Borboni a Napoli, ed esprimendo una opposizione altrettanto netta all'espansionismo austriaco. Ma era anche intrisa altrettanto profondamente di repubblicanesimo anti bonapartista. Tutto ciò che impediva l'unità nazionale degli Stati italiani era combattuto dai Carbonari, che coniugavano allegramente le posizioni politiche più disparate: tutte subordinate ad un desiderio incoercibile di buttar fuori d'Italia le potenze straniere. Murat preferì impiantare a Napoli la Massoneria del tipo del Grande Oriente di Francia, a detrimento delle Vendite Carbonare che vietò e perseguitò, come se avesse paura del nazionalismo locale. Il risentimento "anti-francese" fra i Carbonari Napoletani fu dunque legittimo. Frattanto Briot aveva aderito nel 1810 alla Massoneria Egiziana di Misraim, alla quale restò fedele fino al termine della sua vita. Egli ne divenne rapidamente "Gran Maestro ad vitam 90°". All'epoca del declino dell'Impero napoleonico (1813-1814), e della perdita del trono di Napoli da parte di Gioacchino Murat (1815), Briot ritornò in Francia, a Bésançon, dove fondò la Loggia misraimitica dei "Settatori della Verità". Nel 1820 diventò direttore della compagnia di assicurazioni "La Phénix", gli impiegati della quale erano praticamente tutti partigiani fedeli dell'imperatore Napoleone, oppure repubblicani occulti. Nel 1817 era diventato il consigliere segreto del ministro di Polizia, il duca Decazes, anch'egli membro del Misraim, e mantenne l'incarico fino al 1822, quando fu indirettamente coinvolto nel processo per attività carbonare dei "quattro sergenti" della Rochelle. Un rapporto confidenziale del 1825 attesta la situazione: "Il signor Briot è un uomo pericolosissimo, per l'estremismo delle sue opinioni e per l'influenza che la sua posizione gli permette di esercitare. Da molto tempo non cessa di dedicarsi a macchinare intrighi rivoluzionari, e nel 1822 aveva fatto dei principali commessi de "La Phoénix" altrettanti agenti d'insurrezione. Ogni ispettore di questa compagnia era incaricato di diffondere nei diversi dipartimenti che gli erano assegnati le dottrine liberali, e di organizzarvi delle Vendite di Carbonari". Malgrado questa sorveglianza di polizia Briot fu capace di non prestare il fianco ad attacchi diretti, e morì senza aver mai subito grossi problemi il 18 Marzo 1827 ad Auteuil. Briot ebbe un successore, Carlo Antonio Testa (1782 - 1848), membro del Misraim e Carbonaro napoletano al suo fianco da prima del 1814. Libraio a Parigi fra il 1824 e il 1830, animò il "salotto" rivoluzionario "La piccola giacobiniera". Il suo scopo era di cacciare i Borboni, Carlo X, e di sostituirli con gli Orléans. Fu implicato nella rivoluzione del 1830. Avendo nel frattempo fondato l'associazione rivoluzionaria "Aiutati, che il Ciel ti Aiuterà", creò nel 1833 la "Carboneria Democratica Universale", attraverso una fusione tardiva coi rivoluzionari del Buonarroti. Questo movimento senza un progetto politico serio si sgonfiò presto, non senza creare le basi del contingente repubblicano che prese il suo slancio a partire dal 1848, dopo aver lasciato l'abito Carbonaro alla storia.

    LE CAUSE DELLA CRESCITA DEL CARBONARISMO ITALIANO DAL 1815 AL 1830
    Alcuni autori avanzano la cifra colossale di 642.000 (seicentoquarantaduemila) affiliati alla Carboneria italiana nel 1819. Quale fenomeno sociale italiano di primaria importanza avrebbe potuto provocare un tale movimento di massa? Anche se questa cifra ci sembra essere poco verificabile, saremmo comunque inclini a considerarla con rispetto, perché a quella data il Carbonarismo italiano può essere considerato una società segreta nella quale si raggruppavano e riunivano tutti i malcontenti di tutti gli Stati italiani, e l'insieme delle correnti nazionaliste della Penisola e del Piemonte: dunque gli anti-austriaci, gli anti-bonapartisti, gli anti-inglesi e gli anti-papisti. Così, i membri di questa società si reclutavano tanto nel popolo che fra i borghesi e i nobili. C'era addirittura un certo numero di preti e qualche vescovo in rotta col Vaticano e la sua politica filo austriaca poggiante sulla Santa Alleanza. Il tentativo di Murat di riprendersi il trono napoletano nel 1815 fallì. Il Borbone di Napoli, Ferdinando, dopo l'esilio in Sicilia ritornò al potere sotto l'alta protezione della flotta inglese. L'Austria faceva pesare un vero e proprio giogo militare su tutti i regni italiani alleati, o troppo deboli per tentare di stabilire o mantenere delle posizioni più autonome: Napoli, Venezia, Torino, Genova erano cadute sotto la sua influenza. Malgrado gli errori di Gioacchino Murat nei confronti delle Vendite Carbonare, si rimpiangevano "gli altri Francesi" ed i loro valori rivoluzionari e repubblicani. L'Arciduca Ereditario d'Austria era stato fatto cardinale: gli italiani temevano che volesse diventare manu militari il futuro Pontefice, e che consolidato definitivamente l'imperialismo austriaco gli Stati Pontifici e il Vaticano corressero il pericolo di cadere in mani straniere. L'Italia si ritrovava frammentata, divisa, spogliata ed asservita da una potenza reazionaria, l'Austria, la quale cancellava tutte le legittime speranze di libertà delle popolazioni che assistevano silenziose ai progressi pre-democratici dei paesi più a nord. Da questo stato di fatto nacquero, o si rinforzarono, numerosi movimenti nazionalisti tanto nel nord che nel sud della penisola italiana. Napoli, Torino, Genova, Venezia, ma anche Roma ne furono le culle principali. Il Carbonarismo italiano come movimento politico, progressista e rivoluzionario, è uscito da questo contesto: e i 642.000 affiliati del 1819, non sono più allora un dato incomprensibile o dubbio, ma il riflesso popolare della federazione di detti nazionalismi nel seno della Carboneria. In effetti, non bisogna dimenticare che i Carbonari, quali che fossero i mezzi diplomatici o rivoluzionari - talvolta terroristici - che impiegavano, e le loro appartenenze regionali, avevano tutti in comune il desiderio dichiarato di fare l'unità d'Italia in un quadro di solito repubblicano. E' questa la pietra angolare del loro edificio comune.

    LA POSIZIONE RELIGIOSA DELLA CARBONERIA ITALIANA
    I Carbonari, riprendendo a loro volta la struttura cristianissima del rito di "Alexandre - la - Confiance" importato a Napoli dal Briot, esprimono bene il loro particolarismo religioso in questo passo: "E' impossibile che in Italia le affezioni religiose restino interamente straniere ad una istituzione tale è la Carboneria. Altrove, l'incredulità si è qualche volta associata all'amore della libertà e all'odio per l'oppressione. I Carbonari al contrario mostrano una fede sincera nella religione di Gesù quale si trova nell'Evangelo, e liberata di tutti gli elementi estranei che i teologi vi hanno introdotto in diciotto secoli. Essi sono a una volta riformatori politici e religiosi". Questo credo Carbonaro porta in sé tutti i segni delle eresie spirituali medievali che si proponevano un ritorno ai valori di base della cristianità primitiva - umiltà, povertà volontaria e libertà di coscienza - puntando il dito contro l'arrogante ricchezza del Vaticano e il suo imperialismo politico. Ma nel XIX secolo divulgare una tale posizione significa anche partecipare alle primizie del laicismo, pur restando fedeli alla secolare tradizione italiana. Ai nostri giorni, i pochi paesi laici europei sono tutti delle repubbliche. e i Carbonari furono dei repubblicani che non videro mai i frutti dei loro sforzi e sacrifici. La riunificazione dell'Italia passava anche attraverso l'opposizione al particolare statuto degli Stati Pontifici che separavano i regni del Sud da quelli del Nord: questa opposizione si estendeva per via di conseguenza al Papato stesso, con tutto quel che ciò comportava sul piano dogmatico e religioso oltre che su quello politico. A differenza dell'autore del brano citato, (che apparve su un numero della Bibliotheque Historique del 1820, ed è forse di mano dello stesso Briot -n.d.t.-) noi non pensiamo che questa volontà di ritornare ai valori originari della cristianità pre-nicena (325 d.C.) avesse una reale capacità di proposta innovatrice nel campo religioso. Ci sembra piuttosto che andasse di pari passo, sul terreno rivoluzionario, con tutte le altre proposte dei Carbonari. Essendo il Vaticano un imperialismo locale assimilabile a quello globale dell'Austria, questa dichiarazione sembra rivendicare la libertà di coscienza, più che formulare che una proposta coerente o un'innovazione strutturata, spiritualmente e teologicamente parlando. Non si tratta che di una rimessa in causa unilaterale e dichiarata di una autorità dogmatica. L'immensa maggioranza dei Carbonari non intravide, né desiderò, una alternativa al cristianesimo. Notiamo comunque , tenuto conto del loro numero e delle loro diverse origini, che certuni hanno potuto pensarci. In effetti, è proprio in Italia, a Venezia, che il Rito massonico di Misraim, alter ego del Misraim francese del 1785 (archivi della biblioteca di Alençon), apparve nel 1788, presentandosi allo studio come un tentativo di ripresa etica della religione antica: esso avrebbe dunque potuto rappresentare una tipologia religiosa alternativa. La presenza di Garibaldi tanto fra i Carbonari che nel Rito più tardivo di Memphis, la sua azione massonica che approdò alla federazione di questi due Riti egiziani, le relazioni strette che conosciamo fra i membri del Misraim e certi Carbonari nel periodo del Terrore bianco, ci obbligano ad accettare l'ipotesi che una qualche componente della Carboneria vedeva in una ripresa etica del paganesimo una soluzione ancora più radicale nello scontro con l'imperialismo romano. Questa doppia appartenenza massonica fu anche quella del Briot e del Testa. In ogni caso, le origini francesi e neo-celtiche dei Riti Forestali, così come il panteismo deista del Toland, sono stati totalmente occultati e ignorati dal Carbonarismo italiano, che preferirà, all'estrema, gettarsi nelle tradizioni mediterranee greco-egiziane (fra le quali è da comprendere il neo-pitagorismo), maggiormente in corrispondenza con l'etnologia delle popolazioni interessate. Resta tuttavia assodato che i nemici della Massoneria in generale, e dei Carbonari in particolare - come l'abate Gyr -, non cessarono di formulare nei loro confronti sospetti di ateismo, ma soprattutto di panteismo, la grande eresia libertaria. E proprio questo panteismo si ritrova tanto nei clan celtici antichi che in certe eresie medievali maggiori e impenitenti, nella vita di Giordano Bruno, nelle proposizioni di John Toland basate su quelle di Spinoza e, in una certa misura, in tutta la corrente libertaria massonica del Secolo dei Lumi. Basta rilevare e sovrapporre, come abbiamo già fatto in precedenza, le grandi date delle azioni progressiste della Massoneria con le date delle scomuniche e dei Sillabi scagliati dal Vaticano fra il XVIII e il XX secolo per comprendere che si tratta di una dialettica, di un vero rapporto fra forze contrarie, fra le proposizioni liberali in movimento e il mantenimento di un teocratico ordine costituito. Riteniamo allora, avuto conto della magmaticità inclassificabile delle proposizioni emancipatrici formulate durante questo lungo e molteplice periodo, che la prima mossa dei Carbonari in campo religioso - quali ne siano state le forme e le espressioni - sia riconducibile alla rivendicazione della libertà di coscienza, sinonimo perfetto dell'eresia prima che contiene in sé tutte le altre nel diritto canonico di quest'epoca, ancora dipendente dal quadro dogmatico del Concilio di Trento. In effetti, l'eresia prima com'è descritta ne "L'Etat en abregé de la Justice ecclésiastique et séculiére du pays de Savoie", di A.Chambert (1674), si atrova a monte di tutte le eresie particolari, e porta il nome di "LIBERTA'". Ecco il testo che la definiva agli occhi del Vaticano: "Tuttavia, come non c'è dipinto senza ombre, così occorreva la difformità e la notte dell'eresia per riconfermare le bellezze della Chiesa romana e le le luci che emanano dalle sue verità. Oportet hareses esse, e come non ci sono nazioni sì barbare che non abbiano adorato una qualche divinità, così come non esiste religione che non abbia avuto dei profanatori i quali abbiano fondato sulla rovina del culto divino una libertà sregolata: Ovidio li ha meravigliosamente rappresentati nella favola dei Mineidi, dove sono trasformati in pipistrelli, che non sono né topi né uccelli e cje non cercano che l'oscurità e le tenebre. Gli eretici hanno sempre seguito questi movimenti nella loro rivolta impudente: l'inclinazione alla libertà di fare ogni cosa, con arroganza, secondo la loro opinione, e l'amore cieco del personale sentire sono le principali loro credenze; essi acquistano la qualità di aggressori senza nulla provare, e volgono al ridicolo la Religione dei loro padri; vogliono che la fede e la natura siano sottoposte allo stesso genere di dimostrazione; e insomma non tendono che al rilassamento, e sotto pretesti simili suppongono errori ed abusi della Chiesa per separarsi da essa e fabbricarsene una a modo loro, e non secondo la volontà di Dio: e come se fosse buono accoppare il corpo che ha qualche membro malato, attaccano quello della Chiesa, a motivo dei cattivi che essa ha avuto in sé". Dopo ever fustigato tutti i grandi eretici come Cerinto, Ebione, gli gnostici, Marcione, Mani, Ario, Pelagio, Berengario d'Angers, Giovanni Huss, Lutero, Calvino, Giansenio, e tutti gli scismatici dei Patriarcati di Gerusalemme, di Costantinopoli, di Alessandria e di Antiochia - comincia ad essere parecchia gente - cade la sanzione: "La pena dell'eretico è la scomunica, quanto alla Chiesa, e secondo le leggi canoniche, la privazione della sepoltura, se resta ostinato. Essa condanna l'apostata alla prigione perpetua. Il magistrato secolare punisce non la morte l'apostata e colui che infrange i dogmi, e sovente il fuoco consuma i loro libri insieme ai corpi". Non avendo potuto fin'ora toccare che gli scismatici cristiani, le condanne continuano e si estendono al mondo intero: "Oltre agli eretici e agli scismatici, ci sono nazioni che non hanno alcuna credenza in Gesù Cristo, quali i Giudei, i Pagani e i Maomettani, ma la Chiesa non le punisce, perché da essa son fuori, se non con la scomunica generale che ciascun anno si fulmina da Roma." Viene infine un inciso sull'ateismo, che dal XVII secolo cominciava a metter fuori il naso: "Si sono visti ancora degli infelici ridottisi a non credere a nulla dell'altro mondo, e che chiamiamo atei. Essi danno tutto al capriccio della natura e non vedono nulla al di sopra di essa. Affermano che l'anima muore col corpo, come quella dei bruti, e che Dio è una supposizione immaginaria e favolosa. Che infine non ci sono paradiso od inferno, né speranza d'altra vita. Tale fu il detestabile Lucilio che morì in mezzo alle fiamme[...]." Questo testo parla da sé, e mette in evidenza parecchie cose: La definizione che la prima di tutte le eresie è la messa in pratica della libertà dicoscienza; * L'imposizione della "normalizzazione" in ogni dominio della vita individuale è pretesa sotto pena di morte; * Il valore dell'individuo è negato a profitto di quello del gruppo, e meglio se cattolico romano; * Ai pagani (paganus = abitante del pagus, della campagna), dunque alle popolazioni rurali, è intimato di sottomettersi alla normalizzazione urbana. * Coloro che non rientrano nei codici stabiliti sono fisicamente soppressi, e chi si trova fuori dalla portata di una giustizia secolare compiacente e asservita sono marginalizzati e rigettati preventivamente dalla "famiglia" religiosa considerata. Essi diventano "fuori legge" senza nemmeno saperlo, e sono ipso facto condannabili non appena pongono piede in una contrada dipendente secolarmente dal diritto canonico. Questo testo, alla base di molti razzismi ancora vigorosi ai nostri giorni, era ancora valido all'epoca che studiamo. Esso certamente è illuminante sulle posizioni del Vaticano nei riguardi della Massoneria progresista, e ancor più sugli anatemi che furono scagliati sui Carbonari e accompagnati da severe repressioni di polizia.

    LA CARBONERIA FU UNA MASSONERIA IN SENSO STRETTO?
    Tutte le informazioni su questo punto ci sembrano coerenti, ma sarebbe forse meglio domandarsi se i Carbonari si consideravano Massoni. Anche qui la risposta sarebbe: dipende dai tempi e dai luoghi. E' certo che i sentimenti dei Carbonari di Venezia, ancuni dei quali si fusero letteralmente colRito di Misraim, non poterono essere gli stessi dei Carbonari Napoletani fra il 1810 e il 1815 che, sotto l'azione di Murat, videro le loro Vendite proscritte nel momento in cui una Massoneria di tipo francese veniva stabilita. Sappiamo che Massoni e Carbonari si riconoscevano fra loro, e che venivano affiliati nei gradi che possedevano quando i membri dell'una si presentavano a farsi ricevere dall'altra parte. Il problema è identico a quello che si presenta studiando i riti forestali francesi del '700 (rito Beauchesne del 1747 e rito "Alexandre la Confiance" del 1760) nei loro rapporti con le Obbedienze massoniche. Da ciò siamo condotti ad interrogarci sulla definizione stessa di quello che è la Massoneria, ed il dibattito alla vigilia del 2000 è ancora aperto, alimentato da punti di vista divergenti a seconda che siano il frutto della scuola simbolista o della scuola storica. Bisogna dunque distinguere il fondo dalla forma, il contenitore dal contenuto.

    IL CONTENITORE E LA FORMA
    I riti forestali francesi che servirono da trama rituale alla Carboneria sono senza dubbio usciti in epoca tarda da trasmissioni corporative dei mestieri della foresta - tagliatori, carbonai, forgiatori - ed hanno dato luogo ad estensioni di carattere speculativo. In questo senso, essi sono ETICAMENTE massonici, perché contengono dei Landmarks etici molto ben definiti ed analoghi a quelli dei riti detti "della pietra": fratellanza, solidarietà, ospitalità, beneficenza, buoni costumi. Per il poco che conosciamo della vita normale delle Vendite francesi del '700, ci sembra nondimeno che i "Buoni Cugini" si siano sempre considerati come "massoni del legno", che essi abbiano generalmente mantenuto una doppia appartenenza nelle Logge urbane "della pietra", e che nessuna incompatibilità storica si possa rilevare. Briot da questo punto di vista è esemplare. Lo stesso si può affermare per una buona parte dei Carbonari italiani, con delle varianti notevoli a seconda dei Regni considerati. Fu questo il caso anche dei Carbonari francesi dell'inizio del XIX secolo, quando numerosi furono i reggimenti bonapartisti che avevano in attività una Loggia "della pietra" e una Vendita "del legno". Le stesse persone erano Carbonari e Massoni, e ci sembra che occorra considerare un tale stato di fatto e raffrontarlo, nella nostra contemporaneità, alla "massonicità" di coloro che praticano Riti diversi, e magari in seno ad Obbedienze diverse. IL FONDO E IL CONTENUTO Ma a parte l'etica di questi riti "del legno" perfettamente analoga a quella dei riti "della pietra", i Landmarks caratteristici delle Vendite ne fanno una Massoneria a tutti gli effetti. Questa conclusione non è possibile se non si relativizzano le prese di posizione diplomatiche che frammentano la Massoneria mondiale in "regolare" e "irregolare". In effetti, se le Costituzioni di Anderson furono giustamente la pietra angolare della Massoneria speculativa nel 1723, e se ebbero la loro sorgente nei Landmarks corporativi, come sembra chiaramente suggerito, allora bisogna ammettere l'universalismo come cemento federatore di tutte le forme rituali massoniche, sia che queste siano rurali o urbane, inglesi, francesi, tedesche o italiane. L'opera antimassonica del 1859, scritta dall'abate Gyr, "La Franc-Maçonnerie en elle même et dans ses rapports avec lea autres societés secrètes de 'Europe, notamment avec la Carbonarie italienne" fonde Massoneria e Carboneria: "Insistiamo su questo punto: la Carboneria non è altro che la Massoneria mascherata. Acerellos, scrittore di una ortodossia massonica al dis opra di ogni sospetto, lo dichiara in termini formali (Die Freimaurerie in ihren Zusammenhang, t.III, p.281): - I Massoni e i Carbonari, uniti da legami di stretta amicizia, non formavano, per così dire, che un solo corpo [...]. Quando un Massone vuol essere ricevuto nel novero dei Buoni Cugini (Carbonari), è dispensato dalle prove ordinarie; se ha ricevuto un grado superiore ai tre gradi simbolici, diventa immediatamente Maestro Carbonaro e il suo nome è iscritto nel Libro d'Oro. Nei suoi diplomi e certificati i gradi massonici che riveste sono menzionati.-".

    LE CONTRADDIZIONI DELL'OPERA SULL'ORIGINE DEI RITUALI CARBONARI
    L'opera che vi invitiamo a leggere con la più grande attenzione contiene delle contraddizioni flagranti su questo punto, e bisogna che le evochiamo. Sain-Edme si inventa un racconto da far dormire in piedi per liberarsi da ogni responsabilità nella diffusione non solo della Carboneria italiana, ma anche della Charbonnerie francese. La sorveglianza poliziesca molto stretta, e la pesantezza delle pene inflitte ne sono senza dubbio la causa. La storia di questo vecchio monaco italiano di Verona che, si pretende, sarebbe stato un vecchi Carbonaro, ildepositario del Rito e dei suoi rituali e l'iniziatore di Briot, non si regge. In effetti, noi sappiamo che Briot, bem prima delle missioni italiane, era membro importante di una Vendita di "Alexandre-la-Confiance" della Franca Contea, e che fu lui ad introdurre quei rituali in Italia. Una conferma dell'origine francese dei rituali è data dalla giustapposizione, anche superficiale, dei rituali del 1747, del 1760 e di quelli che appaiono in quest'opera come Carbonari in senso stretto (e non latamente "forestali"): da considerare in particolare i riferimenti a Francesco I° e a San Tebaldo. La contraddizione continua quando consideriamo l'attualità di questa opera in francese del 1821, della quale la vocazione evidente è quella di aiutare la Carboneria francese a strutturarsi e a farsi conoscere nei suoi scopi. Bourg non solamente utilizza uno pseudonimo, ma fa anche intervenire pesantemente l'editore con una severa messa in guardia. L'origine italiana dei rituali è così ufficialmente mantenuta. Ora, nella V lettera del 12 luglio 1819 ritrascritta alla fine dell'opera, lo scrivente sottolinea a questo proposito: "Questa società (la Carboneria) ha una origine francese." In queste contraddizioni dobbiamo vedere l'atteggiamento prudente di Briot-Bourg? Si deve forse intendere che dopo l'aggressione di Murat ai Carbonari italiani, gli adepti del carbonarismo presero l'abitudine di negare ufficialmente la loro responsabilità in questo affare? Avrebbero creato la Carboneria italiana senza mantenerne la tutela amministrativa? Avrebbero lanciato ilmovimento carbonaro prima delle missioni al fianco di Murat? In ogni caso, sembra ragionevole considerare come ipotesi migliore sull'origine dei rituali in questione la trasmissione in Italia dei rituali della Franca-Contea di "Alexandre-la-Confiance", essi stessi usciti da quelli più pagani del 1747, operata dal Briot in persona verso il 1804.

    IMPEGNO POLITICO E IMPEGNO MASSONICO
    Le specificità della Carboneria italiana le hanno dato una vocazione politica molto particolare e molto militante. La Carboneria può essere considerata il prodotto dell'impegno massonico? Bisogna qui rispondere con prudenza, perché in quel periodo abbiamo a che fare con una pluralità di Massonerie, e lo scontro fra Moderni ed Antichi era ancora accesissimo appena pochi anni prima della vittoria degli Antichi, nel 1813. L'impegno politico dei Carbonari, malgrado numerose diversità locali, si fondava su due punti. Il primo era l'unità nazionale, del quale fa prova la loro opposizione alla Casa d'Austria, alla restaurazione dei Borboni a Napoli, al Vaticano come potere temporale. Essi manifestarono così uno spirito pre-repubblicano imperfettamente definito nella rivendicazione al diritto all'autodeterminazione dei popoli. Il secondo punto è conseguenza del primo, e prese forma in una opposizione filosofica ai diritti divini, agli imperialismi dogmatici e all'ingiustizia sociale sotto tutte le forme. I Carbonari possono essere così considerati come attivisti della libertà di coscienza e della promozione di ogni idea progressista. Essi parlano di emancipazione: della loro patria, certamente, ma anche degli individui. Questo schema di evoluzione molto impegnato non può non ricordare le proposizioni innovative della prima generazione dei Massoni detti "Moderni" fra il 1710 e il 1750. John Toland, senza alcun dubbio, sarebbe stato fiero di vedere questi Carbonari, usciti alla lontana dalla tradizioni della Foresta, che furono anche le sue, affrontare tutti i dogmatismi politici e religiosi post medioevali ancora vigorosi che continuavano a vessare l'autonomia dei popoli e degli individui. Basta "italianizzare" il suo Pantheisticon del 1720 per evocare l'ipotesi che se Toland fu il teorico di una libertà di coscienza attiva, i Carbonari ne furono altrettanto attivi praticanti. In questo senso, possiamo assimilare l'iniziativa della Carboneria ai progetti di alcuni fra i Massoni "Moderni" del primo periodo andersoniano (1723). In contropartita, i Carbonari sono in opposizione perfetta rispetto alle tesi molto più realiste e reazionarie degli "Antichi", che pacificarono i rapporti fra la Massoneria e il potere, nel mentre che canalizzavano la sua crescita con l'erezione di una "regolarità" che è un tradimento vero e proprio delle Costituzioni di Anderson del 1723. Nel 1813 in effetti la libertà di coscienza fu sostituita dall'obbligo di credere al Dio rivelato della Bibbia. A una Massoneria "della pietra" che nel periodo fra il 1810 e il 1840 fu sul piano europeo legittimista, si oppose una massoneria "del legno" progressista e insurrezionalista perfettamente impermeabile ad ogni forma di normalizzazione.

    IL CARBONARISMO NAPOLETANO DAL 1815
    Gioacchino Murat fu giustiziato, per sentenza di una corte marziale sul campo, a seguito del suo fallito tentativo di sbarco del 13 ottobre 1815. Ferdinando IV di Borbone aveva ripreso il trono di Napoli dal mese di maggio e immediatamente vietato Logge massoniche e Vendite carbonare. Una cappa controrivoluzionaria soffocava il regno. Per perfezionare la sua campagna contro i Carbonari, Ferdinando autorizzò e sostenne un'altra setta a lui fedele, i Calderai, che precipitarono il paese in una serie senza fine di regolamenti di conti. Il sangue colava con o senza l'avallo dei tribunali, e la delazione era diventata un'impresa lucrativa. Malgrado queste pressioni la Carboneria napoletana continuò a crescere e fu sostenuta da tutti gli altri gruppi analoghi degli altri stati italiani. Il movimento si estese a tutta la penisola, e nessua polizia o esercito riuscirono ad estinguerlo. L'unità d'Italia era a portata di mano.

    Traduzione di A...L...C... (1998)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    A Gloria del Gran Maestro dell’Universo e del Nostro Protettore San Teobaldo

    RITUALE DELLA CARBONERIA ITALIANA



    In: Anonimo - Rituali e Società Segrete, Nardini Editore
    Da una ricerca d'archivio della R.·.L.·."Concordia" degli ALAM di Firenze

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    GRADO I
    RITUALE DEI LAVORI
    in grado di Apprendente Carbonaro

    APERTURA
    II Gran Maestro batte un colpo di accetta, che viene ripetuto dagli Assistenti, dipoi dice:
    - Prendete posto, buoni Cugini Carbonari. Buon Cugino Maestro di Cerimonie vedete se tutti i buoni Cugini sono ai loro posti.
    II Maestro di Cerimonie se ne assicura e risponde:
    -Tutti sono ai loro posti.
    Gr. M.: Qual è il vostro dovere in Vendita, buon Cugino PrimoAssistente?
    II 1° Ass. - Di assicurarmi se la nostra Baracca è buon coperta.
    Gr. M. - Fatevene assicurare per mezzo del buon Cugino Esperto.
    II 1° Ass. - Buon Cugino Esperto, fate il vostro dovere.
    L'Esperto esce dalla Sala, verifica e al suo ritorno dice:
    -Primo Assistente, siamo coperti.
    II 1° Ass. Gran Maestro, la nostra Baracca è ben difesa dai Lupi dentro e fuori.
    Gr. M.- Primo Assistente, qual è il vostro secondo dovere?
    II 1° Ass. - Di vedere se tutti gli Astanti sono decentemente vestiti e buoni Cugini di questa Rispettabile Vendita.
    Gr. M. - Assicuratevene dunque per mezzo del buon Cugino Maestro di Cerimonie e dell'Esperto.
    Il 1° Ass. ordina che facciano il giro. II Maestro di Cerimonie si fa dare da tutti la Parola Sacra e dice:
    - Primo Ass. tutti gli Astanti sono decentemente vestiti e buoni Cugini di questa Vendita.
    II l° Ass. lo ripete al Gran Maestro.
    Gr. M. - Primo Ass. a che ora si aprono i nostri lavori?
    II l° Ass. - Allorché il Sole illumina le nostre Foreste,
    Gr. M. - Secondo Assistente, che ora è?
    II 2° Ass. - II Sole illumina le nostre Foreste.
    Gr. M. - Giacchè il Sole illumina le nostre Foreste, ed è ora chei buoni Cugini Carbonari diano principio ai loro lavori, Assistenti, prevenite tutti sui vostri Ordoni di unirsi a me, dopo la dovuta invocazione, ad aprire i lavori di questa Rispettabile Vendita e a portare i soliti vantaggi.
    I due Assistenti ripetono gli Ordini ricevuti. II Gran Maestro batte
    un colpo di Accetta, chiama all'Ordine e prosegue cosl:
    Gr. M. - Alla Gloria del Gran Maestro dell'Universo e del nostro Protettore San Teobaldo e sotto gli auspici dell'Alta Vendita all'Ordine di Napoli, la Rispettabile Vendita sotto il titolo distintivo del......... apre i suoi lavori al Grado di Apprendente. A niuno è più permesso di muoversi dal proprio posto, né prendere la parola senza averla domandata.
    Si fanno i segni e batte tre colpi in questa guisa:
    - La Vendita è aperta. Buoni Cugini, prendete posto. Primo e Secondo Assistente, avvisate che tutti prestino attenzione alla lettura del pezzo di Fornello degli ultimi lavori.
    Gli Assistenti ripetono e rispondono:
    - Tutto è annunciato.
    Gr. M. - Buon Cugino Segretario, avete la parola.
    II Segretario legge il Processo dell'ultima seduta.
    Gr. M. - Buoni Cugini, Primo e Secondo Assistenti, comunicate ai vostri Ordoni, che se intorno alla composizione del pezzo di Fornello letto ora dal Cugino Segretario sembrasse ad alcuno omessa o ben descritta qualche cosa, la parola gli è accordata.
    Gli Ass. ripetono, poi il primo di essi dice:
    - L'Avviso è andato.
    Gr. M. - Buon Cugino Oratore, dateci le vostre conclusioni.
    Dopo I'approvazione dell'Oratore e la sanzione che I'Assemblea manifesta con un triplice applauso si porta la composizione alla firma dei principali Ufficiali.


    Gr. M. - Buon Cugino Esperto, compiacetevi di portarvi nella Foresta per assicurarvi se vi siano visitatori che domandino di prendere parte ai nostri lavori.
    L'Esperto esce. Se ve ne sono, si fa dare i loro Certificati, quando non siano conosciuti, facendo inoltre scrivere il loro nome e cognome in un foglio che passera’ al Segretario. I Certificati ed altre carte si consegnano all'Oratore che le verifica. Se tutto è in regola, il Gr. M. dice:
    - Fateli entrare, buon Cugino Esperto.
    I visitatori entrano e si fermano in mezzo alla Sala, avanti al Quadro Simbolico.


    Gr. M. - Di dove venite, buon Cugino Visitatore?
    R. - Da una Foresta della mia Vendita e del mio Ordone.
    Gr. M. - Ove andate voi?
    R. - Nella Camera d'Onore.
    G. M. Che venite a fare qui?
    R. - A vincere le mie passioni, sottomettere la mia volonta’ ed istruirmi nella Rispettabile Carboneria.
    Gr. M. - Che portate voi dalla vostra Foresta?
    R. - Delle legna, delle foglie, della terra, per costruire, accendere e cuocere un Fornello.
    Gr. M. - Non ci recate niente di più?
    R. - Fede, Speranza e Carità a tutti i buoni Cugini di questa
    Camera d'Onore e il desiderio di avere un posto fra voi.
    Gr. M. Vi è accordato. Buon Cugino Maestro di Cerimonie, fatelo collocare ove gli spetta.

    INIZIAZIONE

    II Cugino Copritore dice:
    - Viene battuto alla porta da un Pagano.
    Gli Assistenti ripetono:
    - Viene battuto alla porta da un Pagano.
    Gr. M. - Vedete chi è questo temerario che ardisce disturbare i
    nostri pacifici lavori.
    Il Copritore dice: - è un pagano, che si è trovato smarrito nella Foresta.
    Gli Assistenti ripetono: - è un pagano, che si è trovato smarrito nella Foresta.
    Gr. M. - Domandategli che cosa ricerca e con quale diritto pretende entrare fra noi.
    Il Copritore risponde per il Candidato:
    R. - Con la liberalita’ dei suoi princìpi e con la moralita’ dei suoi costumi.
    Gr. M. - Fatelo entrare. Cittadino, chi vi ha ispirato l'idea di venire fra noi e qual è il vostro disegno
    (A questa e alle seguenti interrogazioni si attende la risposta spontanea del Candidato)
    - Siete mai stato istruito del nostro Istituto? Osservate di non dovere pentirvi di una risoluzione presa imprudentemente.
    Quali riflessioni vi hanno ispirato gli oggetti offerti ai vostri sguardi nella grotta ove siete stato rinchiuso?
    Quale idea vi siete formato delta Società, alla quale volete appartenere, ed a cui avete dovuto presentarvi privo di metalli con gli occhi bendati?
    Temete voi che alcuno di noi abusi della vostra debolezza e dello stato di cecità in cui vi trovate?
    Questo acciecamento rappresenta lo stato d'ignoranza in cui l'uomo è generalmente obbligato di percorrere, di errore in errore, fra le tenebre che lo circondano. Dagli errori si termina passando nell'eccesso dei vizi, i quali principalmente si riducono all'abuso delle proprietà, di cui sono segni i metalli, dei quali siete stato privato. Con tale privazione noi intendiamo di prevenirvi contro i principali disordini delle Società corrotte, nel cui seno siete stato finora educato. Noi esigiamo tre cose da chi vuole far parte della nostra Societa’: 1°. Una piena sincerità di cuore;2°. Una assoluta docilita’; 3°. Una costanza a tutta prova nel disprezzare i pericoli.
    Siete voi pienamente determinato e vi sentite tutta la forza necessaria per sostenere le prove per le quali dovete passare? Queste richiedono tutta la fermezza di spirito possibile, di cui sia l'uomo capace. Volete sottoporvi a questo terribile cimento?
    Gr. M. - Giacchè siete intieramente risoluto, buon Cugino Esperto, fategli fare il primo ed il secondo viaggio. Esce e fatti i viaggi ritorna e batte irregolarmente alla porta.
    Il Copritore dice: - Secondo Assistente è il Pagano che ritorna dai suoi viaggi.
    Gli Assistenti ripetono: - è il Pagano che ritorna dai suoi viaggi.
    Gr. M. Fatelo entrare (fin qui ha usato un tono di voce severo, che ora addolcisce)
    Che avete osservato nei vostri viaggi? (II Candidato replica come crede)
    Voi avete dovuto combattere e superare il conflitto dei mali inevitabili della Natura, e ciò vi è stato indicato dal viaggio pericoloso per la Foresta fra lo strepito minaccevole della pioggia e dei tuoni. Per deporre poi l'originale impurità della Natura, onde siete composto, è stato necessario farvi passare e purificarla per mezzo del fuoco, nel che è consistito il vostro secondo viaggio. Possa questo fuoco materiale accendere in voi quel fuoco sacro di virtù, che si richiede nella vita novella che incominciate. Noi esigiamo da voi un'altra prova più forte, e questa è un Giuramento, il più sacro e inviolabile. Esso non offende né la Religione, né lo Stato, né i doveri o i diritti civili, ma dovete sottoscriverlo. Siete voi in stato di farlo?
    Cand. - (Risponde affermativamente).
    Gr. M. - In piedi e all'Ordine, buoni Cugini. Maestro di Cerimonie, fatelo avvicinare al Trono, accompagnato dalle guardie.
    (Pronuncia il Giuramento in ginocchia).
    Gr. M. - Maestro di Cerimonie, conducetelo in mezzo agli Ordoni.
    - II primo e il secondo Assistente se gli accostano. II Maestro di Cerimonie gli sta dietro pronto a sbendarlo. Il 1° Ass. gli pone la mano sulla spalla.
    Gr. M. - Che domandate voi, Pagano? (Risponderà: La luce).
    Gr. M. - Questa vi sara accordata al terzo colpo della mia Accetta.
    Gli Assistenti rivolgono contro di lui le loro Accette. II Maestro di Cerimonie lo sbenda.
    Gr. M. - Queste Accette, che vedete nelle nostre mani, serviranno per trucidarvi se diverrete spergiuro. Al contrario voleranno in vostro soccorso se ne avrete di bisogno, Maestro di Cerimonie conducetelo al Trono. Voi dovete pronunciare di nuovo e ratificare una parte del Giuramento da voi prestato ad occhi bendati. Ripetete con me: Io giuro e prometto di riconoscere ed osservare gli Statuti Generali e Regolamenti dell'Ordine Carbonico e delI'Alta Vendita di Napoli e quelli non meno di questa Rispettabile Vendita di cui sono Membro.
    Cio’ detto succede il Battesimo dell'Iniziato, che si fa così:
    II Gran Maestro gli tocca gli occhi, le orecchie, le narici e i labbri con un panno di lino leggermente bagnato nell'acqua, dicendogli successivamente:
    - Non vedrete che per mezzo dei nostri occhi.
    - Non udirete che per le nostre orecchie.
    - Odorerete gli effluvi del nostro Carbone.
    - Non parlerete che parole savie.
    Detto ciò il Gran Maestro prosegue:
    - A gloria del Gran Maestro dell'Universo, in nome di San Teobaldo e sotto gli auspici dell'Alta Vendita di Napoli, per i poteri che mi sono stati confidati, vi costituisco Apprendente Carbonaro e Membro di questa Rispettabile Vendita.
    (Si alza e gli dà le decorazioni)
    - Prendete questi ornamenti, i quali servono per darvi il diritto di sedere fra noi. Non dovete giammai presentarvi qui senza esserne decorato. Per riconoscerci fra noi abbiamo dei Segni, Toccamenti e Parole Sacre. Queste ultime non si proferiscono che in Vendita, ove noi non usiamo più il titolo di Signore, ma quello di << Buon Cugino >>. Allorché sarete chiamato all'Ordine vi metterete così (glielo insegna). Gli siano restituiti i metalli. Il Gran Maestro gli dà il bacio di pace e ordina al Maestro di Cerimonie di istruirlo dei Segni e delle Parole; dipoi Io fa riconoscere dagli Assistenti.
    Il 2° Ass. - Buon Cugino Primo Assistente, tutto è giusto e perfetto.
    II Primo Assistente Io ripete al Gran Maestro. Intanto il Candidato sarà posto in mezzo alla Sala.
    Gr. M. - Buoni Cugini Primo e Secondo Assistente, avvertite sui vostri Ordoni che sia riconosciuto in avvenire per Membro di questa Rispettabile Vendita il buon Cugino ... .... e ad unirsi a me per portargli i dovuti vantaggi.
    Gli Assistenti ripetono.
    Gr. M. - All'Ordine e a me i Segni.
    Si fanno i Segni e gli Applausi. II Maestro di Cerimonie domanda la parola e ringrazia la Vendita per parte dell'Iniziato, il quale si unisce a lui per portare i Vantaggi, ai quali sara risposto.
    Gr. M. - Prendete posto, miei buoni Cugini.
    L'Iniziato rimane nel mezzo, finchè gli sia stata fatta la spiegazione del Quadro. Dipoi sara messo alla testa degli Apprendenti.

    TERMINE DEI LAVORI
    Gr. M. - Buon Cugino Maestro di Cerimonie, fate girare il Sacco delle Proposizioni.
    II Maestro di Cerimonie, eseguito che avrà il giro, sara accompagnato al Trono dagli Assistenti e da due Maestri. II Gran Maestro prendera’ i Pezzi e li numererà.
    Gr. M. - Assistenti, avvertite che il Sacco ha prodotto N....(numero) proposizioni, che si passano al Segretario, acciò ne faccia lettura.
    Gli Assistenti ripetono.
    Gr. M. - Cugini Assistenti, avvertite che va a girare il Sacco per i poveri.
    Gli Assistenti ripetono. II Maestro di Cerimonie fa il giro della Sala accompagnato da due Maestri e porta il Sacco all'Oratore, che numera i pezzi col Gran Maestro.
    Gr. M.: Buoni Cugini, il sacco dei poveri ha prodotto la medaglia di ... (numero) che si passa al buon Cugino Tesoriere. Assistenti, avvertite sui vostri Ordoni, che se alcuno ha qualche cosa da proporre in beneficio dell'Ordine e di questa Vendita, la parola gli è accordata.
    Gli Assistenti ripetono, dipoi danno la risposta.
    Gr. M. - Assistenti, avvertite sui vostri Ordoni, che va a leggersi dal Segretario I'abbozzo dei lavori del giorno.
    Gli Assistenti eseguiscono, dipoi il Segretario legge.
    Gr. M. - Se qualcuno ha delle osservazioni da fare sulla redazione del pezzo di Fornello letto, la parola gli è accordata.
    Gli Assistenti ripetono, ed ha luogo la discussione, se occorre.
    Gr. M. - Buon Cugino Oratore, dateci le vostre conclusioni.
    L'Oratore legge le conclusioni, dipoi si chiudono i lavori in questa forma:

    Gr. M. - Primo Assistente, a che ora si chiudono i nostri lavori?
    R. - Allorchè il Sole non illumina più le nostre Foreste.
    Gr. M. - Secondo Assistente, che ora è?
    R. - II Sole non illumina più le nostre Foreste.
    Gr. M.- Giacchè ii Sole non illumina più le nostre Foreste, è ora di chiudere i nostri lavori, Primo e Secondo Assistenti,avvertite tutti i buoni Cugini dei vostri Ordoni, acciò si uniscano a me per chiudere i lavori di questo giorno.
    Gli Assistenti ripetono.
    Gr. M. - All'Ordine e in piedi (batte i tre colpi del Grado).

    A Gloria del Gran Maestro dell'Universo e sotto gli Auspici dell'Alta Vendita, la Risp. Vendita del......... chiude i suoi lavori al Grado di Apprendente. A me, buoni Cugini, per i segni.
    II Gran Maestro fa i segni, dipoi gli Applausi e seco tutti gli altri.
    Gr. M. - La Vendita è chiusa. Giuriamo segretezza e parola di riunirci alla prima occasione con maggior fervore.
    Tutti alzano la mano e dicono:- Giuro.
    Dipoi si fa la catena di unione, si dà scambievolmente la Parola di Passo e il bacio di pace e I'adunanza si scioglie.

    CATECHISMO

    D. - Di dove venite, mio buon Cugino Carbonaro?
    R. - Dalla Foresta.
    D. - Che avete voi fatto?
    R. - Ad ogni costo ho provveduto dei materiali per cuocere il Fornello.
    D. - Che cosa ci portate?
    R. - Salute e amicizia a tutti i buoni Cugini Carbonari.
    D. - Ove siete stato ricevuto?
    R. - Sul panno di lino in una Camera di Onore di una Vendita Perfetta.
    D. - Per dove vi hanno fatto passare?
    R. - Per mezzo di una Foresta su gli scalini di un fornello di carboni acceso da tre buoni Cugini Carbonari in una Camera di Onore.
    D. - In quale modo eravate voi preparato?
    R. - Ero decentemente vestito, ma bendato.
    D. - Avete fatto qualche viaggio?
    R. - Ne ho fatti due: uno per la Foresta e il secondo in mezzo al Fuoco.
    D. - Che indica il primo viaggio per la Foresta?
    R. - Che la vita umana è circondata da pericoli, per evitare i quali ogni buon Carbonaro deve essere vigilante ed accorto.
    D. - Che cosa indica il secondo viaggio?
    R. - Questo viaggio fatto in mezzo al fuoco, indica che il cuore dei buoni Carbonari deve essere purificato da ogni macchia, che deturpi e corrompa i buoni costumi.
    D. - Che cosa osservaste dopo questi viaggi?
    R. - Fui condotto bendato in Vendita, per rivelare il mio nome, cognome, patria, eta’, religione, condizione e il luogo di mia dimora attuale.
    D. - Che portavano quelli che vi hanno ricevuto?
    R. - Acqua, terra e foglie.
    D. - Che significano queste cose?
    R. - Che senza preparare i materiali non si possono costruire i fornelli e accendere i carboni.
    D. - Introdotto in Vendita, oltre il vostro nome e cognome, che altro pronunciaste?
    R. - Genuflesso avanti al Trono proferii il mio Giuramento, fui sbendato, ed istruito dei Segni, Toccamento e Parole.
    D. - Quali sono questi Segni?
    R. - (Per risposta si fanno)
    D. - Quali sono le Parole?
    R. - Non le so tutte, ditemi la prima, che vi dirò la seconda.
    (Si pronunciano a vicenda)
    D. - Qual è il Toccamento?
    R. - (Per risposta si dà)
    D. - Che significa il Tronco?
    R. - Il cielo e la rotondita della Terra.
    D. - Che cosa intendete sotto queste figure?
    R. - Nella superficie della Terra sono sparse tutti i buoni Cugini Carbonari e il Cielo, con la sua volta, ci copre e ci protegge.
    D.- Che avete rimarcato sopra di esso?
    R. - Sette basi ben collocate e in buon ordine.
    D.- Quali sono queste basi?
    R. - II panno di lino, I'acqua, il fuoco, il sale, la croce, le legna e le foglie.
    D. - Che significa il panno di lino bianco?
    R. - La candidezza dei nostri costumi, essenziale a tutti i buoni Carbonari.
    D. - Che significa I'acqua?
    R. - E’ quella, che resa sacramentale dal Gran Maestro dell'Universo, ci ha resi suoi amici.
    D. - Che significa il sale?
    R. - E’ quello che ci istruisce di doverci noi adoperare per impedire la corruzione cagionata dal vizio nei nostri cuori, non solo in tutti i buoni Cugini Carbonari, ma ancora in tutto il rimanente degli uomini.
    D. - Che significa il fuoco?
    R. - Che il cuore dei buoni Carbonari deve essere sempre acceso dalle fiamme della carità e dalla Massima di quella sublime morale di fare agli altri ciò che si vorrebbe che fosse fatto a noi stessi.
    D.- Che significa la testa recisa del lupo?
    R. - E’ il destino riserbato a chi tentasse disturbare i nostri pacifici lavori.
    D.- Che significa la croce?
    R. - Che non si perviene alla virtù se non dopo grandi travagli, ad esempio del nostro Gran Maestro, che con la croce ci ha uniti a Dio.
    D. - Che significano le legne e a che servono?
    R. - Sono le principali materie per cuocere il Fornello.
    D. - Che altro avete osservato?
    R. - Un fazzoletto bianco e una quantita’ di terra: ho veduto ancoradel filo, una corona di spine e alcuni nastri.
    D. - Che significa il fazzoletto bianco?
    R. - La purita’ e il candore del cuore dei buoni Cugini Carbonari.
    D. - A che serve la terra?
    R. - Per turare il fornello.
    D. - Che cosa significa il filo?
    R. - Quella mistica catena, che annoda e stringe i buoni Carbonari per mezzo della virtù.
    D. - Che significa la corona di spine?
    R. - E’ quella di cui devono i buoni Cugini Carbonari misticamente aver ornato il capo per ricordarsi che loro è proibito di formare pensieri contrari alla virtù, alla religione e allo Stato.
    D. - Che significano i nastri?
    R. - Gli attributi principali della Societa’ Carbonica e gli abiti dei buoni Cugini.
    D. - Di quale colore sono i nastri?
    R. - Bleu, rosso e nero.
    D. - Che significa il bleu?
    R. - II fuoco del Fornello.
    D. - Che significa il rosso?
    R. - La fiamma del Fornello.
    D. - Che significa il nero?
    R. - II carbone del Fomello.
    D. - Qual è il mistico significato di questi vari colori?
    R. - Il bleu significa la Speranza, il rosso la carità e il nero la fede.
    D. - Di quale materia fu fatto il primo Carbone?
    R. - Di felce e di ortica.
    D. - Siete voi Apprendente Carbonaro?
    R. - Per tale mi conoscono i miei Maestri.
    D. - Quanto tempo ci vuole per fare un Apprendente?
    R. - Nove sedute.
    D. - Con chi lavorano gli Apprendenti?
    R. - Sotto la direzione dei Maestri.
    D. - Che significa il segno di Apprendente?
    R. - La fede dei Buoni Carbonari.
    D. - Che significa il Modello appeso alla veste?
    R. - La pertica del Fornello.
    D. - Come si tagliano le legne?
    R. - A guisa di modello come la pertica.
    D. - Che significa il Cappello in Vendita?
    R. - II fornello coperto.


    (omissis)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Le Tavole Simboliche di Fendeurs e Carbonari
    Conservate dalla R.'.L.'." La Parfaite Union ", Grande Oriente del Belgio, all'Oriente di Mons en Hainaut
    Fac-simile commentati da Maurice A. Arnould,
    Professore onorario dell’Université Libre de Bruxelles, Mons 1992
    Materiali forniti da Roger Bonifassi,
    curatore di http://reunir.free.fr , un sito di documentazione sulla Massoneria del XVIII secolo
    pubblicati in francese da http://www.lamelagrana.net ,
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    --------------------------------------------------------------------------------

    I Massoni che da due secoli e mezzo praticano l'Arte Reale nella città di Mons, capoluogo dello Hainaut, hano attinto dalla Massoneria francese, come provano gli Alti Gradi che hanno praticato fin dagli inizi: quelli della Massoneria Capitolare. Malgrado il tesoro di archivi e di oggetti rituali sia rimasto terribilmente intaccato dal tempo e dai prelievi di due guerre mondiali, nelle collezioni della Loggia "La Perfetta Unione" è restata una testimonianza emozionante della vita massonica del XVIII secolo. Arrotolati in un tubo di zinco - sfortunatamente al contrario, per cui si sono prodotte delle crepe - , queste tele hanno comunque conservatoun'ammirevole freschezza che, nel 1983, ha permesso la loro esposizione al pubblico, in occasione delle celebrazioni del 150o anniversario del Grande Oriente del Belgio, nei locali della Cassa di Risparmio a Bruxelles.

    Ci si è domandati in quell'occasione se queste tele non fossero mai state incollate su dei muri. La presenza, sul dietro di molte di esse, di etichette scritte nel XVIII secolo sembra infirmare questa ipotesi. È più verosimile che ci si trovi in presenza di tavole mistiche o tappeti di Loggia.

    Commenti alle tavole
    Queste tavole rivestono un interesse particolare: ci mettono in presenza dei "Buoni Cugini" di una associazione iniziatica che si sviluppò in contemporanea con la Massoneria: l'Ordine dei Fendeurs. Era questo una sorta di Massoneria forestale, di origine borbonnese e borgognona, che tentò anche di prender piede a Parigi nel 1747. Il suo rituale si ispirava al lavoro del legno e non a quello della pietra. Lo strumento di lavoro era dunqe l'accetta, invece del maglietto, e le riunioni si chiamavano "vendite".

    La prima tavola ci mostra una "ricezione" (iniziazione) al primo grado; è conferita da tre iniziati nella baracca di un Buon Cugino o nella "Camera d'Onore"; si celebra sul "pannilino", ove sono posti i simboli iniziatici detti "le cinque basi", ovvero: l'acqua, il fuoco, il sale, il busssetto e il crocifisso. In primo piano, si vedono dei taglialegna operativi al lavoro.



    La seconda tavola mostra un gruppo di Buoni Cugini. Al centro è acceso un fornello dal quale uscità il carbone di legna. Un personaggio (il Gran Maestro?) brandisce una canna in un gesto che può essere d'autorità, di richiamo o semplicemente rituale. Alla sua sinistra è deposto il pannilino, guarnito delle cinque basi. Sembra dunque che si stia preparando una iniziazione. In primo piano s'avanza una fila di Buoni Cugini; (omissis). Nel cielo, sopra gli alberi, appaiono i patroni dell'Ordine: San Nicola, San Giuseppe e il Re Salomone.



    La terza tavola rappresenta, in un sito puramente forestale, una Vendita di Fenditori o di Xarbonari. L'assemblea è presieduta da un Gran Maestro, aiutato da due Assistenti che si tengono all'Occidente. I Buoni Cugini, seduti faccia a facciasu grossi ceppi, portano un'ascia sulla spalla sinistra. La cerimonia si svolge manifestamente in una tagliata, cioè in una parte del bosco ove gli alberi sono stati abbattuti per la vendita (del legno o del carbone): da qui il senso del termine "vendita", che designa il luogo, la riunione che vi si tiene e il gruppo degli associati.



    Ci si è domandati se sia esistita una qualche parentela fra gli Ordini forestieri (che da qualche tempo sono designati col nome di Massoneria del Legno) e la Massoneria propriamente detta. La presenza di queste tre tavole appena esaminate in una serie di tavole massoniche anteriori alla Rivoluzione pone nuovamente il problema, e del resto nei prolungamenti apportati nel XIX secolo alla Massoneria degli Alti Gradi si appalesano come delle reminiscenze della Fenderie, così come, fra l'altro, del Rito Scozzese Rettificato.


    Traduzione di A...L...C... (2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  8. #18
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    L'UOMO VERDE (the Green Man)

    di Clive Hicks
    in: Freemasonry Today - The Independent Voice of Freemasonry; Winter 2003 Issue 23
    http://www.freemasonrytoday.com

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    Un'enigmatica figura può essere trovata in migliaia di immagini scolpite nella pietra delle chiese medievali d'Europa. Di solito appare come una semplice faccia maschile, dalla quale germoglia fogliame, che diventa essa stessa fogliame, o che dal fogliame spunta. È stato suggerito che questa immagine, oggi conosciuta come l'Uomo Verde, fosse un segno speciale per i muratori-scalpellini, ma probabilmente ce ne sono altrettante in legno che in pietra. L'immagine comunque si trova quasi soltanto nelle costruzioni, ed è molto rara nelle pitture, nei manoscritti e nelle vetrate. Per di più, e qui sta il mistero, non si conosce alcuno scritto medioevale che spieghi il perché dell'Uomo Verde.



    L'espressione "Uomo Verde" oggi abbraccia molto di più della figura scolpita del Medio Evo. Circa sessanta anni fa si cominciarono a collegare i risultati di diverse ricerche storiche settoriali, e più recentemente queste connessioni sono state ulteriormente sviluppate: numerose separate tradizioni che legano l'umanità alla natura sono oggi viste come manifestazioni differenti di un fondamentalissimo disegno di base profondamente riposto all'interno della mente umana. Un tale disegno universale, condiviso da tutti, espresso attraverso variabili forme simboliche, è definito dagli psicologi un archetipo. In questo caso l'Uomo Verde rappresenta l'archetipo che incanala e rinforza un'attitudine mentale di simpatia per, e con, la natura.
    La moderna concezione dell'Uomo Verde lo associa a parecchi riferimenti diversi: un gruppo di antichi miti arborei; l'idea dell'Albero della Vita; usanze popolari relative alle foglie rintracciabili in tutta l'Europa; racconti popolari come quelli di Robin Hood, Galvano, il Cavaliere Verde e altri; l'idea dell'Omo Salvatico; e l'antica denominazione tipicamente inglese, "The Green Man", che ha dato al simbolo il suo nome attuale. Questi riferimenti non sono direttamente collegati da circostanze storiche, ma da associazioni archetipiche interne all'umanaconsapevolezza. L'Uomo Verde archetipo appare periodicamente in manifestazioni della coscienza popolare, come risposta alle circostanze dei tempi. Il suo emergere attuale sembra derivare da un'ampia, istintiva, generalizzata consapevolezza della crisi ecologica generata dal nostro stile di vita sempre più in disequilibrio.
    Costumi popolari
    L'antica mitologia ci narra, in molte forme, della Dea Madre che partorisce un figlio senza padre; un figlio che è posto sulla terra per aiutare l'umanità nei suoi bisogni. Ma mentre questo figlio è di origine divina, non è immortale egli stesso e deve perciò morire.
    In alcuni miti Egli è associato all'albero, e questa associazione giunge ai tempi della civiltà Egizia e di quella Classica. La sua morte e rinascita erano associate alla rigenerazione primaverile, il miracolo essenziale di ogni comunità. Inoltre, la base mitologica di fondo dipinge il divino originatore di questo figlio come di sesso femminile: la Madre di tutto. Nella tessitura mitologica della tradizione all'origine dell'identificazione dei ruoli maschile e femminile, la sua progenie umana-divina è identificata come maschile. Da questa mitologia sgorgano, in Europa e altrove, i costumi popolari che celebrano con la nuova nascita in primavera la rigenerazione della vita e la rigenerazione della comunità . Michel Dames ha scritto in maniera convincente che gli allineamenti di megaliti ad Avenbury furono usati per questo scopo nell'età del Bronzo. Costumi di questo tipo, benché proibiti in Gran Bretagna nel periodo puritano e oltre, continuano in molti luoghi di questo paese e in tutta l'Europa. La loro antichità non è rintracciabile negli archivi, ed essi sono per la prima volta menzionati per iscritto solo circa tre secoli fa, ma la loro origine deve essere di molto precedente, perché non è plausibile che l'origine di costumi popolari di questa natura sia così recente.
    Il denominatore comune di queste usanze è un carattere, sempre maschile e coperto di fogliame, conosciuto in molti luoghi come "Jack in the Green" e solitamente associato con la Regina di Maggio, la quale rappresenta essa stessa la Dea come Vergine. Qualche volta "Jack in the Green" è simbolicamente ucciso per permettere l'arrivo dello spirito dell'Estate. In Gran Bretagna probabilmente il meglio di queste tradizioni popolari si può trovare ad Hastings e Rochester nella Festa dei primi di Maggio, e a Castleton, Derbyshire, il Garland Day, che si celebra il 29 maggio (vedi foto).
    L'Uomo Selvaggio
    Una delle sorgenti medioevali dell'Uomo Verde può essere stata la percezione degli spiriti della natura e l'idea dell'Uomo Selvaggio, o Woodwose, un uomo naturale leggendario che sarebbe vissuto nelle solitudini dei boschi. L'antica credenza che gli uomini primitivi vivessero nei boschi fu rafforzata dagli espropriati e dai fuorilegge che effettivamente vivevano così, e collegata a racconti come quello di Robin Hood; un collegamento supportato dalle immagini tradizionalmente dipinte sull'insegna delle taverne dell' "Uomo Verde": Robin Hood, o un forestale, o una figura di selvaggio coperto di capelli e con un randello in mano.
    L'Uomo Selvaggio aveva anche un significato psicologico: egli rappresenta la persona naturale dentro ciascuno di noi; i nostri gusti e talenti che dobbiamo dirigere per agire bene nel mondo. L'Uomo Selvaggio non è affatto un'immagine negativa. Una serie di figure nel Monastero di York mostra un Uomo Selvatico che protegge un Uomo Verde da un diavolo - l'Uomo Verde, come vedremo, rappresenta la divina consapevolezza nel mondo protetta dalle nostre forze naturali interiori. L'Uomo Verde è un angelo terreno, il cui agire non viene "dall'alto", ma dal mondo medesimo. L'Uomo Selvaggio non ha bisogno di essere soggiogato, ma il suo potenziale piuttosto deve divenire reale, deve essere addolcito o levigato - come la pietra grezza, un alto simbolo di pienezza familiare ai Massoni. Dobbiamo portare insieme l'angelo, e l'Uomo Selvaggio, dentro di noi.
    L'immagine scolpita
    La principale "incarnazione" dell'Uomo Verde l'abbiamo come immagine scolpita, un volto dal quale spuntano delle foglie. L'immagine è internazionale ma le diverse tradizioni appaiono differenti, ciò che rafforza il concetto dell'immagine come variazione di un singolo archetipo. Benché molti siano inclini a cercare un'origine Celtica della figura, nella tradizione europea essa è di origine Romana, come dimostrano le teste folliate che datano dal secondo secolo DC e alcuni mosaici in luoghi diversi. Il più antico Uomo Verde in contesto cristiano conosciuto si trova su una pietra tombale a Poitiers, ma la figura rimane rara nell'iconografia cristiana fino al dodicesimo secolo, trovando il suo apice forse nel tredicesimo. Dopo il Rinascimento (quindicesimo secolo) e la Riforma (sedicesimo secolo) l'Uomo Verde continuò ad essere usato come decorazione architettonica, e cadde in disuso al principio del ventesimo secolo, finché negli anni '90 cominciò il suo revival. Al presente, immagini dell'Uomo Verde sono ampiamente impiegate - per esempio, nel restauro del castello di Windsor - . Il periodo più significativo nella vita dell'immagine scolpita fu il Medio Evo, quando migliaia di Uomini Verdi furono inclusi nell'iconografia delle chiese. E, a dispetto della completa mancanza di un qualsiasi resoconto contemporaneo, o di una spiegazione sul perché egli vi sia inserito fra i santi e i peccatori, potentemente emerge il sentimento che l'Uomo Verde nelle chiese convogli un significato profondo, un significato molto probabilmente non espresso esplicitamente all'epoca (altrimenti forse qualcuno ne avrebbe scritto?). Esse sono molto di più che decorazioni convenzionali, e si trovano localizzate in luoghi importanti e significativi. Certamente, non tutte le costruzioni furono impostate secondo un simbolismo pienamente compreso, e molte decorazioni devono aver meramente seguito precedenti locali. Pur tuttavia, la maggior parte delle immagini, specialmente nelle chiese parrocchiali, avevano finalità di istruzione. Il loro scopo era di mantenerci sulla via retta e stretta. L'Uomo Verde è qui per aiutarci in questo - ma per aiutarci in ciò di cui abbiamo bisogno, non in ciò che vogliamo: per farlo, egli può essere abbastanza spesso crudele. C'è un Uomo Verde in quattro rappresentazioni su un capitello a Woodbury nel Devon che è chiaramente didattico, e puntualizza le conseguenze dell'ignorare la divina saggezza.
    Consapevolezza e Pienezza
    Molti Uomini Verdi sembrano scrutarci attraverso il fogliame senza espressione, come se semplicemente guardassero. In questo li possiamo considerare rappresentazione della consapevolezza della natura, la consapevolezza Divina, che è come dire anche, la nostra consapevolezza, perché noi tutti abbiamo parte del Divino. In questo l'Uomo Verde è il testimone del santo dramma della vita rappresentato dinanzi a lui. L'importanza dell'Uomo Verde è dimostrata dal fatto che egli è rappresentato in questa o quella chiesa come osservatore di tutti gli eventi centrali operati da Cristo, e può trovarsi ovunque nella chiesa. Tuttavia l'Uomo Verde non è mai parte dell'azione. Egli è confinato all'osservazione; alla consapevolezza piuttosto che all'azione. L'Uomo Verde, consapevolezza nella Natura, agisce come gli occhi di Dio, e perciò è noi - perché noi siamo gli occhi di Dio nella creazione. L'Uomo Verde ha un ruolo attivo, maschile nel mondo, ma sgorga da divinità idealmente femminile. Ambedue questi aspetti sono dentro di noi. Noi abbiamo il compito di riunificare il maschile e il femminile, facendo di ciò che è stato separato nuovamente un tutto - lo Sposalizio Sacro dei Misteri. Seguendo, in effetti, il significato del termine "religione", la radice del quale è il latino re-ligare, rimettere insieme ciò che è stato diviso. L'Uomo Verde ha un'ampiezza meravigliosa, raggiungendo i più profondi significati ma toccando anche la leggerezza e gioia; la gioia di trovare nuovi uomini verdi in praticamente ogni chiesa che esplorate, e la gioia di godere la scintillante gaietà delle feste di primavera.

    Traduzione di A...L...C... 2003
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    NOTIZIE INTORNO AGLI SPACCALEGNA CARBONARI
    da: F.T. e B. Clavel, Storia della Massoneria e delle Società Segrete, Napoli 1873; traduzione di Carlo Sperandio; ristampa anastatica di Arnaldo Forni Editore
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    ... I Compagnoni carbonari si riunivano in una foresta; si davano il titolo di buoni cugini, ed il neofita era detto vespaio . Prima di procedere alla ricezione si stendeva una tovaglia bianca sul suolo; vi si poneva sopra un recipiente pieno di sale, un bicchiere pieno d'acqua, un cereo acceso ed una croce. Quindi veniva condotto l'aspirante, il quale prostrato al suolo con le mani stese sull'acqua e sul sale, giurava di mantenere religiosamente il segreto dei Compagnoni. Dopo aver sostenuto diverse prove gli venivano comunicati dei segni e delle parole misteriose, mediante le quali potevasi far riconoscere in tutte le foreste per un vero e buon cugino carbonaro. Il Compagnone, che presiedeva, spiegavagli il senso emblematico degli oggetti che si offrivano ai suoi occhi. "Il lino, gli diceva, è l'immagine del lenzuolo nel quale saremo ravvolti; il sale indica le tre virtù teologali; il fuoco i lumi che si accendono alla nostra morte; l'acqua ci rammenta quella con la quale saremo bagnati e la croce quella che porteranno innanzi al nostro sarcofago". Si diceva al neofita che la croce di Gesù Cristo era di agrioglio marino, che aveva settanta punte, e che San Tebaldo era il protettore dei carbonari.

    Queste società di Compagnoni esistono ancora in gran parte d'Europa ed hanno conservato i medesimi cerimoniali misteriosi. La Foresta Nera, quella delle Alpi e del Giura sono popolate di questi iniziati. Essi non ammettono solamente degli uomini xche esercitano la professione di carbonari; ma accettano nel loro seno individui di tutte le classi, ed all'occasione rendono ad essi tutti i buoni uffici che sono in loro potere. Durante i disordini della nostra rivoluzione Briot, poscia membro del Consiglio de'Cinquecento, ricevuto carbonaro in Besanzone, fu obbligato di sottrarsi con la fuga ad un decreto di proscrizione emanato contro di lui.Si rifugiò nell'Armata e prese servizio in qualità di semplice soldato dell'VIII reggimento degli usseri. Fatto prigioniero dagli Austriaci nelle vicinanze della Foresta Nera durante la ritirata di Moreau, gli riuscì fuggire e cercare un ricovero in questa foresta; ma avendo smarrita la via cadde in mano alle truppe di Schinderhannes, allora capo dei partigiani. La soldatesca, vedendo l'uniforme che egli indossava, lo circondò e si preparava a fargli subire cattivi trattamenti. Ci sa che ne sarebbe addivenuto se non avesse veduto alcuni carbonari che egli riconobbe all'abito. Questo fu per lui un raggio di luce; fece dei segni da carbonaro, ed immantinente i fratelli, che stavano nelle file nemiche, lo accolsero colla più affettuosa cordialità e lo posero sotto la loro protezione; e guidato da essi fu condotto per tortuosi sentieri presso i carbonari più prossimi, ove una nuova guida lo diresse ad altri; e così successivamente raggiunse gli avamposti.

    ...

    Abbiamo detto altrove che la società degli spaccalegna era stata istituita in Parigi verso il 1743 dal cavaliere Beauchaine, il quale aveva tolto le forme dai Compagnoni del dovere, carbonari sparsi sulle Alpi, nel Giura, nella Foresta Nera, e di cui si trova maggior numero nei boschi vicini a Dole, Gray, Besançon e a Moulins. Lungi dal rinnegare questa oscura origine, il fondatore la rivendicò con orgoglio per l'arte di spaccalegna; solamente si occupò di nobilitarla circondandola di circostanze, in cui la verità non viene molto chiaramente dimostrata. Secondo lui l'associazione era nata nelle foreste del Borbonese; era un dovere degli spaccalegna del paese, ai quali erano stati affiliati proscritti di alto grado durante la guerra civile, che aveva travagliato il regno di Carlo VI e Carlo VII. Il giuramento comune a tutti i membri si era quello di proteggere e soccorrersi a vicenda. I buoni cugini abitavano le foreste, dalle quali i fenditori avevano preso le forme e i simboli; ammettevano nella loro associazione uomini di ogni classe della società, nobili, preti e borghesi.

    L'officina del cavaliere di Beauchaine era in gran voga a Parigi, e vide confondersi nelle sue fila il tribunale e la città che si erano dati ai piaceri di lauti banchetti ed ai rumori di grossolana allegrezza. Abbiamo sotto gli occhi un diploma di spaccalegna, spedito in bianco sotto la data del 6 luglio dell'anno di verità 1781. L'incorniciatura è formata da due alberi che si riuniscono per la cima e da un terreno nel centro con una specie di stagno, le acque del quale sono alimentate da una sorgente che scaturisce da una rupe. Ai piedi degli alberi ed alla cima vi sono, a guisa di trofei, seghe, accette, maglietti, grandi trivelle e molti altri strumenti di taglialegna e legnaiuolo. Ad uno di questi alberi sono appoggiati un archibugio e una carniera, guardati da un cane di pastore. Giacevano sul suolo alla rinfusa quattro brocche, delle scodelle, delle pipe, una riga ed un cavalletto. Non è meno singolare la redazione del diploma; si legge: "Dal gran cantiere generale sedente e riunito nel centro della foresta del re sotto gli auspicii della natura. Buona vita, buona vita a tutti i padri maestri ufficiali e buoni cugini, buoni compagnoni spaccalegna. Noi padri maestri ed officiali del cantiere di Frania, sottosegnato, certifichiamo ed attestiamo che lo scrutinio essendo stato favorevole a N. , è stato ricevuto in qualità di buon cugino e buon compagnone spaccalegna nel cantiere del globo e delle gloria con tutte le formalità richieste e necessarie; per la qual cosa preghiamo i nostri buoni cugini impiegati nei nostri opificii, di riconoscerlo, ammetterlo e trattarlo amorevolmente e umanamente, procurargli lavoro ed ospitalità, dopo che si sarà fatto conoscere coi principali segni e misteri dell'illustre nostro ordine, ciò che noi esercitiamo e facciamo verso tutti i buoni cugini e spaccalegna che ci vengono a trovare da foreste lontane. In fede di che abbiamo rilasciato il presente certificato al detto cugino N. firmato da noi, vistato dal nostro guardavendita generale, e suggellato in cera rossa dal gran martello generale delle foreste reali, per potergli essere utile al bisogno." In fondo vi sono le firme: Douves, Darmancourt, Cambon, Josse de Saint-Kilien, Decloseaux, ec. La ricezione degli spaccalegna differisce di poco da quella del dovere dei carbonari da noi descritta alla pagina ... . Però vi si erano mescolate alcune cerimonie ridicole, ed alcune pratiche massoniche.

    La società non restò confinata in Parigi; si propagò in tutte le province della Francia e particolarmente nell'Artois, ove si conservò fino alla restaurazione. Cessò di riunirsi quando la carboneria francese, le cui cerimonie portate dall'Italia erano quasi identiche alle sue; fu violentemente attaccata dal procuratore generale Bellart, nell'affare dei quattro sergenti della Rochelle. Uno spaccalegna Cauchard d'Hermilly, confondendo la nuova società segreta con quella, a cui egli apparteneva, si studiò di provare che essa non era colpevole dei misfatti che le venivano attribuiti, dicendo, che essa era interamente estranea alla politica e si occupava di far passare allegramente il tempo. Per ragionare su questo proposito, narrò la sua ricezione fra gli spaccalegna carbonari dell'Artois, che lo avevano ammesso, nel 1813, nelle loro riunioni a cielo scoperto, le quali avevano luogo tutti gli anni in mezzo ai boschi, ove ciascheduno degli affiliati, vestito col camice e cogli attributi di spaccalegna, non faceva altro che ridere, cantare, mangiare e bere. Disse che in questa saggia società si facevano dei fratelli , ma non erano fratelli politici; che non erano nemici della tranquillità degli imperi, né del riposo degli uomini, sebbene si tirassero dei colpi di fucile... a polvere: infine che si poneva il neofito sotto le zanne di orsi, che sembravano assetati di sangue umano, ma essi erano di natura benigna, e non tardavano a divenire i loro migliori amici. I banchetti poi non avevano nulla di sontuoso; era di stretto rigore mangiare del bollito, del lardo e della zuppa di cavoli. Faceva notare il d'Hermilly che non vi era alcuna società segreta meno pericolosa di quella degli spaccalegna, che riuniva nelle sue fraterne assemblee tutte le forze di spirito e buoni gustai della provincia, compresi i gentiluomini che, quando si tratta di divertirsi, non sono sempre nemici di una momentanea eguaglianza.

    Per quanto fosse spiritosa e piccante quest'apologia, non poteva distruggere la realtà dei fatti rivelati dai dibattimenti dell'affare della Rochelle. Da tutto ciò si vede che esistevano due società, derivanti da una sorgente comune, che sotto la medesima forma e coi medesimi simboli l'una si proponeva di rovesciare l'ordine delle cose politiche esistenti, e l'altra si dava al bel tempo. Sebbene gli spaccalegna non stessero sotto un processo, pur tuttavia provarono il contraccolpo dell'attentato fatto alla carboneria politica; per cui sia per prudenza, sia per indifferenza o paura, cessarono di riunirsi, e da quel tempo la società degli spaccalegna si sciolse senza più dare segni di vita.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    LE SOCIETÀ SEGRETE


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    Dopo il 1815 agli intellettuali e ai borghesi seguaci delle nuove idee non restava, contro la severa persecuzione degli organi di polizia, che la cospirazione nell'ambito delle società segrete. Molte di esse, per la verità esistevano già prima del 1815, ma solo in seguito ebbero una grande diffusione: il clima di Restaurazione costituì infatti un terreno adatto per la congiura, in quanto coloro che intendevano battersi per una società di cittadini liberi erano costretti a riunirsi di nascosto per evitare di essere scoperti e perseguitati. Le società segrete, che ebbero maggiore fortuna, furono la Massoneria e la Carboneria.



    LA MASSONERIA
    Misteriose e antichissime sono le origini della Massoneria, la cui denominazione originale in italiano è Libera Muratoria (in francese Franc-Maçon). Le origini più probabili ci riportano alle corporazioni dei maestri comacini, dei costruttori di cattedrali, alle associazioni artigiane gerarchicamente strutturate (apprendista, compagno, maestro), che conservano gelosamente i segreti del mestiere. Fra le varie associazioni medievali, fra quelle meglio organizzate era senza dubbio quella dei muratori. Essa sopravvisse soprattutto in Inghilterra, dove, com'era d'uso, entrarono a far parte dell'associazione anche membri estranei all'arte muratoria, soprattutto nobili ed intellettuali, la cui presenza era "accettata" e gradita per la protezione, il prestigio e gli aiuti che potevano fornire alla corporazione. Col tempo, nel generale decadere delle corporazioni artigiane, i "liberi muratori accettati" finirono per prevalere anche come numero su quelli esercitanti il mestiere.
    Le riunioni si svolgevano nella "loggia", la capanna in cui si riunivano gli operai e i tecnici, ma nel 1717, a Londra, quattro di queste logge si fusero insieme, dando vita alla Grande Loggia di Londra e abbandonando definitivamente ogni carattere di associazione di mestiere. Da questo momento la Libera Muratoria da operativa si trasformò in speculativa, assumendo l'aspetto di un'associazione chiusa e segreta, praticante determinate attività, anche civili e sociali.
    La caratteristica ideologica, in questa prima fase, consistette in una comune e aperta professione di fede cristiana. Della vecchia associazione di mestiere furono conservate le caratteristiche dei tre gradi di apprendista, compagno e maestro e il rituale mantenne il simbolismo delle antiche confraternite; la trasformazione del profano venne descritta come la trasformazione della "pietra grezza" in "pietra cubica"; tra i vari simboli figurò il martello, insegna del maestro venerabile che presiedeva le riunioni e le cerimonie della loggia.
    In Italia la setta si diffuse dal 1730, a Roma, a Firenze, a Venezia, a Milano e in altre città ancora. Ma in Italia, e in generale nei paesi cattolici, la Massoneria dovette affrontare l'avversione della Chiesa, che non ammetteva deviazione dai suoi dogmi e fulminò contro la società una serie di scomuniche periodicamente rinnovate.
    Nella seconda metà del '700 la Massoneria era conosciuta in tutto il continente europeo e divenne così strumento di diffusione delle idee illuministe. In Italia, durante gli anni della restaurazione e delle cospirazioni risorgimentali, la Massoneria fu quasi del tutto assente ma è assai probabile che fossero derivazioni e filiazioni della Massoneria le società segrete (come quella dei carbonari e degli adelfi) che s'impegnarono nella lotta per l'indipendenza e la libertà. Di sicuro gli iscritti a queste sette patriottiche erano, nella quasi totalità dei casi, affiliati anche alla Libera Muratoria.
    Negli anni successivi ed immediatamente precedenti all'Unità, molti uomini politici e soprattutto capi del movimento democratico italiano diedero la loro adesione alla Massoneria: basti fare i nomi di Crispi e Garibaldi. Nella seconda metà del seccolo XIX, negli stati cattolici, e prevalentemente in Italia e in Francia, la Massoneria assunse un decisivo carattere materialista, democratico e anticlericale.



    LA CARBONERIA
    Nel regno di Napoli, intorno al 1810, alcuni ufficiali francesi dell'esercito di Murat si staccarono dalla Massoneria e dettero vita ad un'altra associazione segreta di tipo settario: la Carboneria. Diffusasi rapidamente nel resto d'Italia, in Francia e in Spagna, fu la principale causa di inquietudine dei governi fino al 1830 e la più importante fra le varie organizzazioni dello stesso tipo che nacquero allora.
    Le radici della Carboneria napoletana vanno ricercate fuori dalla penisola italiana e precisamente in Francia. Risale alla seconda metà del 1700 l'esistenza dei Charbonniers (Società dei Buoni Cugini), strumento operativo e reazionario della più famosa Filadelphia. E' molto probabile che alcuni Filadelfi francesi, venuti nel Regno di Napoli, come funzionari o ufficiali dell'esercito, ed incontratisi con gli oppositori del regime in nome dei princìpi giacobini, abbiano suggerito l'idea dei Charbonniers. E' probabile che fra i Filadelfi vi fosse Joseph Briot, ex seguace di Babeuf e sono in molti ad attribuire la paternità della Carboneria a Briot e Babeuf. Una volta organizzatisi questi Carbonari napoletani, strinsero relazioni con gli inglesi per ricevere aiuti economici nella lotta contro il dominio di Murat e del Bonaparte. Sebbene la denominazione provenga dalla Francia e gli aiuti economici dall'Inghilterra, è chiaro che le origini della Carboneria siano da ricercarsi nel movimento giacobino napoletano (che a sua volta deriva dai massoni illuminati).
    I membri della Carboneria erano soprattutto ufficiali, aristocratici, intellettuali, membri della borghesia illuminata e liberale. La struttura era regolata rigidamente dall'alto, il comportamento doveva essere ispirato alle regole della massima segretezza. Sia per ragioni di segretezza sia per il gusto del travestimento e del vocabolario cifrato, si fece ricorso a nomi ed espressioni tipici di uno dei più antichi e miseri mestieri del popolo: appunto quello dei carbonari . Un mestiere come quello dei carbonari si prestava d'altronde abbastanza bene: chi lo praticava doveva spostarsi continuamente dovunque ci fosse legname da trasformare in carbone. Inoltre si trattava di un'attività piuttosto diffusa, soprattutto nel meridione d'Italia. Ecco dunque i cospiratori politici camuffarsi da carbonari.
    La loro organizzazione è diretta dal centro, da una "grande vendita" di cui fanno parte pochi membri. Gli ordini vengono trasmessi da questa a varie "baracche" o "vendite locali", composte di venti affiliati, detti anche "cugini". I "cugini", all'atto della loro entrata nella Carboneria, sono detti "apprendisti" e conoscono solo in parte la struttura e gli scopi dell'organizzazione. Dopo un periodo di prova, entrano a far parte del grado superiore, diventando "maestri" (anche questi termini derivano dall'organizzazione corporativa del lavoro di origine medievale).
    Nella Carboneria vige il gradualismo (già presente nella loggia illuminata), per cui il programma dell'associazione veniva rivelato solo gradualmente all'adepto via via che dai superiori era ritenuto degno di essere iniziato ai segreti. Questa gradualità non era dovuta solamente alla necessità di mantenere la segretezza ma aveva principlamente una funzione di iniziazione pedagogica. Di solito la Carboneria era divisa in tre gradi: apprendista, maestro e gran maestro.
    Nel primo grado si professava genericamente alcuni princìpi umanitari, impostati sulla morale e sulla religione tradizionale. Nel secondo si parlava di costituzione, d'indipendenza e di libertà. Nel terzo si proclamava l'aspirazione a creare una repubblica ed un regime di eguaglianza sociale, che comportasse la spartizione delle terra e la promulgazione della legge agraria.
    Il loro obiettivo era, in generale, la conquista di una costituzione; ma nell'Italia settentrionale - il Lombardo-Veneto - si lottava anche per la conquista dell'indipendenza dalla dominazione austriaca; nello Stato Pontificio si chiedeva, invece, un governo laico dopo tanti anni di malgoverno ecclesiastico; i carbonari della Sicilia esigevano che l'isola diventasse uno Stato separato da quello di Napoli contrariamente a quelli di Napoli che volevano tenerla unita al regno.
    La Carboneria aveva due grandi difetti: la mancanza di un'organizzazione centrale, capace appunto di collegare fra loro le diverse iniziative regionali secondo criteri unitari e organici e il carattere misterioso dell'associazione i cui membri ignoravano talora persino i programmi e l'identità dei loro capi e dovevano spesso sottoporsi a riti strani ed incomprensibili. Inoltre, l'origine degli associati faceva della Carboneria un'associazione troppo chiusa e ristretta per poter formulare vasti programmi a carattere nazionale. L'assenza delle classi popolari fu infatti una delle principali cause degli insuccessi, ai quali fra il 1821 e il 1831 andarono incontro i moti carbonari in Italia.



    ALTRE ASSOCIAZIONI SEGRETE
    La Carboneria fu la più importante e diffusa fra le sette italiane ed europee dell'epoca; ma non fu la sola. Altre nacquero dalla incessante attività di un rivoluzionario di professione: Filippo Buonarroti. Caratteristica delle sette da lui create e organizzate era l'esistenza di un terzo livello rispetto ai due già preesistenti nella Carboneria. Al terzo livello di iniziazione arrivavano solo pochissimi, i più fidati e preparati, i quali erano anche i soli a sapere che, obiettivi ultimi dell'organizzazione, oltre alla conquista della costituzione (1° livello) e della forma repubblicana di governo (2° livello), erano l'uguaglianza sociale e la comunità dei beni, da raggiungere per mezzo di una legge agraria che mettesse in comune il godimento dei beni e la proprietà delle terre.
    Tutta Europa conobbe allora forme di organizzazione e di lotta politica di questo tipo: in Russia, le due Società detta l'una del Nord e l'altra del Sud; in Francia, la Carboneria, gli Adelfi e i Filadelfi; in Grecia la Eteria; in Spagna, i Carbonari, i Massoni, i Comuneros. Queste associazioni operavano in segreto ma avevano tra di loro contatti e canali di comunicazione. Potevano così organizzare moti e insurrezioni contemporaneamente in diversi stati come avvenne nel 1820.
    Non c'erano solo sette organizzate per affermare nella società le idee liberali e quelle democratiche radicali. Anche coloro che volevano combattere fino in fondo le conseguenze della Rivoluzione francese e dell'Illuminismo si organizzarono in società segrete. Già in Francia, negli anni della Rivoluzione, c'erano state organizzazioni di questo genere. Anche in Italia si diffusero negli anni della Restaurazione società segrete dello stesso genere. Si conoscono vari nomi: i Calderari, che operavano nel Regno delle Due Sicilie, le Amicizie Cristiane, di ispirazione cattolico-rivoluzionaria, i Cavalieri della Fede attivi in Francia. A differenza delle sette rivoluzionarie quelle reazionarie si servirono del segreto solo per combattere meglio i progressi delle idee liberali e democratiche nella società; esse lavoravano al servizio della polizia, del clero e dei governi e ne ottennero mezzi e protezione.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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