Cavour, il ritratto vivente del massone
Eppure gli storici hanno spesso minimizzato o addirittura negato i suoi rapporti con le logge
Angela Pellicciari
Il liberale Cavour è massone?
Visto che nel XIX secolo liberalismo e massoneria hanno ideologie tanto simili da essere praticamente coincidenti, il problema non ha poi grande rilevanza. Le cose stanno però diversamente dal punto di vista storiografico: gli storici infatti hanno prima affermato, poi minimizzato, poi ignorato o addirittura negato l’appartenenza di Cavour alla massoneria.
Nell’Ottocento, che Cavour è massone lo sanno tutti: lo sanno i Cattolici (Pio IX, don Bosco, gli storici di ispirazione cattolica, la Civiltà Cattolica) e lo sanno ovviamente i fratelli delle varie logge; ne parla diffusamente anche il primo storico della massoneria italiana, Pietro Buscalioni. Col passare del tempo però la posizione della storiografia si ribalta e la fratellanza viene messa in discussione; Luzio in particolare, grande storico della massoneria e del risorgimento e grande ammiratore di Cavour, se non arriva a negarne la fratellanza, la marginalizza e la svuota di qualsiasi contenuto: «Che il Cavour da giovane - seguendo, egli cadetto, l’esempio del babbo e fratello primogenito e sotto l’influsso del domestico ambiente ginevrino - si fosse aggregato a qualche Loggia di Svizzera, o magari d’Inghilterra, come il Confalonieri, non è inverosimile».
Luzio scrive nel 1924 e nel 1925 c’è la storica decisione di Mussolini di mettere l’ordine fuori legge: in pratica da quel momento dei rapporti tra Cavour e massoneria si perdono le tracce. Da quel momento anzi si perde ogni traccia della significativa influenza esercitata dall’ordine nel processo di unificazione nazionale. Nel secondo dopoguerra gli storici più insigni del risorgimento e di Cavour, rispettivamente il cattolico Arturo Carlo Jemolo e il laico Rosario Romeo, non spendono neppure una parola per affrontare l’argomento. E dire che Romeo dedica a Cavour ben duemila cinquecento settantadue pagine di accurata biografia, ma nel suo Cavour all’affiliazione massonica del conte non viene nemmeno fatto cenno.
Difficile ritenere che la reticenza della storiografia del ventesimo secolo sulle radici massoniche dell’élite liberale italiana in generale, e di quella di Cavour in particolare, sia casuale: se non si tiene presente la massoneria e la sua lotta frontale contro la Chiesa cattolica, poco si capisce del risorgimento italiano, delle sue caratteristiche, degli appoggi internazionali di cui gode.
Cavour d’altronde è il ritratto vivente del “puro” massone. Cosmopolita, cospiratore d’eccezione, amico di tutti i più influenti uomini della massoneria europea, uomo di progresso, fautore della necessità di “svecchiare” l’etica cristiana, primo autore di quella lotta alla Chiesa che cambia i connotati alla nazione italiana, “liberale” per antonomasia. Tutta la vita di Cavour, le sue scelte e la sua morale (a cominciare dalla lotta all’accattonaggio per continuare con la soppressione delle festività cattoliche e l’appoggio a valdesi e protestanti), si comprendono appieno solo se si tiene presente la fede massonica da cui sono dettate. Uomo intelligente, brillante, ricco e spregiudicato, Camillo Benso conte di Cavour nasce per essere un capo. Cavour infatti non è un massone qualsiasi: con tutta probabilità è il capo dell’organizzazione massonica italiana.
Ecco cosa si legge sul Journal de Bruxelles del 19 e 20 febbraio 1864. Il giornale, che è solitamente ben informato, scrive: «Fu solo nel 1848, a seguito della tempesta rivoluzionaria che sconvolse tutta l’Italia, che le logge momentaneamente ricomparvero; nel momento in cui però fu ristabilito l’ordine legale, scomparvero di nuovo eccetto che in Piemonte dove il presidente del consiglio dei ministri, Camillo Cavour, le protesse e ne divenne anzi il presidente o gran maestro. Nel momento in cui morì, il 6 giugno 1861, Cavour assommava queste due presidenze. Fino al 1859, nonostante l’autorità che aveva su di lui il fran maestro Cavour, le logge italiane dipendevano dall’uno o l’altro dei Grandi Orienti stranieri».
La vicenda umana di Cavour si chiude bruscamente in modo tragico. La morte lo coglie di sorpresa, lui uomo di “robustissima salute”, poco più che cinquantenne all’indomani del coronamento del suo capolavoro politico. All’apice del successo una fulminea malattia lo porta al cimitero nel giro di una settimana e le circostanze sono tanto singolari da meritare le seguenti considerazioni della Civiltà Cattolica.
Interrogandosi se la scomparsa del conte non sia un preciso intervento della giustizia celeste, la Civiltà Cattolica ricorda con quale sicumera Cavour asseriva in Parlamento: «Sapete voi che cosa accadrà in Europa dentro sei mesi?» e commenta: «Il ministro intendeva promettere che dentro sei mesi egli sarebbe venuto a Roma. Ma invece dentro quel tempo Dio volle che il Cavour fosse nel sepolcro». Unificata l’Italia, derubato il Papa e gli ordini religiosi - e tutti i Cattolici con loro - dei propri beni, il governo liberale «pretese che il clero ingannasse i fedeli, invitandoli a ringraziare empiamente Dio nei suoi stessi tempii della sacrilega rapina». Gli anticattolici liberali vogliono che le apparenze siano salvate e che la loro vittoria sia celebrata nelle chiese cattoliche dal clero cattolico al canto del Te Deum. La stragrande maggioranza dei sacerdoti si rifiuta a questa pagliacciata inscenata per celebrare il due di giugno la festa del nuovo regno e il governo Cavour, per punire i ministri del culto recalcitranti, «indisse le sue rappresaglie contro Cristo medesimo in Sacramento; quasi intendesse che Cristo era proprio il nemico con cui egli aveva da fare, e vietò che le autorità costituite assistessero alla solenne processione del Corpus Domini». Ebbene, «il giorno stesso del Corpus Domini cadeva malato il capo del Ministero sardo». Cavour muore «l’ottava del Corpus Domini, giorno anniversario in Torino del celebre miracolo, per cui Torino si chiama la città del Ss. Sacramento». Sarà giusta l’interpretazione della Civiltà Cattolica? Bisogna ammettere che di indizi ce ne sono molti.
Libera Chiesa, e libero stato




