Inutile
Pierluigi Sullo
E' da leggere con attenzione, la notizia che le agenzie si stampa stanno trasmettendo sulla segreteria dei Ds che si è tenuta martedì mattina: "L'obiettivo è 'rendere inutile il referendum' sull'art.18 - vi si legge - Per questo, i Ds proporranno agli organismi dirigenti 'di assumere una posizione del tutto coerente con il giudizio politico negativo' espresso dal partito sull'iniziativa 'della sinistra radicale', attraverso l'astensione o altre forme analoghe, come la non partecipazione al voto referendario o la non indicazione di voto. Così Pierluigi Bersani ha sintetizzato ai giornalisti l'esito della riunione della segreteria dei Ds…".
E' da leggere con attenzione, perché rivela alcune caratteristiche della sinistra "riformista" [parola che ormai ha perso di significato, la usiamo solo perché la usano loro]. La prima delle quali è questa: è del tutto legittimo che un partito assuma un "giudizio politico negativo" su una cosa qualunque. Purtroppo, un referendum è, per sua natura, una consultazione elettorale che non lascia spazio a sfumature: o è sì o è no. L'alternativa è cercare di far fallire il voto, incitando ad "andare al mare" [come disse Craxi una volta]. Ma invitare a disertare le urne non è una gran linea di condotta, per un partito che ha nella sua tradizione un sacro rispetto per le urne. Infatti, Bersani dice "o la non partecipazione o la non indicazione di voto". Ma, a sua volta, la "libertà di coscienza", ammissibile su temi appunto che riguardano la coscienza individuale [il divorzio, poniamo, o la clonazione], applicata ai diritti dei lavoratori, anzi al diritto elementare a non essere licenziati arbitrariamente, suona falsa come una moneta bucata. Il senso di una simile scelta non può che essere lo schierarsi a favore della libertà di licenziare dei piccoli industriali, o, peggio, l'opporsi a un voto che potrebbe rovesciare la tendenza ventennale, e liberista, a erodere i diritti del lavoro in nome della "flessibilità", intesa come il motore della "crescita", cioè dello "sviluppo". In poche parole, i Ds si schierano esattamente come Berlusconi.
E' poi molto interessante che il referendum venga definito un'iniziativa della "sinistra radicale". Si potrebbe discutere l'aggettivo, naturalmente, perché chiedere una tutela per i lavoratori non è particolarmente radicale o rivoluzionario, e anzi si potrebbe definire tranquillamente "socialdemocratico" o "riformista" [se questa parola non avesse perso il suo senso]. Ma "radicale" chi? Rifondazione, certo. Ma promotrice è anche la Fiom, il maggiore sindacato dei metalmeccanici. E a orientarsi per il sì, nel voto, sarà anche la Cgil in quanto tale. La Cgil appartiene alla "sinistra radicale"? Se è così, la confederazione più grande è ormai fuori dell'ambito in cui si muovono i Ds, che invece sono la "sinistra riformista". Proprio un bel risultato, per il partito di Fassino, tagliare i ponti con la Cgil. Ma, se i Ds tagliano i ponti con la Cgil, con chi invece li aprono? Con un generico elettorato centrosinistro-moderato, si suppone, la tipica invenzione dei sondaggisti, dei talk show televisivi e, quindi, dei politici. Che gli "elettori" siano lavoratori, giovani, cattolici, pacifisti, donne di casa o donne che lavorano, disoccupati, professionisti e molte, molte altre cose, questo non interessa.
Detto questo, la conclusione non può che essere questa: "inutile" non è il referendum, che infatti sta provocando una specie di terremoto, nella politica, nei media e nella Cgil [e di questo argomento molto interessante si occuperà ampiamente il prossimo numero di Carta, in edicola da sabato 3 maggio a causa della festività del primo maggio]. "Inutili" sono, anzi decidono di essere, i Ds.
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