I - Introduzione
Nella vita di alcuni uomini vi sono momenti, in cui essi sentono vacillare tutte le loro certezze, venir meno tutte le loro luci, tacere le voci delle passioni e degli affetti e di quanto altro animava e muoveva la loro esistenza.
Ricondotto al proprio centro, l’individuo avverte allora a nudo il problema di ogni problema: Che sono, io?
Sorge allora, quasi sempre, anche il senso che tutto ciò che si fa non solo nella vita ordinaria, ma altresì nel campo della cultura, in fondo serve solo per distrarsi, per crearsi la parvenza di uno scopo, per aver qualcosa che permetta di non pensare profondamente, per velare a sé stessi l’oscurità centrale e per sottrarsi all’angoscia esistenziale.
In alcuni casi una crisi del genere può avere un esito catastrofico. In altri si reagisce. L’impulso di una forza animale che non vuol morire si riafferma, inibisce ciò che è balenato attraverso esperienze siffatte, fa credere che si tratti solo di un incubo, di un momento di febbre della mente e di squilibrio nervoso. E ci si va a creare qualche nuovo accomodamento, per tornare alla « realtà ».
Vi è poi chi scarta. Il problema esistenziale che egli ha sentito, per lui - impotente ad assumerlo per intero - diviene «problema filosofico». E il giuoco ricomincia. Con qualche sistema di speculazione, si finge luce nell’oscurità e si dà nuova esca alla volontà di continuare. Un’altra soluzione equivalente è il passivo rimettersi a strutture tradizionalistiche, a forme dogmatiche svuotate di un contenuto vivente e presentantesi come semplici complessi dogmatici e devozionali.
Altri, però, tengono fermo. Qualcosa di nuovo e di irrevocabile si è determinato nella loro vita. Il circolo chiusosi intorno a loro, intendono spezzarlo. Essi si stac_cano dalle fedi, si staccano dalle speranze. Vogliono dis_sipare la nebbia, aprirsi una via. Conoscenza di sé e, in sé, dell’Essere - ciò essi cercano. E un tornare indietro per essi non c’è.
Questo è uno dei modi con i quali, soprattutto nell’epoca moderna, alcuni possono avvicinarsi alle discipline che, in genere, sono designate come iniziatiche. Altri, invece, sono condotti allo stesso punto da una specie di ricordo e di naturale dignità, suscitante la sensazione netta che questo mondo non è il vero mondo, che esiste qualcosa di più alto di questa percezione dei sensi e di quanto trae origine dall’umano. La visione diretta della realtà, come in un completo risveglio, è ciò a cui essi aspirano.
Nell’un caso come nell’altro, ad un tratto ci si accor_gerà di non essere soli. Si sentiranno, vicini, degli altri, giunti per un’altra via — o che forse sempre erano là. E si apprenderà la loro verità:
Di là dall’intelletto raziocinante, di là dalle creden_ze, di là dai sentimenti, di là da ciò che oggi vale in ge_nere come cultura e come scienza, esiste un sapere Superio_re. In esso cessa l’angoscia dell’individuo, in esso si dis_sipa l’oscurità e la contingenza dello stato umano di esistenza, in esso si risolve il problema dell’essere. Questa conoscenza è trascendente anche nel senso che essa pre_suppone un cambiamento di stato. Non la si consegue che trasformando un modo di essere in un altro modo di essere, mutando la propria coscienza. Trasformarsi - questa è la premessa della conoscenza superiore. La quale non sa di «problemi», ma solo di campiti e di realizzazioni.
Tali realizzazioni vanno intese come qualcosa di posi_tivo. Come presupposto qui vale uno sguardo capace di considerare solo il concreto, reale, denudato rapporto di sé con sé e col mondo. Per l’uomo moderno in ispecie, tale rapporto è quello condizionato, estrinseco e contingente proprio allo stato fisico di esistenza. Quanto alle varietà di ciò che da tempo viene chiamato « spirito », esse trop_po spesso sono una semplice controparte dell’esistenza fisi_ca, tale che con tutti i suoi valori - bene e male, vero e falso, superiore ed inferiore — non muta quel che l’Io è, come uomo, nella gerarchia degli esseri. Ecco perché occorrono una crisi ed un brusco rivolgimento. Ecco per_ché è necessaria la forza di mettere da parte tutto, di stac_carsi da tutto. La mutazione della propria struttura più profonda è ciò che solo conta ai fini della conoscenza superiore. Questa conoscenza - la quale è ad un tempo sapienza e potenza - è essenzialmente «non-umana» e ad essa si perviene per una via presupponente il superamento attivo ed effettivo, ontologico, della condizione umana.
Già da tempo preso in una specie di cerchio magico, l’uomo si trova oggi a non sapere quasi più nulla di orizzonti siffatti. Non solo, ma, come qualcuno ha giu_stamente rilevato (J. De Maistre), coloro che ai nostri tempi si fregiano col nome di «scienziati» hanno ordito una vera e propria congiura, hanno fatto della scienza una specie di loro monopolio e non vogliono assoluta_mente che si sappia più di loro e in modo diverso dal loro.
Ciò non impedisce che questo sapere diverso e supe_riore esista. Ben più che non la credenza predominante in Occidente, l’insegnamento, di cui si tratta, può anzi far proprio il detto: quod ubique, quod ab omnibus et quod sempre.Vi corrisponde una tradizione unica che in va_rie forme d’espressione si può ritrovare nelle tradizioni di popoli molteplici: ora come sapienza di antiche élites regali o sacerdotali, ora come conoscenza adombrata da simboli sacri, miti e riti le cui origini si perdono in tempi primordiali, ora come scritti allegorici, misteri ed iniziazioni, come teurgia, yoga o alta magia e, nei tempi più recenti, come sapienza segreta di correnti sotterranee affiorate qua e là fra le trame della storia occidentale, fino agli Ermetisti e ai Rosacroce.
Qui ad una metafisica fa da controparte una tecnica la quale, pur non avendo a che fare con forze e fenomeni esteriori, vertendo sulle energie più profonde dell’essere umano, ha lo stesso carattere oggettivo e sperimentale delle cosiddette scienze esatte. Questa «tecnica divina», tradizionale in senso superiore, offre possibilità reali a chi, dopo la crisi profonda dianzi accennata, abbia trovato in sé la capacità di superarla positivamente e di trarne un di_stacco da tutto ciò che è soltanto umano. Ed essa offre parimenti possibilità reali ad un’altra categoria di esseri, a quei pochi nei quali per vie misteriose riaffiori una eredità remota, quasi come istinto di un’altra razza, scom_parsa nei millenni.
Tutto quel che poteva dare, il cervello umano l’ha dato. Così in particolare si tratta anche di far divenire il corpo intero uno strumento della coscienza che, supe_rando la limitazione individuale, dovrà penetrare negli strati ove agiscono le forze oscure e profonde di un superiore Io: fino a trovare l’entrata della via che conduce al «palazzo chiuso del Re».
La presente raccolta di monografie intende dare rag_guagli, suggestioni e indirizzi di tale scienza segreta. Si è seguito il criterio di evitare il più possibile ogni discor_rere intorno alle cose e di darne, invece, l’essenza, nulla trascurando per farsi distintamente capire. Là dove delle oscurità sussistessero, ciò non dipenderà dal nostro volere, bensì dalla natura stessa della materia. La conoscenza superiore è, in tutto e per tutto, esperienza. Ma tutto ciò che è esperienza si rende intelligibile solo nel presupposto di avere una esperienza analoga. Ogni comunicazione scritta, anzi tipografica, incontrerà sempre un limite, rimuovibile soltanto da parte di chi è capace di assumere la «sede» corrispondente all’uno o all’altro insegna_mento.
Noi limiteremo la materia a:
1) Esposizioni di metodi, di discipline, di tecniche.
2) Relazioni di esperienze effettivamente vissute.
3) Ripubblicazione o traduzione di testi, o parti di testi, rari o poco noti, delle tradizioni d’Oriente e d’Oc_cidente, opportunamente chiariti ed annotati e presentati così che essi possano fornire degli orientamenti e aprire nuove prospettive
4) Inquadramenti dottrinali sintetici, atti a rimuo_ve re l’imagine irrigidita dell’uomo, del mondo e della vita venuta a prevalere con la civiltà moderna, a far da sfondo alla pratica e a chiarirne i presupposti.
Le varie monografie sono tali da completarsi vicen_devolmente. Di massima, esse sono così ordinate, che in precedenza sono già dati tutti gli elementi necessari per la comprensione adeguata di ognuna di esse. I collabora_tori hanno assunto, in larga misura, delle parti organi_che di un compito unico, riprendendo, integrando o sviluppando sotto luce diversa, mutuamente le cose dette da ciascuno.
Seguendo una consuetudine che si ritrova sia nell’Orien_te antico che nelle nostre scuole medievali, fra i Pita_gorici come fra gli Ermetisti, nelle organizzazioni iniziatico-corporative e nei Rosacroce, per finire a certi autori monastici e, in parte, agli stessi Gesuiti; si è creduto opportuno adottare il principio della anonimia dei collaboratori. Ciò, perché la loro persona non conta, perché quel che essi possono dire di valido non è una loro crea_zione o escogitazione, ma riflette un insegnamento superindividuale, oggettivo. _Ed è stata cura di coloro che, a suo tempo, hanno diretto l’organizzazione di questo gruppo di monografie far sì che esse risentano il meno possibile delle particolari correnti che l’uno o l’altro autore può aver avuto più familiari, che le esposizioni vertano invece sul_
le «costanti» presenti in ogni autentica disciplina iniziatica.
Al massimo, come particolarizzazione qui si potrà trovare quella, per cui nel titolo dei presenti volumi figura termine «magia». Si vedrà che, più che riferirci a quel che nella stessa antichità s’intese con una tale parola, «magia», a tale riguardo, assume un senso traslato, va a contrassegnare soltanto una assunzione particolarmente attiva - comune più o meno a tutto il gruppo dei colla_boratori - delle discipline tradizionali ed iniziatiche. Del resto, è di Ruggero Bacone la definizione della definizione della magia come «metafisica pratica».
Ed ai collaboratori, è anche comune un preciso riget_to delle varietà di ciò che oggi s’intende per «spirituali_smo»: dallo spiritismo volgare fino al teosofismo anglo_indiano, all’«occultismo», all’antroposofia e a tante altre correnti simili. In tutto ciò noi vediamo delle deviazioni, che con l’autentico insegnamento iniziatico tradizionale non hanno nulla a che fare, una mescolanza ibrida di frammen_ti di verità antiche, di deformazioni mentali moderne, di flussi visionari e di pessima filosofia, a parte una salsa mo_ralistica ed evoluzionistico-umanitaria.
È stata massima cura di coloro che hanno organizzato questi volumi dare al lettore il senso più netto di un distacco da queste for_me confuse e contraffatte, che rispecchiano solo il mara_sma, la mancanza di principi e il confuso impulso all’eva_sione dell’epoca.
Il lettore della presente opera potrà difficilmente tro_vare altrove una eguale messe di insegnamenti specializ_zati, dati con precisione e chiarezza. Resterà a lui di deci_dere, fino a che punto egli intende restringersi alla sem_plice lettura per informazione e fino a che punto invece, scoprendo una vocazione superiore in precedenza solo oscuramente sentita, intenda osare, operare e tacere.
È insegnamento iniziatico, pertanto, che coloro che con intima, fervida serietà tentano, difficilmente saranno lasciati soli.
È dunque possibile che per essi quello con «Ur» sia solo un primo contatto e che altri potranno seguirne, di diversa portata, nel momento giusto; per coloro che, lasciata ormai l’una sponda, pur essendo ancora presi dalle «acque», tendono già all’altra.




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