L’aggiornamento di "Notizie dal mondo" (17-30 aprile) è disponibile su www.rivistaindipendenza.org . Parte delle ‘brevi’ riguarda

Iraq. Forse dei problemi per l’imperialismo statunitense è possibile che si materializzino –per il bene dell’umanità– proprio all’indomani della sua scontata vittoria militare;

Euskal Herria (Paesi Baschi). Aznar, capo del governo e presidente del Partito Popolare, si è aggregato, col pretesto anche dell’«abbattimento di una dittatura», all’aggressione anglo-statunitense all’Iraq e poi, con l’interessata, tacita connivenza di tutti gli Stati soprattutto in Europa e di tutte le istituzioni comunitarie europee, sta esprimendo nei Paesi Baschi, con effetti su tutta la Spagna, il volto autoritario proprio di ogni “democrazia capitalistica” ogni qual volta si materializzi qualcosa di ben diverso da opposizioni incapacitanti e subalterne. La repressione del movimento di liberazione nazionale e sociale basco squarcia veli di ipocrisia. Lo stato d’eccezione si aggrava di giorno in giorno. È un monito inquietante di repressione su base anche legalitaria, costituibile ad hoc per tutti quei movimenti che riuscissero a mettere in discussione, se non in crisi, il dominio delle classi dominanti. E quello basco, che è un movimento di liberazione di massa, anticapitalista ed antimperialista, radicato socialmente ed avanzato nelle sue stesse istanze, è solo un esempio percepito come molto pericoloso in Europa: potrebbe essere imitabile altrove nelle sue dinamiche di lotta e nell’essenzialità strategica del messaggio politico di cui è portatore. È il più serio “spettro” possibile –di dignità sociale e di resistenza nazionale necessaria– che si aggira per l’Europa del XXI secolo.

Irlanda del Nord. La scena principale in questa fase è occupata dai colloqui negoziali per una soluzione politica al conflitto. Di per sé può interessare poco o affatto, e peraltro se ne parla molto di rado, eppure gli esiti non sono irrilevanti, e non solo per la società irlandese.



Segnaliamo inoltre che:

· Sul sito è stata da poco attivata la rubrica “Lettere ad Indipendenza”, uno strumento di interlocuzione utile anche, a livello generale, ad una migliore comprensione della natura nazionalitaria del nostro lavoro politico. Gli inserimenti di questa rubrica sono di volta in volta diretti, non passano cioè per la voce “Novità del sito”.

· Sarebbe cosa gradita segnalarci le librerie dove la rivista fosse esaurita. Il sommario dell’ultimo numero è consultabile sul sito.

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Infine, qualcosa di più di un doveroso omaggio e di un ricordo. Il 5 maggio del 1981 moriva Bobby Sands, dopo 66 giorni di digiuno e nemmeno ad un mese dalla sua elezione (9 aprile) a deputato al Parlamento di Westminster (candidatura politicamente simbolica). Comandante dell’IRA (l’Esercito Repubblicano Irlandese, in gaelico Oglaigh na h-Eireann), responsabile dei Provisional nei Blocchi H del campo di Long Kesh, fu il primo di dieci militanti dell’IRA e dell’INLA (Francis Hughes, Ray McCreesh, Patsy O’Hara, Joe McDonnell, Martin Hurson, Kevin Linch, Kieran Doherty, Tom McElwee e Micky Devine) a lasciarsi morire, con uno sciopero collettivo della fame, per ottenere lo status politico di prigionieri e condizioni meno disumane di prigionia. Scrisse: «Chiunque, repubblicano o altro, ha un suo particolare ruolo da giocare. Nessun ruolo è troppo grande o troppo piccolo, nessuno è troppo vecchio o troppo giovane per fare qualcosa».



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