Allora: pare che una certa Ariosto abbia testimoniato di bustarelle di Previti agli amici giudici romani con cui giocava a calcetto.
I nostri giudici hanno indagato ed è emerso che forse non aveva tutti i torti. I giuocatori di calcetto amici di Previti avevano conti miliardari in Svizzera, in Liechtestein, alle Bahamas.
Poi pare che, dopo che De Benedetti aveva fatto un contratto con Prodi, questo contratto non andasse bene a Craxi che ha spedito Berlusca a capo di una cordata di imprenditori con dentro il Barilla. per far saltare l'affare a De Benedetti.
Il De Benedetti esibiva il suo contrattino, ma un certo giudice Verde lo dichiarava nullo.
Cosa salta fuori? Che il Berlusconi e il Barilla preparavano i piani in cene segretissime, alla presenza di Pompeo Locatelli, noto tangentista. Che questo Verde aveva intascato un sacco di soldi dal Barilla. Che Previti aveva dato 424 milioni a Squillante. Che tutti ste giudici avevano conti miliardari alimentati dalla Fininvest. Che nello stesso periodo di tempo Berlusconi dava 20 miliardi a Craxi, naturalmente su un conto svizzero.
E questi qua non vorrebbero neanche essere processati. Bah, valli a capire.
Corriere, 10 maggio 1998
Il pool contesta presunti pagamenti al giudice Verde per bloccare la scalata di De Benedetti alla societa pubblica. La Fininvest: la procura spara alla cieca
Berlusconi e Previti indagati anche per la Sme
Borrelli: «L'ultimatum del Cavaliere sull'ispezione? Mi sembra una richiesta eversiva»
MILANO - Cambia la musica ma i suonatori, secondo il pool, sono sempre quelli: Silvio Berlusconi, Cesare Previti, Attilio Pacifico e Renato Squillante. A cinque mesi dalla richiesta di processarli per il «caso Ariosto», formulata in dicembre, e a 24 ore dalla conferma che per l'affare Mondadori sono inquisiti sin da ottobre, i dispacci d'agenzia hanno ricordato ieri che il pool sospetta questi quattro personaggi di corruzione giudiziaria anche in merito alla sofferta privatizzazione della Sme: la finanziaria agroalimentare dell'Iri, quella dei panettoni Alemagna e dei pomodori Cirio, che Carlo De Benedetti avrebbe conquistato nell'85 se il tribunale civile di Roma, con una sentenza destinata a far scalpore, non gli avesse annullato il contratto l'anno dopo. «Tutto perché non ho pagato le tangenti che volevano», denunciò all'epoca l'Ingegnere. Che neppure questa sia un'inchiesta «nuova», in realtà, è indirettamente dimostrato dal tenore dei comunicati sull'argomento emessi dal Biscione già prima di Natale. «Il pool di Milano - lamentava una nota Fininvest del 19 dicembre - spara alle cieca: dopo l'invito a comparire per Silvio Berlusconi, dopo le indiscrezioni sui filoni d'inchiesta Mondadori e Sme, dopo quelle sul contenzioso Siae-Fininvest...». Ieri come allora, in sintesi, la replica della Fininvest al Pool ha toccato le stesse corde di sempre: «Intenti strumentali degli inquirenti milanesi», recita il comunicato. «Lotteria giudiziaria», aggiunge l'avvocato Ennio Amodio. Ma se il Cavaliere, due giorni fa, minacciava di far saltare la Bicamerale a meno di un'immediata ispezione in procura, Borrelli non si è scomposto neanche un po': «Mi sembra una richiesta leggermente eversiva», ha detto sorridendo. I pm della procura, dal canto loro, ritengono infatti che gli elementi di cui sono in possesso bastino ampiamente, se non per sostenere un processo, certamente per giustificare un'inchiesta. Non solo sull'annullamento giudiziario del «lodo Mondadori» (che il 24 gennaio '91 tolse a De Benedetti la casa editrice di Segrate, assegnandola a Berlusconi) ma anche sulla via crucis della Sme: che di nuovo, a questo punto, è bene riassumere. La firma di un accordo con l'Iri, guidato all'epoca da Romano Prodi, per la cessione della Sme alla Buitoni, controllata dalla Cir di De Benedetti, era stata annunciata con grande enfasi il 30 aprile '85: prezzo pattuito, 497 miliardi. Ma l'allora capo del governo, Bettino Craxi, assieme al ministro delle Partecipazioni statali Clelio Darida, bloccarono la vendita imponendo che fosse «valutata con più attenzione» l'offerta di una cordata concorrente: composta da Barilla, dalla Ferrero, e dalla Fininvest di Berlusconi. L'Ingegnere di Ivrea fece immediatamente ricorso, ma il tribunale civile di Roma gli diede torto con una sentenza firmata il 6 luglio 1986 dal giudice Filippo Verde: arrestato oltre un anno fa dai magistrati di Perugia, già inquisito a Milano per la vicenda Imi-Sir, nonché titolare di conti esteri su cui, almeno in relazione agli anni '90, sono già emersi versamenti per centinaia di milioni provenienti proprio dalla coppia Previti-Pacifico. + appunto un bonifico bancario ritrovato sui conti di questi ultimi, ma partito dalle riserve estere del gruppo Barilla, che lo scorso autunno aveva fornito al pool lo spunto iniziale per questo troncone d'indagine. Alla scoperta di quell'operazione, risalente all'88 (periodo «compatibile» con gli strascichi Sme, secondo l'ipotesi della procura), aveva fatto seguito nelle settimane successive una raffica di interrogatori con cadenza poco men che quotidiana. Il 4 dicembre, in un commissariato di Milano, era stato sentito De Benedetti. Pochi giorni prima, come coordinatore legale della cordata Fininvest-Barilla-Ferrero, era toccato a Vittorio Dotti. Quindi al commercialista Pompeo Locatelli, e al suo racconto della cena segretissima durante la quale, in un ristorante di Broni, Silvio Berlusconi, Pietro Barilla e Michele Ferrero avevano abbozzato il loro patto. Il pool non aveva poi mancato di recuperare il verbale in cui Prodi stesso, nel 1993, ricordava davanti al pm Paolo Ielo le «pressioni da ambienti politici, economici e giudiziari» che caratterizzarono l'affare Sme: soprattutto - disse l'attuale premier - da parte «di Bettino Craxi». «La Fininvest - rispondeva ieri una nota del gruppo - non ha ricavato dalla vicenda Sme alcun vantaggio». Il pool, del resto, si limita a mettere in fila i numeri: 20 miliardi dalla Fininvest ai conti di Craxi, solo nel '91; in quella stessa primavera altri 5 a Previti, parte dei quali «girati» direttamente a Squillante. La domanda che anima tutti gli ultimi capitoli dell'inchiesta è: perché?




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