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Discussione: no al referendum

  1. #1
    Obama for president
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    Predefinito no al referendum

    L’estensione dell’articolo 18 provocherebbe effetti molto gravi sull’economia e sul mondo del lavoro. Il diritto a non essere licenziati senza giusta causa è sacrosanto, ma le forme della tutela vanno modulate come avviene nel resto d’Europa. Serve una vera riforma che garantisca tutti i lavori. Il rischio che aumenti la precarietà. Le piccole aziende che creano occupazione subiranno le conseguenze peggiori.




    Noi pensiamo che una vittoria del sì nel referendum (sull’estensione dell’articolo 18 alle imprese al di sotto dei quindici dipendenti) sarebbe un danno per il paese, per le imprese, per i lavoratori, e alzerebbe nuove barriere all’occupazione in un paese che non ne ha davvero bisogno. Creerebbe una situazione insostenibile, su cui dovrebbe inevitabilmente intervenire il Parlamento, sulla base degli orientamenti dell’attuale maggioranza parlamentare. Inoltre colpirebbe direttamente quel tessuto di piccola imprenditoria che in vaste parti del paese si riconosce nella politica e nelle proposte della sinistra di governo.
    Il diritto a non essere licenziati senza giusta causa, già sancito dalla legge, è sacrosanto. Ma le forme di tutela di questo diritto devono essere modulate, come avviene in Europa, per essere efficaci e giuste. Estendere l’obbligo automatico al reintegro nel posto del lavoro anche alle piccole imprese provocherebbe invece incertezza e allarme tra i datori di lavoro e, di conseguenza, un maggior ricorso al lavoro precario. Questo è l’effetto perverso che si genera quando si confonde una tutela con un diritto.
    Il governo sembra affidarsi alla speranza che le urne restino deserte. La Cgil ha evidenti contraddizioni, definendo il referendum sbagliato e inutile, ma nonostante ciò invitando a votare per il sì.
    Di fronte a questa confusione noi invitiamo i riformisti a dire no al referendum. Bocciare il quesito referendario è l’unica possibilità di aprire la strada a una riforma dell’intero sistema delle tutele nel mercato del lavoro, a beneficio anche di quei milioni di lavoratori precari, irregolari e disoccupati che sarebbero comunque esclusi dall’estensione dell’articolo 18. Per questo il fallimento del referendum sarà una misura della volontà riformista esistente nel paese, e la risposta più efficace alla deriva massimalista che ha provocato la consultazione
    referendaria.

    Stefano Ceccanti
    Sergio Chiamparino
    Enrico Letta
    Miriam Mafai
    Sebastiano Maffettone
    Giorgio Napolitano
    Umberto Ranieri
    Nicola Rossi
    Michele Salvati
    Giancarlo Sangalli
    Tiziano Treu

    Aderiscono: Giuseppe Arena, Aldo Bacchiocchi, Roberto Barzanti, Gianfranco Burchiellaro, Vittorio Campione,
    Giuseppe Comerci, Domenico Giraldi, Antonino Marcianò,
    Andrea Margheri, Leone Pangallo, Andrea Romano.

    e ancora:
    Paolo Guerrieri, Giovanni Sabbatucci, Mario Gasbarri, Salvatore Veca, Claudio Negro, Lucio Izzo, Pierluigi Battista, Paolo Mossetti, Cesare Pinelli, Roberto Defez, Claudio Mancini, Roberto Gualtieri, Mauro Bernardi, Alberto Martinelli, Michele D'Innella, Ivo Costamagna, Tommaso Nannicini, Alberto Campli, Roberto Gabriele, Andrea Geremicca, Alessandro Petretto, Amedeo Lepore, Ilario Chiaventi, Giovanni Braccini, Luigi Scardaone, Vittorio Stamerra, Franco Gerardi, Luigi Castaldi, Marco Franchitti, Claudio Trezzani, Salvatore Biasco, Francesco Garofalo, Matilde D'Ascanio, Franco Bassanini, Pier Luigi Tolardo, Maurizio Andriolo, Marco Travaglini, Nicola Calcagno, Marco Mascellino, Maurizio Guidaldi, Massimo Bonanni, Marcello Risi, Davide Giacalone, Toni Serafini, Willy Mazzi, Edoardo Borruso.





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  2. #2
    ora ltd poi lti
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    Predefinito Re: no al referendum

    Originally posted by benfy
    L’estensione dell’articolo 18 provocherebbe effetti molto gravi sull’economia e sul mondo del lavoro. Il diritto a non essere licenziati senza giusta causa è sacrosanto, ma le forme della tutela vanno modulate come avviene nel resto d’Europa. Serve una vera riforma che garantisca tutti i lavori. Il rischio che aumenti la precarietà. Le piccole aziende che creano occupazione subiranno le conseguenze peggiori.




    Noi pensiamo che una vittoria del sì nel referendum (sull’estensione dell’articolo 18 alle imprese al di sotto dei quindici dipendenti) sarebbe un danno per il paese, per le imprese, per i lavoratori, e alzerebbe nuove barriere all’occupazione in un paese che non ne ha davvero bisogno. Creerebbe una situazione insostenibile, su cui dovrebbe inevitabilmente intervenire il Parlamento, sulla base degli orientamenti dell’attuale maggioranza parlamentare. Inoltre colpirebbe direttamente quel tessuto di piccola imprenditoria che in vaste parti del paese si riconosce nella politica e nelle proposte della sinistra di governo.
    Il diritto a non essere licenziati senza giusta causa, già sancito dalla legge, è sacrosanto. Ma le forme di tutela di questo diritto devono essere modulate, come avviene in Europa, per essere efficaci e giuste. Estendere l’obbligo automatico al reintegro nel posto del lavoro anche alle piccole imprese provocherebbe invece incertezza e allarme tra i datori di lavoro e, di conseguenza, un maggior ricorso al lavoro precario. Questo è l’effetto perverso che si genera quando si confonde una tutela con un diritto.
    Il governo sembra affidarsi alla speranza che le urne restino deserte. La Cgil ha evidenti contraddizioni, definendo il referendum sbagliato e inutile, ma nonostante ciò invitando a votare per il sì.
    Di fronte a questa confusione noi invitiamo i riformisti a dire no al referendum. Bocciare il quesito referendario è l’unica possibilità di aprire la strada a una riforma dell’intero sistema delle tutele nel mercato del lavoro, a beneficio anche di quei milioni di lavoratori precari, irregolari e disoccupati che sarebbero comunque esclusi dall’estensione dell’articolo 18. Per questo il fallimento del referendum sarà una misura della volontà riformista esistente nel paese, e la risposta più efficace alla deriva massimalista che ha provocato la consultazione
    referendaria.

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    Aderiscono: Giuseppe Arena, Aldo Bacchiocchi, Roberto Barzanti, Gianfranco Burchiellaro, Vittorio Campione,
    Giuseppe Comerci, Domenico Giraldi, Antonino Marcianò,
    Andrea Margheri, Leone Pangallo, Andrea Romano.

    e ancora:
    Paolo Guerrieri, Giovanni Sabbatucci, Mario Gasbarri, Salvatore Veca, Claudio Negro, Lucio Izzo, Pierluigi Battista, Paolo Mossetti, Cesare Pinelli, Roberto Defez, Claudio Mancini, Roberto Gualtieri, Mauro Bernardi, Alberto Martinelli, Michele D'Innella, Ivo Costamagna, Tommaso Nannicini, Alberto Campli, Roberto Gabriele, Andrea Geremicca, Alessandro Petretto, Amedeo Lepore, Ilario Chiaventi, Giovanni Braccini, Luigi Scardaone, Vittorio Stamerra, Franco Gerardi, Luigi Castaldi, Marco Franchitti, Claudio Trezzani, Salvatore Biasco, Francesco Garofalo, Matilde D'Ascanio, Franco Bassanini, Pier Luigi Tolardo, Maurizio Andriolo, Marco Travaglini, Nicola Calcagno, Marco Mascellino, Maurizio Guidaldi, Massimo Bonanni, Marcello Risi, Davide Giacalone, Toni Serafini, Willy Mazzi, Edoardo Borruso.





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    Una curiosità: tra le menti illuminate e riformiste qui sopra elencate, c'è almeno un vero precario?
    O sono i soliti panciapiena e culoalcaldo che fanno prediche sulla pelle altrui?

  3. #3
    Obama for president
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    lo sono stato fino a poco tempo fa adesso le cose vanno benone anche se lavorare e studiare insieme è dura.

    adesso sono in vacanza in germania con un amico inglese

  4. #4
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    Originally posted by benfy
    lo sono stato fino a poco tempo fa adesso le cose vanno benone anche se lavorare e studiare insieme è dura.

    adesso sono in vacanza in germania con un amico inglese
    Ben diverso che mantenere moglie e figli, eh?

    Dimentichiamo che l'art18 non vieta il icenziamento ma lo subordina ad una giusta causa.
    Cioè se ci sono ragioni valide il datore di lavoro può licenziare ad esempio se da diverso tempo i conti dell'impresa sono in rosso e l'attività di un dipedente non viene più espletata ed il dipendente non può esser riciclato in altri ambiti per chè privo della qualifica o se ha meno carichi famigliari di un collega il licenziamnto è praticamente inutile cercare d'impugnarlo. Viceversa se l'imprenditore pensa di poter far svolgere un lavoro che svolgeva da anni un suo collaboratore qualche ragazzotto che è più dinamico e costa meno e negli anni quel suo collaboratore ha messo su famiglia non può licenziarlo.

    Vi sembra così ingiusto per l'imprenditore? O non è più giusto tutelare quel padre di famiglia?
    Certo in quel modo si crea posto di lavoro per i giovani, ma a che prezzo?
    E poi che posto di lavoro sarebbe se quei giovani, come i co.co.co., non possono mettere su famiglia in una condizione di incertezza?

    Consentiamo che tutti possano usufruire di quel supporto vitale e quella sicurezza che offre l'art18.

    Ricordiamo che anche come certezza è molto limitata.

    Quanti conoscono aziende che hanno chiuso e poi riaperto?

    Per un imprenditore è una procedura normale ma per i dipendenti?

    Saluti

  5. #5
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    il problema è che la giusrisprudenza non è univoca nel definire cosa è giusta causa e cosa non lo è.

  6. #6
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    Secondo me l'art.18 per i piccoli imprenditori è profondamente sbagliato. La libertà di licenziamento non la trovo giusta , ma non trovo neanche giusto da parte dei promotori avventarsi come avvoltoi sulla produzione di ricchezza e di umanità che i nostri mitici , inventivi e intraprendenti , piccoli imprenditori compiono ogni giorno.
    Questo referendum quindi è considerato sbagliato sia nel contenuto che nella forma. Sono d'accordo a dare più stabilità ai precari. Ma occhio che i lavori interinali servono molto in certi casi. E mi risulta che la maggioranza della popolazione lavori fissa.
    Comunque sia , una tendenza mondiale , difficilmente si può contrastare , in un mercato globale in cui tutti si uniformeranno alle stesse regole. Volenti o nolenti.
    Questa non è una questione italiana . E' inutile tentare di staccare l'Italia , con un referendum , dall'andazzo mondiale. Anche se passasse questo "si" , ti do da lì e ti tolgo da là. Vedrete se non ho ragione



  7. #7
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    concordo con te anche se con po' di meno enfasi

  8. #8
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    Originally posted by swaption
    Comunque sia , una tendenza mondiale , difficilmente si può contrastare , in un mercato globale in cui tutti si uniformeranno alle stesse regole. Volenti o nolenti.
    Questa non è una questione italiana . E' inutile tentare di staccare l'Italia , con un referendum , dall'andazzo mondiale.
    Credo che in generale, a livello europeo e mondiale, non solo italiano, i socialdemocratici, socialisti e laburisti si dovranno o si devono ormai confrontare con i cambiamenti nel mondo del lavoro, le nuove forme di lavoro, i cosiddetti contratti atipici, i co.co.co., gli interinali e così via. Nel mondo del lavoro non c'è più solo "contratto a tempo indeterminato". Non possiamo non renderci conto di questo. La sfida adesso è saper affrontare questa nuova situazione, e saper fornire le risposte giuste ai problemi che apre.

  9. #9
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    Originally posted by Red River
    Credo che in generale, a livello europeo e mondiale, non solo italiano, i socialdemocratici, socialisti e laburisti si dovranno o si devono ormai confrontare con i cambiamenti nel mondo del lavoro, le nuove forme di lavoro, i cosiddetti contratti atipici, i co.co.co., gli interinali e così via. Nel mondo del lavoro non c'è più solo "contratto a tempo indeterminato". Non possiamo non renderci conto di questo. La sfida adesso è saper affrontare questa nuova situazione, e saper fornire le risposte giuste ai problemi che apre.
    L'eventuale estensione dell'articolo 18 ai dipendenti delle imprese con meno di 16 dipendenti non "ricondurrebbe" alcuna delle suddette contraddizioni da nessuna parte, così come nessuno pensa che il "Sì" possa assurgere a risposta "ultimativa" per i bisogni espressi dai precari, dei CO.CO.CO ect ect.

    Questo mi pare chiaro.

    Mica si risolvono TUTTI i problemi del mondo con un referendum: per risolvere tutti i problemi del mondo bisogna fare la rivoluzione, e quando saremo pronti per fare la rivoluzione non ci sarà bisogno di convocare un referendum. La faremo e basta.

    Con l'articolo 18 però alcuni lavoratori potrebbero quantomeno guadagnare il diritto a organizzarsi e mobilitarsi al fine di conquistarsi il "soddisfacimento" dei suddetti bisogni e potrebbero cominciare a farlo al riparo dai ricatti padronali.

    Lo so che è una cosa trita e ritrita, e che la diciamo un po' tutti, ma non capisco davvero chi vuole argomentare le sue critiche dicendo che la questione dell'estensione dell'articolo 18 non riguarda affatto lo statuto "sociale" della cittadinanza (sul quale avremo, dopo il referendum, tutto il tempo che vogliamo per scannarci: reddito di cittadinanza vs. reddito sociale vs . salario sociale, per intederci) quanto piuttosto i cosiddetti "diritti politici", secondo la definizione marshalliana di cittadinanza, ect ect).

    L'articolo 18 non c'entra nulla con i cosiddetti ammortizzatori sociali (per farla breve: con la questione del "reddito"), ma c'entra con i diritti di partecipazione politica e sindacale (con il diritto di "alzare la testa", con la "dignità" appunto). E questo dovrebbe valere per tutti.

    La translazione di quello che dovrebbe essere il vero oggetto di dibattito in merito al referendum mi pare un po' in cattiva fede.

    E' un po' come se qualcuno in merito all'altro quesito referendario, ci riproverasse del fatto che ancora ci stiamo "nostalgicamente" e "semplificatoriamente" preoccupando dell'elettrosmog, quando le persone che già si sono prese il cancro a causa dell'elettrosmog devono farsi dai 3 ai 6 mesi di attesa per una TAC... "E che non fate nulla per loro?"...

    E a proposito del post-fordismo:

    "Sarebbe tuttavia riduttivo vedere in questi diritti [si riferiscono all'articolo 18 e all'articolo 34 dello statuto] la protezione di interessi esclusivamente individuali, essi sono in effetti diritti di libertà, stabiliscono i presupposti dell'agibilità politica e sindacale nel luogo di lavoro. Questa rete primaria di garanzie ha realizzato negli anni '70 un ponte tra singolare e collettivo: il diritto individuale e non negoziabile del singolo di annullare le discriminazioni del datore di lavoro (imponendo la propria assunzione o il proprio reintegro dopo il licenziamento) è stato in concreto anche il mezzo attraverso cui si è tutelato il diritto a far parte di una comunità in lotta, di una esperienza collettiva la cui rete comunicativa veniva protetta con la impossibilità legale, per l'imprenditore, di scegliere i dipendenti da assumere o da licenziare. [...] Certo, una garanzia puramente negativa, una
    barriera contro i poteri degli imprenditori [...], ma pur sempre una
    garanzia assoluta, un esempio di intervento diretto nella sfera economica in luogo del ricorso agli strumenti indiretti e risarcitori del welfare state"

    (Bronzin e Bascetta, Stato e diritti nel postfordismo, manifestolibri, 1996, p. 75-76).


    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  10. #10
    Claude
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    Originally posted by Paddy Garcia
    L'eventuale estensione dell'articolo 18 ai dipendenti delle imprese con meno di 16 dipendenti non "ricondurrebbe" alcuna delle suddette contraddizioni da nessuna parte, così come nessuno pensa che il "Sì" possa assurgere a risposta "ultimativa" per i bisogni espressi dai precari, dei CO.CO.CO ect ect.

    Questo mi pare chiaro.

    Mica si risolvono TUTTI i problemi del mondo con un referendum: per risolvere tutti i problemi del mondo bisogna fare la rivoluzione, e quando saremo pronti per fare la rivoluzione non ci sarà bisogno di convocare un referendum. La faremo e basta.

    Con l'articolo 18 però alcuni lavoratori potrebbero quantomeno guadagnare il diritto a organizzarsi e mobilitarsi al fine di conquistarsi il "soddisfacimento" dei suddetti bisogni e potrebbero cominciare a farlo al riparo dai ricatti padronali.

    Lo so che è una cosa trita e ritrita, e che la diciamo un po' tutti, ma non capisco davvero chi vuole argomentare le sue critiche dicendo che la questione dell'estensione dell'articolo 18 non riguarda affatto lo statuto "sociale" della cittadinanza (sul quale avremo, dopo il referendum, tutto il tempo che vogliamo per scannarci: reddito di cittadinanza vs. reddito sociale vs . salario sociale, per intederci) quanto piuttosto i cosiddetti "diritti politici", secondo la definizione marshalliana di cittadinanza, ect ect).

    L'articolo 18 non c'entra nulla con i cosiddetti ammortizzatori sociali (per farla breve: con la questione del "reddito"), ma c'entra con i diritti di partecipazione politica e sindacale (con il diritto di "alzare la testa", con la "dignità" appunto). E questo dovrebbe valere per tutti.

    La translazione di quello che dovrebbe essere il vero oggetto di dibattito in merito al referendum mi pare un po' in cattiva fede.

    E' un po' come se qualcuno in merito all'altro quesito referendario, ci riproverasse del fatto che ancora ci stiamo "nostalgicamente" e "semplificatoriamente" preoccupando dell'elettrosmog, quando le persone che già si sono prese il cancro a causa dell'elettrosmog devono farsi dai 3 ai 6 mesi di attesa per una TAC... "E che non fate nulla per loro?"...

    E a proposito del post-fordismo:

    "Sarebbe tuttavia riduttivo vedere in questi diritti [si riferiscono all'articolo 18 e all'articolo 34 dello statuto] la protezione di interessi esclusivamente individuali, essi sono in effetti diritti di libertà, stabiliscono i presupposti dell'agibilità politica e sindacale nel luogo di lavoro. Questa rete primaria di garanzie ha realizzato negli anni '70 un ponte tra singolare e collettivo: il diritto individuale e non negoziabile del singolo di annullare le discriminazioni del datore di lavoro (imponendo la propria assunzione o il proprio reintegro dopo il licenziamento) è stato in concreto anche il mezzo attraverso cui si è tutelato il diritto a far parte di una comunità in lotta, di una esperienza collettiva la cui rete comunicativa veniva protetta con la impossibilità legale, per l'imprenditore, di scegliere i dipendenti da assumere o da licenziare. [...] Certo, una garanzia puramente negativa, una
    barriera contro i poteri degli imprenditori [...], ma pur sempre una
    garanzia assoluta, un esempio di intervento diretto nella sfera economica in luogo del ricorso agli strumenti indiretti e risarcitori del welfare state"

    (Bronzin e Bascetta, Stato e diritti nel postfordismo, manifestolibri, 1996, p. 75-76).


    P.G.
    Parli di diritti, ma chi me lo dice che uno strumento così fragile come un articolo di uno statuto, per quanto dei lavoratori, possa, di colpo, stabilizzare il posto di lavoro di chi non ne beneficia?



    Questo referendum ha diviso la sinistra in modo tale che: se voi vincerete sarà una sconfitta della sinistra moderata; se perderete sarà una sconfitta della sinistra intera.

    L'unico che vincerà sarà Berlusconi.

    I tanto odiati ammortizzatori sociali possono essere molto utili. Soprattutto a chi non è protetto da privilegi di "casta".

    Per es., mio fratello, è laureato e fa il supplente. Lavora ogni tanto, ma è precario. Eppure ha grandi doti, e ha delle prospettive all'università. A lui non serve protezione del posto di lavoro, ma danaro, che gli permetterebbe di studiare. Anzi, stabilizzarlo in un posto, lo preserverebbe dalle ambizioni. Un buon assegno di disoccupazione, e molte più opportunità, lo aiuterebbero alquanto. In questo senso pure una certa precarieà è opportuna.

    Non ci sono solo operai, e tra gli operai non c'è soltanto chi vuole "partecipare". Ci sono altri che vorrebbero, che ne so, la carriera, il miglioramento del proprio status economico complessivo.

 

 
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