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Discussione: nation-building

  1. #1
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    Predefinito nation-building

    ho solo postato una parte dell'articolo di Barbara Spinelli della Stampa di oggi. Vale la pena leggerlo.


    .................................................. .................................................. .....
    Eppure ogni volta è scossa tellurica, quando il Presidente evoca le norme imprescindibili della disputa politica, e prima o poi verrà il momento di domandarsi perché. Perché questa singolare sensazione di trovarsi in un paese dove tutto ogni volta deve ricominciare da zero, come nelle nazioni appena uscite da guerre, carestie o dispotismi. Un paese che non vive nella sua tangibile realtà e nella sua storia effettiva, ma nel «come se». Come se fosse una dittatura, come se la Costituzione dovesse essere redatta per la prima volta dopo decenni di regime, come se le sue istituzioni giacessero, a pezzi, sotto bombardamenti. Di questi tempi abbiamo sentito parlare spesso di paesi simili: sono paesi come l’Iraq o la Russia, nei quali occorre ricostruire non solo la nazione e lo Stato ma la rule of law, l’imperio della legge. Nel linguaggio degli specialisti quest’opera di civilizzazione si chiama nation-building, riedificazione della nazione: in Italia siamo ancora a questo livello. Stiamo facendo nation-building, non diversamente dall’Iraq, e come il Presidente Karzai in Afghanistan Ciampi deve intervenire ogni giorno, per mettere pace tra i clan ed evitare che la società politica torni alla guerra permanente che caratterizza il primevo stato di natura.

    Tra le varie ragioni di questo primitivismo politico, e del suo abnorme dilatarsi odierno, vorremmo citarne solo due. Primo: l’assenza o la carenza di un controllo sociale che selezioni e vagli in modo continuo i comportamenti: nel mondo delle istituzioni come in quello economico e scientifico. Un homo novus della politica come Berlusconi ha potuto compiere la sua ascesa senza che fossero prima vagliati la sua correttezza, il suo passato di cittadino e imprenditore, la sua effettiva indipendenza. Il processo contro la presunta sua corruzione dei giudici, risalente ai tempi in cui non era un politico ma un privato cittadino, avrebbe dovuto svolgersi prima che accedesse alle massime cariche dello Stato e non dopo, come si è unanimemente accettato che avvenisse. Lo stesso si può dire per l’esame critico del conflitto d’interessi.

    Mancato all’inizio, il controllo sociale occorre adesso esercitarlo in vivo. L’intero ceto politico - e non solo il Quirinale - è chiamato a riportare ordine nel rapporto fra legge e cosa pubblica: sono chiamati gli oppositori ma anche gli alleati riformisti di Berlusconi, la stampa, la televisione. Altrimenti si accetta che la democrazia venga corrotta da dentro, sia riportata al grado zero, e si avalla la norma secondo cui un uomo privato può usarla piuttosto che servirla, una volta abbattute le prime barriere del controllo sociale e ottenuta l’acclamazione delle urne.

    Quando Berlusconi si scaglia contro i giudici e li definisce golpisti e criminali, o quando accusa la stampa di tendergli «agguati», egli fa propria una concezione della democrazia che non conviene a nessuno, neppure a lui: se consiste solo nel verdetto degli elettori - verdetto che prevale su ogni altra cosa, compresi tribunali e imperio della legge - la democrazia può divenire facilmente dittatura della maggioranza. Qualsiasi controllo è inviso, tra due scadenze elettorali, se mette in causa quel primitivo verdetto di cui non si vuol vedere l’insufficienza. In particolare, sono invisi i controlli che più impauriscono i governi autoritari: la magistratura e l’informazione. La giustizia e il pluralismo d’opinione non sono più valori esterni al potere contingente, che perdurano anche quando i governi cambiano: sono oggetti di rissa politica, dunque sono valori mutevoli, sporadici, e mercanteggiabili.

    La seconda ragione è la tendenza, vigorosa in Italia, alla smemoratezza politica. Qui si dimentica, ogni mattina, quel che si è detto la sera prima. Qui il logos comincia ogni giorno da capo, senza rapporto con la realtà e la storia ma con un rapporto tanto più forte con le convenienze del momento. Anche questo è caratteristico del nation-building successivo alle guerre o alle tirannidi.

    Nei giorni scorsi, ad esempio, si è parlato molto di immunità per le cariche dello Stato o i parlamentari. Si è parlato dei danni inferti da Mani Pulite negli anni Novanta, degli eccessi di una parte della magistratura e dell’uso che la sinistra ha fatto di Tangentopoli. Si è parlato assai di meno di come la destra formatasi attorno a Berlusconi preparò oltre dieci anni fa il terreno per la rivoluzione giudiziaria italiana, di come la Lega e Alleanza Nazionale si trovarono allora ad attaccare, con virulenza estrema, chiunque criticasse il pool di Milano o consigliasse il ritorno alla protezione immunitaria delle cariche dello Stato.

    C’è qualcosa di indecente, in quest’oblio sistematico di sé e di quel che si è detto pochi mesi o anni prima. Qualcosa che corrompe le menti di un’intera classe dirigente (politici e imprenditori, giornalisti e studiosi). Qui in Italia non si riscrivono solo la storia e le colpe passate. Qui si riscrive sfacciatamente la storia nel momento stesso in cui essa si fa. I moderati di destra, le persone indipendenti nel governo e nel parlamento non possono a lungo mortificarsi, in questo degrado del senso della verità. Se vogliono avere attorno a sé cittadini non primitivi, dovranno ritrovare un loro rapporto civile con la giustizia, la storia e la stessa verità.

    Il male che affligge l’Italia non è solo la corruzione sanzionabile nelle aule giudiziarie. E’ la corruzione dei cervelli, è il guasto arrecato alla facoltà di ragionare, giudicare, ricordare. Magistrati e giornalisti non osano più parlare a chiare lettere, e lasciano questo compito ai giornali stranieri. All’Economist che giudica Berlusconi inadatto a guidare la presidenza dell’Unione Europa. Alla Frankfurter Allgemeine, che paragona la paura suscitata nei nostri governanti da magistratura e stampa alla paura provata dai dittatori. La corruzione dell’intelligenza e la primitivizzazione della politica conducono a guasti che sono poi difficili da sanare: al tumulto disordinato, o a un’obbedienza cieca verso il capo che svaluta la virtù stessa dell’obbedire e servire. I tedeschi danno a questa falsa docilità il nome di vorauseilende Gehorsamkeit: l’obbedienza che si affretta a precedere l’immaginato ordine del capo. La nostra televisione pubblica già si affretta - più ancora di quella posseduta in prima persona da Berlusconi - offrendo impropriamente la propria arena a imputati politici alle prese con la giustizia ordinaria: a Previti prima e a Berlusconi poi, rispettivamente a Porta a Porta e a Excalibur.

    La democrazia è in pericolo quando l’autocensura interviene prima ancora della censura. Quando è costretta ad accordarsi intorno a leggi dell’immunità che si rivelano necessarie per proteggere molto più le maggioranze che le minoranze. Quando le maggioranze fingono di essere opposizioni, e i regimi si difendono dall’accusa di prepotenza lamentandosi di essere essi stessi vittime di un regime. Tutti noi - cittadini e giornalisti, politici e magistrati italiani - siamo a questo grado zero della cultura politica. Ed è difficile non provare una certa vergogna, quando Ciampi ci ricorda l’abbiccì della civiltà e ci tratta, di fatto, non già come adulti ma come scolari di un ineducabile, screanzato, vociferante giardino d’infanzia.
    mr

  2. #2
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    Predefinito

    "Se vogliono avere attorno a sé cittadini non primitivi"


    Questa e' TROOOOOPPPOOOO FOOORTEEEE !!!


  3. #3
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    Predefinito

    ti sei riconosciuto?
    Pensa anche la barbara Spinelli conosce benissimo il tipo di cervelli come il tuo, del tipo di quelli che abbiamo visto in azione in Iraq saccheggiare persino gli ospedali. La mentalità da far west, quella del tipo approfittane fin che puoi.....
    mr

  4. #4
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    Predefinito mi viene un dubbio Condor.....

    ..........ma siamo sicuri che possiedi un cervello?
    mr

  5. #5
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    Predefinito facciamo divertire Condor

    intervista all’on. Mario Segni

    La prima cosa che mi viene in mente, mentre preparo la mia intervista a Mario Segni, è che per uno strano disegno del destino la Sardegna sembra destinata a donare all’Italia uomini politici di primissimo livello ma incredibilmente “ingovernabili”, come Enrico Berlinguer, Francesco Cossiga, o appunto Mario Segni.
    Gli ultimi due poi, Cossiga e Segni, sono l’esempio vivente della capacità perversa di Silvio Berlusconi di “vampirizzare” i suoi alleati, prima lusingandoli con promesse e mirabolanti progetti da venditore di tappeti, salvo poi buttarli via come limoni spremuti, dopo averne assorbito la capacità elettorale e d’immagine, sbeffeggiandoli pubblicamente come quando mette in giro le barzellette su un Cossiga “suonato” e matto come una cavalla, o su Mario Segni come “che e’ paragonabile a quel tale che aveva vinto la lotteria e che poi ha perso il biglietto”.
    Ma Berlusconi, a mio modesto avviso, stavolta ha fatto male i suoi conti.
    Mai dare per “morti” politicamente due fuoriclasse come Cossiga e Segni! Del primo, soprannominato il “Gattosardo”, mi aspetto ancora “di tutto e di più”.
    Del secondo, il “professore”, come viene chiamato da molti l’on. Segni, sento già un indistinto tintinnìo di sciabole che proviene dalle retrovie.

    Lo domando a lui subito, per conferma.

    Professore, strane voci circolano sul suo conto da qualche mese…Ma allora è vero che sta preparando lo strappo definitivo da Berlusconi e dalla cosiddetta “Casa delle libertà”?

    Da molti mesi lavoriamo per costruire un movimento autenticamente liberaldemocratico, e la posizione dalla Casa delle Liberà sul caso Previti, ci ha confermati in questa determinazione.
    C’e’ un bel pezzo d’Italia che sta aprendo gli occhi, ed oggi è possibile rimboccarsi le maniche per creare un grande movimento liberale in Italia che sostituisca quello di Berlusconi, che è un finto liberalismo con a capo un finto liberale.
    La differenza tra l’inizio dell’era berlusconiana ed oggi è che all’inizio il partito azienda corrispondeva più o meno ai confini di Forza Italia, ora invece si sta pericolosamente espandendo tentando di inglobare l’intera repubblica italiana.


    Professore, mi preoccupo un po’ per lei: domani le daranno pubblicamente la patente di “comunista” e le manderanno gli ispettori…

    A parte la mia storia politica, che risponderebbe da sola, noi stiamo costruendo un nuovo movimento politico liberaldemocratico, e quindi alternativo alla sinistra. Altro che comunisti!
    Il fatto è che il nostro movimento politico dovrà essere ben diverso e distinto anche dal Polo e dalla Casa delle Libertà.
    Non vogliamo che l’Italia sia costretta a scegliere tra Berlusconi e D’Alema (o forse Cofferati).
    C’è un pezzo d’Italia, che non è di sinistra, ma non ama e non accetta la Casa delle Libertà.
    Che non vuole essere governata da uno schieramento condizionato da Bertinotti, ma non accetta i ricatti di Bossi.
    Che non ha fiducia nella sinistra per la sua rissosità, ma è stufa della inconcludenza di questo Governo dopo tante promesse. A questa Italia noi vogliamo dare una voce e una rappresentanza. Per questo nasce il movimento.


    Lei dice che vorrebbe dare agli italiani la possibilità di non dover scegliere tra Berlusconi e D’Alema o forse Cofferati. Intende dire tra due estremismi, penso di capire.
    Più o meno…

    Cosa la preoccupa di Berlusconi e del centrodestra?
    Noi non ci riconosciamo nella Casa delle Libertà perché siamo quelli che non ci stanno, che vogliono creare i Italia i veri presupposti di una democrazia liberale.
    Non è liberaldemocratica la strenua difesa del conflitto di interessi. Non è liberaldemocratico porre i politici al di fuori della legge. Non è liberaldemocratica la cultura edonistica, del guadagno facile, che cancella ogni senso della regola morale e giuridica.
    Una riforma così profonda può essere realizzata solo da chi può garantire, di fronte a tutto il Paese, di perseguire esclusivamente interessi generali. Per il coinvolgimento di tante personalità in vicende giudiziarie la Casa delle Libertà non è in grado di farlo. Abbiamo visto perciò solo leggine rivolte a casi particolari. Non si è risolto nulla, e si è creata la sensazione di affrontare questioni personali, non i problemi dell’Italia.


    Ed appunto sull’attuale “querelle” sulla giustizia e l’incontinenza di Berlusconi nei confronti delle lagge e della magistratura, cosa ne pensa?

    Questo è un altro aspetto ancora più preoccupante. Il vero obiettivo di Berlusconi non sembra la sacrosanta separazione tra giustizia e politica, ma una magistratura controllata dal potere politico.
    Quando afferma che "il vero giudice è il popolo" egli nega la separazione dei poteri e il fondamento dello Stato di diritto.
    E' in nome della giustizia del popolo che sono stati commessi crimini spaventosi, a cominciare dai processi delle purghe staliniste.
    Quando si chiede la totale impunità dei politici, si nega il principio per cui tutti, dal primo all'ultimo dei cittadini, sono soggetti alla legge. Noi non vogliamo passare da un populismo ad un altro, dalla esaltazione di ogni atto della magistratura alla sua umiliazione ed alla sua subordinazione al potere politico.


    Ahi Ahi, Professore…altro che comunista! Vedrà che la chiameranno “forcaiolo”, “giustizialista” e persino “girotondino”…
    Mi chiamino come credono, i fatti saranno quelli che conteranno.
    Ed i fatti sono che io non credo che un’alternativa a questa triste stagione politica italiana sia nell’attuale sinistra, una sinistra rissosa e pasticciona…

    Beh, c’è quasi da essere lusingati! A fronte delle gravissime accuse al centrodestra che lei ha enunciato, definire la sinistra “rissosa e pasticciona” sembra quasi una tiratina d’orecchi a degli amici che non capiscono di farsi male da soli. Se si smette di litigare e combinare pasticci, potrebbe essere una vera alternativa di governo.
    Meglio Prodi e Fassino che Berlusconi e Bossi, per esempio.
    Io dico solo che il nostro obiettivo politico è sostituire Berlusconi alla guida del centrodestra con persone libere ed autonome, alternative alla sinistra.
    Comunque, da quello che vedo, la sinistra italiana è fortemente condizionata da una serie di spinte massimalistiche e fortemente ideologizzate.
    Questa è la sinistra dei partiti che non vuole governare e che ha fatto – e continua a fare ancor oggi – un grande regalo a Berlusconi.
    Noi non dobbiamo lasciare l’Italia in mano a Berlusconi solo perchè moltissimi elettori moderati lo preferiscono come male minore a D’Alema e Cofferati.


    Sento aria di “terzo Polo”…

    Non siamo e non saremo mai il terzo Polo che vuole distruggere il bipolarismo. Questo sistema, che dopo decenni di ingovernabilità ha dato all’Italia una straordinaria stabilità, l’abbiamo creato noi con i referendum, e vogliamo non solo conservarlo ma completarlo con l’elezione diretta del premier (il Sindaco d’Italia) e le altre riforme costituzionali. Non vogliamo ricreare il partito delle mani libere che si allea con chi più conviene. Il bipolarismo ci piace. E’ il modo in cui viene attuato che non va. Non vogliamo cambiare le regole del gioco, ma i giocatori. Non ci dispiace che l’Italia sia governata dal centro destra; crediamo che abbia diritto ad un centro destra migliore (lo stesso vale per l’altra parte, ma non possiamo far tutto).

    Comunque mi lasci fare un’osservazione, professore: il suo programma politico non mi sembra compatibile con il centrodestra, mi sembra più un programma riformatore e riformista. Anzi, per alcuni versi, oserei dire “rivoluzionario”…
    Come incastonarlo in una casa politica dove i padroni di casa si chiamano, oltre che Berlusconi, Bossi, Tremonti, Fini, persino Previti…

    Comincio dalla fine. Non saremo mai alleati di chi fa un uso privatistico del Parlamento, come nel caso delle leggi fatte “su misura” per Previti. E’ uno scandalo, una vera vergogna nazionale.
    Con Fini. Preciso che ho sostenuto per alcuni anni il centrodestra unito, in un quadro che sperava in un vero bipartitismo italiano. Questo progetto e’ stato possibile fino a quando non è stato sconfitto il referendum del ’99.
    In questo disegno Gianfranco Fini fu l’alleato più coerente e determinato, ma quando questo disegno non si è più potuto portare avanti io mi ribellai, invece Fini si adeguò.
    Quanto a Bossi e Tremonti, al primo dico che il vero liberalismo di oggi è una cosa molto diversa dal liberismo sfrenato. Bossi non e’ nulla, da punto di vista puramente politico e progettuale: a lui dico che il principale problema di oggi e di ricostruire lo Stato non quello di abbatterlo.
    A Tremonti, ed a tutti gli altri pseudo-liberali al governo, dico che intanto è un dato di fatto che questo è il primo governo della storia d’Italia che non ha un progetto reale di sviluppo per il Mezzogiorno. E questo dato, di fronte alle sfide europee che attendono anche il Sud d’Italia, potrebbe trasformarsi in una colpa storica incancellabile perché potrebbe arrecare al Sud dei danni irreversibili dal punto di vista dell’emancipazione e dello sviluppo.


    Ma alla fine, Professore, parli apertamente: ma lei considera veramente affidabili i politici del centrodestra, specialmente dopo quello che sta succedendo in Italia dopo la condanna di Previti? Sembrano tutti dei tarantolati…ma veramente questo non la preoccupa?

    Non mi preoccupa? Sono indignato! Spero addirittura, anche se non mi faccio troppe illusioni, che lo siano tanti italiani. Perché la giornata della sentenza Previti è una di quelle che devono suscitare indignazione, se si ha un minimo di senso civico.
    Chi parla di sentenza politica dovrebbe riflettere che in questo caso è stata fornita una documentazione completa di tutti i passaggi delle somme che sono poi finite nelle mani dei giudici. Raramente una accusa di corruzione ha avuto documentazioni più precise.
    L'indignazione che sento è verso il politico Cesare Previti, parlamentare di punta della maggioranza, ex Ministro della Repubblica, uomo di punta dello stretto staff del Presidente del Consiglio, non verso l'imputato Cesare Previti che deve essere considerato innocente sino alla condanna definitiva. L'uomo politico ha delle responsabilità verso il Paese, perché dai suoi atti, dal suo comportamento, dipende spesso il giudizio che il cittadino si forma sulla classe dirigente e quindi verso le istituzioni. Comportamenti scandalosi hanno un effetto distruttivo sul prestigio delle istituzioni, così come il rispetto che hanno assunto le istituzioni di alcuni paesi, dall'antica Grecia alla moderna Inghilterra, è basato sulla serietà e nobiltà di comportamenti dei suoi dirigenti.
    In tutta questa vicenda, dall'inizio, il comportamento di Previti è stato scandaloso. Scandaloso il sottrarsi al processo usando in modo distorto, anche se formalmente legittimo, il suo ruolo di parlamentare; come quando adduceva di dover intervenire in Aula sugli argomenti più disparati nei giorni di udienza. Gravissimo, per un politico, l'attacco frontale alla magistratura, e la richiesta al Ministro di intervenire nel suo processo per smontare un complotto ordito, secondo lui da tutto, o da ampi settori, dell'ordinamento giudiziario.
    Ancora più grave, e ancora più triste, è che nessuno, dico nessuno della maggioranza, si sia levato a dire che tutto questo è uno scandalo, che chi ha avuto i voti per governare deve dimostrare di essere all'altezza, che questi comportamenti offendono il senso dell'onestà più elementare. Che tristezza. Dunque tra centinaia di dirigenti della maggioranza, nessuno, dico nessuno, trova scandaloso il comportamenti di Previti, trova inaudito che il Presidente del Consiglio lo difenda e accusi pubblicamente un pezzo dello Stato di compiere nientemeno che una persecuzione.


    Perbacco, Professore, altro che D’Alema e Cofferati: lei ha fatto una requisitoria degna della Bocassini! Mai sentito parlare con altrettanta chiarezza i presunti leaders del centro-sinistra…
    Ma non è che sotto sotto lei voglia strizzare l’occhio a tutto quel mondo dei movimenti, delle associazioni, dei girotondi di cui noi di “Centomovimenti news” ci facciamo portavoce?

    Io ho moltissimi amici nell’area dei cosiddetti “movimenti” vicini alle posizioni del centro-sinistra. Anzi, devo dire che probabilmente ho più amici ed estimatori là che nell’area di centro-destra
    L’ho già detto, e ancor più mi sento di ripeterlo alla fine di questa intervista:mi sembra che le sue “affinità elettive” sono molto più compatibili con il DNA del centro-sinistra che con quel centrodestra che lei ha così efficacemente descritto come una specie di “malattia” del sistema politico italiano.
    Si, il centrodestra è effettivamente “ammalato”, con pericolose derive autoritarie.
    Ma non dimentichiamo che l’Italia è in Europa, e l’Europa non potrebbe permettere in un suo Stato membro una “deminutio” di democraticità.
    Proprio per questo ritengo che le boutade del presidente Berlusconi contro la Magistratura e contro la stampa siano solo dettate dalla volontà di “mostrare i muscoli”.
    No, no: stia tranquillo che in Italia, finchè saremo in Europa, non esiste un pericolo di regime.


    Solo per questo, Professore? Allora l’Italia deve sentirsi sicura perché è sotto la tutela delle altre democrazie europee? Un bello schiaffo politico per Berlusconi, ed un bell’aiuto al centro-sinistra ed all’Ulivo!

    La pensi come vuole, ma non mi "arruoli" a sinistra, per piacere.
    Noi non siamo i cavalli di Troia della sinistra. Non agiamo per conto di qualcuno. Rispettiamo gli amici che credono e militano nell’Ulivo, ma il nostro obiettivo non è quello di far vincere loro le elezioni.
    Il nostro scopo è far crescere e portare al governo del Paese una classe dirigente liberaldemocratica più seria e competente di quella che ora ci governa.


    Ma in Italia non si governa se non ci si allea, Professore. E di solito ci si allea o con chi ci è più vicino, o con chi ci è meno lontano.

    Vedremo…vedremo...


    DA www.centomovimenti.it
    mr

  6. #6
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    Predefinito Re: Re: facciamo divertire Condor

    In Origine Postato da damps
    purtroppo Mario Segni è un altro
    che se ne accorge solo adesso
    di chi è Berlusconi.

    Solo adesso, Mariotto?

    Mi sa che una volta tanto,
    io sono sincero,
    Berlusconi abbia ragione
    a proposito di Mariotto Segni...
    aveva in tasca un biglietto
    della lotteria... e avrebbe
    vinto l'Italia....
    se lui non si fosse messo nel '94
    nel terzo polo....

    magari, tra un po' di tempo...
    anche l'amerikano La Malfa
    farà mea culpa
    e ritornerà sui suoi passi...

    tardi ??????
    La Malfa è un pregiudicato. E al pari dell'altro centinaio di pregiudicati del Casino delle Impunità, sta benissimo li dove si trova.

  7. #7
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    Predefinito

    No, Mariarita, mi ha fatto divertire molto di piu' la vignetta del buon Damps.

    A proposito, perche' il 21 aprile ? la mia festa e' il Tredici Maggio

  8. #8
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    Predefinito

    In Origine Postato da damps
    c'è poco da ridere...
    la Spinelli parlava di te e di altri come te...

    quelli che...
    il più forte comanda...

    PRIMITIVO!
    Perche', da voi comanda il piu' debole

  9. #9
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    Predefinito

    In Origine Postato da Il Condor
    Perche', da voi comanda il piu' debole
    A parte il fatto che da "noi" NON "comanda" nessuno; al limite, eventualmente, "governerebbe".

 

 

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