Studenti e disoccupati con il Sì. Quorum in vista.

Buone notizie per i malati di "battiquorum": se gli italiani si comporteranno come il campione intervistato dall'istituto Eurisko, la fatidica soglia del 51% alla fine non dovrebbe costituire un ostacolo insormontabile. In base al sondaggio, pubblicato ieri dal quotidiano la Repubblica, c'è una solida maggioranza, equivalente a circa due terzi degli elettori (il 64%, per la precisione), che il 15 giugno sarebbe intenzionata a recarsi alle urne per esprimere il proprio voto (favorevole o contrario) sul referendum che estende l'articolo 18 a tutti i lavoratori dipendenti.

Un dato significativo, se si considera che l'indicazione del "tutti al mare" è sponsorizzata da un vasto schieramento politico e sociale, che vede Fassino, Rutelli e Cofferati sotto il braccio di Confindustria, Cisl e Uil. E invece i sostenitori della linea astensionista sono per ora attestati su un misero 25%, mentre c'è un 11% di indecisi.

I sondaggi, si sa, vanno presi con le molle, anche se Berlusconi ci ha costruito sopra le proprie fortune politiche. Resta in ogni caso da vedere quanto questa ampia fetta di italiani resisterà, nelle prossime quattro settimane, alla campagna di menzogne che, presumibilmente, verrà messa in atto con la complicità di giornali e televisioni. Fermo restando che è estremamente difficile convincere una persona a votare contro il proprio interesse.

E qui è opportuno tenere presente un altra statistica confortante: tra coloro che si recheranno alle urne il 15 giugno, infatti, c'è un'ampia fetta di giovani e disoccupati che ha scelto di stare con il Sì. Il sondaggio di Renato Mannheimer risale a due settimane, ma è molto chiaro: a favore del referendum sull'articolo 18 si schierano il 49% degli studenti e il 46% di chi è in cerca di un lavoro. Non fa breccia dunque la tesi dei padroni, i quali sostengono che estendere alle piccole imprese la tutela contro i licenziamenti ingiusti è sbagliato, perché questo favorirà il lavoro nero e diminuirà la disponibilità ad assumere da parte delle aziende.

Tesi non nuova e, peraltro, autorevolmente smentita da uno studio presentato nell'outlook dell'Ocse del 1999, dal quale risulta in modo evidente che non c'è nessuna correlazione tra tasso di disoccupazione e vincoli al licenziamento.