Ho scoperto solo da due giorni che i "lavori in corso" presso la pasticceria Bima, storico locale sammargheritese, "nascondevano" intenti malvagi: l'apertura dell'ennessimo, ripetitivo, omologante, nauseabondo "griffe-store". A Santa Margherita, diciamocelo, si sentiva proprio la mancanza di una boutique. Tra agenzie immobiliari e negozi di abbigliamento sembra che mangiam case e beviamo vestiti. Comunque stiam continuando a percorrere una china pericolosa, innanzitutto per noi stessi, questo credo sia chiaro: continuiamo a perdere pezzi per strada, pezzi che narrano, a costo di essere ripetitivo, la nostra identità e che rappresentano valori aggiunti alla nostra "economia", a tutto vantaggio di questa stramaledetta globalizzazione che ormai è semplice segno di decadenza e insipido snobismo, che annoia il turista, regala un senso d'amaro in bocca i cui costi prima o poi dovranno essere saldati. E' triste che, mentre anni fa si era creata una sorta di corrente d'opinione a vantaggio della conservazione di locali storici, oggi questa malefica staffetta sia passata inosservata. Forse domina un senso di rassegnazione, forse da buoni liguri continuiamo ad andare avanti alla giornata, facendo scorrere un tempo che lentamente ci travolge. Eppure chi ieri ha letto l'inserto del XIX "ViviLiguria", non può non essere rimasto piacevolmente sorpreso da quell'avventura imprenditoriale che una coppia di Portovenere sta vivendo all'ombra del celebre borgo spezzino vendendo prodotti tipici liguri, in primis pesto, prodotti artigianalmente e a regola d'arte. E i loro compaesani si chiedono come si possa campare di solo pesto: belinoni, quando voi andate in vacanza siete attirati dall'originalità dei luoghi o dai Mc'Donalds?
Alla nuova boutique, naturalmente, i miei migliori auguri di una pronta chiusura.




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