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    Predefinito Dedicato ai SERENISSIMI

    A coloro che chiedono l'aiuto ai colonialisti sionisti e agli imperialisti anglo-americani.

    Palestina Un solo popolo, un solo Stato



    Cinquantacinque anni fa le bande sioniste si autoproclamarono “Stato di Israele”. Alle stragi dell’Irgun e della Stern, premiate poi con il “Nobel per la pace”, seguì l’espulsioni di milioni di palestinesi e ben cinque guerre hanno finora afflitto quella martoriata terra del Mediterraneo. Da allora, il 15 maggio di ogni anno è ricordato dal popolo autoctono della Palestina, profugo nel mondo, profugo nella sua stessa terra, come una “catastrofe”, la nakba.
    In tempi come gli attuali, di pulizia etnica, di guerre d’aggressione non dichiarate a Stati sovrani, la tragedia palestinese è stata volutamente relegata negli angoli oscuri dell’informazione drogata occidentale. Anche perché la congiura israelo-americana aveva programmato una “soluzione finale” per la questione palestinese. Il governo provvisorio di Arafat doveva essere decapitato, e così è stato. I vertici più rappresentativi di quel popolo dovevano essere assassinati uno per uno, e così è stato. Tutti i negoziati di pace dovevano essere stracciati, e così è stato. Fatta completa terra bruciata attorno ai sopravvissuti, imposto loro un premier “malleabile”, Abu Mazen (Mahmud Abbas), confinato Arafat nel suo bunker di Ramallah, il capo dell’entità sionista Ariel Sharon ha comunicato le nuove condizioni: per raggiungere l'accordo di pace pone come condizione la rinuncia dei palestinesi alla richiesta del ritorno dei profughi palestinesi in Israele. Posto per i palestinesi, in Israele, non esiste. E’ disponibile solo quello, limitato, delle “riserve”, dei nuovi ghetti per la manodopera a basso costo utile agli israeliani. Questa è la democrazia israelo-americana.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    L'ALLODOLA E IL
    COMBATTENTE
    PER LA LIBERTA'


    Questo articolo apparve sul giornale "An Phoblacht/Republican News" il
    3 febbraio 1979, a firma di Marcella, lo pseudonimo usato da Bobby Sands



    Una volta mio nonno mi disse che imprigionare un'allodola è uno dei crimini più crudeli, perché l'allodola è tra i simboli più alti di libertà e felicità. Sovente parlava dello spirito dell'allodola, riferendosi alla storia di un uomo che aveva rinchiuso uno dei suoi tanto amati amici in una piccola gabbia. L'allodola, soffrendo per la perdita della sua libertà, non cantava più a squarcia gola, né aveva più nulla di cui essere felice. L'uomo che aveva compiuto tale atrocità, così come la definiva mio nonno, esigeva che l'allodola facesse ciò che lui desiderava: cioè cantare più forte che poteva, obbedire alla sua volontà, cambiare la sua natura per soddisfare il suo piacere e vantaggio. L'allodola si rifiutò. L'uomo allora si arrabbiò e diventò violento. Cominciò a far pressioni sull'allodola affinché cantasse, ma inevitabilmente non ottenne alcun risultato. Così ricorse a mezzi più drastici. Coprì la gabbia con un telo nero, privando l'uccello della luce del sole. Le fece patire la fame e la lasciò marcire in una sporca gabbia, eppure lei si rifiutò ancora di obbedirgli. Alla fine l'uomo la uccise. Come giustamente diceva mio nonno, l'allodola possedeva uno spirito: lo spirito di libertà e di resistenza. Desiderava ardentemente essere libera e morì prima di essere costretta ad adeguarsi alla volontà del tiranno che aveva cercato di cambiarla con la tortura e la segregazione. Io sento di avere qualcosa in comune con quell'uccello, con la sua tortura, la sua prigionia e la morte a cui alla fine andò incontro. Possedeva uno spirito che non si trova facilmente neppure tra di noi, i cosiddetti esseri superiori, gli uomini. Prendete un comune prigioniero. Il suo obbiettivo principale è quello di rendere il suo periodo di detenzione più facile e confortevole possibile. Un comune prigioniero non metterà mai a rischio un solo giorno di condono. Alcuni arriveranno persino ad umiliarsi, a strisciare e a tradire alteri detenuti, pur di salvaguardare se stessi o accelerare il proprio rilascio. Costoro obbediranno alla volontà di chi li ha catturati. Diversamente dall'allodola, canteranno ogni qualvolta verrà chiesto loro di farlo e salteranno ogni qualvolta sarà loro ordinato di muoversi. Sebbene abbia perduto la sua libertà, un prigioniero comune non è disposto a giungere alle estreme conseguenze per riacquistarla, e neppure per difendere la propria dignità di uomo. Si adegua, in modo tale da garantirsi un rilascio a breve scadenza. Se invece rimane in carcere per un periodo abbastanza lungo, alla fine diviene un prodotto dell'istituzione, una sorta di macchina, non più in grado di pensare con la propria mente, sotto il pieno potere e controllo di chi lo ha incarcerato. Nella storia che raccontava mio nonno questa era la fine che avrebbe dovuto fare l'allodola. Ma lei non aveva bisogno di cambiare, nè intendeva farlo, e morì affermando proprio questo. Tutto ciò mi riporta direttamente alla mia situazione: sento di avere qualcosa in comune con quel povero uccello. La mia posizione è in totale contrasto con quella di un prigioniero comune che abbia deciso di conformarsi alle regole: io sono un prigioniero politico, un combattente per la libertà. Allo stesso modo dell'allodola, anch'io ho combattuto per la mia libertà, non solo in carcere, dove ora mi trovo a languire, ma anche fuori, dove il mio paese è tenuto prigioniero. Sono stato catturato e incarcerato, ma, come l'allodola, anch'io ho visto cosa c'è al di là delle sbarre della mia gabbia. Ora mi trovo nel blocco H, dove mi rifiuto di cambiare per adeguarmi a coloro che mi opprimono, mi torturano, mi tengono prigioniero e vogliono disumanizzarmi. Al pari dell'allodola non ho alcun bisogno di cambiare. E' la mia ideologia politica e i miei principi che i miei carcerieri vogliono mutare. Hanno distrutto il mio corpo e attentato alla mia dignità. Se fossi un prigioniero comune mi presterebbero pochissima, o addirittura nessuna attenzione, ben sapendo che mi conformerei ai loro capricci istituzionali. Ho perso oltre due anni di condono. Non me ne importa nulla. Sono stato privato dei miei vestiti e rinchiuso in una cella fetida e vuota, dove mi hanno fatto patire la fame, picchiato e torturato. Come l'allodola, anch'io ho paura che alla fine possano uccidermi. Ma , oso dirlo, allo stesso modo della mia piccola amica possiedo lo spirito di libertà, che non può essere soppresso neppure con il più orrendo dei maltrattamenti. Certamente posso essere ucciso,ma, fintantoché rimango vivo, resto quel che sono, un prigioniero politico di guerra, e nessuno può cambiare questo. Non abbiamo forse molte allodole in grado di dimostrarlo? La nostra storia ne è stata costellata in maniera straziante: i MacSweeney, i Gaughan, gli Stagg. Ce ne saranno altri nei blocchi H? Non posso concludere senza terminare la storia che raccontava mio nonno. Una volta gli chiesi che cosa era accaduto all'uomo malvagio che aveva imprigionato, torturato e ucciso l'allodola. "Figliolo", disse, " un giorno cadde lui stesso in una delle sue trappole, e nessuno gli prestò aiuto per liberarsi. La sua stessa gente lo derise e gli voltò le spalle. Egli divenne sempre più debole e alla fine stramazzò al suolo, per morire sulla terra che aveva fatto marcire con così tanto sangue. Arrivarono gli uccelli e si presero la loro vendetta cavandogli gli occhi, e le allodole cantarono come non avevano mai cantato prima." "Nonno," gli chiesi, "il nome di quell' uomo non era forse John Bull (Il governo inglese - ndr)?"


    Marcella
    Blocco H - Long Kesh
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Bobby Sands
    e lo spirito rivoluzionario della libertà


    Parte di quest'articolo fu pubblicata per la prima volta in forma anonima su "Republican News" il 16 Dicembre 1978. Questo articolo, scritto in prigionia, mette in mostra come lo spirito della resistenza repubblicana cresca con lui. Bobby Sands nacque nel 1954 a Rathcoole, un quartiere a maggioranza lealista di nord Belfast. Il suo ventisettesimo compleanno cadde nel nono dei suoi sessantasei giorni di sciopero della fame. Sua sorella Marcella, di un anno più giovane, e Bernadette, sono nate rispettivamente nell’aprile del 1955 e nel novembre del 1958. Tutti e tre vissero i loro primi anni ad Abbots Cross nella zona di Newtownabbey a nord di Belfast. Un secondo figlio maschio, John, nacque dai genitori , John e Rosaleen, nel giugno 1962. La settaria realtà della vita del ghetto si materializzò presto nella vita di Bobby, quando, all’età di dieci anni, la sua famiglia fu costretta a cambiare casa a causa delle intimidazioni lealiste nel 1964. Bobby ricordava sua madre parlare di quei tempi e delle cose che accaddero durante la sua giovinezza; "sebbene io non avessi mai realmente compreso che cosa significassero termini quali "internamento" o "speciali", crebbi considerandoli come simboli del demonio". Di questo periodo più tardi Bobby scrisse: ''Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una sovrana, indipendente, repubblica socialista". Quando Bobby aveva sedici anni, iniziò a lavorare come apprendista carrozziere e si iscrisse alla Unione Nazionale Metalmeccanici e alla ATGWU. In un articolo stampato su 'An Phoblacht/Republican News' il 14 Aprile 1981, Bobby ricordò: "Iniziare a lavorare, sebbene all’inizio fosse stato duro, in seguito divenne sopportabile, soprattutto per la paga alla fine della settimana. Feste, vestiti, ragazze e qualche scellino, un mondo completamente nuovo si apriva davanti a me. '' La storia di Bobby, le esperienze, le ambizioni non differiscono grandemente dalle aspirazioni di un qualsiasi altro ragazzo del ghetto; arriva il 1968 e gli eventi che dovevano cambiare la sua vita.. Bobby aveva prestato due anni del suo apprendistato quando fu minacciato fuori dal posto di lavoro. Sua sorella Bernadette ricorda: "Bobby una mattina andò a lavorare e alcuni individui stavano fermi li fuori pulendo delle pistole. Uno di questi tipi gli disse "La vedi questa? Se non te ne vai potresti assaggiarla! Inoltre Bobby trovò un biglietto nella sua cassetta del pranzo che gli intimava di andarsene". Nel giugno 1972 la sua famiglia fu minacciata fuori dalla propria casa in Doonbeg Drive, Rathcoole, e si spostò nella nuova zona residenziale di Twinbrook nella zona periferica di West Belfast. Bernadette ricorda ancora: "abbiamo dovuto soffrire diciotto mesi di intimidazioni prima di essere sbattuti fuori. Noi eravamo soliti frequentare amici protestanti. Bobby andava in giro con cattolici e protestanti, ma tutto finì quando la cosa scoppiò, perché quegli amici con i quali era andato in giro per anni erano gli stessi che davano una mano a buttare la sua famiglia fuori di casa". A diciott’anni Bobby si iscrive al Movimento Repubblicano ..."Era giusto nell’età nella quale un ragazzo si rende conto delle cose che succedono intorno a lui; egli sapeva che era la cosa giusta da fare e questa cosa lo coinvolse totalmente". Alcuni suoi cugini vennero arrestati e internati; Bobby sentiva che doveva iniziare a fare qualcosa. Scrisse: "La mia vita ora era incentrata su notti insonni e appostamenti per schivare gli inglesi e nervi saldi per operazioni all’esterno. Ma il popolo ci comprendeva e non ci apriva solamente la sua porta di casa per aiutarci ,ci apriva anche il suo cuore. Ho imparato che senza l’aiuto delle persone non avremmo potuto sopravvivere e sapevo che avevo bisogno di tutte loro." Nell’ ottobre del 1972 Sands fu arrestato. Quattro pistole artigianali furono trovate in una casa dove si trovava e Bobby ne fu accusato del possesso. Passò i tre anni successivi nelle gabbie di Long Kesh dove ottenne la condizione di prigioniero politico. Durante questo periodo Bobby lesse avidamente e imparò il gaelico, che più tardi insegnò agli altri compagni degli H-Blocks. Rilasciato nel 1976 ritornò dalla sua famiglia a Twinbrook. Fece rapporto alla sua unità locale e continuò imperterrito nella sua lotta: c’erano diverse cose che erano cambiate nel ghetto ed altre che stavano per essere cambiate; la guerra continuava ad andare avanti, sebbene le tattiche e le strategie erano cambiate: il governo britannico stava ora cercando di Ulsterizzare la guerra, tentativo che includeva la criminalizzazione dell’IRA . Neanche sei mesi dopo la sua uscita dal carcere Bobby fu nuovamente arrestato. C'era stato un attentato alla Balmoral Furniture Company a Dunmurry, seguito da una sparatoria nella quale due uomini furono feriti. Bobby era in una macchina li vicino insieme a tre o quattro ragazzi. I Ruc li catturarono e trovarono una pistola nella vettura. I sei uomini furono portati a Castlereagh e sottoposti a brutali interrogatori per diversi giorni. Bobby rifiutò di rispondere a qualsiasi domanda durante il suo interrogatorio, eccetto il suo nome, l'età e il suo indirizzo. In una poesia scritta a diciannove anni, nel 1980, intitolata "Il crimine di Castlereagh", Bobby racconta delle sue esperienze a Castlereagh, delle sue paure e dei suoi pensieri a quel tempo.

    "They came and came their job the same
    In relays N'er they stopped.
    'Just sign the line!' They shrieked each time
    And beat me 'till I dropped.
    They tortured me quite viciously
    They threw me through the air.
    It got so bad it seemed I had
    Been beat beyond repair. The days expired and no one tired,
    Except of course the prey,
    And knew they well that time would tell
    Each dirty trick they laid on thick
    For no one heard or saw,
    Who dares to say in Castlereagh
    The 'police' would break the law!"

    Fu trattenuto in carcere per undici mesi fino al suo processo nel settembre del 1977. Come durante il precedente processo, Sands si rifiutò di riconoscere la corte. Il giudice ammise che non cerano collegamenti tra Bobby, e gli altri tre ragazzi che erano con lui, e l'attentato. Ma nonostante tutto i quattro furono condannati a quattordici anni di reclusione ciascuno per il possesso di una sola pistola. Bobby passò i primi ventidue giorni della sua condanna in isolamento nella prigione di Crumlin Road. Quindici di questi ventidue giorni li passò completamente nudo. Fu portato negli H-Blocks e iniziò la Blanket protest. Nel 1979 iniziò a scrivere per il nuovo - An Phobhacht/Republican News- ,sotto lo pseudonimo di "Marcella", nome della sorella. I suoi articoli e le sue lettere, in scrittura minuta, come tutte le comunicazioni degli H-Blocks, erano fatte passare all'esterno scritte su piccoli pezzi di carta igienica. "I giorni erano lunghi e solitari. L'improvvisa e totale privazione delle più elementari necessità umane come esercizio fisico e aria fresca, lo stare insieme ad altre persone, i miei vestiti e cose come giornali, radio, sigarette libri e una moltitudine di altre cose, mi avevano fatto diventare la vita veramente pesante. Bobby fu spostato nelle celle H e divenne rappresentante dei blanket men scontrandosi continuamente con le autorità della prigione, come risulta dai numerosi periodi di confinamento subiti : i pestaggi, i lunghi periodi di isolamento nelle celle di punizione, le diete forzate e le torture erano la prassi delle autorità della prigione, con il pieno consenso e a perfetta conoscenza dell’amministrazione britannica. Le celle H diventarono il campo di battaglia nel quale lo spirito della resistenza repubblicana si scontrava frontalmente con le inumanità che i britannici perpetravano. Lo spirito repubblicano prevalse e nell’aprile 1978, come protesta contro i sistematici maltrattamenti: quando andavano ai servizi o nelle docce, i prigionieri si rifiutarono di lavarsi e di indossare vestiti . A loro, nel 1980, si unirono nella protesta le donne della prigione di Armagh. Il 27 di ottobre del 1980, a seguito della rottura dei colloqui tra il governatore britannico nel Nord Humphrey Atkins, e il cardinale O' Fiaich, primate degli irlandesi cattolici, sette prigionieri delle H-blocks iniziarono lo sciopero della fame. Bobby si offrì come volontario ma lo precedette Brendan Hughes responsabile politico dei prigionieri, al quale subentrò nella carica. Il giorno dopo un ufficiale britannico fece visita ai prigionieri che scioperavano, e Bobby fu portato in un cellulare all’ospedale della prigione ,che distava un chilometro, a visitarli. Successivamente fu autorizzato ad avere diversi incontri con Brendan Hughes. Il 19 Dicembre 1980, Bobby rese nota la dichiarazione che i prigionieri non avrebbero più indossato le divise da carcerati nè avrebbero svolto alcun lavoro; iniziò quindi una negoziazione con il direttore della prigione, Stanley Hilditch. Ma le richieste dei prigionieri furono rifiutate dalle autorità."Scoprimmo subito che la nostra buona volontà ed elasticità erano inutili,"scrisse Bobby "Ciò fu messo in evidenza durante uno dei miei incontri di cooperazione con gli ufficiali della prigione, i quali chiedevano in sostanza l’accettazione dello status di criminali comuni e non di detenuti politici". Nei blocchi-H gli inglesi videro l’opportunità di sconfiggere l’IRA criminalizzando i suoi combattenti ma i blanket men, che pagarono più degli altri che stavano fuori le ripercussioni di questo atteggiamento, continuarono a lottare. Bobby volle guidare il nuovo sciopero della fame e comprese che qualcuno doveva morire per avere lo status di prigioniero politico: insisté quindi per iniziare lo sciopero due settimane prima degli altri così la sua morte avrebbe fatto accettare le loro richieste e salvato le vite degli altri. Per i primi 17 giorni di sciopero Bobby tenne un diario segreto nel quale scrisse i suoi pensieri, in inglese e occasionalmente in Gaelico. Non aveva paura della morte. Il diario venne scritto su carta igienica e tenuto nascosto. Il 23 di marzo Bobby fu portato all’ospedale della prigione; il 30 fu candidato all’elezioni suppletive della zona di Fermanagh e Tyrone per l’improvvisa morte di Frank Maguire, un deputato indipendente che sosteneva la causa dei prigionieri. Il 31 ricevette una visita da Owen Carron, il quale gli comunicò la sua nomina e Bobby gli disse che se avesse anche vinto le elezioni la sua vita non si sarebbe salvata, perchè gli inglesi volevano il loro tributo di sangue. L’11 aprile Sands viene eletto deputato a Westminster. Il 5 maggio alle ore 1.17 Bobby Sands muore, dopo 66 giorni di sciopero della fame. Per tutta la notte e il giorno continui sono gli scontri e altissima la tensione nelle aree nazionaliste delle sei contee. Ai funerali di Bobby Sands, svoltisi il 7 maggio, parteciparono oltre 100.000 persone.


    Pubblicato su IRIS, Vol. 1, No. 2, Novembre 1981.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Come l'uso delle parole puo' mutare la percezione dei fatti da parte di un pubblico sempre piu' disattento e facile da manovrare.

    Il linguaggio e' un mezzo potente ma ingannevole. Esso puo' essere usato per trasmettere la sofferenza di alcuni, ma puo' anche servire per coprire sordide azioni spiacevoli da manifestare apertamente. In nessun luogo piu' che in Israele le parole sono adulterate per fini politici. Non e' un mistero che Israele impieghi una legione di ben finanziati esperti di propaganda ed utilizzi una schiera di membri compiacenti dei media allo stesso scopo. Proprio come la oscena sproporzione di mezzi militari nel conflitto in atto, anche i mezzi linguistici piu' efficaci restano appannaggio dei propagandisti filo-israeliani. L'uso che fanno dei termini serve ad offuscare ed a ripulire le azioni israeliane contro una popolazione essenzialmente indifesa, a perpetuare le ingiustizie e contribuisce a continuare l'occupazione ed il furto di piu' terre da parte di Israele. Per esplicitare la situazione e riuscire a vedere attraverso la nebbia, questo glossario traduce una piccola frazione degli abusati termini del periodo post-Oslo.

    Detenzione amministrativa
    Arresto senza accuse, processo, giudizio, a volte senza rappresentanza legale, a termine indefinito. La detenzione di solito ha luogo nelle prigioni e nei campi di internamento del deserto del Negev.

    Negoziati bilaterali
    Confisca di terre. Israele confisca/ruba delle terre, e poi, per legalizzare le sue pretese, imbastisce dei "negoziati bilaterali". Resta sottinteso che non vi sono stati negoziati bilaterali per i palestinesi riguardo le terre all'interno della Linea Verde.

    Rete delle autostrade bypass
    Strade per soli israeliani attraversanti tutti i territori palestinesi occupati nel 1967 - la manifestazione concreta della politica di apartheid e prepotenza. Tutte le proprieta' palestinesi che si avvicinino di un certo raggio arbitrario alle strade vengono demolite con i bulldozers, tutti gli alberi sradicati. Le autostrade si chiamano "bypass" per il fatto che esse evitano le citta' palestinesi.

    Colto nel fuoco incrociato
    Deliberatamente assassinato

    Checkpoints
    Posti di blocco/tortura, che strangolano le attivita' economiche delle citta' palestinesi, chiudendone le strade d'accesso, e torturano il popolo indiscriminatamente, obbligandolo a restarvi per ore, in piedi, sotto il sole cocente o sotto la pioggia e sottoponendolo a vere e proprie vessazioni, fisiche e psicologiche, a discrezione dei militari che lo controllano.

    Scontri
    Un contesto impari. Il termine "scontri" suggerisce un confronto tra due forze alla pari. Israele, pero', e' il quarto esercito al mondo, il popolo palestinese e' pressocche' indifeso e disarmato.

    Aree militari chiuse
    Linea rossa che osservatori stranieri e stampa non devono varcare per non essere testimoni dei crimini e delle devastazioni compiuti dalle forze d'occupazione.

    Chiusura
    Assedio e coprifuoco. Quando il coprifuoco va avanti per settimane rende un inferno la vita dei cittadini civili innocenti.

    Ciclo di violenza
    Violenza sproporzionata. "Esso suggerisce, nell'ipotesi migliore, due parti equivalenti e non il fatto che i palestinesi resistono con la violenza ad un'oppressione violenta". John Pilger, New Statesman, 1 luglio 2002. "Si', c'e' un ciclo e la violenza e' sproporzionata, ma cio' che manca e' il contesto. Perche' c'e' violenza? La spiegazione standard, quando c'e', e' che vi sia "odio da entrambe le parti". Ma, dal momento che gli israeliani sono come noi (amano divertirsi ed i bambini) e noi non odiamo nessuno, allora l'odio deve esserci dall'altra parte, da parte dei palestinesi. Aggiungiamo nel mix la storia delle persecuzioni ebraiche e si otterra' un ciclo di violenza basato sull'odio arabo verso gli ebrei. Siamo cosi' arrivati al capolinea della propaganda israeliana". Nabil Abraham

    Democrazia
    Etnocrazia sciovinista. Durante gli anni dell'apartheid, anche il Sudafrica si definiva "democratico" e, giustamente, veniva ridicolizzato per questa pretesa. Israele non e' molto diverso, ed il suo sistema politico non puo' definirsi democratico a causa dell'oppressione sistematica verso gli "altri". La democrazia e' inclusiva: il sistema politico israeliano esclude una larga fetta di popolazione. Israele e' l'unico paese a fare una distinzione tra cittadinanza e nazionalita'. Dunque, i palestinesi che vivono in Israele hanno cittadinanza israeliana ma nazionalita' "araba". La democrazia si applica a coloro che sono di nazionalita' ebraica, non ai cittadini dello stato. Persino i diritti di membri arabi della Knesset sono accuratamente ridotti. I palestinesi dei territori occupati hanno zero diritti (umani e democratici), nonostante siano obbligati a pagare tasse ad Israele - tipico caso di tassazione senza rappresentanza.

    Fattori demografici
    "Neologismo per impedire agli arabi di sorpassare il numero di israeliani ebrei" - Nabil Abraham

    Deportazione
    Espulsione o esilio. Definizione di deportazione da dizionario: bandire dalla terra natale una persona indesiderata. Dal momento che i palestinesi sono i nativi, dunque i residenti legali, la loro espulsione e' un esilio imposto. Inoltre, il termine deportazione implica che gli israeliani stiano perseguendo procedure legali. La natura dubbia dei processi d'appello e la demolizione sistematica e simultanea delle abitazioni delle vittime violano le Convenzioni di Ginevra.

    Risposta sproporzionata
    L'ammonimento piu' severo fatto dal governo USA riguardo ai bombardamenti e gli assassinii perpetrati da Israele. Per implicazione, e' accettabile la risposta "proporzionata" - cioe' uccidere meno persone. Il fattore complicante delle solite azioni israeliane e' la copertura da parte della stampa. Comunque, le risposte "proporzionate" sono, di norma, ignorate.

    Territori disputati
    Territori occupati. Questo termine fu coniato dall'amministrazione Clinton. Il suo linguaggio riflette la preferenza politica e la natura dei "mediatori" USA (vedi "onesto mediatore")

    Fatti sul terreno
    Colonie. Al meglio esse vengono considerate merce di scambio, al peggio vengono considerate immutabili.

    Negoziato dello status finale
    Chimera. La struttura di Oslo prevedeva negoziati che trattassero fatti importanti per risoluzione del conflitto. Ma questo tipo di negoziati veniva sempre rimandato al futuro. I negoziati reali trattavano sempre di questioni di interesse israeliano, come ad esempio la sicurezza, la confisca di ulteriori terre (vedi Rete delle autostrade bypass) etc...

    Generosa offerta
    Richiesta di resa totale. Tutto cio' che Israele offre e' generoso, e dovrebbe essere accettato. La "generosa offerta" di Camp David consisteva nell'offerta di una frazione dei Territori Occupati, senza controllo sui confini, limitata rimozione degli insediamenti e nessuna sovranita' e questo fu definito "generoso". Nei negoziati leali e senza secondi fini, ogni parte ha il diritto di rifiutare un'offerta senza essere minacciata.

    Zone verdi
    Fuori i palestinesi. "Aree residenziali palestinesi occupate da Israele, che Israele definisce "protette per ragioni ambientali". Un colpo di mano legale per impedire lo sviluppo palestinese". - Nabil Abraham

    Trattenuto in detenzione
    Ostaggio. Pratica comune durante la prima intifada, mediante cui le forze israeliane d'occupazione imprigionavano membri della famiglia di persone ricercate. DEcine di ostaggi libanesi hanno languito in carcere senza imputazione, processo e senza prospettiva di venirne fuori. Shaykh Ubayd e' trattenuto, in questo modo, da piu' di 13 anni. La loro prigionia continua anche se l'occupazione israeliana del Libano del sud e' parzialmente finita.

    Onesto mediatore
    Gli Stati Uniti. Il paese che fornisce ad Israele la maggior parte delle armi ed il maggior sostegno economico - miliardi di dollari all'anno a fondo perduto.

    Incursione
    Attacco. "L'ultimo eufemismo, "incursione", e' stato preso dal vocabolario di bugie coniato in Vietnam. Significa assalire degli esseri umani con carri armati ed aerei da guerra". - John Pilger, New Statesman, 1 luglio 2002.

    Instillare odio
    Le notizie, la cultura e l'educazione palestinese. Insomma tutto cio' che descrive le conseguenze dell'occupazione al suo popolo. Il termine "instillare l'odio" e' usato per descrivere ogni agenzia informativa palestinese che racconti cio' che e' avvenuto ed avviene in Palestina. E' la giustificazione per i bombardamenti, le chiusure e le distruzioni di televisioni, radio, e giornali palestinesi e per l'attacco a diverse scuole. E' inoltre una giustificazione per impedire a tutti giornalisti palestinesi di essere accreditati. Infatti agli israeliani non piace essere definiti assassini, ladri e occupanti. Ai palestinesi non e' permesso convogliare ad altri le loro esperienze. L'esistenza dei palestinesi e' criminalizzata, e cosi' pure la loro voce.

    IDF- Forze Israeliane di Difesa
    Forze d'occupazione. L'acronimo conferisce una certa legittimita', ma e' un eufemismo fuorviante per un esercito d'occupazione pienamente equipaggiato.

    Azionare la leva
    Offerta che non puoi rifiutare. "In pratica, Israele ha in mano la maggior parte delle "carte" ed usa la popolazione palestinese come ostaggio per obbligare la leadership palestinese a concedere richieste sempre piu' onerose" - Dott. Majed Nassar. Israele desidera determinare la struttura dei negoziati sulla base della forza piu' che su quella della giustizia.

    Uomo di pace
    Criminale di guerra.

    Militanti
    La resistenza. I media occidentali non possono riferirsi alla resistenza palestinese come "militari", perche', ovviamente, questo termine non puo' essere applicato in questo contesto. Il termine "militanti", a questo punto, convoglia comunque l'immagine di bande armate, e dunque rende piu' semplice giustificare gli assassinii israeliani. (vedi assassinii mirati)

    Moderata pressione fisica
    Tortura. Israele e' l'unico paese al mondo in cui la tortura sia legalizzata ed usata di routine.

    Crescita naturale
    Espansione premeditata delle colonie. Giustificazione per continuare ad espandere le colonie. Ogni volta in cui si chiede ad Israele di smettere di costruire insediamenti coloniali su territorio occupato, esso risponde che l'espansione delle colonie esistenti e' necessaria per soddisfare la "crescita naturale", cioe' l'arrivo continuo di immigranti colonialisti. Molte colonie hanno una grossa percentuale di case vuote. Per quale motivo c'e' bisogno di ulteriore espansione?

    Neighbor practice (Uso di residenti)
    Scudi umani. "L'uso di un residente locale come scudo umano e' un crimine di guerra. Cio' e' stato confermato, in televisione, dall'ex presidente della Corte Suprema Militare. La Quarta Convenzione di Ginevra proibisce espressamente l' uso di persone "protette" (come la convenzione definisce gli abitanti di un territorio occupato) a questo scopo. Questa pratica, come quella di obbligare i residenti a girare attorno ad una costruzione che si sospetta sia stata minata, e' simile all'assassinio di ostaggi in rappresaglia per azioni della resistenza. Questa e' una pratica molto utilizzata, a cui e' stato dato un appellativo militare regolare, "neighbor practice". - Uri Avnery, Palestine Chronicle, 19 agosto 2002.

    Dintorni
    Colonia. Gli israeliani ed i loro apologeti insistono che Gilo sia un altro dei dintorni di Gerusalemme. In effetti, esso e' stato costruito su territorio illegalmente confiscato, dunque e' una colonia.

    Senza permesso di costruzione
    Ordine di demolizione. Una scusa per demolire le case palestinesi. Le costruzioni israeliane costruite senza permesso sono risparmiate e, difatti, nessuna abitazione israeliana e' stata mai demolita per tale motivo. In genere, i palestinesi non ottengono il permesso di costruire.

    Operazione X
    Un altro attacco. Alle operazioni militari viene dato un nome che le renda piu' gradevoli - si tratta di un vecchio trucco militare. Ogni giornalista che si riferisca ad un attacco su di un campo profughi utilizzando il nome dato dai militari all'operazione, come minimo, non e' obiettivo.

    Processo di pace
    [Nota: la pronuncia, in inglese, di questo termine, da parte di Ariel Sharon e' "piss process". Sharon si riferisce spesso alla "pace" come ad un risultato. Lui e' sempre a favore del "processo di pace", mai della pace]. Trucco per placare l'opinione pubblica mondiale. Processo perpetuo che non intende giungere a nessuna conclusione. Mezzo per guadagnare tempo e consolidare la presa israeliana sui territori occupati, espandendo i "fatti sul terreno", cioe' le colonie. Dal loro punto di vista, piu' lunghi sono i negoziati che portano ad infinite trattative, meglio e'. Di tanto in tanto, se i negoziati fanno progressi, c'e' bisogno di una pausa, ad esempio le elezioni, dopo le quali e' tempo di ricominciare tutti i negoziati daccapo.

    Investigazione pendente
    Caso chiuso. Di 25 investigazioni condotte dall'esercito israeliano negli ultimi 22 mesi, sei sono state chiuse senza alcun risultato, le altre devono ancora essere completate. "L'esercito difficilmente apre inchieste su casi di omicidi extragiudiziari", ha detto Lior Yavne, portavoce di Bet'selem. "L'esercito si comporta fondamentalmente con impunita'. I soldati hanno capito che possono fare tutto cio' che vogliono senza affrontare problemi" - Marie Colvin, "Morte crudele di un eroe locale della Cisgiordania", Sunday Times, 21 luglio 2002.

    Ritiro a tappe
    Spostamento a malincuore delle forze d'occupazione da un'area scelta a caso, secondo una tabella di date che esso determina, ma solo dopo aver avuto la garanzia che la popolazione locale sara' controllata a soddisfazione. Chiaramente non vengono smantellate le colonie, ma viene solo sgombrata l'area in cui il costo dell'occupazione e' divenuto troppo alto.

    Prova di residenza
    Confisca della carta d'identita'. I residenti palestinesi di Gerusalemme sono spesso obbligati a mostrare le loro carte d'identita' come prova dei loro diritti di residenza. Spesso la polizia le confisca e colui che subisce la confisca perde il diritto di residenza. Le famiglie coinvolte spesso perdono le loro abitazioni e vengono "trasferite". Le vittime di questa politica di "transfer" burocratico sono migliaia. Le carte d'identita', di norma, non vengono sostituite: le vittime, infatti, non possono dimostrare la loro residenza perche' la carta precedente e' stata confiscata. Fotocopie della carta d'identita' non vengono considerate prove valide per la sostituzione dei documenti.

    Far entrare quanti piu' ebrei e' possibile e scacciare i palestinesi.
    "Riteniamo moralmente sbagliato che questo diritto legale sia concesso a noi, mentre il popolo che avrebbe maggiore diritto ad un genuino "ritorno", dopo essere stato costretto ad andar via con la forza e la minaccia del terrore, ne viene escluso", lettera di ebrei britannici che rinunciano al loro "diritto al ritorno", The Guardian, 8 agosto 2002. Il "diritto al ritorno" richiede la determinazione a scacciare la popolazione nativa.

    Rocce
    Pietre. I palestinesi lanciano pietre ai soldati nei carriarmati e nei veicoli corazzati - un simbolo di sfida e resistenza.

    Sicurezza
    La loro sicurezza. Richiede che gli occupanti non siano attaccati, e che la violenza non entri in Israele. Il termine "sicurezza" si riferisce sempre a quella di Israele, mai a quella palestinese.

    Insediamento
    La terra rubata. Villaggi per soli ebrei costruiti su terra confiscata ai palestinesi in maniera violenta. Lo scopo degli insediamenti e' ottenere una pretesa permanente in quella terra ed impedire la formazione di uno stato palestinese. Questi villaggi appaiono sempre sulle mappe israeliane, mentre i villaggi palestinesi la cui terra e' stata confiscata per la costruzione degli insediamenti, scompaiono prontamente dalle stesse mappe.

    Roccaforte del terrorismo
    I campi profughi, abitati da centinaia di migliaia di palestinesi scacciati dai villaggi conquistati da Israele.

    Sospetto
    Motivo valido per imprigionare o assassinare (vedi detenzione amministrativa)

    Assassinii mirati
    Assassinio in cui un comandante militare ha il ruolo di giudice, giuria e boia. La Convenzione di Ginevra lo definisce "crimine di guerra". "Nessuno si chiede se tutte quelle persone assassinate siano davvero terroristi, o vi siano prove che essi lo erano, o che lo potessero diventare". - Edward Said, Punizione in Dettaglio, 8 agosto 2002.

    Terrorismo
    Resistenza, violenza in risposta. Una popolazione oppressa ha il diritto di resistere e di usare violenza se non ha alternative. La sua violenza e' definita "terrorismo" ed e' considerata "illegittima". La violenza di Israele e' sempre dipinta come quella dalle caratteristiche del "riscatto".

    Pianificazione urbana
    "Eufemismo per la sostituzione dei palestinesi con gli ebrei, reminiscenza di alcuni usi della "pianificazione cittadina" negli USA" - Noam Chomsky, La Nuova Intifada

    Transfer
    Osceno eufemismo per "pulizia etnica", il quale e' esso stesso un eufemismo.

    Rapporti non confermati
    Racconti dei furti ad opera delle forze israeliane. I rapporti sono confermati solo quando lo dicono gli israeliani o quando li riporta qualche giornalista occidentale. Il racconto palestinese dei fatti non e' sufficiente a sottoscrivere un rapporto, e, al massimo, viene accompagnato dall'aggettivo "presunto".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Risoluzioni ONU ignorate da Israele
    Settantatre (74) risoluzioni dell'Onu di condanna a Israele
    Nessun ispettore, nessuna guerra per farle rispettare.



    Principali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che esprimono condanna all'operato di Israele. Le risoluzioni sono citate per numero e data; se ne indicano inoltre degli estratti che ne illustrano il
    contenuto.

    1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)
    Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.

    2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)
    Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU);esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

    3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)
    Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

    4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)
    Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.

    5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)
    Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme.

    6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)
    Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

    7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)
    Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

    8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)
    Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.

    9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)
    Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.

    10) RISOLUZIONE N. 242 (22 NOVEMBRE 1967)
    Il CS afferma che "l'attuazione dei principi della Carta esige l'instaurazione di una pace giusta e durevole in Medio Oriente, che dovrà comprendere l'applicazione dei due principi seguenti: ritiro delle Forze armate israeliane dai territori occupati durante il conflitto (Guerra dei Sei giorni, ndr); fine di ogni pretesa o stato di belligeranza, il rispetto e il riconoscimento della sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica di ogni Stato della regione e del loro diritto a vivere in pace all'interno di confini sicuri e riconosciuti, liberi da minaccia e da atti di forza". Il CS afferma inoltre "la necessità di garantire la navigazione sulle vie d'acqua internazionali della regione; di realizzare un giusto regolamento dei problemi dei rifugiati; di garantire l'inviolabilità territoriale e l'indipendenza di ciascuno Stato della regione, con misure comprendenti la creazione delle zone smilitarizzate".

    11) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)
    Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.

    12) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)
    Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.

    13) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)
    Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.

    14) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)
    Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.

    15) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.

    16) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)
    Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione.

    17) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)
    Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.

    18) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)
    Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.

    19) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)
    Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.

    20) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)
    Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.

    21) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)
    Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.

    22) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)
    Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.

    23) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.

    24) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)
    Il Cs chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.

    25) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)
    Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.

    26) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)
    Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.

    27) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)
    Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.

    28) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)
    Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.

    29) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)
    Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.

    30) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)
    Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.

    31) RISOLUZIONE N. 338 (22 OTTOBRE 1973)
    "Il CS chiede a tutte le parti impegnate nei presenti combattimenti (Guerra del Yom Kippur, ndr) di cessare il fuoco e mettere fine ad ogni attività militare immediatamente, al più tardi 12 ore dopo il momento dell'adozione della presente decisione, nelle posizioni che occupano ora; chiede alle parti in causa di cominciare immediatamente dopo il cessate il fuoco l'applicazione della Risoluzione 242/1967 del Consiglio di Sicurezza in tutte le sue parti; decide che immediatamente e contemporaneamente al cessate il fuoco, tra le parti in causa cominceranno dei negoziati sotto gli auspici appropriati in vista dell'instaurazione di una pace giusta e durevole in Medio Oriente".

    32) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.

    33) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)
    Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

    34) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)
    Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.

    35) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)
    Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU.

    36) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)
    Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.

    37) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)
    Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

    38) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)
    Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.

    39) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)
    Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.

    40) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)
    Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.

    41) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)
    Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.

    42) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)
    Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi.

    43) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)
    Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.

    44) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)
    Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.

    45) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)
    Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".

    46) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)
    Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.

    47) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)
    Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell'Iraq.

    48) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)
    Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.

    49) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)
    Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.

    50) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)
    Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.

    51) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)
    Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.

    52) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)
    Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari.

    53) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)
    Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e
    chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

    54) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)
    Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.

    55) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)
    Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.

    56) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985)
    Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l'attacco al quartier generale dell'OLP.

    57) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)
    Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.

    58) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)
    Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.

    59) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)
    Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano il diritti umani dei Palestinesi.

    60) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
    Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

    61) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
    Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi.

    62) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
    Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

    63) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
    Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.

    64) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)
    Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram
    al-Sharif/Tempio della Montagna.

    65) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)
    Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu.

    66) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)
    Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.

    67) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)
    Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.

    68) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)
    Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.

    69) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)
    Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.

    70) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)
    Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori
    palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.

    71) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)
    Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.

    72) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)
    Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.

    73) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)
    Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin,alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).

    74) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)
    Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.




    Fonti:
    1. Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship (Chicago: Lawrence Hill, 1993)
    2. http://www.un.org/documents/scres.html
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito Inglesi assassini!

    Vanno in giro per il mondo a fare guerre per portare la loro democrazia. Ma sono assassini ed i loro crimini peggiori li hanno commessi proprio dietro l’uscio di casa, in quell’Irlanda invasa tanto tempo fa e sempre occupata e trattata come una colonia: sono inglesi.
    Dopo quattro anni di indagini il capo della polizia di Londra, Sir John Stevens, ha presentato un documento di appena venti pagine, un estratto delle circa tremila prodotte che rimarranno secretate, dalle quali emergono chiaramente le responsabilità di membri della Force Research Unit (un ramo dei servizi segreti dell'esercito britannico ora sciolto) , di alcuni agenti della la squadra antiterrorimo della polizia dell'Ulster, l’ex Ruc ora Psni e del principale gruppo paramilitare lealista, l'Ulster Defence Association (Uda).
    In base ad un accordo segreto, servizi segreti di Sua Maestà e polizia dell’Iralnda del Nord indicavano i “bersagli” ai gruppi paramilitari. Erano questi poi a fare il “lavoro sporco”.
    Sono stati così assassinati a freddo militanti cattolici, oppure cattolici e basta, senza militanza, repubblicani, pacifisti, difensori dei diritti civili.
    Moltissimi ne sono stati uccisi alla fine degli anni Ottanta, negli anni della “lady di ferro”, della Thatcher.
    L'indagine riguardava in particolare 26 omicidi, ma molti di più sono gli omicidi riconducibili a questa cricca del terrore benedetta da Londra.
    Naturalmente l’indagine, più volte boicottata, è stata fatta da un uomo del regime inglese e pertanto ha utilizzato grande cura per giungere a conclusioni comunque ambigue, per esempio sostenendo che i presunti coinvolgimenti di politici di alto livello dell’epoca non è dimostrato. Non abbiamo bisogno di ulteriori prove per scoprire ciò che qualunque irlandese sa bene: la terra d’Irlanda è divisa, spaccata in due per volontà di un paese invasore che da secoli sta cercando di normalizzare le legittime aspirazioni di indipendenza e di unità del popolo irlandese.
    I britannici, come i loro compari americani, sono molto bravi nell’accusare gli altri di terrorismo, di prevaricazione della libertà, dell’esercizio indiscriminato della violenza e del terrorismo, ma loro per primi utilizzano abitualmente strumenti criminali per sottomettere, per torturare per prevaricare interi popoli.
    E nella cattolicissima Irlanda un certo Osama bin Laden non ha mai messo piede.

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    IL TERRORISMO SIONISTA
    La prima fase dal 1942 al 1947, prima della nascita dello Stato di Israele

    1942.
    "Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale anche la comunità sionista (in Palestina) adottò metodi violenti di lotta. L'uso del Terrorismo da parte loro è descritto in un documento ufficiale del governo britannico di allora":
    'Nel 1942 un piccolo gruppo di estremisti sionisti, guidati da Abraham Stern, si fece notare per una serie di omicidi e di rapine politicamente motivati' (1)
    ***
    1944.
    'Il Ministro inglese per il Medioriente, Lord Moyne, viene assassinato da due membri del gruppo Stern, al Cairo. Sempre nello stesso anno il gruppo fuorilegge sionista Irgun Tzeva'i Leumi distrugge numerose proprietà del governo britannico. Le azioni terroristiche dei gruppi Stern e Irgun sono state condannate dallo stesso portavoce della Comunità Ebraica.' (1)
    ***
    1946.
    'Il 22/7/1946, la campagna condotta delle organizzazioni terroristiche (sioniste) raggiunse nuovi livelli, con una esplosione che distrusse un'ala dell'hotel King David di Gerusalemme, che conteneva gli uffici della Segreteria del governo e il quartier generale britannico, uccidendo 86 impiegati, arabi ebrei e inglesi, e 5 passanti.' (1)
    ***
    1946.
    'Altre attività terroristiche (sioniste) includono: il rapimento di un giudice inglese e di alcuni ufficiali, e l'attentato dinamitardo a un Club di Ufficiali inglesi a Gerusalemme con grave perdita di vite umane.' (1)
    ***
    "Menachem Begin (futuro premier israeliano) fu definito dagli inglesi un 'leader terrorista' per aver fatto esplodere l'hotel King David a Gerusalemme, che a quel tempo venne considerato uno dei peggiori atti terroristici del secolo." (1bis)
    ***
    Un altro documento ufficiale britannico del 1946 dichiara:
    "Il Governo di Sua Maestà britannica è arrivato alle seguenti conclusioni: che il gruppo (sionista) Haganah e il suo associato Palmach lavorano sotto il controllo politico dei membri della Agenzia Ebraica; e che essi sono responsabili di sabotaggi e di violenze..." (2)
    ***
    "Questa campagna terroristica contro gli arabi palestinesi e contro gli inglesi raggiunse tali proporzioni che Churchill, un forte sostenitore dei sionisti e a quel tempo Primo Ministro inglese, dichiarò alla Camera dei Comuni: 'Se i nostri sogni per il sionismo devono finire nel fumo delle pistole degli assassini e se i nostri sforzi per il futuro del sionismo devono produrre un nuovo gruppo di delinquenti degni della Germania nazista, molti come me dovranno riconsiderare le posizioni tenute così a lungo.' (3)

    ALCUNI COMMENTI STORICI SU QUESTO PERIODO
    "Il grande umanista sionista Ahad Ha'am lanciò un allarme contro la violazione dei diritti dei palestinesi (da parte dei sionisti): 'E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina? Erano servi nelle terre della Diaspora e d'improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un'inclinazione al despotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose.' (4)
    ***
    Dichiarazione di Lord Sydenham alla Camera dei Lord di Londra sul Mandato britannico in Palestina (1922):
    "Il danno prodotto dall'aver riversato una popolazione aliena (i sionisti immigrati in Palestina) su una terra araba forse non si riparerà mai più...Ciò che abbiamo fatto, facendo concessioni non agli ebrei ma ad un gruppo di estremisti sionisti, è stato di aprire una ferita in Medioriente, e nessuno può predire quanto essa si allargherà." (5)
    ***
    Dichiarazione della Commissione Shaw del governo inglese, a proposito delle violenze fra arabi e sionisti nel 1929:
    "...prima della Grande Guerra (1915-18) gli arabi e gli ebrei vivevano fianco a fianco, se non in amicizia, almeno con tolleranza... negli 80 anni precedenti (alla Grande Guerra) non ci sono memorie di scontri violenti (come quelli iniziati nel 1920)." (6)
    ***
    "L'espansione territoriale (sionista) attraverso l'uso della forza produsse un grande esodo di rifugiati (palestinesi) dalle zone degli scontri. I palestinesi sostengono che questa era un politica precisa che mirava all'espulsione degli arabi per far posto agli immigrati (sionisti) e citano, fra le altre, le dichiarazioni del leader sionista Theodor Herzl":
    'Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra... Sia il processo di espropriazione che l'espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione...' (7)
    ***
    Da un documento delle Nazioni Unite:
    "La comunità ebraica della Palestina ancora si rifiuta pubblicamente di aiutare l'Amministrazione (ONU) a reprimere il Terrorismo (sionista), e cita come ragione il fatto che le politiche dell'Amministrazione sarebbero contrarie agli interessi ebraici." (8)


    IL TERRORISMO SIONISTA-ISRAELIANO
    La seconda fase, dal 1947 al 1977, attraverso la nascita dello Stato di Israele


    "Uno dei più scabrosi atti di Terrorismo (sionista) contro la popolazione civile (palestinese) si registra, secondo fonti palestinesi ma anche secondo altre fonti, nell'aprile 1948 a Deir Yassin, un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Un ex governatore militare israeliano di Gerusalemme scrive in proposito":
    'Il 9 aprile abbiamo subito una sconfitta morale, quando le due gang Stern ed Etzel (sionisti) lanciarono un attacco immotivato contro il villaggio di Deir Yassin... Si trattava di un villaggio pacifico, che non aveva aiutato le truppe arabe di oltre frontiera e che non aveva mai attaccato le zone ebraiche. Le gang (sioniste) lo avevano scelto solo per ragioni politiche. Si è trattato di un atto di puro Terrorismo... Alle donne e ai bambini non fu dato tempo di fuggire... e molti di loro furono fra le 254 vittime assassinate, secondo l'Alto Comitato Arabo... Quell'evento fu un disastro in tutti i sensi... (le gang) si guadagnarono la condanna della maggioranza degli ebrei di Gerusalemme." (9)
    ***
    Alcuni leader sionisti negarono la strage di Deir Yassin, ma anche nella negazione ammisero esplicitamente di aver usato l'arma del Terrorismo psicologico, che non è meno letale. Scrisse Menachem Begin (futuro premier di Israele):
    "Il panico travolse gli arabi nella Terra di Israele e iniziarono a fuggire in preda al terrore. Non ciò che accadde a Deir Yassin, ma ciò che fu inventato su Deir Yassin ci aiutò a vincere...in particolare nella conquista di Haifa, dove le forze ebraiche avanzarono come un coltello nel burro mentre gli arabi fuggivano nel panico gridando 'Deir Yassin!'." (10)
    ***
    Menachem Begin fu però ritenuto uno dei responsabili della strage di Deir Yassin:
    "Il 9 aprile un'atrocità di enormi proporzioni fu perpetrata a Deir Yassin... furono massacrate 254 persone da membri della gang di Menachem Begin. Alcuni uomini del villaggio furono trascinati attraverso Gerusalemme prima di essere uccisi." (11)
    ***
    "Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l'allora Ministro israeliano dell'agricultura, Aharon Cizling, ad affermare: 'Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa...Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti...Ma devono essere indagati.' (12)
    ***
    1948. "Folke Bernadotte fu nominato mediatore (in Palestina) dall'Assemblea Generale dell'ONU...ma prima che l'ONU potesse considerare le sue osservazioni fu assassinato dalla gang (sionista) Stern, una delle tante organizzazioni terroristiche le cui azioni erano diventate più spudorate dalla fine del Mandato (britannico). Il rapporto delle Nazioni Unite sull'assassinio disse che il governo provvisorio di Israele doveva assumersi la piena responsabilità di queste uccisioni... Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese al governo di Israele di indagare e di presentare un rapporto, ma nessun rapporto fu mai presentato...Gli assassini di Bernadotte vestivano uniformi dell'esercito israeliano." (12 bis)
    ***
    Dalla proclamazione dello Stato di Israele (14/05/1948) e durante il trentennio successivo il Terrorismo israeliano nei territori occupati si esprime in una miriade di atti criminosi, in particolare rivolti alla popolazione palestinese dei territori occupati, al punto da richiedere nel 1977 l'intervento ufficiale e indignato dell'ONU con una risoluzione di condanna che parla chiaro:
    "L'Assemblea Generale ha ripetutamente votato risoluzioni che criticano le azioni di Israele nei territori occupati. La risoluzione votata nel 1977, che riflette i toni di quelle precedenti, dichiara che l'Assemblea": 'Condanna le seguenti politiche e pratiche israeliane: a)... b)... c) L'evacuazione, deportazione, espulsione, e trasferimento degli abitanti arabi dei territori occupati e la negazione del loro diritto di ritorno - d) L'espropriazione e confisca delle proprietà arabe nei territori occupati - e) La distruzione e demolizione delle case (arabe) - f) Gli arresti di massa e i maltrattamenti della popolazione araba - g) I maltrattamenti e le torture dei detenuti (arabi)...'
    '(La Commissione dell'ONU per i Diritti Umani) deplora ancora una volta le continue violazioni da parte di Israele delle norme della legalità internazionale nei territori arabi occupati... in particolare le gravi violazioni di Israele della Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra, che sono considerate crimini di guerra e un affronto all'umanità.' (13)


    IL TERRORISMO ISRAELIANO
    La terza fase, dal 1977 al 1988

    Israele, col pretesto di combattere il Terrorismo palestinese, bombarda e attacca il sud del Libano dal 1973 al 1978, causando enormi sofferenze fra i civili e la fuga verso Beirut di centinaia di profughi shiiti. (14) Poi, nel 1978, alcuni terroristi palestinesi provenienti dal Libano meridionale si infiltrano in Israele e massacrano trentasette turisti israeliani su una spiaggia di Haifa. In reazione a questo crimine Israele invade il sud del Libano, causando circa 2000 morti, la maggioranza civili. (15) Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu ONU (UNIFIL). L'UNIFIL però dovrà fare i conti con la presenza nell'area libanese sotto occupazione israeliana delle spietate milizie mercenarie della South Lebanese Army, che erano interamente sotto il controllo di Israele e che per conto di Israele conducevano azioni militari e ogni sorta di atto terroristico, come quello qui descritto:
    "I soldati irlandesi (dell'UNIFIL) Derek Smallhorn, Thomas Barrett e John O'Mahony stavano scortando due osservatori dell'ONU all'interno della zona di Haddad (leader della South Lebanese Army). Caddero in una imboscata di miliziani cristiani e furono portati a Bent Jbail, dove O'Mahony riuscì a fuggire... Smallhorn e Barrett furono visti da un osservatore americano dell'ONU mentre, terrorizzati, venivano sospinti su un'auto... un'ora più tardi venivano assassinati con un singolo colpo alla nuca... Gli Israeliani, che controllavano la zona, negarono di essere al corrente delle uccisioni... Ma ciò che infuriò gli ufficiali del 46esimo Battaglione irlandese (dell'UNIFIL) fu che ricevettero informazioni riservate secondo cui un agente dello Shin Bet (servizi segreti israeliani) era presente all'assassinio di Smallhorn e Barrett... il suo nome in codice era Abu Shawki... Una indagine dell'ONU identificò gli assassini... Ma Israele, che si definisce il cacciatore di 'Terroristi', non volle consegnarli, e non li condannò come 'Terroristi'; al contrario, li aiutò a lasciare il Libano, attraverso Israele, e a stabilirsi a Detroit (Usa)". (16)
    ***
    Nel 1982 Israele invade il Libano; il ministro della difesa di allora è Ariel Sharon (futuro premier). Uno dei più atroci crimini di guerra (e atto di Terrorismo) degli ultimi 50 anni accade proprio sotto gli occhi e con la connivenza piena delle truppe israeliane. (17)
    Parliamo del massacro di Sabra e Chatila, i cui esecutori materiali furono le milizie falangiste libanesi sotto il pieno controllo di Israele. (17)
    "Il 15 settembre 1982 Bashir Gemayel, presidente del Libano, fu assassinato... Lo stesso giorno le forze israeliane avanzarono su Beirut ovest. Il 16 di settembre gli israeliani arrivarono a controllare quasi tutta Beirut ovest e circondarono i campi profughi palestinesi. Il giorno seguente il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condannò la mossa di Israele con la risoluzione 520... IL 17 settembre giunse notizia che gruppi armati erano entrati nel campo profughi di Sabra e Chatila di Beirut ovest e ne stavano massacrando la popolazione civile. Il 18 settembre fu confermato che una strage immane era stata compiuta. Centinaia di cadaveri di uomini donne e bambini furono scoperti, alcuni mutilati, altri apparentemente uccisi mentre tentavano di fuggire; molte case erano state fatte saltare in aria con dentro gli occupanti." (18)
    ***
    Le responsabilità israeliane per quel massacro sono documentate oltre ogni dubbio. La commissione di inchiesta dello stesso governo israeliano, la Commissione Kahan, nel suo rapporto dell'8 febbraio 1983 dichiara:
    "Menachem Begin (allora premier di Israele) fu responsabile di non aver esercitato una maggior influenza e consapevolezza nella questione dell'introduzione dei falangisti nei campi (profughi). Ariel Sharon (Min. Difesa di Isr.) fu responsabile di aver ignorato il pericolo di strage e di vendetta quando diede il permesso ai falangisti di entrare nei campi (profughi), ed è anche responsabile di non aver agito per impedire la strage... la nostra conclusione è che il Ministro della Difesa è personalmente responsabile. Il Capo di Stato Maggiore (israeliano) Eitan non diede i giusti ordini per prevenire il massacro. La Commissione chiede che il Ministro della Difesa rassegni le sue dimissioni." (19)
    L'invasione israeliana del Libano nel 1982 fu approvata dagli Stati Uniti (20), e costò la vita a circa 17.000 civili innocenti. (21)
    ***
    Fra i crimini terroristici e di guerra dello Stato di Israele vi è anche la continua violazione di quasi tutte le fondamentali norme della legalità internazionale. Le seguenti parole esprimono una condanna agghiacciante della condotta di Israele nei territori occupati attraverso tutti gli anni '80:
    "In particolare, le politiche (di Israele) e le sue azioni nei territori occupati continuano a costituire violazioni evidenti di una serie di precise norme di legalità internazionale. Queste norme sono: la Carta delle Nazioni Unite - la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra del 12 agosto 1949 - la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Prigionieri di guerra del 12 agosto 1949... Le politiche di deportazione, le torture dei detenuti, gli arresti di massa, la demolizione delle case (palestinesi), i pestaggi arbitrari e gli omicidi di persone innocenti - fra cui bambini donne e anziani - oltre alle umiliazioni inflitte ai palestinesi nella loro vita quotidiana, sono state sistematicamente applicate dalle autorità israeliane nei territori occupati. Tutto ciò è stato aggravato dalla crescente violenza dei coloni (ebrei) armati contro la popolazione palestinese disarmata." (22)
    ***
    Il Comitato Internazionale della Croce Rossa lancia le stesse accuse a Israele, aggiungendovi la condanna dell'odiosa pratica delle truppe israeliane di espellere i civili palestinesi dalle loro abitazioni e di murarne le entrate, nonché la pratica di confiscare arbitrariamente le loro terre e dichiararle proprietà di Israele. (23)
    ***
    Le condanne internazionali di Israele si susseguono in un coro continuo, ma Israele le ignora totalmente. Come già nel 1977, nel 1985 di nuovo la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione (1985/1A) di forte condanna in cui si legge:
    "...Israele si rifiuta di permettere al Comitato Speciale di avere accesso ai territori occupati... la Commissione conferma la sua dichiarazione secondo cui le violazioni israeliane della Quarta Convenzione di Ginevra sono crimini di guerra e un insulto all'umanità." (24)
    ***
    Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione) palestinese, la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione che denuncia ancora il Terrorismo di Israele:
    "Nella risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei territori occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi. (La Commissione) condanna altre pratiche violente e sistematiche di Israele, fra cui le uccisioni, i ferimenti, gli arresti e le torture... e i rapimenti di bambini palestinesi." (25)
    ***
    "Nel corso dell'anno (1988) Israele continuò a reprimere i palestinesi nei territori occupati... culminando con l'assassinio a Tunisi, commesso da un commando israeliano il 16 aprile, di Khalil al-Wazir, vice comandante in capo delle forze palestinesi e membro del Comitato centrale dell'OLP... Il 25 aprile il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adottò la risoluzione 611... in cui si condanna Israele per l'aggressione contro la sovranità e l'integrità territoriale della Tunisia, in violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e delle norme di condotta." (26)
    ***
    "L'assassinio di Khalil al-Wazir... corrispondeva perfettamente alla definizione del Dipartimento di Stato americano di cosa sia il 'Terrorismo internazionale', ma nessun dipartimento del governo USA suggerì che Israele fosse colpevole di Terrorismo." (27)


    ISRAELE E L'USO DELLA TORTURA

    Come si è già visto, nei rapporti della Commissione dell'ONU per i Diritti Umani si accusa spesso Israele di praticare la tortura, che è uno strumento di Terrore universalmente condannato. Lo Stato di Israele non solo pratica la tortura, ma è persino arrivato a legalizzarla, unica fra le democrazie mondiali. Lo afferma Amnesty International:
    "Lo Stato di Israele ha a tutti gli effetti legalizzato la tortura, nonostante sia un firmatario della Convenzione Contro la Tortura (dell'ONU). Israele ha fatto questo in tre modi: primo, l'uso da parte dello Shin Bet (Servizio di Sicurezza) di 'quantitativi moderati di pressioni fisiche' (sui detenuti) fu permesso dal rapporto della Commissione Landau nel 1987 e approvato dal governo... secondo, dall'ottobre 1994 il Comitato Ministeriale di Controllo dello Shin Bet, organo del governo di Israele, ha rinnovato il diritto di praticare (sui detenuti) un uso ancor maggiore della forza fisica... e terzo, nel 1996 la Suprema Corte di Israele ha emesso una sentenza che permette a Israele di continuare nell'uso della forza fisica contro specifici detenuti." (28)
    ***
    B'Tselem, forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d'Israele, scrive:
    "Nel 1995 un detenuto palestinese è morto a causa degli 'strattonamenti' (sotto interrogatorio). Il Primo Ministro di allora, Yitzhak Rabin, affermò in quella occasione che quel metodo di pressione fisica era stato usato contro 8.OOO detenuti... Neppure la morte di quel detenuto convinse il governo a proibire quei metodi brutali durante gli interrogatori." (29)
    ***
    "Esiste una montagna di prove sull'uso israeliano della tortura. Chiunque ne dubiti dovrebbe chiedere di avere accesso al 'Complesso Russo' dei servizi segreti israeliani a Gerusalemme, oppure ai prigionieri della prigione di Khiam, nella (ex) zona occupata da Israele nel sud del Libano." (30)


    ISRAELE E GLI OMICIDI POLITICI, LE DEMOLIZIONI, IL TERRORISMO MILITARE, FINO AI NOSTRI GIORNI


    Lo Stato di Israele ha legittimizzato la pratica di ammazzare presunti o sospetti "terroristi" senza neppure arrestarli, senza dunque sottoporli ad alcun procedimento legale, senza diritto di difesa o di appello. Semplicemente li ammazza. Scrive Amnesty International:
    "L'uso degli omicidi politici. Israele non solo ha praticato la condanna a morte extragiudiziale per trent'anni, ma ha anche ufficialmente approvato questa pratica. Dal 9 dicembre 1987 al 13 settembre 1993 circa 1.070 civili palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati... il tentato omicidio di Khaled Mesh'al ad Amman è una flagrante violazione del diritto alla vita... ma il rapporto della commissione di inchiesta del governo israeliano (su questo evento) è scioccante nel suo disprezzo per la legalità... Continua a esserci una impunità quasi totale per gli omicidi extragiudiziali inflitti ai palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane. Le forze di sicurezza israeliane che praticano la condanna a morte extragiudiziale non portano prove di colpevolezza (delle vittime), né concedono il diritto di difesa." (31)
    ***
    Questo è l'amaro commento su queste pratiche dell'organizzazione israeliana per i Diritti Umani B'Tselem:
    "Gli omicidi sono stati parte integrante delle politiche di sicurezza israeliane per molti anni. Israele è l'unica nazione democratica che considera legittime queste pratiche." (32)
    ***
    Abbiamo già parlato della distruzione arbitraria di abitazioni civili palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati. Questo crimine è continuato fino ai giorni nostri, al punto che Amnesty International nel 1999 ha pubblicato un rapporto dove la durezza della condanna espressa è marcatamente superiore al passato:
    "Dal 1967, anno dell'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte... si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. Ma la politica di Israele è basata sulla discriminazione. I palestinesi vengono colpiti per nessun'altra ragione a parte il fatto di essere palestinesi. Nel fare ciò gli Israeliani hanno violato la Quarta Convenzione di Ginevra." (33)
    ***
    "Nell'ambito dell'operazione militare israeliana denominata "Grapes of Wrath", l'esercito di Israele ha attaccato la sede ONU di Qana con la morte di 102 civili." (34)
    ***
    Una dei più gravi atti terroristici israeliani, in violazione di ogni norma morale e di legalità internazionale, è l'indiscriminato attacco armato agli operatori medici e paramedici che vanno in soccorso ai civili e ai militari palestinesi feriti o uccisi durante gli scontri. Questa ignobile pratica è documentata oltre ogni dubbio:
    "Le Forze di Difesa israeliane hanno sparato sui veicoli che tentavano di raggiungere gli ospedali, con conseguenti morti e feriti. Medici e personale paramedico sono stati uccisi da colpi di arama da fuoco (israeliani) mentre viaggiavano sulle ambulanze, in chiara violazione della legalità internazionale. (35)
    ***
    "Durante l'operazione "Grapes of Wrath", l'esercito di Israele, secondo il nostro rapporto, ha attaccato un'ambulanza che trasportava civili, uccidendone sei." (36)
    ***
    "E' stata mostrata in televisione la morte di Muhammad al-Dura, di 12 anni (palestinese), colpito a morte all'incrocio Netzarim il 30 settembre a Gaza, mentre il padre tentava di proteggerlo. L'ambulanza che è corsa a soccorrere Muhammad al-Dura e suo padre fu bersagliata di colpi d'arma da fuoco e l'autista fu ucciso." (37)
    ***
    Anche la Croce Rossa Internazionale è duramente intervenuta nel condannare questi atti di Terrorismo militare:
    "Il 2 aprile 2002 Il Comitato Internazionele delle Croce Rossa '...urgentemente e solennemente fa appello a tutti coloro che fanno uso di armi di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra." (38)
    ***
    La negazione di soccorso medico urgente alla popolazione palestinese da parte dell'esercito di Israele non si limita all'attacco alle ambulanze in situazioni di conflitto. Ai posti di blocco israeliani, disseminati su tutti i territori occupati, avvengono fatti gravi. La denuncia è sempre di Amnesty International:
    "Altri ostacoli sono stati messi al diritto dei pazienti palestinesi di recarsi in ospedale, con ritardi ai posti di blocco o con il rifiuto di passare imposto dai soldati israeliani... secondo B'Tselem (forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d'Israele) ciò ha prodotto dei decessi. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra è stata continuamente violata dall'esercito di Israele." (39)
    ***
    "Almeno 29 sono stati i decessi in seguito al rifiuto (da parte dei soldati israeliani ai posti di blocco) di concedere il passaggio verso i centri medici, o a causa dei ritardi... ci sono stati diversi casi di parto ai posti di blocco." (39 bis)


    GLI ULTIMI GRAVI SVILUPPI NEI TERRITORI OCCUPATI. ISRAELE DI NUOVO SOTTO ACCUSA PER GRAVI VIOLAZIONI E PER TERRORISMO MILITARE

    A conclusione di questa inquietante cronologia di eventi, che dimostra ampiamente l'uso israeliano, sia come Stato che come individui, del Terrorismo, proponiamo alcuni spezzoni relativi agli ultimi tragici sviluppi nei territori occupati. Sono tratti anche dai media internazionali e non pretendono di dare un quadro completo delle presunte atrocità commesse da Israele in questi giorni, per due motivi: perché non sono state ancora indagate ufficialmente e perché l'offensiva israeliana è ancora in corso.
    Commenti sui fatti di questi giorni (aprile 2002)
    "In ogni caso, le Forze di Difesa israeliane hanno agito come se il loro principale scopo fosse quello di punire tutti i palestinesi. Le Forze di Difesa israeliane hanno compiuto atti che non avevano nessuna importanza militare ovvia; molti di questi, come gli omicidi extragiudiziali, la distruzione delle case (palestinesi), la detenzione arbitraria (di palestinesi) e le torture, violano i Diritti Umani internazionalmente sanciti e la legalità internazionale... L'esercito di Israele, oltre a uccidere i palestinesi armati, ha anche colpito e ucciso medici e giornalisti, ha sparato alla cieca sulle case e sulla gente per la strada... I delegati di Amnesty International che dal 13 al 21 di marzo hanno visitato i territori occupati hanno visto una scia di devastazione... Le Forze di Difesa israeliane hanno deliberatamente tagliato l'elettricità, l'acqua, i telefoni, lasciando isolate intere aree per almeno 9 giorni. Hanno negato l'accesso alle agenzie umanitarie dell'ONU che volevano portare soccorso, e persino ai diplomatici che volevano rendersi conto dell'accaduto... Hanno vietato alle ambulanze, incluse quelle del Comitato Internazionale delle Croce Rossa, di muoversi, o hanno causato loro ritardi che mettevano in pericolo la vita dei pazienti. Hanno sparato ai medici che tentavano di aiutare i feriti, che sono morti dissanguati per le strade." (40)
    ***
    "Scrive Aviv Lavie sul giornale Ha'aretz (israeliano): 'Un viaggio attraverso i media israeliani mette in mostra un enorme e imbarazzante vuoto fra quello che ci viene raccontato e quello che invece il mondo vede, legge e sente. Sui canali televisivi arabi, ma non solo su quelli, si possono vedere le immagini dei soldati israeliani che invadono gli ospedali (palestinesi), che distruggono i macchinari medici, che danneggiano i farmaci, e che rinchiudono i medici lontano dai loro pazienti.' (41)
    ***
    Zbigniev Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente USA Jimmy Carter, ha detto:
    "La realtà è che i morti palestinesi sono tre volte quelli israeliani, e fra loro un numero realtivamente piccolo erano veramente guerriglieri. La maggior parte erano civili. Alcune centinaia erano bambini." (42)
    ***
    "Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale israeliano di alto rango ha sollecitato l'esercito 'ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l'esercito tedesco combatté nel Ghetto di Varsavia'. A giudicare dal recente massacro dell'esercito di Israele nella Cisgiordania - ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi "per sport" (scritto da Chris Hedges, New York Times, ex capo della redazione al Cairo), ha rastrellato, ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati i numeri di riconoscimento sulle braccia, ha torturato indiscriminatamente, ha negato l'acqua, l'elettricità, il cibo e l'assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all'interno - sembra che l'esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell'ufficiale. Ma se gli israeliani non voglio essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti." (43)
    ***

    "I palestinesi devono essere colpiti, e provare molto dolore. Dobbiamo infliggergli delle perdite, delle vittime, così che paghino un prezzo pesante." *
    * dichiarazione dell'attuale Primo Ministro di Israele, Ariel Sharon, a una conferenza stampa del 5 marzo 2002.

    Note bibliografiche
    1. ONU: La questione palestinese. British Government, The political history of Palestine (Memorandum to the United Nations Special Committee on Palestine, Jerusalem 1947, p.30)
    1 bis. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 280
    2. ONU: La questione palestinese. British Government, Palestine: Statement relating to acts of violence, Cmd. 6873 (1946), p.3
    3. ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine, vol. 1, p.73
    4. ONU: La questione palestinese. Kohn, Hans, "Ahad Ha'am: Nationalists with a difference" in Smith, Gary (ed.): Zionism: the Dream and the Reality (New York, Harper and Row, 1974), pp. 31-32
    5. ONU: La questione palestinese. British Government, Hansard's reports, House of Lords, 21 june 1922, p. 1025
    6. ONU: La questione palestinese. Report of the Commission on the Palestine Disturbances of august 1929, Cmd.3530 (1930), p.150
    7. ONU: La questione palestinese. Herzl, Theodore, "The complete diaries" (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p.88
    8. ONU: La questione palestinese. Official records of the General Assembly, Second Session, Supplement No. 11, document A/364, vol. II, p.28
    9. ONU: La questione palestinese. Joseph, Dov, "The Faithful City" (N.Y. Simon & Schuster, 1960), pp. 71-72
    10. ONU: La questione palestinese. Begin, op. cit., pp. 164-165
    11. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.194
    12. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.195
    12 bis. ONU: La questione palestinese. Official records of the Security Council, Third Year, Supplement for October 1948, pp. 4-9, documents S/1018
    13. ONU: La questione palestinese. General Assembly resolutions 32/91 C of 13 december 1977 & Commission on Human Rights resolution 1 (XXXIII) of 15 february 1977
    14. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 33
    15. & 16 Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 123 & p.p. 151-152
    17. Rapporto della Commissione d'Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)
    18. The Origins and Evolution of the Palestine Problem, United Nations, N.Y. 1990
    19. Rapporto della Commissione d'Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)
    20. Ze'ev Schiff, "Green Light, Lebanon" Foreign Policy, Spring 1983
    21. Robert Fisk, "The Awesome Cruelty of a Doomed People", The Independent, 12/09/2001, p.6
    22. ONU: La questione palestinese. Report of the Special Committee to Investigate Israeli practices affecting Human Rights of the population of the Occupied Territories (A/43/694), paras.499 and 619
    23. ICRC Annual Reports: 1984, pp. 66-68; 1985, pp. 72-73; 1986, pp. 71-72; and 1987, pp. 83-85
    24. ONU: La questione palestinese. 41esima Sessione a Ginevra della Commissione ONU per i Diritti Umani, febbraio 1985
    25. ONU: La questione palestinese. Commissione ONU per i Diritti Umani, rapporto alla 44esima Sessione, marzo 1988
    26. Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 21-25 aprile 1988, risol. 611
    27. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 441
    28. Amnesty International Reports, London. 53rd UN Commission on Human Rights (1997): Statements and press releases by AI
    29. B'Tselem, Israel, "Legitimizing Torture", Special Report,January 1997
    30. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 403
    31. 54th UN Commission on Human Rights (1998): Statements and Press Releases issued by Amnesty International. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES State assassinations and other unlawful killings 02/2001
    32. Israeli Assassination Policy : extra-judicial executions. Written by Yael Stein, B'Tselem, Israel
    33. Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES "Demolition and Dispossession"
    34. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002
    35. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, "Attacks on health personnel and disrupted health care"
    36. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002
    37. Amnesty International Reports, London. 11/2000 MEDICAL LETTER WRITING ACTION, "Killing and disrupted helth care in the context of the palestinian uprising"
    38. Amnesty International Reports, London. MEDICAL LETTER WRITING ACTION, "Update on attacks on health personnel and disrupted health care", ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES/PALESTINIAN AUTHORITY
    39. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, "Attacks on health personnel and disrupted health care"
    39 bis. Marton R., Weingarten M. Response from Physicians for Human Rights-Israel
    40. Amnesty International Reports, London. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES, "The heavy price of Israeli incursions", 12/04/2002
    41. Alexander Cockburn, "Sharon's wars", American Journal, 09/04/2002
    42. Zbigniev Brzezinski, intervistato al Lehrer News Hour, PBS, USA
    43. Norman G. Finkelstein, "First the Carrot, Then the Stick: behind the carnage in Palestine", 14/04/2002 & Ha'aretz, 25/01/2002, 01/02/2002



    SINTESI STORICA ESSENZIALE PER LA COMPRENSIONE DEL DOCUMENTO

    Al declino dell'impero Ottomano, a partire dal 1880, gruppi di ebrei europei emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie. Fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti.
    Nel 1914, gli immigranti sionisti in Palestina erano 85.000, gli arabi musulmani e cristiani erano 500.000, ai quali si aggiungevano gli ebrei cosiddetti Ottomani (già presenti da tempo in Palestina e perfettamente integrati).
    Nel 1916 le potenze europee siglarono l'accordo di Sikes-Picot: si trattava del piano alleato per dividere l'impero Ottomano (in disfacimento). Gli inglesi di fatto divennero la potenza coloniale in Palestina.
    Nel 1921 cominciarono gli scontri fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 morti arabi).
    Nel 1922 l'Inghilterra ricevette dalla Lega delle Nazioni il Mandato per la Palestina.
    I rapporti fra arabi e sionisti si deteriorano, e nel frattempo le tensioni vengono peggiorate dalla ulteriore ondata di immigrazione di ebrei che fuggono dalla furia genocida di Hitler.
    Cominciano le proposte inglesi di formazione di 2 Stati separati. Esse scontentano sia gli arabi che i sionisti, e le violenze nel frattempo aumentano. E' a questo punto che i sionisti si organizzano in gruppi di guerriglia.
    Nel 1947 gli Inglesi rinunciano al Mandato e passano la palla all'ONU.
    Nel Maggio 1948 gli Stati arabi mandano truppe in aiuto ai palestinesi. Ma gia' le truppe ebraiche avevano conquistato grandi fette di territorio designato dall'ONU come Arabo, provocando la fuga di 300.000 rifugiati palestinesi. Lo Stato d'Israele viene proclamato il 14 maggio 1948. La guerra continua, e all' inizio del 1949 Israele vince conquistando il 73% della Palestina. I rifugiati palestinesi sono ora 725.000.
    Ai palestinesi, alla fine della guerra, rimane Gaza e la Cisgiordania. Nel 1956, Israele attacca l'Egitto conquistando Gaza e il Sinai, ma gli USA li convincono a ritirasi un anno dopo.
    Nel 1964 gli Stati arabi creano l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
    Nel Maggio 1967 il presidente egiziano Nasser stringe un patto di difesa con la Giordania. Ma Israele non aspetta, e nel Giugno 1967 attacca l'Egitto. E' la nota Guerra dei 6 Giorni. In un baleno Israele occupa il Sinai, Gaza, la Cisgiordania, parte del Golan siriano e Gerusalemme Est.
    Nel Novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna la conquista dei territori da parte di Israele con la risoluzione 242, che specificamente chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nella Guerra dei 6 Giorni.
    1973, attacco egiziano e siriano a sorpresa contro Israele (guerra del Kippur). Israele è in seria difficolta', e solo grazie a un massiccio aiuto militare americano si riprende e addirittura avanza nel Golan.
    La base della guerriglia dell'OLP si sposta nel Libano del sud. Nel 1978 Israele invade il sud del Libano. Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu (UNIFIL).
    Nel Settembre 1978 il presidente egiziano Sadat va a Camp David negli USA, dove firma i famosi accordi con Israele. Israele in cambio si ritira dal Sinai. Sadat firma a Washington il 26 marzo 1979 la pace con Israele, primo Stato arabo a farlo.
    Nel 1982 Israele reinvade il Libano, e arriva fino a Beirut. Gli USA mediano nella fuga da Beirut dell'OLP e di Arafat, ma nessuno protegge i civili palestinesi: strage nel campo profughi di Sabra e Chatila. Israele si ritirera' dal Libano (esclusa una fascia al sud) nel 1985.
    Dicembre 1987. Nei territori occupati il pugno di ferro di Israele trova ora un fronte unito, e i giovani palestinesi si lanciano nell'Intifada (sollevazione).
    Nel 1988 Arafat rinuncia ufficialmente al Terrorismo e accetta la risoluzione 242, implicitamente riconoscendo l'esistenza di Israele.
    1993: a Oslo si svolgono colloqui segreti fra l'OLP e il laborista israeliano Shimon Perez con mediazione norvegese di Joan Jorgen Holst.
    Il 9 Settembre 1993 Arafat firma la lettera di riconoscimento dello Stato di Israele, e Israele il 10 Settembre riconosce l'OLP come il legittimo rappresentante dei palestinesi.
    Lunedi' 13 Settembre 1993 Arafat e Rabin a Washington firmano una Dichiarazione di Principi, che comprende il mutuo riconoscimento di Israele e dell'OLP, il ritiro israeliano da Gaza e da Jerico, e un non meglio specificato ritiro israeliano da alcune aree della Cisgiordania entro 5 anni (accordi di "Oslo").
    A partire dal 1999 il premier israeliano Barak concede ad Arafat alcuni territori in più, e a metà del 2000 l'Autorità Palestinese si trova a controllare il 40% della Cisgiordania e il 65% di Gaza. Ma stiamo parlando di pezzetti di territorio palestinese scollegati e interamente circondati da insediamenti ebraici, e controllati giorno e notte da cordoni di militari israeliani.
    Nel luglio del 2000 il presidente americano Clinton convince Arafat e il premier israeliano Barak ad andare a Camp David (USA) per finalizzare gli accordi di Oslo. L'incontro naufraga in un nulla di fatto.
    28 Settembre 2000. Ariel Sharon, leader dell'opposizione israeliana, sfila a piedi presso la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, che è uno dei luoghi più sacri della religione musulmana. Questo viene visto come un oltraggio imperdonabile, e i palestinesi si lanciano nella seconda Intifada.
    Nel febbraio 2001 il laborista Barak perde le elezioni e diviene premier Ariel Sharon del partito Likud.




    Medioriente, la storia dimostra anche il terrorismo israeliano
    di Paolo Barnard

    In Medioriente dilaga il fenomeno del terrorismo. A noi è particolarmente noto il terrorismo palestinese e/o islamico, ma c'è anche il terrorismo israeliano. Il primo è internazionalmente riconosciuto, il secondo no. E qui sta il problema.
    Prima di continuare e per sgombrare il campo da possibili equivoci, ribadiamo con decisione che non v'è dubbio che per decenni alcuni gruppi palestinesi si sono macchiati, e ancora oggi si macchiano, di orrendi crimini terroristici che non trovano alcuna giustificazione politica né morale. La condanna di questi crimini, che storicamente colpiscono soprattutto lo Stato di Israele, deve essere assoluta.
    Eppure, rimane il fatto che in Occidente si fatica ad ammettere che Israele ha praticato e pratica il terrorismo. Taluni rigettano questa nozione radicalmente, anche se la Storia lo dimostra in maniera incontrovertibile.
    Ciò ha dato origine a una impostazione ideologica errata e catastrofica nelle sue conseguenze, a causa della quale ogni approccio internazionale al conflitto israelo-palestinese viene fatalmente viziato da un sistema di "due pesi due misure": solo ai palestinesi viene formalmente chiesto di abbandonare le pratiche terroristiche, a Israele mai. Questo produce continui fallimenti.
    Tale pregiudizio trova appoggio in vaste fasce delle opinioni pubbliche occidentali. Infatti, alle parole "Terrorismo mediorientale" noi associamo d'istinto i volti dei guerriglieri palestinesi, libanesi o iraniani, ovvero del fanatismo islamico armato; ma non ci viene altrettanto spontaneo associarvi i volti dei soldati d'Israele, o quelli dei loro leader politici. Questo è potuto accadere perché l'Occidente ha intenzionalmente alterato la "narrativa" del conflitto israelo-palestinese, per tutelare i propri interessi nell'area. Lo dimostra lo stesso linguaggio mediatico internazionale: da anni in tv o sulle prime pagine dei giornali gli attacchi palestinesi contro i civili israeliani sono sempre definiti (a ragione) "terroristici", ma quelli, altrettanto terrorizzanti delle Forze di Difesa Israeliane contro i civili palestinesi sono sovente chiamati "di autodifesa"; le azioni dei kamikaze di Hamas sono "massacri", mentre le centinaia di omicidi extragiudiziali commessi dai Servizi Segreti israeliani vengono definiti "esecuzioni capitali mirate", e così all'infinito (Chomsky-Fisk-Said et al.).
    Tutto ciò ci ha lentamente resi incapaci di riconoscere l'esistenza del Terrorismo di matrice israeliana, assieme alle atrocità che causa e che ha causato.
    E' imperativo rettificare questo pregiudizio, iniziando dalla accettazione, da parte della comunità internazionale impegnata nel processo di pace, della verità storica. Questo significa che mentre giustamente condanniamo il Terrorismo palestinese, dobbiamo abbandonare il nostro rifiuto di riconoscere e di censurare il Terrorismo di Israele.
    Se ciò non accadrà, non vi è speranza di pace in Medioriente.
    A prova di quanto affermato sopra, sono di seguito elencati alcuni fra i peggiori atti di Terrorismo commessi in Medioriente dalla comunità sionista prima e da Israele o da israeliani poi, con una scrupolosa bibliografia. Le fonti sono principalmente i documenti dell'ONU e di Amnesty International; questo perché siamo consapevoli che nell'esporre un tema tanto controverso ci si deve affidare a fonti assolutamente e storicamente al di sopra delle parti. Abbiamo di proposito scartato ogni fonte che potesse anche vagamente essere accusata di partigianeria, e per tale motivo siamo stati costretti a non includere in questo documento centinaia di "atti di Terrorismo israeliani" riportati nella letteratura sul Medioriente.
    Lo ribadiamo: questo lavoro non è un atto di accusa contro Israele fine a sé stesso, perché se così fosse sarebbe un'esercizio sterile. Esso vuole aiutare il pubblico a rettificare quella "narrativa" distorta che basandosi su "due pesi due misure" condanna il Medioriente a una violenza senza fine.
    Ai lettori il giudizio.

    22.4.2002
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Ma che amici di tutto rispetto!
    Rispettosi verso il diritto di autodeterminazione dei Popoli!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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