Amputare gambe e braccia come deterrente
Quando mi hanno preso, mi hanno domandato se volevo la manica lunga o la manica corta…
15-05-2003 - Fonte: warnews.it
Diritti umani
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Amputare braccia e gambe come deterrente. L'aveva postulato il pluriricercato Sam Bockarie, ribelle sierra-leonese del Ruf, ora finito sotto terra falciato dai mitra liberiani. Ma la pratica della "manica corta, manica lunga" sopravvive al suo inventore e si diffonde tra i ribelli del Lurd (liberiani Uniti per riconciliazione e la democrazia), che stanno stringendo a tenaglia le forze lealiste insieme con l'altro gruppo di rivoltosi del Model.
Tra una battaglia e l'altra i ribelli del Lurd avevano preso l'abitudine di rapire giovani e bambini, per poi reclutarli nelle loro file. Oggi esplode il "nuovo metodo" sistematico e brutale di mutilare i civili. Sarebbero circa 30 le vittime del barbaro taglio delle milizie del Lurd, finite sotto i macete ribelli durante la scorribanda a Ricks Brewerwille, campo di rifugiati non lontano dalla capitale.
Un diciottene, Johnson Doe, mutilate le braccia, ha raccontato il suo calvario a Radio France Internationale: "Quando mi hanno preso, mi hanno domandato se volevo la manica lunga o la manica corta. La manica lunga significa il taglio della mano all'altezza dei polsi, mentre la manica corta salta l'intero braccio, fino al gomito. E siccome non rispondevo hanno deciso che per me era meglio la manica lunga. Mi hanno legato ai piedi. Hanno poi messo una grossa pietra sulla mano destra e con un machete non affilato hanno cominciato a tagliare. Il dolore è indescrivibile. Se il machete fosse stato affilato, avrei sentito minor dolore. Faceva così male che non ho potuto trattenere l'urina. Poi sono svenuto e non so come sono arrivato all'ospedale".
Una testimonianza fra tante nel clima di terrore che si respira nella martoriata Liberia, dove i fronti si moltiplicano e i funzionari Onu scappano a gambe levate. Circa il 60 per cento del territorio è nelle mani dei ribelli. Le notizie dal teatro di guerra sono scarse e frammentarie, tutte filtrate dalla Difesa liberiana.
I media occidentali restano lontani. Il poco che si sa riguarda il porto di Greensville, nel sud est del Paese, ora alle prese con l'ultima terribile battaglia tra lealisti e ribelli del Model, insorti un mese fa nella province orientali. Nessun bilancio delle vittime, la Reuters annuncia solo il perenne stato di guerra.
Testo di C. Benna
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