Strage di Casablanca, una pista porta in Italia
«Arrestato marocchino residente a Vicenza: legami con Al Qaeda». Pisanu: più sorveglianza su 6 mila obiettivi
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
CASABLANCA (Marocco) - I kamikaze di Al Qaeda, venerdì notte, non hanno agito da soli. C’è sempre chi procura l’esplosivo, chi confeziona l’ordigno. Chi li accompagna, in macchina, davanti all’obiettivo. La polizia avrebbe individuato 30 di questi fiancheggiatori marocchini e tutti sono già stati arrestati.
Appartengono alla Jihad salafita e al gruppo «Assirat Al Mustaqim», «La giusta via». Tra loro, secondo quanto riferisce la televisione araba Al Jazira , anche un uomo sui trent’anni, che risulta essere residente in Italia, a Vicenza. Però l’hanno arrestato a Melilla, enclave spagnola in Marocco.
Non si sa altro. Anche se, per ora, tutti gli arrestati sono stati sottoposti ad interrogatori sommari. Ben più approfondito pare invece essere stato l’interrogatorio riservato all’unico kamikaze sopravvissuto. E’ raro che un kamikaze non riesca nella sua azione. Gli esperti sostengono che, quando succede, la colpa è quasi sempre dell’innesco. Lui tira la cordicina, ma lo zainetto non esplode. Esattamente ciò che sembra essere accaduto ad uno dei 14 terroristi che, venerdì notte, qui a Casablanca, hanno colpito, contemporaneamente, cinque diversi obiettivi: provocando la morte di 28 persone, tra le quali l’italiano Luciano Tadiotto.
Lo zainetto dell’unico kamikaze sopravvissuto è stato trovato nella hall dell’albergo Safir, uno dei più celebri della città: era sul pavimento, tra schegge di vetro e pozzanghere di sangue. Gli uomini del servizio di sicurezza dell’hotel, subito dopo le esplosioni provocate da altri due kamikaze, l’hanno sfilato con disinvoltura dalle spalle dell’uomo, ferito lievemente, che è poi stato portato al comando centrale di polizia. Gli investigatori marocchini non lo stanno torchiando da soli: da alcune ore, possono contare sull’aiuto di uomini della Cia e del Mossad. L’idea che ci fosse un kamikaze da spremere per bene ha infatti subito scatenato l’interesse sia dei servizi segreti statunitensi, sia di quelli israeliani, che sono piombati a Casablanca, autorizzati - informalmente - dal ministro dell’Interno Mostapha Sahel.
D’altra parte, come si sa, i rapporti del Marocco con Washington e Tel Aviv sono eccellenti. E non solo: visto che il giovane sovrano Mohammed VI ha assicurato che «giustizia verrà fatta», molti osservatori ritengono che affinché tale promessa possa essere mantenuta, bene faranno i servizi segreti marocchini ad accettare qualsiasi genere di aiuto e suggerimento.
Fino ad adesso, sono stati in grado di stabilire, con certezza, una sola cosa: i 14 kamikaze sono di origine marocchina. Questo induce gli esperti a pensare che, se davvero, come sembra, la catena di attentati è stata progettata da Al Qaeda, è chiaro che l’organizzazione di Bin Laden sul territorio marocchino deve essersi limitata a spedire pochi, fidati «ufficiali», lasciando a gruppi locali l’arruolamento dei kamikaze. Gli esperti riflettono poi anche sulle profetiche dichiarazioni comparse giusto venerdì sul settimanale saudita Al Majallah e rilasciate da Abu Seif Al Islam, leader dei salafiti marocchini: «E’ tempo di globalizzare la Jihad. E il Marocco è nel cuore del conflitto».
Nient’altro da aggiungere. Se non che notizie di arresti giungono anche da Riad. Catturati 4 uomini sospettati di essere coinvolti negli attentati di lunedì scorso.
Fabrizio Roncone
Dopo le denuncie leghiste sulla moschea di V.le Jenner ( centro di reclutamento per terroristi da inviare nei campi di addestramento di Al Queda) ora pure i residenti.
Altro che Bossi - Fini qui ci vuole una legge per espulsioni di massa.


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