Mandato da Pauler Martedì, 20 May 2003, 00:46 uur.
L'episodio del rapinatore ucciso nel centro di Milano da un tabaccaio accende i riflettori sul problema della sicurezza nei grandi comuni, dividendo l'opinione pubblica tra chi condivide il gesto del tabaccaio e chi condanna la giustizia "fai da te". La Lega Nord ha organizzato una sottoscrizione a favore della libertà di difesa in seguito all'incriminazione per omicidio volontario del tabaccaio milanese che ha fatto fuoco ripetutamente sui rapinatori della sua tabaccheria, uccidendone uno.
L'esasperazione, lo stato di abbandono e insicurezza in cui troppo spesso si trovano i commercianti, le continue rapine subite, le violenze dei rapinatori. Tante sono le attenuanti per l'autore di questo omicidio. Ma si tratta pur sempre di omicidio.
Voi da che parte state? E' giusto difendersi in questo modo? Limitereste l'uso del porto d'armi?
Votate il sondaggio: http://www.legnostorto.com/node.php?id=4463
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I FATTI dal www.Corriere.it
MILANO - Non è ancora stata completamente chiarita la dinamica della sparatoria che sabato sera ha portato alla morte di un bandito, e al ferimento di un altro, nel tentativo di rapina al bar-tabacchi a Milano. Il titolare dell'esercizio, Giovanni Petrali, 69 anni, ha sparato contro i banditi dentro e fuori il locale, ma domenica il figlio lo difende. Il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, risponde: «Alla violenza non si può rispondere con violenza».
IL FIGLIO - «Mio padre non è un bounty-killer che gira per Milano sparando», ha detto il figlio Antonio. Il tabaccaio, indagato con l'ipotesi di accusa di omicidio volontario, ha ricevuto anche la solidarietà di molti cittadini e di alcune parti politiche. Petrali, che aveva già subito precedenti aggressioni e rapine, ha preso da un cassetto la sua pistola, regolarmente denunciata, e ha cominciato a sparare: tre volte dentro il bar e quattro all'esterno, mentre inseguiva i banditi in fuga. Già sabato sera il figlio Antonio aveva sostenuto che il padre aveva agito così per salvare la madre a cui sarebbe stata puntata la pistola in testa. I rapinatori, ha detto il figlio, «sono stati colpiti nel negozio, mentre dai giornali e dalla tv sembra che mio padre li abbia inseguiti e freddati in mezzo alla strada. Mia madre aveva una pistola puntata alla testa, mentre l'altro diceva "sparale alle gambe", perché non aveva le chiavi della cassaforte. Vorrei vedere chiunque - ha concluso Antonio Petrali - con la madre o la moglie minacciati così. Personalmente mi dispiace per il ragazzo morto, si sono rovinate due famiglie: la sua e la mia».
IL PREFETTO - «Alla violenza non si può rispondere con violenza», ha commentato la vicenda il prefetto di Milano, Bruno Ferrante, il quale ha invitato a rispettare le regole dello Stato di diritto. «Siamo di fronte a un'ulteriore tragedia. Esiste uno Stato di diritto che va rispettato con le sue regole, per cui il delinquente deve essere arrestato e deve essere processato da chi svolge una funzione pubblica. Si può capire benissimo - ha aggiunto il prefetto Ferrante - lo stato d'animo del tabaccaio, però bisogna sempre essere misurati, soprattutto quando si possiede un'arma, perché altrimenti alimentiamo il circuito di violenza che poi è difficile poter fermare».
Ma intanto il tabaccaio, che secondo la figlia ha subito 3 rapine in 7 anni, è accusato di omicidio volontario.




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