LA REPUBBLICA
domenica 8 giugno 2003, p. 1
Il caso - Se le Moschee diventano case di vetro
di Magdi Allam
SAREBBE un errore personalizzare il caso del giovane imam della Grande
moschea di Roma che predica la Guerra santa contro i nemici dell'islam.
Sarebbe miope circoscrivere l'evento a un singolo luogo di culto musulmano
nel nostro Paese. E comprensibile il clamore e lo scandalo che ha travolto
il centro istituzionale della seconda religione d'Italia. Ma il problema
vero è oggettivo e strutturale. Riguarda l'occupazione della maggioranza
delle moschee da parte di reti integraliste internazionali e di stati
stranieri. Con la prospettiva inquietante di comunità islamiche
sostanzialmente separate dal nostro sistema di valori e ribelli alla nostra
percezione dell'identità nazionale.
Chi avrebbe pensato che all'interno dell'unico centro islamico a cui
l'Italia ha conferito lo status di "ente morale", ciò che lo abilita a
stipulare l'intesa con lo Stato, si fa l'apologia del terrorismo suicida in
Palestina, in Cecenia e altrove nel mondo? Eppure non era una novità. Il
precedente imam della Grande moschea di Roma, lo sheikh Mahmoud Hammad
Sheweita, temette per la propria incolumità fisica quando a un certo punto
condannò gli attentati suicidi. In quel caso si mise contro una parte dei
fedeli di tendenze radicali. L'attuale imam Abdel-Samie Mahmoud Ibrahim
Moussa, ben più giovane e focoso, ha soddisfatto in pieno le loro
aspettative. Di tutto ciò qualcosa è trapelato perché concerne il maggior
luogo di culto islamico d'Italia e d'Europa. Ma delle centinaia di moschee
disseminate un po' ovunque si sa ben poco.
C'è un fatto altamente positivo.
Molti esponenti dell'islam d'Italia, dai mistici sufi agli ortodossi
moderati, hanno preso le distanze dall'incitazione alla violenza e
dall'esaltazione dei kamikaze islamici. Più in generale la maggioranza dei
musulmani, che sono sostanzialmente laici, non hanno nulla a che fare con
questa filosofia impregnata di odio e di razzismo. Tuttavia il punto è che
l'imam di Roma era veramente in buona fede. Non si è trattato affatto di un
colpo di testa. Ha detto ciò che ha detto nella convinzione di esercitare
correttamente la sua missione dottrinale e ideologica. Dal suo sermone si
evince che egli crede veramente nel pensiero jihadista militante, che fa
appello alla mobilitazione collettiva in vista della Guerra santa islamica;
nell'antiebraismo becero che accomuna indiscriminatamente gli israeliani e
tutti i seguaci della religione ebraica; in un'etica islamica
castigatissima ossessionata da qualsiasi attività sessuale al di fuori
della rigida sfera familiare. Egli è il prodotto genuino di una cultura e
di una ideologia che oggi è imperante in seno all'Università islamica di Al
Azhar, una sorta di Vaticano dell'Islam sunnita di stanza al cairo, che
l'ha designato per l'incarico romano.
Ma non si tratta affatto di un caso isolato. Altri esponenti islamici,
legati ai Fratelli Musulmani e alle correnti di pensiero radicali, hanno
espresso comprensione e solidarietà all'imam di Roma. A loro avviso il suo
pensiero sarebbe stato distorto. L'imam non avrebbe voluto dire ciò che le
sue parole esprimono oggettivamente. Il giornalista che ha riferito
letteralmente il testo del sermone e dell'intervista sarebbe in malafede.
Ci sarebbe un complotto contro l'islam e i musulmani. E' comprensibile la
loro preoccupazione. A parole dicono di essere leali verso lo Stato e di
credere nella democrazia. Ma in realtà il loro progetto politico è di
egemonizzare e islamizzare la comunità dei musulmani in Italia, ancorandola
a logiche e strategie dettate dall'estero. Le loro moschee si ispirano al
pensiero di ulema, i dotti della legge islamica, residenti nei paesi arabi
e musulmani.
La verità è che finalmente per la prima volta l'islam d'Italia sta
realizzando la sua glasnost, un'operazione di trasparenza sul piano
dell'informazione. E' ovvio che se oggi la stampa è in grado di rivelare
quanto accade all'interno delle moschee, ciò si deve principalmente a una
riscossa interna al mondo musulmano italiano. Da più parti c'è insofferenza
e disagio per le prediche oltranziste e per il dominio degli integralisti.
Questo è lo sviluppo di rilievo che si sta verificando. E che andrebbe
incoraggiato dalle autorità e dalla società italiana. Affinché le moschee
diventino delle case di vetro dove si parli l'italiano e si ragioni in
italiano. Per assicurare che l'islam d'Italia sia in sintonia con le leggi
dello Stato e con il sistema dei valori comuni.
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