Dissensi sull'art. 18 in casa Pezzotta. La Fisascat di Milano manda una lettera agli iscritti
C'è una Cisl che dice sì



Caro amico ti scrivo, al referendum vota Sì». Chi ha preso carta e penna questa volta sono stati tre dirigenti della Fisascat-Cisl di Milano, ai quali la scelta del "gran capo" di far fallire i referendum non piace affatto. Più che una lettera, a dire il vero, sembra una dissertazione contro la stessa Cisl. Il "teorema Pezzotta" viene smontato pezzo a pezzo in soli dieci punti. Alla fine rimane una frase sibillina e abbastanza rivelatrice di come in casa Cisl si sta vivendo questa "nuttata" del referendum. «L'ottanta per cento, circa, delle lavoratrici e lavoratori del Commercio del Turismo e dei Servizi - è scritto - lavora in piccole e piccolissime aziende».
Insomma, qualcuno ancora pensa di voler fare il sindacalista da grande. E questo non può non far piacere. Pur non accettando lo strumento del referendu, i tre membri della segreteria di Milano della Fisascat-Cisl (Gilberto Mangone, Luigino Pezzuolo, Elena Vanelli) sottolineano di non riuscire a comprendere come un'organizzazione sindacale «possa pensare di far fallire un referendum che pone una domanda di giustizia sostanziale per tutti i propri rappresentati». E giù le dieci frecciate. Al quarto punto c'è scritto: «La Cisl chiede di non andare a votare anche a quelle lavoratrici e quei lavoratori che, di fatto, hanno un sistema di tutela parziale e, tra l'altro, con la pretesa di convincerli a disertare le urne in modo da non aumentare quelle stesse tutele che loro attendono da anni». I tre segretari della Fisascat ricordano alla Cisl che «agli esiti di questo referendum sono interessati, inoltre, lavoratrici e lavoratori che arrivano nei nostri uffici o negli uffici legali/vertenze, tra l'altro moltissimi stranieri, pieni di disperazione e preoccupazione (anche per le ricadute in famiglia) perché gli è stato tolto il lavoro, perché sempre con maggior frequenza sono trattati come schiavi e costretti a lavorare in nero, perché gli sono negati i minimi diritti (compreso quello di essere retribuiti correttamente del proprio lavoro) o perché hanno subito molestie e non sanno come comportarsi in tale situazione». E via dicendo. Tra gli interessati al referendum vengono inseriti: i lavoratori e le lavoratrici che il legislatore considera «inferiori» e che il sindacato non intercetta nel corso del rapporto di lavoro; quelli che potrebbero iscriversi al sindacato; i dipendenti sopra i 15 che «potrebbero voler rimarcare con il voto la volontà di difendere il più importante strumento legislativo capace di salvaguardare i diritti»; pensionati preoccupati del futuro dei propri figli; gli atipici, «che per gli effetti di traino, di un'eventuale vittoria del Sì, vedrebbero rafforzato quel convincimento sociale di cui la Cisl è portatrice. In pratica, estendere diritti e tutele anche a loro attraverso lo Statuto dei Lavori».

«Per tutti questi motivi - continuano i tre - la segreteria della Fisascat-Cisl di Milano ha deciso che andrà a votare: la segreteria della Fisascat-Cisl di Milano ha deciso che voterà sì! Il nostro è un atto di coraggio. Esprimiamo, legittimamente, una posizione diversa dalla nostra organizzazione che è di coscienza o meglio, per le persone più sensibili, di obiezione di coscienza».

La Cisl di Milano, per il momento, ha scelto una linea di "non interdizione" diretta. La segretaria Maria Grazia Fabrizio per "par condicio" ha chiesto che alla lettera del Sì venga fatta seguire anche una lettera dell'astensione, «che è una decisione presa all'unanimità dall'esecutivo nazionale della Cisl». La Cisl non è padrona del voto dei suoi iscritti, aggiunge la Fabrizio, «ma qui si tratta di un organismo di categoria territoriale che non rispetta la decisione di un organismo confederale nazionale».

Gli umori, insomma, non sono tranquilli. E naturalmente tutti si aspettano altri sviluppi nei prossimi giorni.

Si tratta di un sindacato che è sempre stato su posizioni tradizionalmente avanzate, con un significativo radicamento nel settore del commercio. Si tratta di un settore che vive sulla propria pelle l'asprezza della flessibilità. Quella della Fisascat è una scelta coerente con il settore di cui si occupa e con la tradizione di una certa Cisl di Milano».

Fabio Sebastiani
f. sebastiani@liberazione. it