Gli Stati Uniti non hanno mutato atteggiamento nei confronti dell’Iran.
Lo ha detto il segretario di Stato americano.
La riflessione parte dal fatto che, mentre per Powell una tale affermazione ha significato una sorta di rassicurazione sulle “momentanee buone intenzioni degli Stati Uniti”, per noi rappresenta soltanto la conferma del pericolo imminente che si aggira sul Vicino Oriente.
Tutto è sorto dagli ultimi movimenti dell’amministrazione Bush che, “risolta” la questione irachena, ha posto ora nella sua agenda quella iraniana.
Durante la riunione svoltasi martedì scorso a New York, fra le alte cariche dello Stato si è discusso sulla politica da adottare nei confronti della Repubblica islamica, ormai da alcuni mesi nel mirino degli States insieme a Siria e Corea del Nord.
Il meeting è arrivato dopo l’intensificazione delle accuse statunitensi verso Teheran di non fare abbastanza per combattere il terrorismo internazionale e di ospitare entro i propri confini membri di al Qaida.
Parte dei funzionari americani, sposando la linea più dura, ha insistito addirittura sulla restituzione dei carri armati al gruppo di opposizione iraniano dei Mujahedin-e Khalq (MEK), presente in Iraq. Nei giorni scorsi, infatti, le truppe statunitensi avevano ordinato loro di consegnare l’artiglieria pesante.
Il Mek, in realtà, è segnalato dal Dipartimento di Stato americano sulla lista dei gruppi terroristi, ma armarlo ora potrebbe risultare congeniale ai piani di destabilizzazione dell’attuale governo iraniano. La strategia dell’opportunità tipica della Casa Bianca.
Tra le alte cariche americani c’è, inoltre, anche chi vorrebbe che le loro basi presenti in Iraq venissero utilizzate per lanciare un attacco contro l’Iran. D’altronde, in un futuro prossimo, l’Iraq occupato rappresenterà per gli Usa un’importante posizione strategica per i progetti di espansione atlantica nel Vicino Oriente.
A ribadire l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, è intervenuto durante l’incontro anche il ministro della Difesa Donald Rumsfeld, presente all’incontro insieme al suo vice Paul Wolfowitz, e al vicesegretario di Stato Richard Armitage.
Il capo del Pentagono ha sottolineato che gli Stati Uniti non accetteranno alcuna ingerenza dei Paese confinanti nel nuovo Iraq “americanizzato”.
Quale forza occupatrice l’America non permetterà a nessuno Stato Arabo di minacciare il territorio colonizzato.
Nello specifico, il falco della Casa Bianca ha affermato che “ogni tentativo di trasformare l’Iraq in un nuovo Iran sarà soffocato con forza”.
“L’Iran è avvertito”, ha proseguito.
Come sempre, anche in questo caso, è toccato a Colin Powell l’intervento pacificatore.
La colomba ha cercato di moderare i soliti toni aspri e arroganti di Rumsfeld.
Alla vigilia di un nuovo incontro sulla questione iraniana, cui parteciperanno insieme al segretario di Stato Usa anche lo stesso ministro della Difesa e il consigliere per la sicurezza nazionale, Condoleezza Rice, Powell ha smentito le indiscrezioni degli ultimi giorni secondo cui Washington avrebbe deciso di inasprire la politica nei confronti di Teheran.
“La nostra politica con l’Iran non è cambiata - ha detto Powell - non approviamo il sostegno che danno ai terroristi e negli anni abbiamo detto con chiarezza che disapproviamo il loro tentativo di ottenere un’arma nucleare. Le nostre politiche sono ben note e non sono al corrente di alcun cambiamento”.
“Washington e Teheran -ha aggiunto- continueranno a mantenere contatti”.
Nel frattempo, sui rapporti Usa - Iran si è espresso anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniani, Hamid Reza Assefi, rispondendo alle voci secondo cui la Casa Bianca avrebbe deciso di fomentare una rivolta nel Paese degli ayatollah.
Un tentativo di destabilizzazione del governo del presidente Kathami e di incrinare gli attuali equilibri interni.
“Speriamo che la logica e la ragione prevarranno nel dibattito americano - ha detto - e che non assumeranno una posizione interventista”.
Ma oltreoceano prosegue l’atteggiamento non conciliante, anzi volutamente provocatorio di chi sta preparando il terreno per una nuova battaglia.
“La risposta iraniana è insufficiente sia sulla questione terrorismo che su quella nucleare - ha detto il portavoce della Casa Bianca, Ari Fleischer - continuiamo a premere sull’Iran perché la smetta di andare a caccia di armi atomiche e di dare sostegno al terrorismo, inclusa al Qaida”.




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