Non ho avuto tempo di leggere tutti i post ma solo il titolo della discussione. Ma per caso la Razza piave è una razza di animali?


Non ho avuto tempo di leggere tutti i post ma solo il titolo della discussione. Ma per caso la Razza piave è una razza di animali?


ma eridano e l'arianello non sono corsi qui a esaltarsi della loro superiorità?


No una stirpe di ubriaconi di grappa..Ma per caso la Razza piave è una razza di animali
non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta




c'è un cavallo definito di razza piave....ed il ministro Zaia si sta dando da fare per proteggerlo...
"....
Sto inoltre presentando in Giunta un disegno di legge regionale per il finanziamento e lo sviluppo delle ippovie del Veneto. Servono poi guide specializzate e formate per accompagnare chi fa turismo equestre e percorsi cartografici.
La Regione Veneto è impegnata, in collaborazione con le associazioni degli allevatori, in diversi progetti di valorizzazione delle razze equine, con un occhio attento anche al recupero della Razza Piave".
http://www.ilportaledelcavallo.it/ar...moequestre.asp
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Botta e risposta tra scrittori del Nord-est
sul caso di Treviso e sulle parole del sindaco
I due volti della "Razza Piave"
Duello tra Rigoni Stern e Sgorlon
di PAOLO RUMIZ
"Razza Piave? Sono i siciliani, i calabresi, i piemontesi, i lombardi e i napoletani. Sono quelli che nel 1918 hanno fermato gli austriaci sul fiume. Quelli che, dopo Caporetto, hanno capito che bisognava tener duro per non subire un'invasione. Per dirla chiara: la razza Piave ha poco a che fare col Veneto. Sicuramente non ha nulla a che fare col sindaco Gentilini".
Dopo la storia di Treviso, lo scrittore Mario Rigoni Stern rompe il silenzio, attacca dal suo eremo sull'altopiano di Asiago. Gli abbiamo contrapposto un altro grande vecchio della letteratura del Nordest, il friulano Carlo Sgorlon. Nelle loro risposte alle domande di "Repubblica" c'è il confronto tra due mondi, due anime schiette nella loro profonda, talvolta abissale diversità.
Sgorlon: "Razza Piave è un'espressione impropria. Gentilini non è solo leghista, è campanilista: e il campanilismo è un fatto reale. Campanilismo c'è tra Slovenia e Venezia Giulia, o tra Udine e Trieste. Basta una partita di calcio a scatenarlo. Lo si è visto pochi giorni fa".
Parlare di razza non è pericoloso?
Sgorlon: "Parlare di razza è pericoloso sempre. Quando lo fa il sindaco di Treviso, ma anche quando gli altri accusano il prossimo di essere razzista. E' vero, a volte c'è razzismo vero e proprio. Ma altre volte c'è solo buon senso. Anch'io sono stato accusato di razzismo, solo perché guardo alla realtà senza retorica, penso che gli uomini siano sì eguali sul piano filosofico, ma molto diversi su quello culturale. Questo non è razzismo. E' il riconoscimento delle differenze. Nella mia narrativa parlo con simpatia di zingari, cosacchi, ebrei, russi".
Rigoni Stern: "La parola razza ha fatto già abbastanza danni. Hitler ha parlato di razza, Mussolini pure. Ora lo fanno i loro piccoli eredi, come questo Gentilini. Lo mandaria mi a lavorar, Gentilini, nelle miniere americane, come ha fatto mio nonno, mio fradel e tanti miei compagni di guerra e di resistenza. El savaria cossa vol dir lavorar. Cosa vuol dire essere ingaggiati come bestie, senza neanche una baracca dove dormire".
L'immigrazione può cancellarci?
Rigoni Stern: "Io vedo che senza gli stranieri l'economia crolla. Vedo che la montagna muore, perché nessuno va più nelle malghe. E poi, l'Italia non è il Paese con la più bassa natalità del mondo? Qua in montagna xe paesi de mille abitanti dove l'anno scorso no xe nato neanche un puteo[85] Ah, magari ci fossero matrimoni misti! Ci farebbe solo bene. E magari la gente capirebbe che loro sono eguali a noi. Insomma, è tutto così chiaro: qui succede una cosa vecchia come il mondo. Quei che ga, i vol aver de più - quelli che hanno vorrebbero avere di più - e quelli che hanno poco finiscono col restar fuori".
Sgorlon: "Io vedo invece un pericolo reale. Noi italiani limitiamo le nascite, cosa indispensabile alla salvezza del Pianeta, e i musulmani no. Fra cent'anni potrebbero essere in maggioranza anche in Italia, e non sono certo una cultura tollerante. Di più: quando diventano una minoranza consistente, quasi sempre fanno la guerriglia per spaccare uno stato. Pensi alle Isole Salomone, alle Marianne, alle Filippine, a Giava, a Sumatra. Pensi a India, Pachistan, Palestina, Niger, Nigeria. E molti stati africani".
Cresce per reazione il nazionalismo delle piccole patrie?
Sgorlon: "E' normale che ci sia un istinto di autodifesa, ma non bisogna esagerare. L'ideale è avere il senso della propria Heimat senza arrivare al campanilismo, che è un nazionalismo in piccolo, e quindi anche un po' ridicolo".
Rigoni Stern: "Ma che le vada in mona le piccole patrie. E' ora di finirla. In Russia, nella neve, ho capito che al mondo siamo tutti paesani. Nella steppa ho trovato un polacco che nel 1918 aveva fatto la guerra ad Asiago; nel mio paese! Mi offrì birra e tabacco, si sentiva mio parente! Guai a mollare su questo! Crolla tutto. Dicono che la gente abbia paura degli immigrati. Ma la gente non capisce più niente. Ieri era diverso. Nel '35 arrivò ad Asiago un ascaro a vendere le sue cose in piazza. La gente lo guardò con curiosità, mai con disprezzo. Oggi non c'è nemmeno la curiosità".
E la paura di affittare case a stranieri.
Rigoni Stern: "Ma come si fa a ignorare che sono fratelli, figli della stessa Terra e della stessa fame? Questi qui non scappano dalla miseria, da un'economia che ti butta via come una scarpa vecchia? E noi, nel '45, non scappavamo dalla miseria? Me li ricordo bene: sono partiti in cento dal mio paese, cento in un giorno solo. Andavano in Germania a sgobbare solo per potersi comprare il biglietto per l'America. Quella gente è ancora viva. Perché la loro memoria non ha voce in capitolo? Perché la Tv non ne parla? La memoria xe come un fogheto. Se non lo si tiene acceso si smorza subito".
Sgorlon: "La paura di affittare case a stranieri è purtroppo giustificata. I terzomondisti non hanno il culto della casa come noi. Più ci si avvicina alle latitudini calde, più quel culto diminuisce. Non occorre arrivare in Marocco o in Uganda. Per accorgersene basta arrivare fino a Napoli. Il terzomondista fa tanti figli e non può pagare gli affitti di mercato. E poi, prima di invocare l'aiuto pubblico o degli industriali, dobbiamo pensare che ci sono milioni di italiani ancora senza casa. Non dovremmo pensare prima a loro? E non ci sono forse casi in cui le case per i musulmani potrebbero essere costruite con i petrodollari, che talvolta servono a comprare inutili yachts e costose Cadillac?".
Dove sta la differenza tra noi e loro?
Sgorlon: "C'è una differenza innegabile. Gli immigrati italiani, e quelli friulani in particolare, non erano mai clandestini. In genere erano grandi lavoratori, rispettavano le leggi locali, raramente protestavano, non si ribellavano mai. Subivano quarantene, vaccinazioni, controlli di ogni genere. Chi confronta le due migrazioni commette un grosso errore. Ma è anche vero che i tempi sono cambiati: oggi protestare è diventato un costume per tutti".
Rigoni Stern: "Non possiamo pretendere che gli immigrati si integrino subito. Se ne riparli tra cinquant'anni. Per gli italiani, l'integrazione in America è stata lunghissima, forse più lunga di mezzo secolo. Sono occorse generazioni. E poi, come possiamo chiedere a questi nuovi arrivati di essere come noi e i nostri vecchi, se non abbiamo valori da trasmettere? La nostra gente è frastornata da Tv, calcio, pubblicità, rumore. Li vedo che vengono qui sull'Altopiano. Hanno la testa nel sacco, non pensano che a mangiare. Mi ascolti: questa società non ha paura degli immigrati. Ha paura del proprio vuoto".
(28 agosto 2002)







