...alla memoria fa bene.
Oggi è giovedì 3 giugno 1993. Da pochi giorni, precisamente dal 31 di maggio, Serafino Generoso è ufficialmente un imputato. Il giudice delle indagini preliminari, Italo Ghitti, ha stabilito che Generoso dovrà essere processato per concorso in corruzione, storie di tangenti sulle discariche.
Generoso ha quarantacinque anni, è un ex consigliere regionale della Lombardia, un democristiano. E’ stato assessore regionale. Ha già conosciuto il carcere, il 24 novembre 1992. I carabinieri lo arrestarono a Milano, mentre rincasava da una cena, su richiesta di Piercamillo Davigo accolta dal gip Ghitti.
Il 4 dicembre, si dimise dalla carica di consigliere regionale. Rimase in carcere dieci giorni, fino al 5 dicembre. Fra pochi giorni, il 22 giugno del 1993, Generoso finirà nuovamente in carcere. Stavolta sarà accusato di tentata concussione per appalti alla centrale Enel di Turbigo, provincia di Milano.
Secondo la procura, fece pressioni su un assessore di Turbigo affinché convincesse un imprenditore a cedere parte dei lavori a un altro imprenditore. Il 7 luglio, Serafino comincerà lo sciopero della fame. Noi lo sapremo soltanto il 12, quando il suo avvocato e fratello, Claudio Generoso, lo dirà ai giornalisti.
Dirà che Serafino intende andare avanti con lo sciopero della fame “fino alle estreme conseguenze”, unico modo per opporsi “alla detenzione ingiusta e immotivata sotto qualsiasi profilo”. Claudio leggerà una dichiarazione di Serafino: “Verifico la distorsione strumentale degli istituti processuali volta a costringermi a indicazioni o delazioni contro la verità”.
“Ti ritrovi in galera, ti accusano di aver preso soldi, tu caschi dalle nuvole e neghi. Il pm non ti crede, devi restare in galera. Che puoi fare? Nulla. Non puoi fare nulla. Io ho fatto lo sciopero della
fame, ma non mi sembra un buon rimedio”.
Serafino Generoso, al Foglio, 6 febbraio 1999.
“Sono determinato a mantenere la mia forma di protesta sia per proclamare la mia innocenza, sia per contestare vivamente una custodia cautelare del tutto immotivata”, scriverà Serafino Generoso il 23 luglio, dopo sedici giorni di sciopero della fame e trentuno di prigionia. Il vicino di cella, l’ex presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, sarà morto suicida da sole settantadue ore. Generoso scriverà: “Dicono che occorre preservare da possibili inquinamenti gli ulteriori atti d’indagine. Intanto però i magistrati direttamente interessati sono in ferie”. L’ex assessore democristiano otterrà gli arresti domiciliari dopo quasi quaranta giorni a San Vittore, il 30 luglio. Fra un anno e mezzo, il 28 ottobre del 1994, il processo sulle tangenti delle discariche arriverà alla fine. Il pm Antonio Di Pietro pronuncerà la requisitoria e chiederà per Generoso due anni e quattro mesi. Poi, coi giornalisti, parlerà di “certi tentativi di delegittimazione che provengono dalle carceri, certe insinuazioni” che sono “più pericolose di quelle minacce che in questi due o tre anni hanno preoccupato le nostre famiglie”. La sentenza arriverà il 22 dicembre 1994, e Generoso sarà assolto.
E’ una storia lunga, quella di Generoso.
Dobbiamo fare un salto in avanti di cinque anni e mezzo, fino al 9 dicembre del 1998. Quel giorno, saranno trascorsi cinque anni e cinque mesi dal luglio trascorso a San Vittore. Il pm, Margherita
Taddei chiederà quattro anni e sei mesi di reclusione; un avvocato le ricorderà che l’accusa era di tentata concussione, non di concussione; il pm correggerà la richiesta: due anni e otto mesi.
“Il fatto non sussiste”, diranno i giudici assolvendo Generoso. Nel gennaio del 1999, Generoso avrà la terza assoluzione, di nuovo per tangenti sugli appalti Enel, e poi la quarta, in un’inchiesta per falsi corsi professionali. Per l’ingiusta detenzione, Generoso sarà risarcito con cinquanta milioni di lire.
“… il dovuto riconoscimento a uno dei più grandi statisti che il nostro paese abbia avuto…”. Dalla richiesta di assegnazione di una medaglia al valor civile a Craxi, firmata da venticinque ex
consiglieri regionali, fra cui Serafino Generoso,
23 febbraio 2002.
da il Foglio di martedì 3 giugno 2003.
Tratto dal lavoro” Mattia nel Terrore” di Mattia Feltri
saluti




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