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Giacomo Sanna
Psd’Az all’attacco: lingua sarda subito nei programmi Rai
Dimmi che lingua parli e ti dirò chi sei. Perché non è solo la storia a raccontare di un popolo e della sua cultura, è anche il suo linguaggio, vero patrimonio da non disperdere. Infatti non c’è scampo, dice Giacomo Sanna, segretario nazionale del Partito sardo d’azione: «Morta una lingua, morto un popolo», e i sardi certo non vogliono morire. Anzi, tutt’altro: «Vogliono, devono riappropriarsi di quel sardismo che «è sentimento vero, unico angolo nel quale ci si può rifugiare senza sorprese in un momento di vera crisi d’identità, anche dei valori, come quello che stiamo vivendo».
Ma le parole, nemmeno se, come in questo caso, sono le dirette interessate, bastano: servono i fatti, anzi i soldi, ma ancor di più serve «una precisa volontà politica». Anche per «stanare chi parla in un modo e agisce in un altro», ma soprattutto per sollecitare la Giunta a concretizzare la parte del contratto di servizio (firmato da Rai e Ministero delle Comunicazioni a gennaio scorso) che prevede trenta minuti per trasmissioni nella lingua regionale, Sanna ha presentato una mozione insieme al collega di partito Pasqualino Manca. I costi sono a carico di Regioni, Province e Comuni, con la collaborazione di Università ed Enti culturali. «Ma non stiamo sicuramente parlando del finanziamento di un Piano del Lavoro. Per un’iniziativa così - assicura Sanna - basta prevedere un capitolo di spesa in fase di assestamento di Bilancio».
E per rendersi conto di quanto l’Italia sia in ritardo, basta guardare quello che accade altrove. Nei Paesi baschi, ad esempio: 160 centri per l’insegnamento del basco, con 2039 insegnanti e 45mila allievi, due radio pubbliche, create dallo stesso governo, che trasmettono esclusivamente in lingua euskera, una tv seguita da 300mila persone e quotidiani da 20mila copie al giorno. Secondo Sanna, poi, finanziando programmi in lingua sarda si centrerebbero almeno altri tre obiettivi: riportare i giovani verso una lingua per loro sempre più sconosciuta, dare una mano alle piccole emittenti e favorire un pluralismo dell’informazione che, al momento, è «seriamente messo in discussione».
Sa. Pa.
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