La Tremonti-bis spacca l'Italia in due
Per il commissario Ue Monti gli aiuti fiscali al Nord sono "inammissibili". Il governo, e la Lega, difendono la misura. Per l'Ulivo e D'Amato (Confindustria) è una manovra elettorale che svantaggia il Sud
MILANO – La bocciatura della proroga della Tremonti-bis, ovvero gli aiuti fiscali ad alcune grandi città del Nord da parte del commissario europeo Mario Monti, che ieri l'ha definita “inammissibile” per le normative europee, scatena reazioni nel mondo politico e imprenditoriale. Già nei giorni scorsi diversi amministratori di città del Sud avevano protestato, mentre ieri anche il presidente di Confindustria aveva definito la proroga della Tremonti-bis un espediente elettorale. Un’opinione, quest’ultima, condivisa anche da Massimo Calearo, leader degli industriali di Vicenza, una delle città del produttivo e ricco Nord-Est. "Pare anche a me che la manovra in questione puzzi di promesse elettorali", dice Calearo, "l'Unione europea è assai severa in materia che possono distorcere la concorrenza. A volte questo governo pecca di ingenuità. Sono scivolati su una buccia di banana". Più indulgente Nicola Tognana, vicepresidente della Confindustria e imprenditore del Nord-Est, sicuro che "Tremonti voleva dare un aiuto alle imprese colpite da una calamità naturale come l'alluvione. Ha semplicemente ignorato o dimenticato le regole comunitarie".
Il ministero dell’Economia ieri aveva replicato alle accuse di Monti, spiegando che la proroga è un “atto d’equità” nei confronti delle regioni del Nord colpite da calamità. E il ministro Giulio Tremonti spiega che "la mini proroga, per pochi mesi e pochi milioni di euro, è stata concessa dalla legge 27/2003 ai comuni colpiti dai disastri ambientali dello scorso autunno. Non si è trattato di un beneficio ma di una semplice riapertura dei termini”.
E il vicepresidente del Senato, nonché leghista Roberto Calderoli, coglie l’occasione per tirare l’affondo: "Quando è stato necessario per il Sud ci si è mossi con trasferimenti diretti, le agevolazioni fiscali per queste imprese del Nord sono il minimo". Calderoli difende Tremonti (“è un ministro con gli attributi”) e le imprese dell’Italia settentrionale (“se vogliamo che le aziende del Nord chiudano, diciamolo"), poi attacca il ministro Rocco Buttiglione e Urso: "Le loro dichiarazioni mi lasciano perplesso, ma An e Udc hanno votato all'unanimità". E non risparmia Monti e D’Amato: il primo è “un avversario”, mentre per il secondo dice: "Se gli stanziamenti fossero stati decisi per Napoli, mi sa che avrebbe detto altre cose".
Insomma, la legittimità o meno della Tremonti-bis, il tema è diventato un problema politico e una nuova occasione per spaccare in due l’Italia. Pragmatico il sindaco di Torino Sergio Chiamparino (Ds): “Ci mancherebbe che mi opponessi a che imprenditori che operano sul mio territorio beneficino di sgravi fiscali. Ma è chiaro che l'efficacia del provvedimento si riduce se c'é un budget definito e si estende il provvedimento ad altri comuni aumentando il numero dei beneficiari: per le aree che ne hanno veramente bisogno, come il Meridione, ci sarà meno. In questo senso credo che l'asse Tremonti-Lega faccia danni anche dentro le forze di maggioranza".
(8 GIUGNO 2003, ORE 12)




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