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In Origine Postato da paola
Cosa centra Previti, il garantismo e via cantando.
Paola
--------------------------------------------------------------------------------Ma Previti con Craxi non c'entra
di Federico Geremicca
tratto da "La Stampa" del 01/05/03 torna al sommario
La lunga lettera inviata ieri da Silvio Berlusconi a «Il Foglio» è qualcosa di molto diverso dalla legittima difesa dell’onorabilità del deputato Cesare Previti, amico personale del premier e suo ministro nel primo governo della Casa delle Libertà. Infatti, fermo restando l’assoluto diritto di critica di cui ogni cittadino deve godere anche nei confronti della magistratura, quel che trasforma la lettera da attestato di solidarietà verso l’amico condannato a detonatore di un nuovo duro scontro istituzionale, è la firma che essa porta: quella del capo del governo, appunto. Quando si mette nero su bianco che l’obiettivo della sentenza emessa dal tribunale di Milano «non è fare giustizia» ma «colpire le forze che hanno avuto il mandato di governare l’Italia»; quando si denuncia che «magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono»; e quando, infine, si richiama Tangentopoli, si cita il Craxi «uomo di Stato inviso agli ex comunisti e al loro partito giudiziario» e a fare tutto ciò è il presidente del Consiglio, è evidente che siamo di fronte a qualcosa di assai diverso rispetto al legittimo diritto di critica. I temi rievocati da Silvio Berlusconi nella sua lettera, per altro, non sono nuovi, ed hanno sotteso quasi per intero i dieci anni di Tangentopoli. Altri, molti altri prima di Berlusconi, hanno puntato l’indice contro taluni eccessi della magistratura e soprattutto verso l’indistinta e talvolta squilibrata criminalizzazione di un sistema, certo illegale, di finanziamento della politica. Si sono ascoltate e lette autocritiche da parte della sinistra perfino inaspettate; e si ricordano reprimende dell’allora presidente Scalfaro contro il protagonismo di alcuni giudici e addirittura (così erano i tempi) in difesa dell’onorabilità della classe politica. Gli argomenti utilizzati ieri da Silvio Berlusconi, dunque, non solo non sono nuovi, ma hanno una loro dimostrata fondatezza. Ma nel caso in questione, il punto è un altro. E cioè: che cosa c’entra con la politica, cui si dedicò in un secondo tempo, la condanna di un legale che, se la sentenza sarà confermata, avrebbe agito in modo spregiudicato e illegale? Che cosa c’entra, insomma, l’avvocato Previti con l’onorevole Craxi? In tutta evidenza, la presunta tangente per l’affare Imi-Sir o quella che sarebbe stata pagata per il Lodo Mondadori nulla hanno a che vedere con la politica e con il suo finanziamento. Parlare di complotti è dunque fuorviante. E Silvio Berlusconi, proprio perché andato al governo sull’onda del voto popolare e di un chiarissimo risultato elettorale, dovrebbe opportunamente distinguere tra il suo ruolo politico attuale e le responsabilità professionali, etiche e giudiziarie di Cesare Previti.
(da leggere; altrimenti....ciccia!)




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