…raccontate dagli amici.

Ma come sono compassate, garantiste e politicamente attente le cronache dello scandalo Enelpower.
Complimenti ai colleghi di Repubblica e del Corsera. Era ora. I toni alti forse hanno una qualche utilità. Non è più tempo di monetine, per carità, e nemmeno di insinuazioni, inchieste a raggio troppo largo, nomi di potenti sputtanati in un batter di tastiera. Basta con le esagerazioni, i processi al sistema, i rivii ai mandanti politici della corruzione, le violazioni del segreto istruttorio e investigativo a orologeria, e anche le rogatorie sui conti esteri dei manager di Stato e di eventuali padrini politici faranno il loro corso tranquille, nei tempi giusti, e saranno seguite senza spargimento di veleni. Ma che bel progresso, quando i media fanno il loro mestiere e i cronisti giudiziari rinunciano a comportarsi da molossi, evitando di mordere a casaccio. Il caso Enimont è alle nostre spalle. Alla prospettiva di una nuova devastazione politico-morale la stampa per bene grida finalmente il suo “non ci sto”. Ma che bravi.

E’ curioso che addirittura adesso si esageri nell’altra direzione e che dalle cronache non si capisca quasi nulla del contesto ambientale delle dazioni energetiche, ma è meglio così.
Paolo Scaroni, il capo azienda del colosso Enel nominato da Giulio Tremonti, aveva messo sotto inchiesta per strani maneggi i due amministratori della società partecipata che sono stati arrestati, e che hanno diritto a essere considerati presunti innocenti fino alla conclusione del processo. Tuttavia sembrerebbe che ci sia dell’arrosto, stando alle dichiarazioni degli inquirenti, tra i quali Francesco Greco, esperto del pool di Milano per i reati finanziari. Dicono che è la peggiore malversazione dai tempi di mani pulite, insomma roba forte. Ma è bene che i giornali non si sforzino di risalire al contesto politico, non stiamo lì ad indugiare sul “grande scandalo dell’epoca dell’Ulivo”, “altro che Telekom Serbija” e simili frasi di circostanza. Queste tangenti sono reati personali, perché la responsabilità penale è personale, o al massimo reati di sistema: che senso avrebbe prendersela con i governi di centro sinistra e con i loro capi-azienda, perché approfondire in modo insinuante quando è tanto più decoroso attenersi ai fatti e procedere con la dovuta cautela, dopo tanti esempi di mésalliance, di cattivo connubio tra magistratura e media?

Dite che stiamo facendo dell’ironia? Che in realtà vorremmo vedere in azione il vecchio caravanserraglio manipulista, perché stavolta si abbattano sugli ex moralizzatori le conseguenze di un grande malaffare? Dite che godremmo come maiali nel brago se i giornali si dessero da fare per ottenere spiate e delazioni delle procure, che vorremmo qualche pezzo di colore o di costume sui reggitori dell’Enel di centrosinistra e sui loro protettori politici? (tipo vista dall’aereo di ville sulle coste sarde o di tenute blindate nella valle del Chianti o di barchette alla fonda).
Non è così. Siamo sul serio contenti che si chiuda il capitolo dell’uso politico della giustizia. Soltanto ci piace rilevare che i grandi e i piccoli scandali, visti dalla parte dei fiancheggiatori di mani pulite e dell’establishmen, prendono per il cronista giudiziario medio il sapore di un decente lavoro professionale, attento alle garanzie, invece che all’odore asprigno della caccia al cinghiale. Continuate così, cari colleghi, dieci anni dopo i misfatti del grande repulisti, vent’anni dopo il caso Tortora. Noi vi seguiamo con la solita considerazione, il solito affetto, e di tanto in tanto ci compiaceremo di mettere in chiaro quanto siete cambiati, in meglio, quando si tratta di raccontare le magagne degli amici degli amici.

da il solito Il Foglio di domenica 8 giugno 2003

saluti